.::DICEMBRE 2006::.

   SPECIALE “ROMEFILMFEST”

PRIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE

 DEL CINEMA  DI  ROMA

SERVIZIO  SUL  “ ROMEFILMFEST” 

FESTIVAL  INTERNAZIONALE  DEL CINEMA  DI   ROMA

13-21   OTTOBRE  2006

 

di Patrizia Di franco

 

 

“…T’invidio turista che arrivi,

t’imbevi de fori e de scavi,

poi tutto d’un  colpo te trovi

Fontana de Trevi ch’è tutta pe’ te!

Ce sta ‘na leggenda romana

 legata a ‘sta vecchia fontana

per cui se ce butti un soldino,

 costringi er destino a fatte tornà.

 E mentre er soldo bacia er fontanone,

 la tua  canzone in fondo è questa qua!

Arrivederci, Roma…

Good bye…

Au revoir…”

 

La dolcissima canzone di Garinei, Giovannini e Renato Rascel, è una delle icone musicali  che decantano lo splendore di Roma, assieme:agli stornelli e alle canzoni del “Reuccio”,  er core de Roma, Claudio Villa, ineguagliabile ugola d’oro;e alla voce inconfondibile di Lando Fiorini;nonché al  talento e alla passione di Gabriella Ferri, l’altra vera Anima della città eterna. Ma  Roma oltre a essere musica, storia, arte, cultura, è anche poesia, nei  sonetti in romanesco, di:Giuseppe Gioachino Belli, ne scrisse ben duemila in soli sette anni; e nei sonetti sempre in vernacolo di Cesare Pascarella, attraverso cui raccontò la “Storia d’Italia”, e gran successo riscosse anche la sua opera più  conosciuta:”La scoperta dell’America”. E come non ricordare Carlo Alberto Salustri, nom de plume:Trilussa?Giornalista, poeta, che ha descritto in versi e in prosa vizi e virtù, usi e costumi, vicende della vita, con sagacia, caustica ma divertente e mai cattiva arguzia, regalando anche alla fine, talvolta con bonario cinismo e realismo, spesso con intensa dolcezza, “vademecum”, linee guida e precetti, filosofia e lezioni di vita, saggezza e morale alla stessa stregua delle favole di Esopo. Come ne”Le lucciole e lo scorpione”, in cui dodici lucciolette con  le lanterne accese, destano attenzione e preoccupazione in uno scorpione che le inonda di domande,  “perché so’brutti tempi”…e vuole sapere a tutti i costi che ci fanno quelle strane creaturine intorno ai  broccoli di un orto, chiede loro se cercano un baco”camorista ch’ha filato la seta a tradimento”, o se hanno preso di mira una mosca. Ed esse, con semplicità e tenerezza, dilettano e allietano il lettore con la loro risposta:”No, nun avè paura- je rispose una Lucciola- per voi nun c’è nessun mandato de cattura.

Unitamente a le sorelle mie, faccio la luce su le cose belle, ma nu’ la faccio su le porcherie. Nojantre semo un po’ come le stelle che mandeno quer  tanto de chiarore giusto pe’ fa’ l’amore. Infatti stamo qui pe’ regge er moccolo ar Vermine che bacia la farfalla tra le foje d’un broccolo”(noi altre siamo un po’ come le stelle  che mandano quel tanto di chiarore giusto per fare l’amore. Infatti stiamo qui a reggere il moccolo al Verme  che bacia la Farfalla tra le foglie di un cavolo)…Roma è anche un cielo stellato che pare un dipinto, è er ponentino, quel venticello che ti accarezza i capelli, è poesia ma è pure Cinecittà, quindi Cinema. Basti citare”La Dolce Vita”di Fellini “cult movie”nell’immaginario collettivo, non solo per cinefili, come lo è”Roma città aperta”(nastro d’argento alla bravissima Anna Magnani, premiata poi nel 1955  con l’ambìto  Oscar, per”La Rosa Tatuata”di Daniel Mann, dal dramma di Tennesee Williams, sceneggiatura di John Michael Hayes e suggestiva fotografia del grande James Wong Howe, con  l’eccellente co-protagonista Burt Lancaster )di Roberto Rossellini. Opera di notevole spessore, la cui versione restaurata  da  CSC-Cineteca Nazionale, é stata proiettata, sabato 14 ottobre, nell’àmbito del” RomeFilmFest”, la prima edizione della Festa internazionale di Roma. Eh già, perché adesso, ed era ora, l’Urbe, caput mundi anche della cultura italiana, è culla di talenti emergenti della cinematografia, è la sede ad hoc  degli eventi internazionali e delle anteprime, delle proiezioni delle pellicole cinematografiche più interessanti del  panorama nazionale ed estero. Un richiamo non soltanto per giovanissimi, per appassionati del bel cinema, ma anche una grande Festa per tutti, autoctoni,stranieri,connazionali. Un’occasione di lavoro anche per molti ragazzi e  anche, in toto, un business, per albergatori, ristoratori, un volano per l’indotto, un’opportunità per tanti con ripercussioni positive sulla città, con un ritorno d’immagine e con incassi non irrilevanti. Ma soprattutto è indice di pluralismo, ed è anche la risposta a un Cacciari, sindaco di Venezia,”imbufalito” che prometteva “ ritorsioni” qualora lo Stato avesse sganciato anche un solo euro per finanziare questo neoevento. Qualcuno, anche Cacciari, lo ha definito il Festival delle Banche(uno dei maggiori istituti bancari ne è stato lo sponsor principale)e lo stoico Veltroni,, sindaco di Roma, spiritosamente ha risposto:”Non allo Stato, ma a qualcuno dovevamo pur chiedere i soldi”e ha aggiunto con un velo di amarezza:”Il nostro Paese purtroppo ha paura del nuovo”. Il Premio Nobel, attore e autore valente, Dario Fo, ha affermato a riguardo:”Non è mai successo che una festa  ammazzi l’altra, al contrario. Più offerta di spettacolo c’è, meglio è per la cultura!”, gli dà manforte il pluripremiato, premio Oscar, il regista Bernardo Bertolucci:”Tra Roma e Venezia non c’è competizione. Sono due manifestazioni talmente diverse!”.

