.::GIUGNO 2009::.

REPORTAGE sul terremoto in Abruzzo

SOLIDARIETÀ SENZA CONFINI

La straordinaria mobilitazione

pro terremotati in Abruzzo

di Patrizia Di Franco

Una tragedia “annunciata”… Una dolorosa pagina della storia contemporanea: 6 aprile 2009, ore 3.32, terremoto di magnitudo 5.8 della scala Richter, in Abruzzo, 298 morti, 1600 feriti, 65mila sfollati. La giustizia farà il suo corso, e i riflettori non vanno posti su chi ha permesso che un terremoto radesse al suolo interi paesi, facesse terra bruciata tra macerie che hanno seppellito incolpevoli vite umane, cancellasse un patrimonio d’arte d'inestimabile valore. La ribalta non spetta a quei politici senza scrupoli, a correi e scellerati costruttori edili, palazzinari avventurieri con “lo sprezzo delle regole” come ha stigmatizzato il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, né ad amministratori locali negligenti e collusi. Costoro hanno fatto orecchie da mercante, hanno ignorato i moniti, le richieste, le denunce, i segnali di allarme lanciati da Franco Barberi, Giampaolo Giuliani, dagli universitari della Casa dello Studente de L’Aquila, ubicata in via XX settembre, 46, distrutta e con un bilancio gravissimo: otto studenti morti. La Casa, che poteva ospitare oltre cento studenti, era un edificio a rischio. Carmela Tomasetti, studentessa universitaria, già prima della terribile scossa tellurica della notte del 6 aprile, aveva denunciato le conseguenze che l'ondata ininterrotta di scosse cominciate in autunno avevano già avuto sulla Casa dello Studente dell'Aquila. “Ora sono decisa ad andare fino in fondo – afferma -, perché chi ha delle responsabilità, deve pagare. In quell'edificio ho vissuto quattro anni, sotto le sue macerie sono morti otto giovani, e poteva essere una strage anche di proporzioni maggiori se fosse successo in settimana: infatti, molti degli ospiti della struttura erano fuori per il week-end”. Carmela, è stata una delle prime testimoni ascoltate da Alfredo Rossini, il magistrato che ha aperto un'inchiesta “per omicidio e disastro colposo” in merito agli stabili, molti anche pubblici, crollati sotto l'urto del terremoto. La studentessa aveva denunciato con molto anticipo i difetti dell’edificio: “Da quando erano cominciate le scosse, cioè dall'autunno, era stato un crescendo di scosse sempre più intense. I pavimenti “ballavano”, la casa tremava giorno e notte, le scale non erano stabili, nessuno ci aveva mai indicato le uscite di sicurezza, non c'era stata nessuna esercitazione, nella mensa notavamo una colonna costantemente bagnata, e un'amica mi disse che una crepa si era aperta nella sua stanza. Quel giorno chiesi all'amministrazione una verifica, arrivò l'architetto dello stabile, un sopralluogo durato appena 10 minuti, e se ne andò dicendo che era tutto a posto”.Racconta che lei, e altri della Casa dello studente, avevano già trascorso diverse notti fuori dall'ostello, alcuni addirittura in auto. Fino al 30 marzo, quando una scossa raggiunse magnitudo 4 della scala Richter. Non si tratta di essere ”profeti di sventura” o ”Cassandra”, ma persone accorte che da tempo avevano prospettato eventi ad alto rischio, come fecero Petrini e Barberi. Il professor Vincenzo Petrini, nel 1999 direttore dell’Istituto di Ricerca sul rischio sismico, nel presentare l’opera voluta e coordinata da Franco Barberi, all’epoca sottosegretario alla Protezione civile, sperava che essa fosse ultimata con una serie di accorgimenti, tra i quali priorità assoluta era «la stima dell’ordine di grandezza dei costi che è necessario sopportare per la riduzione del rischio». Agli atti rimane soltanto questo dettagliato lavoro