.::DICEMBRE 2009::.

ROMA  IN  FESTA

di Patrizia Di Franco

La quarta edizione del RomeFilmFest ha registrato alcune falle ingiustificabili (di cui parleremo subito onde evitare lo sgradevole in cauda venenum), ma ha brillato altresì per l’eccelsa qualità dei film visionati. Pleonastico e tautologico rimarcare che il RomeFilmFest non è la Mostra del Cinema di Venezia né il Festival del Cinema di Torino, e quanti perseverano nel porli a paragone, non hanno ancora capito che il RomeFilmFest è il Festival internazionale del Film, che vuole brillare di luce propria, non è in competizione con le altre rassegne cinematografiche in Italia e all’estero, non è uno scomodo o ibrido antagonista, bensì vuole essere una Festa capitolina, aperta  al pubblico, e non incentrata esclusivamente sul glamour, sul red  carpet, sugli “effetti speciali”. In effetti, a noi che optiamo per la qualità e non per l’apparenza, e che riteniamo che un Festival debba essere di spessore, contenuti, scevro da orpelli, fatuità, o basato sulle parate spesso kitsch di vip o presunti tali, la natura e gli intenti del Festival di Roma vanno davvero a genio. Peccato che i film più belli siano stati stranieri, e che la produzione italiana sia stata oscurata da essi, però a “salvare” l’onore e la faccia, è stato proprio un’opera nostrana che si è aggiudicata ben due premi. Infatti, “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti, con Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio, ha conquistato sia il Premio della giuria Marc’Aurelio d’Argento, che il Premio del pubblico Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film.  Un eccidio, una pagina drammatica della storia italiana, nota come la strage di Marzabotto (circa 770 persone, di cui la maggioranza bambini, donne, anziani, furono trucidate, dalle SS, il 29 settembre 1944, nella zona di Monte Sole, 30 chilometri a sud di Bologna). Il film, riconosciuto d’interesse culturale nazionale, ha ricevuto il finanziamento del Ministero per i beni e le attività culturali. Infine, il Ministero per la gioventù ha assegnato al lavoro del bolognese Diritti, il premio “La meglio gioventù”. Il secondo premio italiano, Premio Migliore attore, è stato conferito a Sergio Castellitto, protagonista del film in concorso, “Alza la testa”di Alessandro Angelini, storia del rapporto tra un padre single e suo figlio impegnato nella boxe. Gli altri premi: Miglior Film del RomeFilmFest al bellissimo “Broderskab” (Fratellanza) dell’italo-danese Nicolo Donato; Migliore attrice a Helen Mirren per “The last station” di Michael Hoffman; Marc’Aurelio premio alla carriera (con la lupa dell’urbe eterna), a Meryl Streep; Marc’Aurelio d’Argento a “Sons of cuba” di Andrei Lang; Premio L.A.R.A. (libera associazione rappresentanza di artisti) alla rumena Anita Kravos per la migliore interpretazione. Buon gusto e acuta analisi nei premi assegnati dalle giurie di ragazzi. Due giurie, una composta di ventinove ragazzi dagli 8 ai 13 anni e l'altra da trentacinque ragazzi dai 14 ai 17 anni, selezionati sul territorio nazionale, ha assegnato i seguenti premi della sezione Alice nella città: Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni: “Last ride” di Glendyn Ivin; Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni all’eccellente “Oorlogswinter/Winter in Wartime” di Martin Koolhoven; Menzione speciale: “Vegas” di Gunnar Viene. La giuria per i documentari, diretta da Folco Quilici, ha assegnato il premio Marc'Aurelio d'Argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra. - Menzione speciale: “Fratelli d’Italia” di Claudio Giovannei - Menzione speciale: “Severe Clear” di Kristian Fraga. La serata della premiazione non l’abbiamo seguita perché non ci hanno fatto entrare, sebbene arrivati come ogni dì (dal 15 al 23 ottobre) in largo anticipo. Dopo un’attesa, in piedi, durata un’ora e mezza, ci hanno congedati senza spiegazioni, senza farci parlare con nessuno della Direzione e dell’organizzazione. Sconcertante, per usare un linguaggio signorile e educato, quanto abbiamo visto: alcuni colleghi venivano fatti passare, sotto lo sguardo attonito e basito dei moltissimi in attesa. Assurdo vedere respingere anche moltissime persone facenti parte del pubblico, molti sono stati rimandati a casa, e avevano pagato il biglietto per la serata della premiazione! La spiegazione fornita? Sold out, tutto esaurito, sala stracolma e l’essere arrivati  in ritardo, strano però che dopo un quarto d’ora sono arrivate alcune persone, parlo sempre di pubblico, e queste invece, a differenza dei loro predecessori, sono state fatte passare… Anche la stampa, va ricordato, ha pagato l’accredito per la manifestazione: 40 euro! E non ci hanno fatto entrare, ci hanno impedito di lavorare, ci hanno negato il diritto d’informazione e cronaca, ci hanno fatto attendere in piedi, in fila, per un’ora e mezza per poi negarci l’accesso. Inqualificabile, vergognoso, inspiegabile, ingiusto, scorretto, irritante, scandaloso, irriguardoso ed irrispettoso per la stampa e per il pubblico. Speriamo che non si ripeta più e che dall’anno prossimo l’organizzazione eviti spiacevoli e inopportuni accadimenti come questo, che nuocciono all’immagine stessa del Festival. Le altre note stonate, aspetti anch’essi molto negativi: pare che finalmente dalla prossima edizione i film saranno sottotitolati anche per persone sorde e quindi il Festival sarà accessibile al 100% a