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.::GIUGNO 2010::. |
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LA SOLUZIONE DALLA PUGLIA, CONTRO LA MAREA NERA NEL GOLFO DEL MESSICO di Patrizia Di Franco
“Spettacolo ridicolo e vergognoso. Dopo la marea nera, la BP si è comportata malissimo, attribuendo la colpa del dramma alle altre aziende coinvolte, la Transocean e la Halliburton”. Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, così commentava gli sviluppi della vicenda, a seguito del rimpallo di responsabilità da parte della British Petroleoum, rea di aver prodotto una delle più grandi catastrofi ambientali a memoria d’uomo. La piattaforma Deepwater Horizon della BP, esplosa il 20 aprile e inabissatasi il 22, oltre a uccidere undici persone, ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio. Per gli esperti, la perdita di petrolio sarebbe 12 volte quella stimata dalle autorità statunitensi. Dopo il fallimento del primo tentativo, quando, davanti alle coste della Louisiana, vennero effettuate complicate operazioni di posa di un’enorme cupola d’acciaio da cento tonnellate, sul fondo del mare, nel tentativo di bloccare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, la British Petroleum prova a chiudere il pozzo di petrolio da cui sgorga la marea nera del Golfo del Messico, tramite la procedura "Top Kill". Il tubo inserito all'interno della conduttura che sta spargendo petrolio nel Golfo del Messico è in grado di aspirare duemila barili di greggio al giorno. La tecnica consiste nell'iniettare nel pozzo sostanze più pesanti dell'acqua e del petrolio ad una velocità tale da bloccare la fuoriuscita di idrocarburi. Un milione di litri di petrolio ogni giorno si versa in mare, e si procede per “tentativi”: il primo eseguito con la suddetta “campana aspira petrolio” (la struttura, alta 12 metri in cemento e acciaio da 100 tonnellate, è stata installata a 1.525 metri di profondità), ha avuto esito fallimentare perché il petrolio si è cristallizzato e quindi la cupola è stata dimessa. Secondo autorevoli esperti, l’unico metodo risolutivo sarebbe praticare una seconda trivellazione con un’altra piattaforma per estrarre il petrolio da una sacca laterale, ma per fare ciò occorrerebbero tre mesi, e il tempo è più che mai prezioso. Le acque hanno assunto un aspetto nero-grigio e hanno macchiato i moli, gli scafi e gli scogli; enormi masse di catrame hanno raggiunto le spiagge, annientando vite animali e vegetali. Uccelli marini ricoperti dal greggio, fauna e flora mortalmente sradicati, delfini, balene e tartarughe muoiono quotidianamente, le loro immagini sul web, in tv, sui giornali, stanno facendo il giro del mondo e ci lasciano attoniti, indignati, in lacrime. Incalcolabili i danni causati. Il vento e le correnti superficiali trasportano le sostanze inquinanti lungo le zone costiere, si tratta della perdita di petrolio peggiore della storia degli United States, una minaccia terribile per l’economia dell’area e un disastro ecologico senza precedenti. La BP ha fatto orecchie da mercante a chi si è subito proposto e ha voluto offrire il proprio supporto. La Puglia ha una soluzione tecnologica, efficace, radicale, per far fronte all’emergenza statunitense: il macchinario OilSep Ecology, ideato, brevettato da Michele Sanseverino, titolare della “Fluitotecnica Sanseverino”. Portavoce di questa preziosa realtà, si è fatto Nichi Vendola, Governatore della Regione Puglia, il quale ha immediatamente contattato il Ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, l’Ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, e l’Ambasciata italiana a Washington, dicendo loro, quanto segue: “La calamità che sta minacciando l’ecosistema mondiale, seriamente compromesso dalla dispersione al largo delle coste statunitensi dell’equivalente di migliaia di barili di petrolio che si riversano nell’Oceano Atlantico dalla piattaforma della British Petroleum dinanzi alle coste della Lousiana, è oggetto di apprensione e, al contempo, di solidarietà, da parte della comunità pugliese. La Regione Puglia, da sempre sensibile alle tematiche ambientali e riconvertitasi all’economia verde, negli ultimi anni ha visto nascere floridi distretti produttivi