di mappatura del pericolo terremoto nel Sud d’Italia. Il titolo è «Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia». Quasi un anno e mezzo di ricerche e studi per formulare le graduatorie di 42.106 edifici pubblici nelle suddette regioni. L’Aquila fu ritenuto un comune «arancione», in altre parole di fascia B. “Solo a guardare gli edifici in muratura, i più antichi, se ne trovano dieci a rischio «alto» o «medio - alto» ”-si dichiara nel dossier-: il Conservatorio, la Prefettura, le due sedi universitarie, la Biblioteca provinciale, l’ex Accademia, e molti altri. Tutti ritenuti «ad alta vulnerabilità» nel caso di un fenomeno sismico. La Regione Abruzzo presentava un «deficit strutturale»: “mancavano le strutture costruite in acciaio (campionate appena 23). I complessi in muratura risultarono il doppio di quelli in cemento armato, appena il 31 per cento degli edifici sottoposti a valutazione. I complessi pubblici erano costituiti da «vecchi immobili» e solo «raramente le funzioni pubbliche vennero trasferite in nuovi edifici in calcestruzzo armato». Ben 171 palazzi in cemento armato destinati all’istruzione, in fascia alta di vulnerabilità, e altri 314 in quella medio- alta. Nel caso della “Sanità: 55 immobili ad altissimo rischio”. Riguardo L’Aquila, il censimento evidenzia: “209 edifici in muratura «di cattiva qualità» con solai in legno e putrelle, e altri 346 sempre «di cattiva qualità» con solai in laterizi e calcestruzzo. Per la Prefettura, tipologia: muratura, età di costruzione precedente al 1919, vulnerabilità sismica: medio- alta», per l’Università, via Assergi, muratura precedente al 1919, vulnerabilità medio alta». «Ospedale S. Salvatore via Nizza: muratura precedente al 1919, sopraelevazione: 5.740 metri cubi, vulnerabilità media». Almeno altre 120 strutture cittadine furono giudicate «in precario stato». Quasi un terzo delle abitazioni private fu ritenuto a rischio sismico alto, e le più recenti, costruite dopo il 1970, erano state realizzate usando «telai di calcestruzzo armato non tamponato e inconsistenti»”. La situazione era così preoccupante e desolante che il capo della Protezione civile abruzzese, l’ingegner Pierluigi Caputi, ritenne di dover compilare un ulteriore censimento degli edifici a rischio, allo scopo di ottenere i finanziamenti per metterli in sicurezza”. Tutto questo nel dossier Barberi di dieci anni fa! Si dice che i terremoti non possono essere previsti, ma evitati probabilmente sì…Anche se sulla previsione dei terremoti vi sono pareri discordi, la scienza ufficiale insiste sulla non prevedibilità, di parere opposto Giampaolo Giuliani, ricercatore che da moltissimi anni si dedica allo studio della sismologia e che ha elaborato un sistema previsionale di massima, basato sulla presenza in percentuale alterata di radon, un gas naturale, in presenza di aumentata possibilità di sisma. Giuliani aveva avvisato che si sarebbe verificato un terremoto, ha sbagliato solo epicentro (Sulmona) e il giorno, ragioni per cui era stato indagato per “procurato allarme” dal capo della Protezione Civile, Bertolaso, che a quanto pare gli aveva pure dato dell’imbecille. Ma meglio forse un allarme in più… "Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee: o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui" (Ezra Pound). Per molti, i terremoti non uccidono, e ne sanno qualcosa in California e Giappone, invece sono le case mal costruite a farlo. Per tanti, i terremoti sono “prevedibili” dalle anomale emissioni di radon e dal comportamento degli animali, non è leggenda metropolitana che cani, gatti e molte altre specie animali avvertano con largo anticipo un