ROMA
IN FESTA
di
Patrizia Di Franco

La quarta edizione del
RomeFilmFest ha registrato alcune falle ingiustificabili (di cui parleremo
subito onde evitare lo sgradevole in cauda venenum), ma ha brillato altresì
per l’eccelsa qualità dei film visionati. Pleonastico e tautologico
rimarcare che il RomeFilmFest non è la Mostra del Cinema di Venezia né
il Festival del Cinema di Torino, e quanti perseverano nel porli a
paragone, non hanno ancora capito che il RomeFilmFest è il Festival
internazionale del Film, che vuole brillare di luce propria, non è in
competizione con le altre rassegne cinematografiche in Italia e
all’estero, non è uno scomodo o ibrido antagonista, bensì vuole essere
una Festa capitolina, aperta al
pubblico, e non incentrata esclusivamente sul glamour, sul red
carpet, sugli “effetti speciali”.
In effetti, a noi che optiamo per la qualità e non per
l’apparenza, e che riteniamo che un Festival debba essere di spessore,
contenuti, scevro da orpelli, fatuità, o basato sulle parate spesso
kitsch di vip o presunti tali, la natura e gli intenti del Festival di
Roma vanno davvero a genio. Peccato che i film più belli siano stati
stranieri, e che la produzione italiana sia stata oscurata da essi, però
a “salvare” l’onore e la faccia, è stato proprio un’opera
nostrana che si è aggiudicata ben due premi. Infatti, “L’uomo che
verrà” di Giorgio Diritti, con Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio
Casadio, ha conquistato sia il Premio della giuria Marc’Aurelio
d’Argento, che il Premio del
pubblico Marc’Aurelio d’Oro
per il miglior film. Un
eccidio, una pagina drammatica della storia italiana, nota come la strage
di Marzabotto (circa 770 persone, di cui la maggioranza bambini, donne,
anziani, furono trucidate, dalle SS, il 29 settembre 1944, nella zona di
Monte Sole, 30 chilometri a sud di Bologna). Il film, riconosciuto
d’interesse culturale nazionale, ha ricevuto il finanziamento del
Ministero per i beni e le attività culturali. Infine, il Ministero per la
gioventù ha assegnato al lavoro del bolognese Diritti, il premio “La
meglio gioventù”. Il
secondo premio italiano, Premio Migliore attore, è stato conferito a
Sergio Castellitto, protagonista del film in concorso, “Alza la
testa”di Alessandro Angelini, storia del rapporto tra un padre single e
suo figlio impegnato nella boxe. Gli altri premi: Miglior Film del
RomeFilmFest al bellissimo “Broderskab” (Fratellanza)
dell’italo-danese Nicolo Donato; Migliore attrice a Helen Mirren per
“The last station” di Michael Hoffman; Marc’Aurelio
premio alla carriera (con la
lupa dell’urbe eterna), a Meryl Streep; Marc’Aurelio
d’Argento a “Sons of cuba” di Andrei Lang; Premio L.A.R.A. (libera associazione rappresentanza di artisti) alla
rumena Anita Kravos per la migliore interpretazione.
Buon gusto e acuta analisi nei premi
assegnati dalle giurie di ragazzi. Due giurie, una composta di ventinove
ragazzi dagli 8 ai 13 anni e l'altra da trentacinque ragazzi dai 14 ai 17
anni, selezionati sul territorio nazionale, ha assegnato i seguenti premi
della sezione Alice nella città: Premio
Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni: “Last
ride” di Glendyn Ivin; Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni
all’eccellente “Oorlogswinter/Winter in Wartime” di Martin Koolhoven;
Menzione speciale: “Vegas” di Gunnar Viene. La giuria per i
documentari, diretta da Folco Quilici, ha assegnato il premio Marc'Aurelio d'Argento al miglior documentario per la Sezione
L'Altro Cinema | Extra. -
Menzione speciale: “Fratelli d’Italia” di Claudio Giovannei -
Menzione speciale: “Severe Clear” di Kristian Fraga. La
serata della premiazione non l’abbiamo seguita perché non ci hanno
fatto entrare, sebbene arrivati come ogni dì (dal 15 al 23 ottobre) in
largo anticipo. Dopo un’attesa, in piedi, durata un’ora e mezza, ci
hanno congedati senza spiegazioni, senza farci parlare con nessuno della
Direzione e dell’organizzazione. Sconcertante, per usare un linguaggio
signorile e educato, quanto abbiamo visto: alcuni colleghi venivano fatti
passare, sotto lo sguardo attonito e basito dei moltissimi in attesa.