regionali. La società Fluidotecnica Sanseverino, con sede a Bari, ha brevettato un macchinario, l’OilSep Cc Ecology, in grado di compiere una separazione netta tra l’acqua e tutti i fluidi inquinanti che galleggiano; l’OilSep Cc Ecology ha la funzione di assorbire ed eliminare le chiazze di olio che troppo spesso si depositano sulla superficie del mare e che derivano dalle attività di navi cisterna, piattaforme petrolifere, senza utilizzo di alcun additivo chimico. L’apparecchiatura è stata già testata dalla Bosch, ed è oggetto di interesse nelle zone di estrazione di idrocarburi fossili, come l’Oman e la Nigeria”. Quale migliore biglietto da visita (tra l’altro veritiero)? Eppure la Bp, tra l’altro direttamente contattata e informata dalla Fluidotecnica Sanseverino, non ha prestato ascolto, e avrebbe dovuto invece farlo e subito. La Bp è sotto accusa non solo per aver causato la catastrofe ambientale e non essere stata in grado di porvi rimedio tempestivamente, per aver già speso, invano, 450 milioni di dollari, ma anche per motivi parimenti gravissimi: secondo il sito web del Wall Street Journal, l’inchiesta della Commissione del Congresso Usa avrebbe appurato che almeno quattro test di sicurezza sulla piattaforma non erano stati superati. Ignorati i test di sicurezza, e ignorata la soluzione, che rappresenta l’optimum, della Fluidotecnica Sanseverino. Un disastro ecologico che poteva essere evitato e poteva essere tamponato immediatamente. La Fluidotecnica Sanseverino S.r.l., operativa dal 1997, nell’oleodinamica industriale e nei processi di filtrazione di acque, certificata EN ISO 9001/2000, ha progettato, brevettato e registrato, con n° PCT/IT2007/000571, l’OilSep Cc Ecology, un macchinario quindi esistente già da tre anni e in grado di effettuare la separazione primaria di fluidi non miscibili e il recupero di idrocarburi. Peculiarità importantissima dell’OilSep è che funziona esclusivamente attraverso un processo fisico idrodinamico, non utilizza sistemi a centrifuga, solventi e additivi chimici, dischi a raschiatori, elementi coalescenti (i quali hanno limitata efficienza di recupero e hanno bisogno di una gestione con interventi costanti e frequenti di manutenzione). Semplice utilizzo, processo efficace, non inquinante, ecocompatibile, facile gestione (e non costosa) , tutto ciò è, e comporta, l’OilSep. Ma c’è di più: il fluido contaminato viene aspirato e inviato all’interno del macchinario, dove, passando attraverso sezioni calibrate, si suddivide e consente la separazione dei fluidi a densità diverse, così viene recuperato oltre il 99% del fluido a densità minore (petrolio, olio minerale, benzina, gasolio, presenti nell’acqua). OilSep Cc system (certificato a livello internazionale) trova il suo campo di applicazione sia nel settore ecologico (ecco perché è la soluzione ad hoc nel Golfo del Messico) che in quello industriale (nella separazione di acque contaminate da olii). La macchina, efficacissima nel principio di separazione, recupera (per l’appunto, non solo separa!) pure il fluido inquinante (che non viene aspirato assieme all’acqua), con benefici e vantaggi rilevanti, e riesce a minimizzare sia i consumi di acqua che i costi di smaltimento. Michele Sanseverino, gentilissimo e molto disponibile, mi ha mostrato il suo laboratorio e l’OilSep all’opera, facendomi vedere, in tempo reale, il funzionamento e il principio di separazione dell’acqua nella quale veniva versata, in mia presenza, una considerevole quantità di olio. L’impianto standard (possono essere realizzati impianti con portate superiori, come avverrebbe nel Golfo del Messico) ha i seguenti requisiti:
