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.::GIUGNO 2009::. |
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LA NAZIONE COMPIE 150 ANNI di Antonio Degl’Innocenti
Tra un bicchier di vino ed alcuni pensieri prese forma, in una notte del 1859, il più antico quotidiano d’Italia: La Nazione. Fu il conte Bettino Ricasoli, l’ideatore della nuova testata, definito per onestà e intransigenza morale il “Barone di ferro” e con Cavour, Mazzini e Garibaldi considerato uno degli artefici dell’Unità d’Italia. Dopo aver governato Firenze, alla morte di Cavour divenne Presidente del Consiglio (‘61-62 e ‘67-68) affrontando con determinazione vari problemi: dal riconoscimento da parte delle principali potenze europee, agli spinosi rapporti col Papato, al brigantaggio meridionale fomentato dall’ex Corte Borbonica. A causa del suo operare inflessibile ben presto fu però costretto a dimettersi, e questo evento rappresentò una vera e propria svolta storica per l’agricoltura italiana dell’800. Il Barone, ritornando al Castello di Brolio nel Chianti senese, grazie alle sue convinzioni che l’agricoltura andava fatta “con la testa e col cuore”, s’impegnò a migliorare i vigneti di famiglia. Documenti attendibili ci confermano che nel ‘600, il vino Chianti partiva da Brolio alla volta di Amsterdam e che la nobiltà inglese ne sollecitava cospicue forniture. Poi dal 1716 la famiglia Ricasoli, forse per prima in Europa, con decreto granducale diede vita alla “Congregazione dei vini”, che imponeva norme rigidissime su produzione e commercio della bevanda. Con una tradizione storica come questa il Barone di Ferro, da agricoltore esperto e intelligente, apportò tutta una serie di trasformazioni sulle viti, sulla forma dei vigneti e sui metodi di vinificazione. Fra i suoi meriti va iscritto quello di aver disciplinato razionalmente l’antica pratica del “governo”, cioè la mescolanza delle uve per la preparazione dei vini da pasto. L’uvaggio del Chianti di oggi è un frutto del Barone, che stabilì doveva essere prodotto con 7/10 di Sangiovese, 2/10 di Canaiolo, 1/10 di Malvasia o Trebbiano. Guai a sgarrare ne sarebbe andato dell’onore del Gallo Nero, il simbolo che sin dal 1348 si erano dati i viticoltori di queste terre. Con Ricasoli il vino Chianti acquistò prestigio, autorità, premi e medaglie, entrando gloriosamente nella storia della civiltà enogastronomia internazionale.
Ma il barone di ferro non fu solo un’amante del buon vino ma anche un attento politico italiano che dall’idea di un giornale ha accompagnato l’Italia per oltre un secolo e mezzo. La nazione festeggia quest’anno i suoi 150 anni, portati bene e carica di una storicità singolare per quello che voleva essere un normale giornale. Non un quotidiano come gli altri ma il più antico fino ad oggi, un giornale che non ha soltanto seguito la storia d’Italia ma alla quale ha contribuito a partire dalla sua unità. In un clima turbolento per la politica italiana, all’indomani della pace di Villafranca, Bettino Ricasoli, chiese un giornale ad un manipolo di giovani e la notte del 13 luglio 1859 convocò in fretta i futuri 'soci' dell’avventura, nominò un direttore e scelse lo stampatore; tutto in meno di 48 ore. Nacque cosi La Nazione che la mattina successiva uscì in 3000 copie per tutta la città di Firenze. Dal 59 iniziò quest’avventura attraversando periodi più o meno felici nella storia del nostro paese ma regalando all’Italia un’importante contributo che da Ricasoli arriva fino all’attuale direttore Giuseppe Mascambruno. Tra l’altro fu proprio la Nazione ad usufruire, per la prima volta nella storia, di un’agenzia d’informazione come “l’Agenzia Stefani” meglio conosciuta come l’attuale Ansa. Un giornale nato da persone profondamente