Assurdo vedere respingere anche moltissime persone facenti parte del
pubblico, molti sono stati rimandati a casa, e avevano pagato il biglietto
per la serata della premiazione! La spiegazione fornita? Sold out, tutto
esaurito, sala stracolma e l’essere arrivati
in ritardo, strano però che dopo un quarto d’ora sono arrivate
alcune persone, parlo sempre di pubblico, e queste invece, a differenza
dei loro predecessori, sono state fatte passare… Anche la stampa, va
ricordato, ha pagato l’accredito per la manifestazione: 40 euro! E non
ci hanno fatto entrare, ci hanno impedito di lavorare, ci hanno negato il
diritto d’informazione e cronaca, ci hanno fatto attendere in piedi, in
fila, per un’ora e mezza per poi negarci l’accesso. Inqualificabile,
vergognoso, inspiegabile, ingiusto, scorretto, irritante, scandaloso,
irriguardoso ed irrispettoso per la stampa e per il pubblico. Speriamo
che non si ripeta più e che dall’anno prossimo l’organizzazione eviti
spiacevoli e inopportuni accadimenti come questo, che nuocciono
all’immagine stessa del Festival.
Le altre note stonate, aspetti
anch’essi molto negativi: pare che finalmente dalla prossima edizione i
film saranno sottotitolati anche per persone sorde e quindi il Festival
sarà accessibile al 100% a disabili, ciechi, sordi, spazi raggiungibili e
fruibili da tutti, film visionabili da tutti, punto non irrilevante che
invece ha penalizzato moltissimi appassionati di cinema e non a caso molti
giornali hanno intitolato: un festival non per tutti.
L’ultima nota dolente: vogliamo chiamarli biglietti sprecati o
“svenduti”? Quello che è accaduto a noi, abbiamo scoperto essere
accaduto a moltissimi, pubblico e colleghi: avrei voluto fare un regalo a
mie care amiche, acquistando il biglietto dell’incontro con Richard Gere,
mi è stato risposto dalla sgarbata (scortese con tutti non solo con la
sottoscritta) addetta al botteghino che era tutto esaurito, idem per
l’incontro con Meryl Streep. Grottesco e strabiliante, un enigma… che
poi molta gente sia entrata e abbia assistito all’incontro con Gere (e
altri personaggi), ricevendo biglietti in omaggio addirittura! Colleghi ma
anche pubblico pagante, e molti romani hanno dissipato dubbi e svelato
l’arcano, dicendoci: “Riservano molti posti a personalità, vip, o
amici, poi questi non si presentano, le sale sono semideserte e per non
fare brutta figura e per riempire le sale, i biglietti come per magia
spuntano fuori all’ultimo minuto, vengono perfino regalati”.
Bilancio del festival? Budget di 12.500.000 euro; lo scorso anno ben
15.500.000; 102.000 biglietti emessi per un incasso di 380.000 contro i
115.000 biglietti venduti e i 398.000 euro incassati
nell’edizione precedente. Per fortuna, a fare da contrappeso a
questi incresciosi e dannosi “incidenti di percorso”, c’erano i bei
film; gli interessanti incontri con: Richard Gere, visto e già
intervistato tre anni fa; Paulo Coelho, che ha presentato in anteprima
mondiale “Paulo Coelho’s The experimental with”, lungometraggio
realizzato dai lettori selezionati, esperimento tra letteratura, nuove
tecnologie, cinema, basato sul libro di Coelho, “La strega di Portobello”;
Meryl Streep, i registi Muccino e Tornatore. La sezione Alice nella città;
i focus come “The Cov”; New Cinema Network; la suggestiva “Sergio
Leone” A fresh vision; la meravigliosa retrospettiva, omaggio a Luigi
Zampa; i tributi a: Heath Ledger; a Luciano Hemmer; a Luciano Salce con
“L’uomo dalla bocca storta”; i documentari.
