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.::GIUGNO 2009::. |
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GIUSEPPE PETROSINO DA PICCOLO EMIGRANTE A GRANDE POLIZIOTTO di Amalia Anzalone
Nel 1873, quando il quartiere superaffollato "Little Italy" di Manhattan si popolava sempre di più con fitte schiere di emigranti italiani, arrivò con la sua famiglia da Padula in provincia di Salerno, il tredicenne Giuseppe Petrosino. Al contrario di molti altri giovani emigranti, Giuseppe iniziò subito la scuola serale per studiare la lingua inglese dietro ordine del padre che desiderava vedere istruiti i suoi quattro figli maschi. Durante il giorno, il giovane aiutava la sua famiglia lucidando scarpe e vendendo giornali. I suoi lavori cambiarono presto, e dopo soli pochi anni dal suo arrivo a New York Petrosino fu assunto dalla Città di New York come netturbino urbano, diventando in poco tempo caposquadra. Nel frattempo, continuava ad arrivare alla Little Italy un numero sempre più nutrito di emigranti Italiani alla ricerca di una vita migliore. Quasi tutti avevano lasciato alle spalle una squallida povertà, che aveva anche impedito loro di completare le scuole elementari. Arrivati in America, dovevano accontentarsi di lavori manuali che non pagavano molto. La miseria e l’ignoranza, molto spesso sono dominate dalla criminalità. Il ghetto italiano di New York iniziava, quindi, a presentare dei gravi problemi alle autorità americane, e soprattutto alla polizia di New York, allora composta soltanto da poliziotti ebrei e irlandesi che non conoscevano abbastanza il nostro idioma per farsi comprendere o per comprendere gli Italiani. Nel 1883, Giuseppe Petrosino decise di arruolarsi nella polizia di New York. Non mancarono le difficoltà riguardo questa sua decisione. I poliziotti non erano abituati ad avere un emigrante italiano tra di loro. Oltre a tutto, la sua bassa statura sembrava quasi buffa in mezzo ai tanto alti colleghi. Ciò non scoraggiò Petrosino, e quando gli venne collocato sul petto il distintivo d’argento con il numero 285 diventò il primo poliziotto Italiano della Città di New York. Iniziò il suo lavoro con la massima serietà e dato il suo forte impegno l’assessore della polizia, Theodore Roosevelt, che poi divenne presidente degli Stati Uniti, in breve tempo lo promosse detective. Alla giovane età di trenta anni, quindi, Petrosino fu dispensato dal servizio di pattuglia e dalla divisa. Con gli anni, gli furono assegnati incarichi sempre di maggiore responsabilità. La sua missione personale era di sconfiggere coloro che stavano distruggendo la stima che gli emigranti italiani avevano costruito con il lavoro, la famiglia e la fede cristiana. Molti emigranti italiani non lo considerò uno di loro, poiché il suo lavoro era molto diverso da quelli svolti da loro e dato il suo modo di vestire snob, e questo lo portò a non essere benvoluto dalla propria gente. La sua amicizia con il presidente degli Stati Uniti intimoriva e lasciava un po’ perplessi gli altri emigranti di Little Italy. Molti si chiedevano come aveva potuto Petrosino, in pochi anni dal suo arrivo dall’Italia, crearsi una carriera tanto diversa da quello che gli emigranti Italiani svolgevano. Ma c’era anche chi lo ammirava. Infatti, dopo ventidue anni dal suo arruolamento nella polizia di New York, molti emigranti Italiani avevano seguito le sue orme e nel 1905 Petrosino diventò capo di una schiera di poliziotti Italiani chiamata The Italian Branch. Petrosino aveva insistito che la polizia raggruppasse tutti i poliziotti Italiani in una sola squadra per far si che piani ben precisi contro la criminalità fossero svolti da persone che parlavano la lingua e che conoscevano tutti i modi di fare del nemico. Nel marzo 1909 