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.::SETTEMBRE 2007::. |
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Dove eravamo rimasti? Ah, ecco, l’ultima edizione dell’Idea Magazine vi ha raccontato i grandi eventi avvenuti lo scorso 9 febbraio con la traslazione dei resti umani di Niccolò van Westerhout e di tre membri della sua famiglia dalla loro squallida tomba, nel cimitero monumentale di Poggioreale in Napoli, a quello di Mola Di Bari. La sepoltura avvenne il 20 febbraio con la celebrazione di una S. Messa e poi la deposizione delle ossa in un loculo della cappella privata della famiglia De Stasi, per gentile concessione della signora Lucrezia Massimeo, nipote dell’ex Sindaco di Mola Di Bari, Vito De Stasi, amico del povero Niccolò. Tengo a precisare che ho richiesto all’Amministrazione Comunale di Mola Di Bari la costruzione, nell’ala nuova del cimitero, di una cappella per gli uomini illustri di Mola, là dove dovrebbe essere inumato Niccolò van Westerhout per la sua definitiva dimora. Ci sono voluti ben 109 anni per il ritorno di Niccolò nella sua città natia, ma quello che più si dimostrò difficile fu il suo ritrovamento. Infatti, dalla sua morte si persero le tracce e nessuno, in oltre 100 anni, si scomodò affinché i resti di questo grande uomo fossero rintracciati e rimpatriati. Oggi che questa missione è stata portata a termine, si rende necessario una puntualizzazione su chi ha effettivamente contribuito a quest’evento storico, a cominciare da voi, lettori dell’Idea e molesi residenti in America, che avete accolto il mio appello e contribuito economicamente all’impresa. In uno specchietto, posto di fianco a quest’articolo, pubblicheremo i nomi dei contribuenti, omettendo volontariamente la cifra inviata. Desidero dare inoltre credito un’ultima volta a chi, per alcuni anni ed attraverso difficili peripezie, ha fatto sì che questo pezzo di storia molese fosse scritto e portato a termine. Non specificherò le mansioni svolte da ognuno di loro, perchè il loro impegno è stato importante quanto necessario e tutti lo hanno svolto con pazienza e devozione: Anna Argentino, Leonardo Campanile, Maria Campanile, Marino Marangelli, Antonio Palumbo ed Enzo Ranieri, che sotto gli auspici del Circolo Culturale di Mola e dell’Idea Magazine di NY, si sono impegnati anche economicamente, quando si è presentata la necessità. Adesso che la fase più importante della missione è terminata, possiamo concentrarci su quelle successive, che prevedono la realizzazione di un busto del compositore e la rappresentazione della sua opera più significativa, Doña Flor, a New York.
Analizziamo la situazione: nei miei frequenti viaggi in Italia ho raccolto informazioni, preventivi e visitati luoghi per la collocazione del monumento, ma non vi nascondo che navigo nella confusione più completa. L’Italia e Mola di Bari non sono quelle che noi emigranti abbiamo lasciato anni addietro. Sono migliorate, mi direte, ma ho i miei fondati dubbi, e chi si reca, anche se solo per vacanze, potrà confermarlo. La classe politica è quasi allo sbaraglio. Chi immagina che in un piccolo paese regni la collaborazione, si sbaglia di grosso: esistono più confusione e lotta a Mola di Bari che a Roma, sede del governo nazionale. Quello che però fa più paura non è la lotta di partito, fino ad un certo punto anche lecita, ma l’ostruzionismo privatizzato di chi, eletto dalla popolazione, dovrebbe, invece, assicurarsi che si fraternizzi e si collabori per il bene di chi vive nella città. Tutti mi hanno sconsigliato di far erigere il busto in un posto pubblico esterno, vale a dire in una villa, in una piazza o davanti a qualche edificio importante del paese. Ma come, mi domando? Non sono questi i posti più trafficati e quindi più idonei alla sistemazione di un monumento? Sembra proprio di no. Il vandalismo è un problema un po’ ovunque e quindi rischiare atti vandalistici, magari anche solo ragazzate, non è consigliabile. Una soluzione per la collocazione si era quasi trovata. L’ex Municipio, in Piazza degli Eroi, è in fase di ristrutturazione interna, e spero anche esterna, quindi si era pensato di collocare il busto al suo interno. Ma quanta visibilità avrà? Senza contare che se questa soluzione fosse accettata, i progetti dovrebbero per gioco forza essere modificati, se non addirittura snaturati. Passiamo adesso alla rappresentazione dell’opera Doña Flor a New York, un evento che, se venisse realizzato, farebbe scalpore e soprattutto darebbe al nostro Niccolò l’opportunità di essere ascoltato oltre i confini dell’Italia. I miei contatti con la casa Ricordi di Milano, dove mi dicono ci siano gli spartiti dell’opera, non hanno prodotto gran che fino a questo momento. Secondo fonti ufficiose gli stessi spartiti dovrebbero essere a Napoli, al teatro San Carlo, a Bari e a Monopoli, oltre naturalmente in mano a qualche molese che se n’è appropriato, legalmente o illegalmente, e che adesso è reticente nel consegnarli, se non dietro un cospicuo pagamento. Mi domando perchè il comune di Mola Di Bari non ne è in possesso? Ho fatto richiesta varie volte all’amministrazione comunale di procurarmi la musica dell’Opera affinché si possa realizzare in America, ma ho ricevuto solo promesse. Non ci fermeremo certo per queste ostruzioni. Aggireremo l’ostacolo e, prima o poi, raggiungeremo il nostro scopo, con la collaborazione di tutta la comunità molese degli Stati Uniti. Vedete, miei cari lettori e paesani, le mete si raggiungono e portano soddisfazione a chi le realizza, ma... attenti ai franchi tiratori che sono lì a prendersi i meriti per l’orgoglio di essere i primi, dimenticando la loro mancata partecipazione e quello che hanno tentato di fare per intralciare l’impresa. Noi emigranti abbiamo fatto “questo atto dovuto” per solidarietà verso un emigrante come noi e ne dobbiamo essere fieri.
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