imminente terremoto. Scienziati cinesi hanno sviluppato un sistema per “prevedere” i terremoti, affidandosi ai serpenti. “Di tutte le creature sulla terra, i serpenti sono forse i più sensibili ai terremoti" ha dichiarato al China Daily, Jiang Weison, direttore dell'ufficio preposto al controllo sismico di Nanning. I serpenti sono in grado di percepire un tremito da 120 km ed oltre, fino a cinque giorni prima che si verifichi l'evento. Detto questo, il focus va posto sulla straordinaria, encomiabile, umana solidarietà, a livello mondiale, europeo, nazionale. Considerevoli aiuti sono pervenuti dagli Usa (mezzo milione di sterline per aiutare le vittime del sisma in Abruzzo dalla sola popstar Madonna, di origine abruzzese, che ha risposto all’appello del sindaco di Pacentro, paese d’origine dei nonni che andarono a cercare fortuna in America), dal Giappone (la Camera di Commercio ha versato una cospicua somma; gli aiuti da Tokyo faranno realizzare in 18 mesi il nuovo campus universitario e il nuovo conservatorio). Solidarietà da Spagna, Svizzera, Germania (unità della protezione civile tedesca si sono recate ad Onna, il paese raso al suolo dal sisma; Rottweill, gemellata con L’Aquila, ha effettuato un’importante fund raising). L’Italia è stata generosa come sempre in questi casi: Protezione civile; Croce Rossa; Sindacati CGIL, CSIL, UIL; Coldiretti; Lega Calcio; Media e giornali; Arci; Banco Alimentare; Atenei e comitati universitari; e, per i nostri amici animali, Legambiente; LAV; ENPAS, sono soltanto alcuni dei “partner solidali” che hanno aperto conti bancari, raccolto e inviato denaro, viveri, capi di vestiario, e hanno realizzato azioni concrete di solidarietà. Grande sensibilità e aiuti rilevanti sono arrivati dal mondo dello spettacolo, in primis Musica e Cinema: l’Orchestra del Maggio fiorentino ha tenuto un concerto pro terremotati e il Direttore, Zubin Mehta ha dichiarato: “La Musica può fare molto, spero di aver ispirato la gente a impegnarsi di più con assegni per i terremotati”. Al Teatro Capranica di Roma a maggio si è tenuta una serata di raccolta fondi per la ricostruzione del Conservatorio “Alfredo Casella”. L’iniziativa è stata organizzata insieme dalla Provincia di Roma e dal quotidiano “la Repubblica”. Ad un mese dal terremoto, i registi Mimmo Calopresti, Francesca Comencini, Ferzan Ozpetek, Michele Placido e Paolo Sorrentino hanno raccontato il terremoto attraverso i video girati per Repubblica. Una sala di mille posti gremita, sessantacinque sindaci romani presenti alla manifestazione organizzata dal quotidiano “Repubblica” e dalla provincia di Roma, un parterre di attori famosi, giornalisti, pubblico. Il presidente della provincia de L’Aquila, Stefania Pezzopane, sul palcoscenico ha parlato di: “fuochi artificiali ai quali non seguono ancora atti concludenti adeguati. Dopo un mese ci sono ancora migliaia di attendati, i ritardi sono evidenti”. Molta gente, infatti, dorme non solo nelle tendopoli, ma addirittura nelle cuccette dei vagoni dei treni, tutto ciò è inaccettabile! L’artista Mauro Pagani ha offerto il suo pezzo “Domani” perché fosse interpretato da altri artisti italiani (tra cui: Giorgia, Venditti, Baglioni, Morandi, Vecchioni, Caparezza, Eugenio Finardi, Gianna Nannini, i pugliesi Negramaro, Negrita, Roy Paci, Antonella Ruggiero, i salentini Sud Sound System, Zucchero). Il cd s’intitola: “Domani 21/04.2009”, un milione di copie, al prezzo di 5 euro. I proventi della vendita che si potranno monitorare su www.domani21aprile2009.it, saranno destinati al restauro e consolidamento del Conservatorio Alfredo Casella e del Teatro Stabile d'Abruzzo siti a L’Aquila.