Petrosino ricevette un nuovo incarico, e fu mandato in Italia per rompere il filo che univa la delinquenza tra i due continenti. Questo fu il suo ultimo incarico. Il 12 marzo 1909, nella Piazza Marina di Palermo, tre colpi di pistola tolgono la vita a Giuseppe Petrosino, il primo poliziotto Italiano di New York. Petrosino aveva soltanto quarantanove anni e lasciava la moglie e una figlia di due anni. La sua salma venne trasportata a New York e ai suoi funerali furono presenti ben 250,000 persone. Le strade di Manhattan erano gremite di persone che, ferme per ore sui marciapiedi, aspettavano il corteo funebre di un’emigrante Italiano che con il suo coraggio si era distinto e si era creato un posto nella storia. Fu anche offerta, invano, una grossa somma di denaro a chi dava informazioni che potessero condurre all'arresto del suo assassino. A distanza di cento anni, “Joe” Petrosino, com'era chiamato dai suoi colleghi americani, non è stato dimenticato e rimane il poliziotto più famoso d’America. Sulla sua breve ma piena vita, sono stati scritti libri e fumetti. Negli anni trenta, una raccolta di figurine con le avventure del poliziotto affascinò i bambini e creò un nuovo hobby. Non sono mancati film e sceneggiati per la televisione con al centro la vita e la carriera di Petrosino. Oggi, a un secolo dalla sua scomparsa, la memoria, l’eroismo e il coraggio di Joe Petrosino sono ancora vivi nelle squadre di polizia di New York, che lottano ogni giorno per mantenere la città libera da quello che si crede sia il cancro della società, ossia la criminalità.
Associazione Internazionale Joe Petrosino Il paese di Padula mantiene viva la sua memoria con l'Associazione Internazionale Joe Petrosino. Giovanni Melito, pronipote di Joe Petrosino è nelle veci di Presidente onorario. Lo scopo di quest'associazione è di promuovere la conoscenza di Petrosino, della sua vita e dei suoi ideali. L’associazione cura la casa natale, in cui Joe Petrosino visse fino all’età di tredici anni, quando il destino lo portò nella lontana America per poi farlo diventare uno dei più conosciuti Italiani nel mondo. Nel Museo dedicato a Joe Petrosino, che è la sua casa natale, si possono trovare, oltre a oggetti personali di Petrosino, i documenti delle sue attività eroiche di poliziotto. La missione più importante per l’associazione è ogni anno quella di assegnare il Premio Joe Petrosino a rappresentanti delle forze dell’ordine che si distinguono nella lotta contro la criminalità. Dalla prima edizione del premio nel 2001 sino a oggi, il premio è stato assegnato sia alla memoria di grandi magistrati, come Falcone e Borsellino, sia al capo e al vice-capo della Polizia di New York Raymond W. Kelly e George A. Grasso. IX Edizione del Premio Internazionale Joe Petrosino Per il centenario della morte del celebre poliziotto italoamericano, la IX edizione del Premio Internazione Joe Petrosino si è svolta lo scorso 23 aprile nella Certosa di San Lorenzo, sotto la collina di Padula. La certosa, che risale al tredicesimo secolo, con la sua area complessiva di 52.000 mq. è uno dei monasteri più grandi nel mondo, con una magnificenza architettonica piena di tesori artistici e quindi il posto ideale per onorare la memoria di uno dei più grandi poliziotti nella storia americana. Quest’anno il premio è stato assegnato a sette illustri personaggi della forza d’ordine Italiana e a Joseph Esposito, capo dipartimento della polizia di New York. Esposito è entrato nelle pattuglie di New York a un’età giovanissima. Oggi, con una carriera di quaranta anni di servizio alle spalle, si è recato in Italia con famiglia e amici per accettare quello che lui definisce un grande onore. Al suo ritorno a New York ho incontrato Esposito, e non ho potuto far a meno di