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.::GIUGNO 2005::. |
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PERCORSO
STELLARE. Intervista
a Nicola Morea di Marino Marangelli
L’IDEA:
Maestro, ho avuto l’opportunità di esaminare ed ammirare il CD da lei
promosso. Vi sono incluse in questo programma molte delle sue opere,
un’estesa bibliografia e biografia, il tutto in una struttura tecnicamente
scorrevole ed esteticamente piacevole. Mi congratulo innanzi tutto per la
bella presentazione di questo CD. Mi sono incuriosito delle varie fasi
“creative” da lei attraversate. Potrebbe parlarne un po’ in merito,
spiegando la ragione di queste evoluzioni o metamorfosi? MOREA:
Prima di dare
corso alla Sua intervista, forse è opportuno fare una breve
cronistoria delle mie
vicende artistiche. Ho iniziato ad avvicinarmi all’Arte da ragazzo,
frequentavo all’epoca la Scuola Media Inferiore, ed è durata circa tre
anni. Successivamente, ho iniziato a giocare al calcio (altra mia grande
passione) a livello dilettantistico ed ho smesso nel 1972, ultimo mio
campionato di calcio nella compagine del Rutigliano. Nel 1973 ho ripreso con
la pittura e da allora non ho più smesso.
La mia vena artistica
sicuramente deriva da mia madre, che forse i molesi più anziani fra i Suoi
lettori ricorderanno, che era creatrice di moda e la cui sartoria a Mola era
fra le più apprezzate.
La
mia origine è figurativa, dal 1973 al 1976 anno della mia prima mostra a
Gioia del Colle, ho curato essenzialmente lo studio dei grandi Maestri, sia
del Rinascimento sia della fine dell’ottocento italiano e francese fino ai
giorni nostri. Nel 1976/77 ebbi modo di conoscere Don Pedro, grazie al quale
riuscii ad avere una diversa concezione del fare arte. Da allora il mio
percorso artistico è stato una costante ricerca che, attraverso la sintesi ed
il colore, mi ha portato alla produzione attuale. D’altronde, come Lei sa,
il cammino di molti pittori è stato un percorso d’evoluzione dal figurativo
verso l’astratto o l’informale, allorquando le fasi della ricerca
pittorica fino a quel momento esperita, risultavano superate. MOREA:
“Le radici dell’arte”,
più che una mostra omaggio all’arte primordiale, è stata una mostra tenuta
al Castello Angioino di Mola, quale dimostrazione della sensibilità
dell’uomo nei confronti della rappresentazione tout court degli
avvenimenti che coinvolgevano quegli uomini e forse ancora di più, nel non
figurativo comune a molti popoli sparsi nei cinque continenti, che davano la
misura di quanto la loro opera fosse incentrata sull’impatto con il colore.
A questo aggiunga che poi mi son preso la libertà di accostare ogni dipinto
ad una fase della pittura più nota, dagli impressionisti a Kandinski, da
Cezanne a Picasso. Gli accostamenti, infatti, si sono rivelati essere di
grande stimolo per chi ha potuto osservare i dipinti che, en passant,
hanno riscosso un grande favore da parte dei collezionisti. MOREA:
Le “ finestre “ sono una
evoluzione di un periodo precedente, che il compianto critico Marcello
Venturoli definì coevo alla più nota “transavanguardia “ teorizzata da
Achille Bonito Oliva. Si trattava, per me, di dare corso ad una pittura
elaborata servendomi, nell’impianto del dipinto, dei tre colori primari
quali finestre all’interno di una delle quali, di volta in volta, si
aprivano spaccati di paesaggi, di figure, di nature morte. MOREA:
Per quanto attiene ai
materiali da me usati, posso dire di aver operato sostanzialmente con la
pittura ad olio, l’acrilico, inserendo all’interno delle mie opere il
collage, lo stucco ed altri materiali che ritenevo idonei alla espressione
artistica del momento. MOREA:
La grafica è stata per me una esperienza quasi parallela alla pittura. I miei
primi passi con l’acquaforte risalgono alla fine degli anni ’70 sotto la
guida della Prof.ssa Maria Bellomo, titolare della cattedra di incisione alla
Accademia che ha sede a Mola. Successivamente, ho avuto la fortuna di
incontrare Marisa Salomone, titolare di una stamperia d’arte a Bari che mi
ha consentito di esprimermi compiutamente come grafico, sperimentando e
realizzando in campo grafico (acquatinta, punta secca, materiali diversi come
la sabbia, merletti, polvere di vetro etc.) quelle innovazioni e ricercatezze
che riescono ad elevare la grafica al livello più alto delle espressioni
artistiche. L’IDEA:
Ho notato che la campagna pugliese, e la vegetazione in particolare, sono un
soggetto da Lei particolarmente amato.
Potrebbe commentare a proposito? MOREA:
Più che la campagna pugliese o le vegetazioni, ho nel cuore la Puglia ed i
suoi colori. Non c’è paese e zona della Puglia che non abbia visitato nelle
varie stagioni dell’anno. Ogni colore è sedimentato nella mia memoria ed è
così che al momento di dipingere, dai cassetti della memoria fuoriescono i
ricordi che emergono e danno vita ai miei paesaggi arricchiti dalle mie
sensazioni, dalle mie esperienze. A questo proposito ho fatto mia una
considerazione di Picasso: “ Dipingere è il mestiere di un cieco. Egli non
dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, cosa dice a se stesso su ciò che ha
visto “. MOREA:
Le due opere alle quali Lei si riferisce – L’onda e Aquilone – fanno
parte del ciclo “ Le porte del tempo “. Questo ciclo seguì immediatamente
il ciclo delle “ Finestre “ e al divertissement de “ Le radici
dell’Arte “, tant’è che nella maggior parte di quei lavori, come avrà
notato, il nero del fondo è sparito salvo che per un piccolo triangolo nero
che faceva capolino all’estremità dell’opera, ed era incentrato
sostanzialmente sul recupero di elementi della tradizione pugliese, quali i
segni dei trulli. Contestualmente, in questo recupero dell’intera superficie
dipinta, emergevano i capisaldi del nostro territorio, il cielo, il mare e
quant’altro. MOREA:
Come ho accennato nella prima risposta, la mia esperienza con Don Pedro è
stata fondamentale sia dal punto di vista artistico che umano. La sua visione
della pittura, penso di essere tra i pochi fortunati che lo abbiano visto
dipingere, mi ha consentito di formarmi e di fare tesoro di quest’esperienza,
applicandola, successivamente, alla mia visione del fare pittura. L’IDEA:
Quali progetti ha in cantiere per il futuro?
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