I POETI DELLA VALLISA
di Giulia Poli Di Santo

Malgrado
i tempi difficili che la scrittura sta
vivendo, merita particolare attenzione un gruppo di intellettuali che da
più di venticinque anni si incontra puntualmente presso la libreria Roma,
in Piazza Moro a Bari.
Sto parlando dei “Poeti
della Vallisa” e dei “Lunedì Letterari” che, per chi non
lo sapesse ancora, rappresentano una concreta e forte realtà culturale
per l’intero centro-sud d’Italia. Da questi incontri nasce
un’interessante rivista “La Vallisa, (appunto)
quadrimestrale di letteratura ed altro” che permette agli addetti ai
lavori di esprimere non solo la propria voce, ma di rivolgere lo sguardo
ai paesi del Mediterraneo (in modo particolare ai Balcani) intrattenendo
con essi intensi e proficui scambi letterari. Donato Altomare, Domenico
Amato, Enrico Bagnato, Rino Bizzarro, Angela De Leo, Fortunato Dello
Russo, Marco I. De Santis, Roberto Fuiano, Angela Giannelli, Renato Greco,
D.ragan Mraovic, Loredana Pietrafesa, Anna Santoliquido (oltre alla
sottoscritta), redattori della rivista, sono autori di spessore, con molte
pubblicazioni al loro attivo: raccolte poetiche, romanzi, saggi letterari
e storici.
Dai “Lunedì Letterari”
sono passati, e continuano a passare, tutti coloro che della scrittura ne
fanno una scommessa, intrattenendo conversazioni
e letture di opere edite o
inedite, creando quel ‘working in progress’ continuo di cui un autore
ha bisogno per crescere e migliorare.
Nel luogo che ospita gli
incontri, la libreria Roma, in Piazza Moro a Bari, si avvicendano autori
esordienti e autori dal percorso consolidato, e tutti possono intrattenere
uno scambio di idee come occasione di incontro - confronto
con le altre realtà culturali. Un’officina di lavoro, quindi, o, se
vogliamo, una palestra che consente una crescita culturale democratica,
dove potersi esprimere liberamente. A questi appuntamenti si aggiungono
altri, di tipo itinerante, che consentono ai Nostri Poeti di
approdare nei paesi viciniori e allacciare nuove amicizie e intese
letterarie.
È sorprendente come i Poeti
della Vallisa riescano ad
essere anche trascinatori di ‘pensieri’, e con questo voglio
dire che la loro passione è contagiosa, almeno quanto il loro entusiasmo.
Semi di crescita culturale, dunque. Voci costruttive di una comunità
letteraria (con vocazione internazionale) in continua evoluzione e
all’insegna della cultura che si fa confronto continuo. Un
“Cenacolo” di intelligenze che lavora nel segno della pace, della
cooperazione e dell’autenticità, nel pieno rispetto dei valori umani e
delle diversità.
Il merito di questa realtà
culturale va senza dubbio a Daniele Giancane, uomo schivo e discreto, ma
dalla volontà forte e concreta, che organizza le voci più disparate.
Docente universitario, nonché poeta e scrittore, crede fortemente
nell’inesauribile forza della parola scritta e a lui va il merito della
continua ricerca di nuovi talenti che finiscono col rappresentare una
forte voce culturale del centro-sud della nostra Italia. Definito fondatore
di idee che scuotono la Letteratura perché sia più viva e vicina alla
vita, ha sperimentato, con altri poeti della Vallisa, la straordinaria
esperienza della scrittura nel supercarcere di Trani. “Quell’idea
folle”, com’egli stesso afferma, “diede voce a quegli uomini
che attraverso gli strumenti della poesia, riuscirono a captare il cielo
(la bellezza di una emozione, di un dialogo a cuore aperto, di una parola
comunicativa) ben oltre
le stanze della loro cella quotidiana.”
Tutto ciò grazie alla disponibilità del direttore del carcere,
del giudice di sorveglianza e degli operatori in genere. Una bella ed
insolita esperienza, direi. Una speranza in più per coloro che cercano,
attraverso la scrittura, di riscattare la propria vita.
Da
questo viaggio collettivo e pieno di esperienze emerge, quindi, come
scrive la poetessa Anna Santoliquido nella
relazione della 36°edizione
degli incontri internazionale di Belgrado, che
“la responsabilità degli scrittori consiste nella scoperta della verità
e nella difesa dei valori dello spirito.”
E
nel tremila, quale futuro si intravede per la scrittura? E quale sarà il
ruolo dell’intellettuale? Rispondo con le parole di Christian Bobin: “La
scrittura è infinita, essa andrà fino alla fine del mondo e anche al di
là… Scrivere è come scoprire. Per la scrittura non esiste traguardo da
raggiungere, non c’è l’anno tremila, la scrittura nasce sempre. Prima
della carta c’era la tavoletta d’argilla, oggi ci sono i computer…
Forse un giorno la carta sparirà, ma non di certo l’anima della
scrittura, che è così eterna quanto la vita della terra.” A
ciò aggiungo che, fin quando ci saranno intellettuali pronti a
confrontarsi, come i Poeti della Vallisa, la scrittura continuerà
ad essere un ponte per rinsaldare legami internazionali, perché il
dialogo e la cultura sono le sole voci dell’anima che ci trascinano per
gli aspri sentieri dei saperi.
IDEA
DICEMBRE 2008

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