disabili, ciechi, sordi, spazi raggiungibili e fruibili da tutti, film visionabili da tutti, punto non irrilevante che invece ha penalizzato moltissimi appassionati di cinema e non a caso molti giornali hanno intitolato: un festival non per tutti. L’ultima nota dolente: vogliamo chiamarli biglietti sprecati o “svenduti”? Quello che è accaduto a noi, abbiamo scoperto essere accaduto a moltissimi, pubblico e colleghi: avrei voluto fare un regalo a mie care amiche, acquistando il biglietto dell’incontro con Richard Gere, mi è stato risposto dalla sgarbata (scortese con tutti non solo con la sottoscritta) addetta al botteghino che era tutto esaurito, idem per l’incontro con Meryl Streep. Grottesco e strabiliante, un enigma… che poi molta gente sia entrata e abbia assistito all’incontro con Gere (e altri personaggi), ricevendo biglietti in omaggio addirittura! Colleghi ma anche pubblico pagante, e molti romani hanno dissipato dubbi e svelato l’arcano, dicendoci: “Riservano molti posti a personalità, vip, o amici, poi questi non si presentano, le sale sono semideserte e per non fare brutta figura e per riempire le sale, i biglietti come per magia spuntano fuori all’ultimo minuto, vengono perfino regalati”. Bilancio del festival? Budget di 12.500.000 euro; lo scorso anno ben 15.500.000; 102.000 biglietti emessi per un incasso di 380.000 contro i 115.000 biglietti venduti e i 398.000 euro incassati  nell’edizione precedente. Per fortuna, a fare da contrappeso a questi incresciosi e dannosi “incidenti di percorso”, c’erano i bei film; gli interessanti incontri con: Richard Gere, visto e già intervistato tre anni fa; Paulo Coelho, che ha presentato in anteprima mondiale “Paulo Coelho’s The experimental with”, lungometraggio realizzato dai lettori selezionati, esperimento tra letteratura, nuove tecnologie, cinema, basato sul libro di Coelho, “La strega di Portobello”; Meryl Streep, i registi Muccino e Tornatore. La sezione Alice nella città; i focus come “The Cov”; New Cinema Network; la suggestiva “Sergio Leone” A fresh vision; la meravigliosa retrospettiva, omaggio a Luigi Zampa; i tributi a: Heath Ledger; a Luciano Hemmer; a Luciano Salce con “L’uomo dalla bocca storta”; i documentari. Noiosa e fugace la conferenza stampa con George Clooney (“Up in the air”di Jason Reitman) che cercava invano di fare il simpatico e il “piacione”. Accolto freddamente l’esordio alla regia dell’attrice Stefania Sandrelli con il suo “Christine Cristina”. Interessante “Vision” di Margarethe Von Trotta. Un po’ spocchiosi, pare che non amino i Festival… i fratelli Cohen con il loro “A serious man”. Applausi fragorosi per James Ivory (“The city of your final destination”, con Anthony Hopkins). Carlos Saura e Vittorio Storaro hanno dato vita al film “Io, don Giovanni” ispirato a una delle opere più audaci di Mozart. Fan in delirio durante il red carpet per “The twilight saga: new moon”. Personalmente, i film che mi hanno colpita (e pare sono piaciuti anche ai più) sono stati: “Triage”di Danis Tanovic, con lo straordinario Christopher Lee, Colin Farrell e la deliziosa Paz Vega; il vincitore”Broderskab”di Nicolo Donato, standing ovation a fine proiezione per l’intero cast; “Oorlogswinter”di Martin Koolhoven, film anch’esso meritatamente premiato; “Hachiko: a dog’s story” di Lasse Hallstrom, con Richard Gere e Joan Allen, struggente storia, coinvolgente riadattamento americano di un famoso racconto giapponese ispirato a una storia vera, pellicola che ha commosso la sottoscritta e quasi l’intero pubblico, in lacrime, film che suggerisco di andare a vedere non solo per famiglie, per ragazzi, ma per tutti: il cane Hachi ha molto da insegnare agli esseri umani!! Applausi scroscianti e calorosi per Gere, seduto, e non in prima fila, a guardarsi il film, da antidivo com’è suo solito (altro aspetto che apprezziamo di lui), insieme a pubblico e giornalisti. Interessanti, seppure diversi per trama, contesto, temi e cronologia, “Plan B” di Marco Berger e “Popieluszko. Wolnosc jest w nas”di Rafal Wieczynski, introdotto dalle parole di Lech Walesa per celebrare il 25.mo anniversario della morte di Padre Jerzy Popieluszko, rapito e assassinato in Polonia dai servizi segreti, il 19 ottobre 1984; bravissimo l’attore Adam Woronowicz nel ruolo per l’appunto di Popieluszko! Dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta, l’evento del festival: la presenza di Meryl Streep, elegante, raffinata, affascinante, protagonista del film “Julie & Julia”di Nora Ephron, film che la Streep ha dedicato a sua madre, come lei stessa ha dichiarato. Piacevolissima, divertente, la conferenza stampa con la Streep, molto disponibile, sempre sorridente e solare; quando le abbiamo chiesto un raffronto tra i suoi esordi e il fare l’attrice oggi, ha risposto che ravvisa molti ostacoli, è fiera di avere due figlie che fanno le attrici, ma è anche preoccupata per loro. Si è detta, come Gere, contenta e orgogliosa dell’assegnazione del Nobel, a Obama. Riguardo all’Oscar, ha umilmente asserito che quando lavora, si concentra sul film, non pensa ai premi, ma se proprio deve scegliere, all’Oscar preferisce la Nomination, quando la riceve, è felice e fiera di sé, è un onore, un riconoscimento gratificante al suo lavoro; si reputa fortunata per la sua carriera e di poter continuare a svolgere la bellissima ed emozionante professione di attrice.

IDEA DICEMBRE 2009

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