Prossimo appuntamento con la solidarietà: il 21 giugno a San Siro, Milano, con il megaconcerto “Amiche per l’Abruzzo”, ideato da Laura Pausini, cui prenderanno parte oltre 50 donne della musica italiana, tra cui: Alice, Nada, Antonella Ruggiero, Irene Grandi, Dori Ghezzi, Anna Oxa, Patty Pravo, Marina Rei, Giorgia, Elisa, Fiorella Mannoia, Paola Turci, Ornella Vanoni. Un concerto a scopo benefico e non politico il cui ricavato in toto sarà devoluto per: la ricostruzione della scuola Edmondo De Amicis a L’Aquila; l’acquisto di case di legno per le famiglie rimaste senza casa; e l’associazione “Aiutiamoli a vivere”. Ciò che colpisce ancor di più, a parte la cosiddetta “solidarietà sociale” (fornita da istituzioni, enti, Ministero), è quella civile, dei singoli cittadini, il volontariato, le azioni solidali svolte da singoli e privati, organizzazioni, associazioni no profit come quella dei City Angels, creata e presieduta da Mario Furlan di Milano. Mario Furlan, giornalista, scrittore, docente universitario, formatore, life coach, istruttore di due arti marziali, krav maga e jeet kune do, e di autodifesa, è fondatore e presidente dei City Angels, l’associazione di volontari di strada d'emergenza che ha istituito nel capoluogo lombardo nel 1994 e che opera in molte città italiane. Furlan ha ricevuto vari riconoscimenti per il suo impegno sociale, tra cui l'Ambrogino d'Oro (1999, e nel 2008 per la sua Associazione). Laureato in Scienze Politiche all'università Cattolica di Milano, è PhD in Psicologia alla New York University e trainer in PNL (Programmazione Neuro Linguistica). Grande anche il cuore della Puglia. La rete nazionale Rai 3, ha dedicato nel programma “Linea Notte”, un servizio a Dainef Tomescu, presidente della Cooperativa Artezian di Bari, appartenente alla comunità Rom (ubicata nel quartiere Japigia) che vive in uno dei più grandi e ben organizzati campi Rom di tutta Italia. Dainef si è recato personalmente a Caporciano città d’arte, in provincia de L’Aquila, per portare viveri, capi di vestiario, cibo per animali, giochi e pennarelli per bambini, insomma tutto quanto occorreva ai terremotati. “Sono andato lì due volte per aiutare i terremotati, per far sentire loro tutta la nostra solidarietà e amicizia. Mi ha commosso la richiesta di una signora che mi aveva chiesto una cortesia, di procurarle il rimmel per gli occhi, e quando l’ho consegnato nelle sue mani, ci siamo emozionati entrambi e lei mi ha abbracciato con le lacrime agli occhi. Sono disponibile 24 ore su 24 per tornare da loro e aiutarli”. Elio Di Summa, presidente provinciale della UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti), ha realizzato ancora una volta il magico trinomio: sport, solidarietà, spettacolo. L’edizione numero 26 della tradizionale gara podistica internazionale, organizzata dalla UISP di Bari, è stata un ennesimo successo. L’UISP di Bari ha lanciato due iniziative: un euro della quota d'iscrizione della corsa competitiva è stato devoluto alle popolazioni abruzzesi, mentre sono stati 115 coloro che hanno usufruito dell’iscrizione gratuita per aver donato sangue per i terremotati. Con entusiasmo e soddisfazione ha fornito dati precisi sul progetto che si concretizzerà grazie ai fondi raccolti: “La UISP Bari ha raccolto 2.600 euro, i quali confluiranno negli oltre 100mila euro raccolti dalla UISP a livello nazionale, e stanziati per la costruzione di un bellissimo impianto sportivo”. Domenico Armenise, da sempre attivo nel sindacato CGIL: “La mia carriera lavorativa inizia nel 1959, quando entrai a far parte della grande famiglia della Fiat, come operaio specializzato meccanico nello stabilimento della “Mirafiori” di Torino. Colpito dalla trasparenza e dalla totale disponibilità nei confronti dei lavoratori, m'iscrissi alla FIOM CGIL”. Ex responsabile provinciale dalla CGIL della Funzione Pubblica nella fabbrica della Manifattura dei Tabacchi nel centro di Bari, e attuale responsabile dello SPI CGIL (il sindacato dei pensionati), oltre ad affrontare i problemi quotidiani di centinaia di anziani della Circoscrizione Picone-Poggiofranco di Bari, si è dato da fare per la raccolta fondi pro terremotati che la CGIL (insieme alle altre confederazioni sindacali nazionali ha aperto un conto corrente bancario) ha promosso su tutto il territorio regionale e nazionale. Loro sono alcuni degli esempi di pugliesi, italiani, dal cuore immenso, dall’anima sensibile e solidale, dal senso civico cui vanno il nostro grazie e la nostra stima. Immaginate solo per alcuni minuti cosa vuol dire, ex abrupto, perdere tutto, non avere più casa, intimità, vestiti, sonno tranquillo, comodità, lavoro, vivere al freddo di una tendopoli, lavarsi in bagni comuni. “In una situazione del genere credo che sia normale che la popolazione soffra di disturbi psicologici come ansia e depressione, specie nel caso di coloro che hanno perso una persona cara o la casa” dichiara Luca Iovane, psicologo del lavoro, che opera a Roma, e aggiunge: “il disturbo post traumatico da stress, può interferire notevolmente sia sul presente che sul futuro della persona colpita. Chi ne soffre può diventare sempre più ritirato e isolato. Frequenti sono le associazioni tra DPTS e Depressione, oppure Disturbo di Panico. In