La macchina agisce per mezzo di un sistema a pompe, attraverso un “cordone” in tubo (tubi trasparenti anche per consentire di visualizzare e “monitorare” il corretto svolgimento, le operazioni, in tempo reale) il quale “galleggia” e pende da tre sfere, cattura, aspirandola, l’acqua contaminata, inquinata. Successivamente l’acqua arriva in un serbatoio munito di filtri in grado di ripulirla; petrolio e acqua, per l’appunto, vengono separati in cisterne distinte. L’acqua separata dagli inquinanti oleosi può essere destinata ai depuratori ottenendone così la potabilità e garantendone svariati usi (pensiamo a quanto ciò sarebbe importante in paesi arabi, del Medio Oriente, e fondamentale in Africa!). In pratica viene mostrato e velocizzato il principio fisico di separazione statica dell’olio (al Liceo, nel laboratorio di fisica, abbiamo fatto questi esperimenti). L’azienda, attraverso i vertici del Distretto produttivo della Meccanica e grazie alla partnership del Distretto (che raggruppa un centinaio di imprese, Università, Politecnico, centri di ricerca, sindacati), come già detto ha immediatamente contattato direttamente sia il colosso petrolifero britannico, la Bp, che Palazzo Chigi, i vertici del Governo italiano. Tutti “sordi”, soltanto Nichi Vendola si è mostrato ricettivo e si è dato da fare in maniera pragmatica e veloce, non ha perso tempo, volendo aprire un canale istituzionale. Tra l’altro, come lo stesso Vendola ha rimarcato, in un recente incontro con l’Ambasciatore David Thorne, sono possibili collaborazioni in campo scientifico e tecnologico che potrebbero coinvolgere, in proficua e fruttuosa sinergia, gli Usa e le realtà eccellenti accademiche, produttive, pugliesi e italiane. Michele Sanseverino nel corso della nostra lunga conversazione e dell’interessante intervista, ha asserito, rispondendo alla mia domanda in merito, visto che siamo in piena crisi economica… che la sua azienda ha tra gli obiettivi futuri quello di ampliare l’organico e quindi offrire opportunità di impiego, effettivi posti di lavoro, nella sua azienda, a personale qualificato, in loco. Per quanto riguarda la vicenda nel Golfo del Messico, anche lì ci sarebbe una ricaduta occupazionale importante per gli Usa, e si potrebbe creare una joint-venture con gli States. Se arriva l’okay dagli Stati Uniti, nell’arco di un mese sarebbero pronti un centinaio di macchinari OilSep per il Golfo del Messico, ogni macchina costa all’incirca 300 mila euro. I vantaggi della presenza della Fluidotecnica Sanseverino, nel luogo del disastro ambientale, sarebbero molteplici: verrebbe affrontata e risolta nel tempo (prima l’intervento rapido, con l’OilSep, il macchinario che separa l’acqua dal petrolio e recupera quest’ultimo; e poi, negli anni, la bonifica) la tragedia ecologica nel Golfo del Messico; verrebbe arginata la situazione di emergenza (in tempi relativamente brevi: 3 mesi), bloccata la perdita di petrolio dalla piattaforma e ripulita la macchia oleosa che si espande in mare e minaccia le coste della Louisiana; il petrolio recuperato inoltre sarebbe riutilizzabile (non andrebbe perso o assorbito miscelato all’acqua) con un procedimento assolutamente ecologico (senza ulteriori danni per il mare già gravemente inquinato); verrebbero salvate le coste e le zone lagunari con salvaguardia dell’economia locale (basti pensare agli allevamenti, tra cui quelli di ostriche, alle aziende di mitilicolture) oltre che naturalmente della flora, fauna ed ecosistema in toto. Inoltre si darebbe lavoro alla manodopera e all’indotto locale, si potrebbero creare aziende di manutenzione e uffici commerciali, e, con la delocalizzazione, ci sarebbe anche un abbassamento dei costi produttivi da parte della stessa azienda barese, insomma tutti ne trarrebbero vantaggi e in primis il mare violato e inquinato per mano distruttiva dell’uomo!! Un circuito virtuoso insomma, che sarebbe imperdonabile ignorare! Il sultanato dell’Oman già da anni si affida alla Fluidotecnica, per la depurazione delle vasche di decantazione delle acque di utilizzo nell’estrazione petrolifera. “Noi possiamo farcela, noi abbiamo la soluzione, aiutateci a farlo sapere in America”, sono la sintesi dell’operato (in cooperazione e collaborazione con un team altamente qualificato di studiosi e consulenti tecnico-scientifico) e l’appello di Michele Sanseverino. La Fluidotecnica, che fa parte del Distretto industriale di Confindustria, è stata di recente inserita nel volume “120 anni, la storia antica di un’istituzione moderna” (che celebra i 120 anni della fondazione della Camera di Commercio di Bari), alla cui presentazione, il 10 maggio, era presente Nichi Vendola, ed è stata invitata e sarà presente, dal 27 luglio, alla prossima, prestigiosa Expo di Shanghai!
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