cristiane, mantenendo sempre una posizione laica ma mai anticlericale. Raccontare 150 anni di un giornale è sicuramente cosa ardita ma potremmo parlare sicuramente di come i fiorentini hanno visto le cose del mondo dalla costruzione del canale di Suez alla torre Eiffel a Parigi, dalla forte migrazione dei nostri compatriotti nelle Americhe alla crisi del 29 e il crollo di Wall Street. Un giornale nato tra le colline del Chianti, a due passi da Firenze che ha raccontato non solo la storia d’Italia ma anche d’America seguendone vicende e passaggi. Nel 1887, il 26 agosto, venne pubblicata una rassegna scientifica sulle novità in campo elettrico, Edison e simili. Mentre il 12 marzo del 1890 una singolare intervista a Buffalo Bill apparve sulle colonne del quotidiano. Buffalo era giunto per la prima volta a Firenze, al parco delle Cascine, col suo circo ( verrà anche un'altra volta ma al Campo di Marte ) ed alcuni indiani fra i quali il mitico Toro Seduto. Nel 1902, il 4 aprile, usci un articolo sulla “tratta delle bianche”, donne venete e del Sud, piacenti, imbarcate a Genova con la scusa di andare a far fortuna nelle Americhe e poi condotte a prostituirsi in vari mondi, soprattutto mediorentali. Sarà nel 1906 che Piero Mascagni, il musicista, racconterà cos'era la California dopo il terribile terremoto e relativo incendio che distrusse San Francisco. Anche le spedizioni furono oggetto di attenzione del quotidiano, come quella del dirigibile Norge in Alaska, al quale La Nazione dedicò un particolare risalto con più uscite, come lo fece per la trasvolata dell’Atlantico da parte di De Pinedo. E come non parlare dei nostri in un articolo del 14 ottobre 1930 dal titolo “un gangster chiamato Al Capone” mentre poco dopo sarebbe seguito un interessante pagina sull’impresa di Balbo. Durante la crisi mondiale degli anni 30 apparì un’interessante intervista ad Henry Ford chiamato dal quotidiano a pronunciarsi sugli effetti e future occasioni di ripresa. Anche il mondo dello spettacolo era al centro dell’attenzione e sempre dall’America arrivarono nei cinema italiani Stalio e Olio.
Ovviamente dagli anni 50 in poi l’America ha avuto più titoli al giorno ed il primo corrispondente da New York fu Girolamo Modesti seguito nel dopoguerra fino agli anni Settanta da Giuseppe Prezzolini insegnate alla Columbia University. "Intendiamo contribuire a formare nuove coscienze - ha osservato Andrea Riffeser Monti, vicepresidente e amministratore delegato della Poligrafici - perché è proprio in epoche così complesse che un quotidiano ha il compito di aiutare a leggere e interpretare i fatti di ogni giorno". Le pagine de “La Nazione” hanno accolto negli anni firme prestigiose come quelle di Collodi, Matilde Serao, Capuana, De Amicis, Carducci, Yorik, Jarro, Dumas figlio, Manzoni e Soffici ma anche Luzi, Saviane e Maraini. Esempi autorevoli di come il giornale fiorentino sia stato sin dall’origine un punto di riferimento anche per il mondo culturale e per la costruzione dell'opinione pubblica nazionale. Senza dimenticare, inoltre, Oriana Fallaci, all'inizio della sua lunga carriera giornalistica. Per celebrare questo importante anniversario editoriale, durante tutto il 2009, verranno quindi organizzati numerosi eventi. Tra questi la mostra “La Nazione 150 prime pagine per 150 anni”, un percorso espositivo per rivivere attraverso quanto raccontato dal giornale un secolo e mezzo di storia italiana ed un libro a cura di Maurizio Naldini. Patrimonio culturale d’Italia La Nazione continua ancora oggi il suo lavoro all’interno del gruppo editoriale “Quotidiano Nazionale” (La Nazione, Resto del Carlino, Il Giorno) disponibile anche in rete e diretto da PierluigiVisci.
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