Noiosa e fugace la conferenza
stampa con George Clooney (“Up in the air”di Jason Reitman) che
cercava invano di fare il simpatico e il “piacione”. Accolto
freddamente l’esordio alla regia dell’attrice Stefania Sandrelli con
il suo “Christine Cristina”. Interessante “Vision” di Margarethe
Von Trotta. Un po’ spocchiosi, pare che non amino i Festival… i
fratelli Cohen con il loro “A serious man”. Applausi
fragorosi per James Ivory (“The city of your final destination”, con
Anthony Hopkins). Carlos Saura e Vittorio Storaro hanno dato vita
al film “Io, don Giovanni” ispirato a una delle opere più audaci di
Mozart. Fan in delirio durante il red carpet per “The twilight saga: new moon”.
Personalmente, i film che mi hanno colpita (e pare sono piaciuti
anche ai più) sono stati: “Triage”di Danis Tanovic, con lo
straordinario Christopher Lee, Colin Farrell e la deliziosa Paz Vega; il
vincitore”Broderskab”di Nicolo Donato, standing ovation a fine
proiezione per l’intero cast; “Oorlogswinter”di Martin Koolhoven,
film anch’esso meritatamente premiato; “Hachiko: a dog’s story” di
Lasse Hallstrom, con Richard Gere e Joan Allen, struggente storia,
coinvolgente riadattamento americano di un famoso racconto giapponese
ispirato a una storia vera, pellicola che ha commosso la sottoscritta e
quasi l’intero pubblico, in lacrime, film che suggerisco di andare a
vedere non solo per famiglie, per ragazzi, ma per tutti: il cane Hachi ha
molto da insegnare agli esseri umani!! Applausi scroscianti e calorosi per
Gere, seduto, e non in prima fila, a guardarsi il film, da antidivo com’è
suo solito (altro aspetto che apprezziamo di lui), insieme a pubblico e
giornalisti. Interessanti, seppure diversi per trama, contesto, temi e
cronologia, “Plan B” di Marco Berger e “Popieluszko. Wolnosc jest w
nas”di Rafal Wieczynski, introdotto dalle parole di Lech Walesa per
celebrare il 25.mo anniversario della morte di Padre Jerzy Popieluszko,
rapito e assassinato in Polonia dai servizi segreti, il 19 ottobre 1984;
bravissimo l’attore Adam Woronowicz nel ruolo per l’appunto di
Popieluszko!
Dulcis
in fundo, la ciliegina sulla torta, l’evento del festival: la presenza
di Meryl Streep, elegante, raffinata, affascinante, protagonista del film
“Julie & Julia”di Nora Ephron, film che la Streep ha dedicato a
sua madre, come lei stessa ha dichiarato. Piacevolissima, divertente, la
conferenza stampa con la Streep, molto disponibile, sempre sorridente e
solare; quando le abbiamo chiesto un raffronto tra i suoi esordi e il fare
l’attrice oggi, ha risposto che ravvisa molti ostacoli, è fiera di
avere due figlie che fanno le attrici, ma è anche preoccupata per loro.
Si è detta, come Gere, contenta e orgogliosa dell’assegnazione del
Nobel, a Obama. Riguardo all’Oscar, ha umilmente asserito che quando
lavora, si concentra sul film, non pensa ai premi, ma se proprio deve
scegliere, all’Oscar preferisce la Nomination, quando la riceve, è
felice e fiera di sé, è un onore, un riconoscimento gratificante al suo
lavoro; si reputa fortunata per la sua carriera e di poter continuare a
svolgere la bellissima ed emozionante professione di attrice.
IDEA
DICEMBRE 2009

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