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.::GIUGNO 2006::. |
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INTERVISTA A MICHELE PICCIRILLO di Partrizia Di Franco
Personalità di spicco nel panorama della boxe attuale, pugile
virtuoso e “purosangue”, il neo campione welter europeo Michele
Piccirillo è una delle figure più rappresentative della mera noble
art. Soprannominato “il gentleman del ring” (per correttezza,
precisione, eleganza, nel boxing veloce e potente), classe 1970, nato a
Modugno (Bari), cittadina in cui risiede, ne ha macinate di vittorie.
L’ultima, in ordine cronologico, a Bergamo, nell’incontro Piccirillo Piccirillo, dai suoi esordi (nel 1992 s’impone sul russo Monahov)
ad oggi ha trionfato sul ring per mezzo di una tecnica ed un talento
affinati fin da ragazzino e grazie anche a qualità caratteriali, in
primis grinta e perseveranza. Dal vittorioso incontro del 1995, valido per
il titolo italiano dei welter jr. , contro Franco Palmiero, il campione
pugliese ne ha fatta di strada; ha brillantemente affrontato e sconfitto
grandi come Duran, Acuna, Coggi, Vasconcel, Randall (“lama del Bronx”),
Murray, regalando emozioni ai suoi aficionados che da sempre lo
stimano e lo seguono con affettuosa partecipazione. Come non ricordare il
momento in cui è diventato Campione d’Italia per il titolo vacante dei
welter I.B.F., nel 2002, battendo Corey Spinks, figlio d’arte (il padre
Leon sconfisse, nel 1978, niente di meno che il mitico Piccirillo:
Mio papà Scipione mi portò nella sua palestra perché
in verità avevo bisogno di dimagrire, ero un bambino grassottello, non
obeso però in soprappeso sì, e non crescevo molto in statura. Quindi a
suo tempo la vera motivazione fu più che altro di tipo salutista ed
estetico. I ricordi degli inizi sono belli, indimenticabili. Mi divertivo
moltissimo e una delle cose che mi divertiva di più era far ingelosire i
ragazzini più grandi di me. Il pugilato, da strumento per rimettermi in
forma e crescere in maniera sana, è diventato un gioco e poi si è
tramutato in passione, studio serio e continuo. La boxe non è uno
scherzo, ti dà tanto in termini anche umani e come insegnamenti di vita,
però devi dedicarti ad essa con dedizione, quasi abnegazione totale.
Richiede molti sacrifici e duri allenamenti per diverse ore al giorno. A
mio padre devo dire grazie per moltissime ragioni… mi ha fatto crescere,
studiare, mi ha voluto bene, ha contribuito a rendermi ciò che sono come
pugile e come uomo. Un tuo aggettivo per ciascuno dei seguenti pugili:Primo Carnera? Forza della natura.Muhammad Alì? Intelligenza
allo stato puro. Rocco Francis
Marchigiano alias Rocky Marciano, “The Brockton Blockbuster”?
Il toro del ring. Carlos Monzon, “Escopeta”(fucile)?
Un micidiale mix di tecnica e potenza. Mike Gerald Tyson, “Iron”?
Acciaio, appunto, e non solo in senso metaforico. George Foreman? Talento
puro, riflessivo, tenace, volontà ferrea, grande e longevo pugile. Alessandro Mazzinghi? Di
lui ho un vago ricordo, però non vi è dubbio che è stato un pugile dal
grande cuore e coraggioso. Nino Benvenuti? Pugile
tecnico e determinato. Larry
Holmes? Grande
tecnico. Lewis
Lennox? Dominatore. Ma non lo trovo eccezionale come pugile. Last,
but not least, e non a caso…Ray”Sugar”Leonard? Gran
classe, eccellente tecnico, abilissimo, è il mio preferito in assoluto.
È il pugile statunitense che per primo vinse il titolo mondiale in ben 5
differenti categorie di peso, da record! Io ero bambino, quando lui
divenne Campione WBC dei pesi Welter, nel 1979, però anche se ero piccolo
a lui mi son subito interessato e di lui mi sono appassionato,
per me resta sempre il pugile più
forte, assieme a Muhammad Alì. Leonard
è “the first, the best”, veramente “the number one”, per me! La boxe è molto amata negli USA ed è
la passione degli scrittori americani. Ezra Pound prendeva lezioni da
Ernest Hemingway, che era un buon pugile. Joyce Carol Oates, apprezzata
scrittrice nell’universo della narrativa contemporanea americana, ha
scritto “Mike Tyson”e “On the boxing”, saggio sul pugilato, ed ha
affermato quanto riporto: “Il pugile incontra un avversario che è una
distorsione onirica di se stesso”. E
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