.::SETTEMBRE 2007::.

PRIMAVERA A PARIGI

E NEL MONDO INTERO

di Amalia Anzalone

Recentemente la commessa di una profumeria voleva vendermi un nuovo profumo sponsorizzato da una grande cantante americana. Spring in Paris, ossia Primavera a Parigi aveva un aroma così dolce che mi tentava all’acquisto. Quel giorno non potevo fare a meno di pensare a cosa avrà spinto una casa di cosmetici a creare un nuovo profumo per dedicarlo esclusivamente a una stagione dell’anno in una particolare città. Mi chiedevo se fosse stata tanto bella la primavera a Parigi da dedicarci un profumo. La pioggia che picchiettava sui vetri delle finestre, mi staccò dai miei pensieri per portarmi alla realtà di una primavera che tardava ad arrivare o che meglio ancora si rifiutava di arrivare. L’arrivo poi di una domenica carica di pioggia che ha causato grandi alluvioni, non solo a New York ma anche in altri stati ha sostenuto la mia idea che la nostra primavera non merita certo dediche di nuovi profumi. Gli scienziati sostengono che la causa principale sia di stagioni che arrivano con ritardo sia di danni causati dal maltempo siamo noi terrestri. Il problema delle alluvioni, insistono gli scienziati, é senz’altro causato dal bisogno umano di distruggere alberi, prati e qualsiasi ambiente naturale per dare spazio a nuove costruzioni. Quindi, con la mancanza di terreno sufficiente ad assorbire l’acqua durante i grandi temporali, le alluvioni occorrono sempre più frequentemente. In questo caso credo che gli scienziati non si sbagliano. Oggi giorno si costruisce dappertutto. Basta guardare poco distante da New York per vedere che nuove case, grandi palazzi e centri commerciali spuntano fuori come funghi dalla terra. Il poeta Frank Asch, in una sua poesia, esprime malinconia al ricordo di un campo, nei pressi di casa sua, pieno di fiori selvatici e di asparagi che sua madre lo mandava a raccogliere. La poesia continua dicendo che al posto del campo sorge ora una lunga fila di case. Oggi giorno, purtroppo, l’ambiente naturale é distrutto da persone affamate dal desiderio di vedere cemento armato al posto di campi e prati verdi. Senz’altro anche a Parigi, oppure mi sbaglio e i parigini hanno più rispetto per la natura e consequentemente sono premiati con una stagione primaverile tanto bella da dedicarci un profumo.

In questo sabato di luglio, mentre io mi trovo a scrivere questa mia riflessione, ben undici concerti, organizzati in tutti i continenti della terra dallo stesso titolo, Live Earth, hanno come ospiti grandi nomi della musica pop che si esibiscono con lo scopo di informare e istruire noi cittadini sulla conservazione dell’ambiente. Un evento unico e senza precedenti, con oltre due miliardi di spettatori in tutto il mondo. Undici concerti, da Londra all’Antartica all’Australia trasmessi in diretta via Internet. Sia l’Internet sia le reti televisive, oltre ai concerti musicali, oggi trasmettono tanti spot informativi con suggerimenti per come fare tutto il possibile per aiutare a salvare il nostro pianeta che affonda nel cemento armato. È importante aggiungere che questa bellissima giornata musicale è abbinata ad Earth Day, la Giornata della Terra iniziata il 22 aprile 1970 dal senatore Americano Gaylor Nelson e diventata poi un evento internazionale celebrato oggi in 174 paesi del mondo. Siamo d’accordo che lo smog delle automobili, il forte aumento di rifiuti organici e non organici e lo scarico delle fogne nei nostri mari sono altre cause fondamentali, oltre alla distruzione dei prati, che affliggono la nostra terra. Chiaramente la colpa è ancora la nostra e spetta a noi tutti di collaborare per evitare la distruzione dell’ambiente. Anche i politici c’implorano di aiutare la nostra Madre Terra. L’ex vicepresidente Americano Al Gore, presente oggi a East Rutherford per uno dei concerti di Live Earth, ha pubblicato un libro dal titolo Una Scomoda Verità seguito da un documentario di circa 100 minuti dallo stesso titolo. Entrambi sono parte di una campagna informativa sull’inquinamento ambientale con a centro il grande problema del riscaldamento globale, cioé il mutamento climatico, che ha causato l’aumento di temperatura negli ultimi cent’anni. Il documentario ha conquistato lo scorso Febbraio un Oscar a Hollywood. Molti hanno già predetto per Al Gore un posto di primo piano tra le nomine del Premio Nobel. Sia nel libro sia nel documentario la delicatezza e l’importanza del soggetto sono spiegate in modo semplice con la speranza che tutti riescano a comprendere che l'inquinamento ambientale é uno dei più pericolosi killer dell’era moderna e bisogna combatterlo al più presto.

Anche il nostro sindaco Bloomberg é preoccupato dal problema inquinamento e dal riscaldamento globale, e ha proposto grandi progetti che conduranno a una New York totalmente pulita nell’anno 2030. Soltanto uno sforzo congiunto può riuscire a salvare il nostro pianeta. Cerchiamo di unirci tutti per combattere una guerra un pò diversa da quella che siamo abituati a vedere in televisione. Una guerra senza armi e che può portarci a tante primavere dolci come quella di Parigi. Non ha importanza se poi non ci sarà spazio per creare un nuovo profumo per ogni bella primavera perché avremo il profumo naturale delle rose e d’altri fiori che spuntano con l’arrivo della primavera. I versi di una vecchia canzone del complesso musicale Le Orme dicono:

Cemento armato la grande città
senti la vita che se ne va
vicino a casa non si respira,
è sempre buio ci si dispera.
Ci son più sirene nell'aria
che canti di usignoli.

Ripassiamo spesso questi versi con la speranza che nel futuro meno cemento armato coprirà la terra cosicché i nostri discendenti possano correre nei prati e nei campi a raccogliere fiori come faceva da piccolo il poeta Frank Asch.

 

 

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