generale chi ha vissuto un trauma, come appunto gli sfollati dell’Abruzzo, e manifesta i sintomi caratteristici del DPTS può sviluppare disturbi psichici anche se in precedenza non ne ha mai sofferto. Possiamo affermare che un trauma come il terremoto in Abruzzo lascia dei “segni” molto profondi nella persona, al punto che questa potrebbe continuare a sentirsi minacciata per anni, comportandosi in modo vigile e ansioso anche di fronte a pericoli poco significativi, che in precedenza avrebbe ignorato. È chiaro che la presenza di continue scosse di assestamento rende le cose ancor più difficili. A distanza di un anno, tre persone su dieci hanno un consistente disturbo psichico, quindi si tratta di malattie invalidanti, che impediscono di svolgere una vita normale. I parametri più importanti sembrano essere la durata del trauma (nel caso specifico, il numero delle scosse e il loro ripetersi), la perdita di persone care, la vicinanza all’epicentro dell’evento, il senso di controllo sulla propria vita (la possibilità di ottenere rapidamente informazioni attendibili, di aiutare i propri cari, di raggiungere i punti di soccorso) e, ovviamente, l’efficacia dell’aiuto e del supporto ottenuto dopo la fase acuta. Sia i grandi sia i più piccoli quando vengono esposti a qualcosa che in qualche modo (reale o simbolico) assomiglia al terremoto reagiscono provando un intenso disagio psicologico, oppure manifestando reattività fisiologica (difficoltà ad addormentarsi o insonnia, irritabilità, difficoltà a mantenere la concentrazione, ipervigilanza ed esagerate risposte d’allarme). Essendo il terremoto in Abruzzo datato 6 aprile, sarebbe consigliato porre particolare attenzione alle reazioni di tutte le persone coinvolte, in un’ottica preventiva. La sensazione di grande agitazione, di panico, la difficoltà a concentrarsi e a continuare serenamente le proprie attività sono da considerarsi normali se si verificano fino a 1 o 2 settimane dall’evento traumatico. Attraverso le interviste e con molti colleghi che sul posto hanno curato il disagio psicologico, ho constatato che la figura dello psicologo è fondamentale per far comprendere meglio la realtà ed “abituare” le persone alla nuova situazione”. “Cos’altro si può fare per aiutarli?” è la domanda che abbiamo posto a Sara Eba Di Vaio, di Roma, psicologa ad orientamento strategico e sessuologa clinica, psicologo referente in una Casa Rifugio per uomini, Direttore scientifico della Scuola Biennale di Counseling psicologico. “Un evento sismico come quello intercorso in Abruzzo rappresenta un momento di profonda crisi che viene definita “situazionale”. L’aiuto degli psicologi in questo senso è un lavoro volto alla “coscientizzazione” dell'evento sismico, in altre parole una presa di coscienza di quanto avvenuto, elaborazione delle perdite affettive e materiali. Su di un altro fronte è importante impostare un lavoro in un’ottica di psicologia di comunità, aiutando le persone a riprendersi spazi di autonomia e di autogestione, sviluppando ciò che viene definito empowerment individuale e sociale (capacità di rendere se stessi e gli altri capaci). Le persone colpite dal terremoto possono percepirsi “disempowered”, ovvero impotenti, non capaci, con una caduta del proprio senso di sé e della possibilità di esercitare un potere sugli eventi della propria vita. Ciò si traduce sovente in astenia, senso di sfiducia, abbassamento della propria autostima, scarso interesse per attività che precedentemente esercitavano un’attrattiva (attività lavorative, ludico-ricreative, sessualità, etc). Gli interventi volti al potenziamento del senso di empowerment comprendono un processo tridimensionale: lo sviluppo di un più potente senso di sé in rapporto con il mondo, per ovviare al senso d'impotenza e di alienazione; comprensione critica delle forze politiche e sociali che impattano con il proprio quotidiano; elaborazione di strategie funzionali per il reperimento di risorse per raggiungere scopi personali e obiettivi sociali. Secondo Bruscaglioni (1992), l’empowerment costituisce un concetto ponte fra la permanenza nella situazione attuale e il cambiamento. Interventi in questo senso mirano a restituire all’individuo il senso di essere attivo, spostando il focus dall’assistenzialismo, utile nelle prime fasi, all’esistenzialismo. Partendo dall’insorgenza di un nuovo bisogno (ad esempio riprendere la propria attività andata distrutta), il soggetto dovrà essere aiutato a pensarsi in quella situazione desiderata, evidenziando risorse interne ed esterne necessarie, fino all’azione sperimentale e alle fasi di mobilitazione delle risorse interne ed esterne con più complete sperimentazioni operative. Non c’è limite a quello che una persona coinvolta, preparata, sostenuta e motivata, può fare”.

Noi tutti auguriamo case, salute, lavoro, e la ripresa della vita di prima, agli abruzzesi! Siamo fiduciosi e speranzosi, convinti che ce la faranno, solidali e concordi con una delle donne intervistate dalla regista Comencini nel docmovie “Le donne di San Gregorio”e che afferma: “Vivo a Milano, ma sono tornata in Abruzzo; non potevo abbandonarli, ce la faremo. Il popolo abruzzese è un popolo duro, forte e gentile”.

 

 

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