.::DICEMBRE 2008::.

I POETI DELLA VALLISA

di Giulia Poli Di Santo

Malgrado i tempi difficili che la scrittura  sta vivendo, merita particolare attenzione un gruppo di intellettuali che da più di venticinque anni si incontra puntualmente presso la libreria Roma, in Piazza Moro a Bari. Sto parlando dei “Poeti della Vallisa” e dei “Lunedì Letterari” che, per chi non lo sapesse ancora, rappresentano una concreta e forte realtà culturale per l’intero centro-sud d’Italia. Da questi incontri nasce un’interessante rivista “La Vallisa, (appunto) quadrimestrale di letteratura ed altro” che permette agli addetti ai lavori di esprimere non solo la propria voce, ma di rivolgere lo sguardo ai paesi del Mediterraneo (in modo particolare ai Balcani) intrattenendo con essi intensi e proficui scambi letterari. Donato Altomare, Domenico Amato, Enrico Bagnato, Rino Bizzarro, Angela De Leo, Fortunato Dello Russo, Marco I. De Santis, Roberto Fuiano, Angela Giannelli, Renato Greco, D.ragan Mraovic, Loredana Pietrafesa, Anna Santoliquido (oltre alla sottoscritta), redattori della rivista, sono autori di spessore, con molte pubblicazioni al loro attivo: raccolte poetiche, romanzi, saggi letterari e storici. Dai “Lunedì Letterari” sono passati, e continuano a passare, tutti coloro che della scrittura ne fanno una scommessa, intrattenendo conversazioni  e letture di opere edite  o inedite, creando quel ‘working in progress’ continuo di cui un autore ha bisogno per crescere e migliorare. Nel luogo che ospita gli incontri, la libreria Roma, in Piazza Moro a Bari, si avvicendano autori esordienti e autori dal percorso consolidato, e tutti possono intrattenere uno scambio di idee come occasione di incontro -  confronto con le altre realtà culturali. Un’officina di lavoro, quindi, o, se vogliamo, una palestra che consente una crescita culturale democratica, dove potersi esprimere liberamente. A questi appuntamenti si aggiungono altri, di tipo itinerante, che consentono ai Nostri Poeti di approdare nei paesi viciniori e allacciare nuove amicizie e intese letterarie. È sorprendente come i Poeti della Vallisa  riescano ad essere anche trascinatori di ‘pensieri’, e con questo voglio dire che la loro passione è contagiosa, almeno quanto il loro entusiasmo. Semi di crescita culturale, dunque. Voci costruttive di una comunità letteraria (con vocazione internazionale) in continua evoluzione e all’insegna della cultura che si fa confronto continuo. Un “Cenacolo” di intelligenze che lavora nel segno della pace, della cooperazione e dell’autenticità, nel pieno rispetto dei valori umani e delle diversità. Il merito di questa realtà culturale va senza dubbio a Daniele Giancane, uomo schivo e discreto, ma dalla volontà forte e concreta, che organizza le voci più disparate. Docente universitario, nonché poeta e scrittore, crede fortemente nell’inesauribile forza della parola scritta e a lui va il merito della continua ricerca di nuovi talenti che finiscono col rappresentare una forte voce culturale del centro-sud della nostra Italia. Definito fondatore di idee che scuotono la Letteratura perché sia più viva e vicina alla vita, ha sperimentato, con altri poeti della Vallisa, la straordinaria esperienza della scrittura nel supercarcere di Trani. “Quell’idea folle”, com’egli stesso afferma, “diede voce a quegli uomini che attraverso gli strumenti della poesia, riuscirono a captare il cielo (la bellezza di una emozione, di un dialogo a cuore aperto, di una parola comunicativa)  ben oltre le stanze della loro cella quotidiana.”  Tutto ciò grazie alla disponibilità del direttore del carcere, del giudice di sorveglianza e degli operatori in genere. Una bella ed insolita esperienza, direi. Una speranza in più per coloro che cercano, attraverso la scrittura, di riscattare la propria vita. Da questo viaggio collettivo e pieno di esperienze emerge, quindi, come scrive la poetessa Anna Santoliquido nella  relazione della 36°edizione degli incontri internazionale di Belgrado,  che “la responsabilità degli scrittori consiste nella scoperta della verità e nella difesa dei valori dello spirito.” E nel tremila, quale futuro si intravede per la scrittura? E quale sarà il ruolo dell’intellettuale? Rispondo con le parole di Christian Bobin: “La scrittura è infinita, essa andrà fino alla fine del mondo e anche al di là… Scrivere è come scoprire. Per la scrittura non esiste traguardo da raggiungere, non c’è l’anno tremila, la scrittura nasce sempre. Prima della carta c’era la tavoletta d’argilla, oggi ci sono i computer… Forse un giorno la carta sparirà, ma non di certo l’anima della scrittura, che è così eterna quanto la vita della terra.”  A ciò aggiungo che, fin quando ci saranno intellettuali pronti a confrontarsi, come i Poeti della Vallisa, la scrittura continuerà ad essere un ponte per rinsaldare legami internazionali, perché il dialogo e la cultura sono le sole voci dell’anima che ci trascinano per gli aspri sentieri dei saperi.

 

IDEA DICEMBRE 2008

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