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.::DICEMBRE 2006::. |
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RICORDANDO L'ANDREA DORIA di LEONARDO CAMPANILE Il
25 Luglio del 1956, il transatlantico ANDREA DORIA, proveniente
dall’Italia e con a bordo 1106 passeggeri e 572 uomini d’equipaggio,
fu speronato dalla nave svedese STOCKHOLM. Al momento dell’impatto
erano le 23:10 e le condizioni del mare erano calme, nonostante una
fitta coltre di nebbia che imperversava nella zona. Le due navi non
ebbero contatti radio fra loro, tutte e due seguivano le indicazioni dei
radar, lette per altro erroneamente dal giovane ed inesperto ufficiale
della nave svedese. Ci furono errori da ambo le parti, alcune manovre
eseguite erroneamente e velocità un po’ elevate, considerando la
fitta nebbia. Questo fu quello che il processo asserì dopo il disastro.
Resta il fatto tragico della morte di 46 persone e la perdita del
transatlantico italiano che a quei tempi era considerato il più
lussuoso del mondo. La
Grande Guerra era finita da poco e l’Italia aveva la necessità di
risollevarsi economicamente dalla catastrofe del conflitto appena perso.
Il nostro popolo con un referendum aveva optato per la Repubblica,
rinunciando alla Monarchia che comunque aveva contribuito tanto
all’unità della nazione. I nostri cervelli iniziarono il loro corso e
considerando la necessità di lavoro per il nostro popolo,
l’emigrazione era la soluzione più conveniente. Gli Stati Uniti ci
tendevano la mano e noi ne approfittammo. Il
grande esodo verso questa terra iniziò fra mille travagli. I primi
navigli, oltre che impiegare molti giorni, offrivano condizioni
disagiate e la traversata per i nostri emigranti diventava molto penosa.
Di qua l’idea di commissionare delle navi appropriate e sicure di
navigare l’oceano. Agli
inizi degli anni 50 iniziano i lavori di costruzione di due navi, la
“Cristoforo Colombo” e appunto la “Andrea Doria”. L'Andrea
Doria venne impostata al cantiere n.918 dei Cantieri Ansaldo a
Genova. Il 9 febbraio 1950 la chiglia fu portata alla rampa del Cantiere
n.1 ed il 16 giugno 1951 fu varata, mentre il Cristoforo Colombo fu
varato nel 1953. A causa di problemi alle macchine durante le prime
prove in mare, il viaggio inaugurale dell’Andrea Doria fu
rimandato dal 14 dicembre 1952 al 14 gennaio 1953. Il suo viaggio
inaugurale la portò ad attraccare al porto di New York ( molo 84) il 23
Gennaio 1953. Quasi
al termine del suo centounesimo viaggio, il 25 luglio 1956, in
allontanamento dalla costa di Nantucket e diretta a New York, l’Andrea
Doria, comandata dal Capitano Piero
Calamai, venne speronata dalla nave svedese Stockholm
della Swedish America Line in quello che fu uno dei più famosi disastri
marittimi della storia. Sebbene la maggior parte dei passeggeri e
dell'equipaggio sopravvissero, la nave, con una fiancata completamente
squarciata, si coricò su un fianco e affondò dopo 11 ore la mattina di
giovedì 26 luglio 1956, davanti alle coste americane. L'inclinazione
della nave rese inutilizzabili metà delle scialuppe, ma in seguito
all'incidente del Titanic nel 1912 erano state migliorate le
procedure di comunicazione d’emergenza e si poterono chiamare altre
navi in soccorso. Una
delle cause che determinò la repentina inclinazione del vascello
italiano fu il mancato riempimento con acqua marina dei serbatoi vuoti,
come suggerito dai costruttori. In poco tempo la nave superò i 20 gradi
d’inclinazione, e il Capitano Calamai si rese conto che non c'erano più
speranze. L'ordine
di abbandonare l'Andrea Doria venne dato solo al momento
dell'arrivo dei soccorsi e ciò contribuì alla salvezza dei passeggeri;
dal momento che parte delle scialuppe erano inutilizzabili a causa
dell'eccessiva inclinazione, venne mandato un messaggio radio di
soccorso mentre i passeggeri che non erano riusciti ad usare le lance
venivano raccolti dalla Stockholm e da altre navi sopraggiunte in
soccorso. Il
numero limitato di vittime ed il completo successo delle operazioni di
soccorso è merito del comportamento eroico dell'equipaggio dell’Andrea
Doria e soprattutto del comandante Piero Calamai e delle rapide e
difficili decisioni da lui prese in momenti tanto concitati. Tali
capacità sono da attribuire alla sua grande esperienza, soprattutto
nelle due Guerre Mondiali. Dopo il salvataggio di tutti i passeggeri, il
comandante Calamai restò a bordo dell' Andrea Doria,
rifiutandosi di mettersi in salvo. Fu costretto a farlo dai propri
ufficiali tornati indietro appositamente. Le
eccezionali caratteristiche progettuali e costruttive che adottavano i
più rigorosi sistemi di sicurezza, permisero a questa stupenda nave di
rimanere a galla per undici ore con tutta una fiancata completamente
squarciata, anziché affondare in pochi minuti come ci si sarebbe potuti
aspettare, permettendo il salvataggio di tutti i sopravvissuti. All'alba,
tutti erano stati evacuati dall'Andrea Doria, e la nave fu
trainata in acque basse per l'inizio delle inchieste. Tuttavia era
chiaro che la nave continuava ad inclinarsi, finchè si ribaltò e
affondò, 11 ore dopo l'impatto, alle ore 10:09 del 26 luglio.
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