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.::DICEMBRE 2009::. |
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Giacomo
Puccini tiene a
battesimo Niccolò van Westerhout a di Leonardo Campanile
Sin da quando si è iniziato a parlare del progetto d’esordio della Doña Flor a New York, mio punto fermo era quello di voler far conoscere la musica di Niccolò van Westerhout a una platea mondiale, iniziando appunto dalla Grande Mela, e magari espanderla nelle altre città degli Stati Uniti. Per raggiungere questo scopo, si sono iniziati una serie di contatti e incontri con varie organizzazioni operistiche dell’area metropolitana e con Direttori d’orchestra locali, maestri influenti nel campo musicale. L’opera è stata presentata, e dopo aver letto la trama e qualche pagina di musica, nessuno ha rifiutato il progetto, segno che la validità e la potenza della musica erano una cosa certa. Due, però, i punti negativi del progetto: primo, la lunghezza del lavoro, non sufficiente a riempire una serata di spettacolo (infatti, la Doña Flor dura circa quarantasette minuti, una vicenda che si consuma nel giro di un atto); secondo punto, l’enorme somma di denaro necessario per metterla in scena. Se per il primo ostacolo, la situazione era abbastanza risolvibile (infatti, bastava aggiungere un’altra opera della stessa durata), per il secondo punto, invece, si trattava di mettere insieme una cifra esorbitante, circa 180,000 dollari per una serata. Non vi nascondo che un certo sconforto, non certo l’abbandono del progetto, si è impadronito, non solo di me, ma anche dei miei due più stretti collaboratori in questo progetto, Tiziano Dossena e Silvana Mangione. Con la costanza che ci contraddistingue e con la calma necessaria, però, si sono tentate altre vie, forse un po’ meno sfarzose, ma pur sempre valide. Westchester è la contea più rinomata dello Stato di New York, per dirla in parole povere, la più ricca. In essa risiedono tantissimi italiani e si trova a Est della città, a circa trenta chilometri, raggiungibile quindi abbastanza comodamente. Il teatro Yorktown Stage, certamente è il più importante della contea, può contenere fino a 600 posti in platea, con il palcoscenico attrezzato con sistemi di luci e suono tecnologicamente al passo dei nostri tempi. La Taconic Opera è un’organizzazione di prim’ordine, riconosciuta in tutti gli Stati Uniti e dal Governo americano, tanto che può attingere a fondi federali per le sue performance.
Dan
Montez,
direttore generale della Taconic Opera, è un ex tenore, oltre che un
valente pianista. La sua lunga carriera, nei più grandi teatri, quali il
Metropolitan di New York è la garanzia assoluta della professionalità
che ci aspettiamo di vedere il prossimo aprile. I cantanti, tenori,
soprani, baritoni ecc., i musicisti, gli sceneggiatori, i vari direttori
delle scene, luci e fotografia, e tutti quelli che compongono
l’organizzazione, hanno lavorato e molti ancora lavorano con il
Metropolitan Opera di NY.
Dall’Italia, arriverà a dirigere
l’orchestra il Maestro Direttore Vito Clemente. La nostra rivista ha
gi`a, nei numeri precedenti, fatto conoscere agli italoamericani chi è
questo famoso direttore d’orchestra internazionale. Le sue performance,
oltre che in Italia, in tutta Europa e perfino nell’America Meridionale
e nel Giappone, la dicono lunga sulla sua genialità nel dirigere
un’orchestra. Il Maestro Clemente ha letteralmente “sposato”
quest’opera e per noi sarà un onore averlo alla sua direzione.
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