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.::DICEMBRE 2008::. |
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UN EVENTO STORICO di Tiziano T. Dossena
L'elezione di Barak Hussein Obama alla presidenza degli Stati Uniti non è stata una sorpresa per molti americani, che hanno visto la loro gloriosa nazione sprofondare negli ultimi mesi in una situazione economica disastrosa, affondando, con questo ultimo avvenimento negativo, le già precarie possibilità del candidato repubblicano, che quasi tutti gli elettori identificavano come una persona legata all'attuale presidente Bush. Cosa ci porterà questa nuova presidenza? Difficile dirlo, però possiamo già stabilire che ha portato un vento fresco di novità ed un imponente bagaglio di aspettative, desideri, speranze ed illusioni. L'America che questo presidente erediterà non è più quella arrogante di Reagan o quella prosperosa di Clinton, bensì una nazione il cui settore finanziario è in frantumi, l'industria automobilistica è quasi completamente in bancarotta, e milioni di cittadini sono in procinto di perdere la loro tanta sudata casa, pilastro del sogno americano, grazie a prestiti scombinati e false promesse. Il comune cittadino vuole, spera, aspira ad una vita più serena, ad un sistema pubblico che gli possa garantire il servizio sanitario, una paga che gli permetta di vivere dignitosamente e la possibilità di ritornare a vivere in quella America nella quale la classe media, ora quasi scomparsa nel tracollo economico della nazione, era regina. L'importanza storica dell'elezione di Obama è innegabile: per la prima volta nella storia americana, un cittadino di pelle scura è stato eletto presidente di questa nazione. Il fatto che solo pochi anni fa “la gente di colore” dovesse bere a fontane diverse, sedersi in sezioni apposite nei mezzi pubblici e frequentare scuole separate, come se stesse vivendo nel Sud Africa dell'Apartheid e non nell'America che affermava che “tutti gli uomini sono uguali”, ed ora ha il coraggio e la visione di eleggere un uomo che solo pochi anni fa avrebbe solo potuto sognare di questa possibilità, è un segno dei tempi che ha sbalordito molti esperti di politica americana. La sua elezione, però, trascende il fatto della razza e del razzismo, contrastando questa “nuova” nazione, che ha avuto il coraggio di eleggere il figlio di un cittadino africano alla Casa Bianca, con il resto del mondo, incredulo testimone a questo avvenimento insolito e strabiliante. Non vogliamo credere, anche se ci piacerebbe, che negli Stati Uniti tutto il razzismo sia scomparso, ma ci fa piacere notare che l'elettore medio, che in passato ha dimostrato un'ingenuità inverosimile, confermando l'attuale presidente per un secondo mandato quadriennale nonostante i molti errori politici, sembra avere imparato dagli errori passati ed ha votato basandosi sulle convinzioni e promesse del candidato, evitando di farsi convincere a consolidare una politica fallimentare e di accettare la possibilità lo status quo politico nei rapporti internazionali. Molti commentatori hanno posto in enfasi, forse anche un po' troppo, l'importanza di questa elezione solo facendo riferimento all'unicità della situazione, che ha posto un afroamericano alla presidenza, senza dare l'opportunità ad un'analisi del personaggio che vada oltre alla sua etnia o alla sua età. Obama si è dimostrato un eccellente candidato presidenziale ed un ottimo uomo politico, scegliendo sin d'ora un gabinetto di ministri che include personaggi del partito d'opposizione, proprio come fece Abramo Lincoln durante il suo tragico mandato. Ci auguriamo di tutto cuore che le sue scelte future si rivelino sempre così equilibrate e che permettano agli USA di ritornare ad essere quella grande nazione che è stata. Allora si che la sua elezione acquisterà una validità storica irrefutabile e non più legata esclusivamente alle sue caratteristiche fisiche.
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