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Il
“niente” dei paesi.
(Tratto
dal libro: “Polvere alla polvere”)

Sento
spesso dire dai giovani e purtroppo anche dai grandi, che nei loro paesi non
c’e’ niente, non succede mai niente e che vorrebbero andare via. Ho
riflettuto molto negli anni su questo ormai “luogo comune” o meglio,
convinzione generale di tantissimi, fino a quando anch’io come molti, sono
partito. Due anni di vita metropolitana fuori dalla Sicilia e numerosi viaggi
in tutta Italia, qualche capitale europea ed ultimamente anche in America, mi
hanno convinto a ritornare al paesetto natale.
Fermo
restando che uscire serve sicuramente ad “aprire la mente”, oggi che sono
un pochino più maturo, ho scoperto che questo niente di cui si parla, è il
senso di vuoto , il “nulla”, in cui ognuno di noi va a sbattere,
soprattutto
negli anni giovanili, quando si è ancora alla ricerca della propria strada e
del proprio destino. Andare via per lavoro, è già un’altra storia. Il vero
problema è, a parere mio, la mancanza d’interessi e d’ambizioni. Chi ha
la fortuna di avere un lavoro (dalle nostre parti lo
chiameremo“miracolo”…) e quindi non è costretto ad emigrare, spesso si
ritrova alla fine della giornata ad annoiarsi in qualche pub o sala giochi (i
giovani), in un circolo o davanti la televisione (i meno giovani).
Lo
credo che bisogna riempire la propria vita , questo “vuoto”, occupandosi
ed impegnandosi in qualcosa che possa stimolare: le arti ed il sociale.
Leggere un buon libro o ascoltare della buona musica, penso che sia più
interessante di stare tre ore con lo stesso bicchiere di birra in mano nel
solito pub, o davanti qualche programma demenziale della televisione.
Dedicare
qualche ora del proprio tempo agli altri, nei centri sociali, comunità e/o
simili, oltre a far del bene a chi lo riceve, fa bene pure a noi.
Ho
sentito dire a Milano e a New York (dove rispetto a un paese c’è
sicuramente di tutto): “questa sera mi sto annoiando”. Signori miei,
quando si è in pace con se stessi, si può vivere anche isolati in una
“torre d’avorio” come alcuni grandi scrittori e filosofi di altri tempi
hanno fatto. Ma noi ci possiamo accontentare di una casetta in campagna,…che
da sull’autostrada…
“Si
vive male in un paese privo di stimoli,
perché
è l’arte, la linfa vitale di un popolo”. (Canicattì).
“Quando
stavo al paese natale, ero nella morsa
della
noia, adesso che vivo in città, sono in quella
della
nostalgia: si vive continuamente nel vortice
della
“medaglia dell’esistenza”.
(Milano)
Da:
“Appunti del Viaggio”.
IDEA
GIUGNO 2005

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