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LA
MATTA VOGLIA DI RISORGERE

Sono
passati oltre due anni dalla tragica data del 9/11/01. Niente di più
opportuno, quindi, per ricominciare a ricostruire quello che
barbaramente è stato distrutto. In questo triste anniversario, la
laboriosa città di New York posa la prima pietra, simbolicamente, là
dove risorgeranno i nuovi grattacieli del WORLD
TRADE CENTER.
L’enorme
fossa di GROUND ZERO non esiste più.
Si è scavato fino all’eccesso, per rimuovere i rottami ed i resti di
quello che era il fiore all’occhiello di New York. La metropolitana è
stata ricostruita di sana pianta, per permettere l’afflusso di chi,
nonostante tutto, è voluto ritornare a lavorare là dove lo aveva fatto
prima dell’attentato. Adesso si pensa alla ricostruzione dei
grattacieli, non senza polemiche, ma comunque con uno spirito che unisce
tutti, almeno nell’intento di voler a tutti i costi ricostruire dei
palazzi più alti e imponenti di prima.
Tanti
sono stati i progetti, alcuni a dir poco strabilianti, quasi da
fantascienza; l’accordo comunque si è trovato in qualcosa che in
altezza supererà di gran lunga l’EMPIRE STATE BUILDING, che
oggi primeggia nel cielo della metropoli. Il progetto approvato sarà, a
mio dire, comunque modificato man mano che la costruzione andrà avanti.
L’euforia di iniziare la costruzione nel più breve tempo possibile
non ha dato, secondo la mia modesta opinione, il tempo necessario alla
riflessione. Un po’ più di calma avrebbe dato la possibilità di un
esame più dettagliato del progetto stesso, dando agli ingegneri gli
strumenti necessari per attuare modifiche nei disegni preliminari,
evitando uno spreco di danaro che, indubbiamente, con una gestione più
pacata potrebbe essere evitato, ma si sa, agli americani questo non
interessa.
Nell’ultima
mia visita a Ground Zero, ho ammirato con soddisfazione il manto di
cemento che ormai ricopre tutta la zona distrutta. Gli operai continuano
a lavorare sodo e mille occhi scrutano, attraverso l’inferriata, per
captare un non so cosa... magari è solo curiosità. Ground Zero è
diventato meta fissa per i turisti che, arrivati a New York, rinunciano
di vedere qualsiasi altra bellezza della città pur di dedicare una
mezza giornata alla visita del W.T.C. La città, non da meno, ha affisso
lungo la grande inferriata che separa la zona in costruzione, una
dettagliata esposizione fotografica e grafica della storia dei
grattacieli, ad iniziare dalla loro costruzione fino al loro
abbattimento. Si fa la fila per leggere ed informarsi su cose che fino a
circa tre anni fa non interessavano nessuno.
Anch’io,
con la mia curiosità e la macchina fotografica, ho cercato di
spingermi, ideologicamente, di là dell’inferriata, e ho immortalato
la nuova costruzione, il primo dei grattacieli che sta crescendo ormai a
ritmo vertiginoso. Tutt’intorno è un formicolio d’addetti ai lavori
che spendono le loro giornate lavorative in un ambiente che comunque ti
fa pensare.
Sembra
tutto nuovo, e invece di quel fatidico giorno c’è rimasto qualcosa.
Non posso fare a meno di fotografare, anche se l’ho già fatto tante
volte, quei due pezzi d’acciaio che, nel crollo delle torri, sono
rimasti infissi nel suolo a forma di croce. Non so fino a quando
resteranno là, ma certamente aiutano a non dimenticare la tragedia e
danno ancor più voglia di ricostruire.
IDEA
GIUGNO 2004

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