.::GIUGNO 2007::.

VENERDI 23 FEBBRAIO 2007

Riflessioni su un artista

di Danila De Palma

Cari lettori,

un obiettivo raggiunto è una promessa mantenuta. Quest’anno, nel centocinquantesimo anniversario della nascita, Mola ha accolto un suo illustre concittadino, il musicista Niccolò Van Westerhout, compositore di raffinate pagine della storia della musica, con la certezza che lui guardi ciò con occhio benevolo. Questo è un momento storico di eccezionale portata, in cui viene rivalutato lo spessore umano ed artistico di un musicista di rara sensibilità che ha saputo fondere abilmente le peculiarità culturali del suo tempo imprimendovi slanci sempre nuovi. La città di Mola aveva già commemorato in vari modi il suo musicista, intitolandogli una strada ed un teatro, ad esempio. Ma tutto questo, cari lettori, non bastava quasi più: mancava per così dire il vero protagonista! Questa circostanza non sarebbe stata possibile senza il grande cuore e soprattutto il grande coraggio di persone come il nostro direttore, Leonardo Campanile, e sua moglie Maria, coadiuvati da Antonio Palumbo, Anna Argentino, Marino Marangelli ed Enzo Ranieri, che con notevole impegno ed una straordinaria forza di volontà hanno affrontato difficoltà sia burocratiche sia d’ordine pratico, sovente scontrandosi con la superficialità ed i falsi perbenismi che caratterizzano più che mai questo nostro vivere moderno. Cosa li abbia indotti a prendere sulle proprie spalle un tale onere è da ricercarsi unicamente nel loro essere emigranti come Niccolò. In questo sono stati encomiabilmente aiutati dallo staff de L’IDEA MAGAZINE, che non ha fatto mai mancare loro il sostegno e l’appoggio necessario senza i quali non si sarebbe potuta scrivere questa pagina di storia, importante di per sé, certo, ma significativa in massima parte per quanti, partendo in cerca di nuove prospettive e pur esplorando nuovi orizzonti, non hanno mai dimenticato le loro radici perché lì è rimasto un pezzo del loro cuore, la loro parte più importante e più vera. Esattamente come Niccolò, dunque, non hanno dimenticato e non dimenticheranno. Da questo momento in poi avranno a giusto titolo un motivo d’orgoglio in più di essere MOLESI! A coronamento di tutto l’ammirevole lavoro svolto in precedenza, anche nella stessa città di Napoli, un’intera settimana di manifestazioni ha accompagnato quest’evento; grande partecipazione emotiva nel discorso d’apertura del sindaco, le cui parole sul recupero della memoria storica e di un’identità culturale c’inducono a riflettere su una concreta presa di coscienza della nostra realtà, sia sociale sia individuale. In particolare, il nostro viaggio nelle emozioni si è arricchito di nuovi spunti venerdì, 23 febbraio 2007, quando, rapiti, abbiamo ascoltato una conferenza a cura della dott.ssa Miriam Tripaldi, musicologo e critico musicale e poi, a seguire, un concerto del coro dell’Accademia del Canto. La serata è stata lunga ed intensa e noi vogliamo ritrovare le stesse emozioni e, quasi, trasmetterle empaticamente ai nostri lettori. Un dettaglio interessante ci è parso la presenza della famiglia Van Westerhout, soprattutto quella dell’ultimo dei discendenti che porta lo stesso nome del musicista. La conferenza, frutto di un accurato e puntuale lavoro di ricerca, offriva diversi livelli d’interpretazione, godibilissimi. Da una prima panoramica sull’inquadramento del contesto storico-culturale, sino ad arrivare al musicista stesso. E così, mentre ripensiamo alle parole della dott.ssa Tripaldi, ci sembra quasi che queste si trasformino in note, le stesse del concerto, quando in apertura abbiamo apprezzato il SALVE REGINA, recitativo dell’opera DOÑA FLOR e DUE LUCERNE, aria di Alvise nell’opera suddetta, entrambe di grande effetto scenico. Tuttavia, nonostante il talento preclaro sin dalla più tenera età, Niccolò visse un intimo dramma per tutti gli sforzi che dovette sempre fare affinché giungessero al grande pubblico le sue composizioni. Pur fra tali avversità, la sua musica si diffondeva con successo in Europa e ben presto anche all’estero. Basti pensare all’etereo RONDE D’AMOUR o al vibrante MA BELLE QUI DANCE che riascolteremmo volentieri. Dalla conferenza apprendiamo che il 18 aprile 1896 fu per Mola un giorno indimenticabile: fu rappresentato per la prima volta il dramma lirico DOÑA FLOR, considerato dai critici il suo capolavoro. Dirigeva l’orchestra lo stesso Niccolò e fu un vero tripudio. Due anni dopo il musicista si spense a soli 41 anni. “Mi resta ancora tanto da fare! Troppo presto, troppo presto”, sussurrava all’amico che lo assisteva nelle ultime ore. Ed ora, in lenta dissolvenza, le parole ridiventano musica, mentre ascoltiamo il CORO DEI GONDOLIERI, sempre da DOÑA FLOR, e nella gioiosità del momento, fugate le tristezze, non dimentichiamo affatto le parole dello scrittore Armando Perotti, in certo qual modo profetiche: “Bene vi verrà e ricompensa, o molesi, di aver creduto alla gloria di Lui: i vostri figli vi diranno che essa fu vera”.

IDEA GIUGNO 2007

© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.