.::DICEMBRE 2007::.

ADDIO PAVAROTTI,

UOMO, TENORE, MITO...

di Amalia Anzalone

Un grande pezzo del repertorio di Luciano Pavarotti, la romanza Nessun Dorma, tratta dalla Turandot, opera incompiuta di Puccini, termina con questi versi: Dilegua o notte! Tramontate, Stelle! Tramontate, Stelle! All’alba vincerò! Vincerò! Vincerò! Purtroppo lo scorso 6 settembre ha vinto la malattia che da tempo torturava Pavarotti. Il mondo ha perso non solo un grande tenore dalla voce d’oro, ma anche un’uomo dal cuore d’oro, che non smetteva mai di far bene a chi ne avesse bisogno. Appena sparsa la notizia della scomparsa del tenore, il suo sito ufficiale Internet ha sospeso la navigazione in segno di lutto. Chi si collegava al sito, forse per esprimere il proprio cordoglio, trovava soltanto una pagina bianca, con un’immagine sorridente del tenore e una sua dichiarazione scritta in italiano e inglese, “Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene e a questo mi sono dedicato”. Luciano Pavarotti ha realmente dedicato la sua vita intera alla musica. I tanti titoli che gli sono stati assegnati durante la sua lunga carriera, tra i quali, artista italiano più seguito, e un vero mito italiano, sono indicativi della sua vita per la musica carica di successi. Nato a Modena il 12 ottobre 1935, Pavarotti fin da bambino mostra una grande passione per il canto e studia con grandi tenori. Dal suo debutto,  il 29 aprile 1961, nel ruolo di Rodolfo in La Boheme, all’Opera di Reggio Emilia, ha trascorso oltre 40 anni di carriera con un impegno esclusivamente per la lirica. Negli Stati Uniti trionfa a Miami nel febbraio del 1965 nella Lucia di Lammermoor, ma è sette anni dopo che conquista l’America quando, il 17 febbraio 1972, nella Fille du Régiment di Donizetti al Metropolitan di New York, stupisce il pubblico con nove Do di petto perfetti. Un pubblico tanto entusiasmato di questo tenore italiano che, alla fine dello spettacolo, effettua 17 chiamate ed ovazioni al sipario: un vero record. Ripassando la carriera di Pavarotti, ci accorgiamo che il tenore è conosciuto al pubblico soprattutto per i suoi concerti dei Tre tenori, da lui iniziati nel 1990 insieme a Placido Domingo e Josè Carreras, e per altri concerti eseguiti assieme ai maggiori divi della musica pop. Il suo primo concerto con i Tre Tenori, nel luglio 1990, fu alle Terme di Caracalla, poco distante dallo Stadio Olimpico di Roma, durante la finale dei Mondiali di Italia ’90. I Tre Tenori, davanti ai sei mila spettatori presenti, riuscirono a creare un evento storico nella musica lirica. Sotto la direzione del Maestro Zubin Mehta, unirono le più importanti arie liriche con brani popolari conosciuti da tutti. Il pubblico impazzisce dalla gioia fino a quando il maestro Mehta, stupito dall’entusiasmo del pubblico dice, Da capo. Da capo. Adesso si sono proprio riscaldati; battuta magica che resterà stampata per sempre nella storia della musica e che si può anche ascoltare anche nel CD di questo concerto. Dopo le Terme di Caracalla i Tre Tenori hanno continuato ad esibisirsi insieme. Nel luglio 1994, in uno dei loro concerti a Los Angeles durante i mondiali di USA ’94, si sono esibiti davanti ad un maestoso pubblico che comprendeva niente poco di meno che Frank Sinatra e Gene Kelly. Come per dire grazie a questi due big della musica, i Tre Tenori hanno anche cantato My Way e Singing in the Rain, i due brani più conosciuti di Sinatra e Kelly. Il grande successo di Pavarotti non gli impediva di dedicarsi a chi soffre. All’inizio degli anni ’90 crea Pavarotti and friends, un’associazione a scopo di beneficenza, e attira nella sua città di Modena le più grandi star del pop internazionale. Da Bono a Celine Dion tutti vogliono salire sul palcoscenico accanto a Luciano Pavarotti. Il pubblico approva, Pavarotti and friends si divertono e la beneficenza ne usufruisce. Un cocktail perfetto che stringe ancora di più il legame con i suoi fan. La sua amicizia con le star non si limita soltanto a tenori e cantanti, ma anche al di fuori dell'ambito musicale. Dopo di uno dei suoi grandi concerti a Londra, che attira oltre 150,000 persone, diventa amico della defunta principessa Diana e nel 1994 a Cardiff, nel sud Inghilterra, organizzano insieme un concerto di beneficenza per bambini malati. La sua amicizia con