notare il grande entusiasmo per quello che è stato il suo primo viaggio in Italia. I suoi nonni emigrarono da Sant’Angelo dei Lombardi, Avellino, all’inizio dello scorso secolo. Nonostante la sua famiglia ha sempre mantenuto vive tutte le tradizioni italiane e nonostante che lui è l’orgoglio di tutta l’Irpinia, non aveva mai avuto modo di visitare il paese dei suoi antenati. Oggi, grazie al Premio Joe Petrosino, Joseph Esposito conosce il paese dei suoi nonni. Esposito mi ha descritto le sue tre giornate trascorse a Padulla. Accompagnato anche da Monsignor Cassato, il cappellano della polizia di New York, al suo arrivo alla città natale di Petrosino è stato accolto con cordialità ed ha avuto il grande onore di diventare cittadino onorario di Padulla. Subito dopo, sono seguite le conferenze stampa, dove ovviamente gli sono state poste domande riguardo al suo lavoro a New York. I festeggiamenti del secondo giorno sono iniziati presto il mattino. Alle otto e trenta, Esposito ha tagliato il nastro per inaugurare un nuovo caffè a Padulla, il Caffè Petrosino. Dopo questa cerimonia, parte con una lunga sfilata condotta dalle autorità civili e militari, che lo portano nella piazza di Padula, dove viene messa una corona d’alloro ai piedi della statua di Petrosino. Durante la manifestazione, non è mai mancata la presenza delle due bandiere, ossia quella italiana e americana. I festeggiamenti hanno continuato tutto il giorno fino a tardi pomeriggio. Il giorno seguente, Chief Esposito l'ha trascorso insieme ai ragazzi delle scuole elementari e medie di Padula. In occasione del centenario della morte di Petrosino, i dirigenti della pubblica istruzione avevano lanciato un concorso per tutti gli studenti. I premi sono andati a chi aveva creato il migliore fumetto con un’avventura poliziesca di Joe Petrosino. A questa manifestazione, Esposito ha regalato agli studenti souvenir di New York. Al momento di lasciare Padula, Chief Esposito ha sottolineato che il loro illustre cittadino, Joe Petrosino, "ha tracciato le basi per tutti gli altri Italiani che poi hanno seguito il suo mestiere di poliziotto a New York. Entrato nella polizia in un'era quando non esistevano poliziotti Italiani, Petrosino dovette superare il pregiudizio dell’epoca. Tutto quello che è riuscito a raggiungere è stato colossale. Oggi, dopo un secolo dalla sua morte, la polizia di New York è dominata da una grande dirigenza italiana, e quando si parla di leader nella polizia di New York, sorgono subito nomi italiani, come Grasso, Giannelli, Scagnelli e Izzo". Dopo i tre giorni a Padula, "Chief" Esposito ha continuato per altri sette giorni il suo viaggio in Italia, dove ha avuto modo di visitare luoghi in Campania e in Toscana. Durante il suo soggiorno è stato continuamente a contatto con la polizia italiana. Esposito dice che gli agenti Italiani sono ben preparati, pronti a tutto e capaci di affrontare qualsiasi situazione. Egli, inoltre, definisce l’Italia come una terra non solo ricca di storia, ma anche di cucina e vino; terra, dove la fede cristiana è presente non solo nelle chiese, ma dappertutto. Finito il viaggio, Esposito è ritornato subito al suo lavoro, che svolge da tanti anni con la passione e il desiderio di sconfiggere chiunque possa desiderare male ai cittadini di New York. La stessa passione che oltre cento anni aveva ispirato Joe Petrosino a rompere le barriere e a entrare in un mondo sconosciuto allora agli Italiani. Oggi, non solo i poliziotti italoamericani ma tutti gli italoamericani sono orgogliosi che l’Associazione Internazionale Joe Petrosino abbia riconosciuto e premiato il duro lavoro e il coraggio di Joseph Esposito, il capo dipartimento della polizia di New York.
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