.::GIUGNO 2005::.

Il “niente” dei paesi.

(Tratto dal libro: “Polvere alla polvere”)

 

 

Sento spesso dire dai giovani e purtroppo anche dai grandi, che nei loro paesi non c’e’ niente, non succede mai niente e che vorrebbero andare via. Ho riflettuto molto negli anni su questo ormai “luogo comune” o meglio, convinzione generale di tantissimi, fino a quando anch’io come molti, sono partito. Due anni di vita metropolitana fuori dalla Sicilia e numerosi viaggi in tutta Italia, qualche capitale europea ed ultimamente anche in America, mi hanno convinto a ritornare al paesetto natale. Fermo restando che uscire serve sicuramente ad “aprire la mente”, oggi che sono un pochino più maturo, ho scoperto che questo niente di cui si parla, è il senso di vuoto , il “nulla”, in cui ognuno di noi va a sbattere, soprattutto negli anni giovanili, quando si è ancora alla ricerca della propria strada e del proprio destino. Andare via per lavoro, è già un’altra storia. Il vero problema è, a parere mio, la mancanza d’interessi e d’ambizioni. Chi ha la fortuna di avere un lavoro (dalle nostre parti lo chiameremo“miracolo”…) e quindi non è costretto ad emigrare, spesso si ritrova alla fine della giornata ad annoiarsi in qualche pub o sala giochi (i giovani), in un circolo o davanti la televisione (i meno giovani). Lo credo che bisogna riempire la propria vita , questo “vuoto”, occupandosi ed impegnandosi in qualcosa che possa stimolare: le arti ed il sociale. Leggere un buon libro o ascoltare della buona musica, penso che sia più interessante di stare tre ore con lo stesso bicchiere di birra in mano nel solito pub, o davanti qualche programma demenziale della televisione. Dedicare qualche ora del proprio tempo agli altri, nei centri sociali, comunità e/o simili, oltre a far del bene a chi lo riceve, fa bene pure a noi. Ho sentito dire a Milano e a New York (dove rispetto a un paese c’è sicuramente di tutto): “questa sera mi sto annoiando”. Signori miei, quando si è in pace con se stessi, si può vivere anche isolati in una “torre d’avorio” come alcuni grandi scrittori e filosofi di altri tempi hanno fatto. Ma noi ci possiamo accontentare di una casetta in campagna,…che da sull’autostrada…

  “Si vive male in un paese privo di stimoli,

perché è l’arte, la linfa vitale di un popolo”. (Canicattì).

  “Quando stavo al paese natale, ero nella morsa

della noia, adesso che vivo in città, sono in quella

della nostalgia: si vive continuamente nel vortice

della “medaglia dell’esistenza”.                    (Milano)

 

Da: “Appunti del Viaggio”.

 

IDEA GIUGNO 2005

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