Lady Diana non termina dopo il concerto. La Principessa, un misto di supermodel e Madre Teresa di Calcutta, e il tenore dal cuore buono continuano a lavorare insieme per molto tempo e per nuove missioni, quali raccolte di fondi per l’eliminazione delle mine antiuomo. Quando, nel 1997, Pavarotti fu invitato a cantare in occasione dei funerali di Lady Diana, fu costretto a declinare l'invito perchè il grande dolore per la morta della sua amica Principessa non gli avrebbe permesso di cantare. Luciano amava molto i concerti all’aperto, quelli con persone vestite casual che affollavano le arene e i prati sotto le stelle, per ascoltare la sua voce, la sua musica, la sua lirica. In uno dei più grandi concerti all’aperto, nel giugno 1993, il Central Park di New York era gremito da oltre 500,000 persone. A settembre dello stesso anno, Pavarotti canta a Parigi per circa 300.000 persone con la Torre Eiffel che lo guarda. Il successo continua ancora per tanti anni. Un successo sempre da prima pagina, nei giornali che lo seguivano passo per passo, per soddisfare la sete dei suoi fan che non si stancavano mai di Pavarotti. Forse erano gli stessi giornali che a volte riportavano sugli eventi tristi di Pavarotti l’uomo. I suoi problemi con il fisco e poi il suo criticato matrimonio con la giovane Nicoletta Mantovani, il 13 dicembre 2003, hanno dato ai giornalisti molto da scrivere. Ma ai fan queste faccende di vita privata non interessavano. L'ultima apparizione al pubblico di Pavarotti è stata il Nessun dorma allo stadio Olimpico di Torino 2006, in occasione della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali, davanti ad un pubblico di 25,000 persone e milioni che lo seguivano via diretta in tutto il mondo. Il pubblico lo ha seguito fino alla fine dei suoi giorni, sempre con la speranza che il cancro lo risparmiasse, quasi per miracolo. Purtroppo, molto spesso le malattie non risparmiano nessuno, neppure un gigante musicale come Luciano Pavarotti. Non c’è stato rimedio per il tumore al pancreas che da tempo lo affliggeva. Si era anche recato in un ospedale di New York in cerca di speranza. La sua è stata una lunga e combattuta battaglia. I suoi famigliari e tutti quelli che gli sono stati vicini fino all’ultimo, hanno affermato che Pavarotti ha mantenuto l'approccio che ha caratterizzato tutta la sua vita e il suo lavoro, è rimasto positivo fino all'ultimo istante della sua malattia. Sabato 8 settembre, un gran pubblico di fan, insieme a parenti e amici di Pavarotti, ha affollato il Duomo di Modena. Non si trattava di uno dei suoi concerti a scopo beneficenza, ma erano tutti radunati per dare l’ultimo saluto al grande Maestro. La televisione ha trasmesso i funerali in diretta per chi non poteva aggregarsi al pubblico radunato fuori del Duomo. Quello che ha colpito di più, però, è stata l’omelia del vescovo di Modena, Sua Eccellenza Benito Cocchi, che toccava tutti i tasti della vita di Pavarotti ed elogiava l’uomo, il tenore e il mito dal cuore buono che offriva beneficenza a tutti. Pavarotti viene elogiato anche dal sindaco della sua Modena, Giorgio Pighi, che ricorda che la scomparsa del tenore non lo ha stroncato dal cuore di nessuno. "Ci ha lasciato un grande artista, un uomo buono, Luciano Pavarotti ha dato lustro a Modena nel mondo", dice Pighi, e poi aggiunge che vuole dedicare a Pavarotti il Teatro comunale di Modena. Il ministro della Cultura, Francesco Rutelli, che soltanto due giorni prima della scomparsa di Pavarotti gli ha assegnato il Premio per l'Eccellenza Nella Cultura, nella sua dichiarazione lo ha ricordato nella sua lotta contro il cancro, dicendo che Pavarotti ha combattuto la sua malattia con la stessa determinazione con cui si è affermato nel mondo in una carriera formidabile. Un’altro verso di Nessun Dorme dice, E noi dovrem, ahimè, morir, morir! Forse Pavarotti pensava proprio a questo verso quando, poco prima della sua scomparsa, ha chiesto al suo pubblico "....di essere ricordato come cantante d'opera, ovvero come rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese, e spero inoltre che l'amore per l'opera rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita". Addio Pavarotti, e ti ricorderemo sempre come uomo, tenore e mito.

IDEA DICEMBRE 2007

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