Il giornalista Curzio Maltese ha scritto su”Il Venerdì”:”Il successo popolare e naturale della Festa del Cinema ha dimostrato quanto fosse provinciale e ridicola la guerra fra le repubbliche cinematografiche di Venezia e Roma. La capitale del cinema mondiale ha finalmente la sua festa e nessuno gliela toglierà. Come ha detto però il grande Mario Monicelli:”Ora che la festa funziona, bisogna vedere se funziona anche il cinema”. In Italia ci sono buoni  registi e bravi attori, una sapienza artigianale magnifica e diffusa, musicisti e scenografi da Oscar”. Condividiamo in toto, soprattutto le ultime frasi di Maltese.

Largo quindi alle novità, a più proposte diversificate, di qualità, e continuiamo pertanto  il nostro excursus.

Non vi faremo un’asettica cronistoria, tipo planning quotidiano, del Festival  a cui Roma ha dato i natali il 13 ottobre, ma vi coinvolgeremo nell’atmosfera di quei meravigliosi giorni illuminati da un sole radioso, calorosamente estivo, malgrado fosse già autunno inoltrato. Pareva quasi che Roma avesse voluto accoglierci e darci il benvenuto in tal guisa, regalandoci giornate e serate”estive”, caldissime e memorabili, e anche il clima splendido ha favorito un afflusso considerevole di  cinefili, scolaresche, giovani, turisti e non solo stranieri., curiosi, oltre che degli addetti ai lavori, degli operatori e di tantissimi giornalisti provenienti da tutto il mondo.

Non scriveremo di vippaio-vespaio, mondanità, “vip”(non ci si è ancora messi in testa che sono comuni mortali come noi?Né migliori né peggiori, talvolta anzi peggio…Absit  iniuria verbo!E’ mera constatazione…), divette, “star”o nobili(decaduti…e non)presenzialisti e onnipresenti, non vi tedieremo con gossip di infimo livello, non ci caleremo nei panni di commentatori di sfilate per descrivervi le mise delle attrici o per scrivere fiumi, sterili, di parole, sul red carpet, sulle passerelle dei divi hollywoodiani e nostrani.

Il Festival del Cinema è per l’appunto il tributo al Festival, mica è la “sagra de noialtri, o della porchetta”, o l’assemblea dei “personaggi famosi”o in cerca di notorietà!Alla sottoscritta e a voi, cui prodest?E, soprattutto, a chi importa tutto ciò?Non è la fiera delle vanità che ci interessa,bensì la cultura, il cinema, l’arte!

Infine, non saremo buonisti o euforici  ed entusiasti fino al parossismo, né schiavi di:servilismo, deferenze, sudditanze psicologiche, simpatie personali e orientamenti ideologici, ma neppure perfidi, quando ci saranno critiche da fare saranno costruttive semmai, e non  malevole e gratuitamente crudeli e offensive tout court, cercheremo di essere obiettivi, fatto che ogni giornalista che si rispetti dovrebbe sempre fare. Insomma il tutto all’insegna del politically  correct e del fair play. In medio stat virtus e soprattutto:la verità e l’umiltà sono madri di tutte le qualità.

Dopo aver detto ciò che non faremo, siete pronti a immergervi nelle atmosfere del RomeFilmFest?

Ma prima, un po’ di suspense e pazienza ancora…eccovi, tutto per voi, un doveroso prologo, un résumé introduttivo, così, successivamente, potrò farvi da cicerone.

LA CRONACA DI QUEI GIORNI

All’insegna delle polemiche non volute e quanto mai inopportune si è aperta la prima edizione del Festival del Cinema di Roma, svoltosi dal 13 al 21 ottobre nell’Auditorium in via Pietro De Coubertin, il”papà”dell’arci famoso motto:”L’importante è partecipare”. La Biennale di Venezia si sentiva minacciata, offuscata, dalla prima edizione della Festa del Cinema di Roma, e in campo sono scesi per portare l’acqua al proprio mulino, e per difendere a spada tratta la propria mostra del Cinema, perfino cariche istituzionali importanti, dai sindaci, ai ministri, ai presidenti dei rispettivi Festival cinematografici. Ma a che pro, tante polemiche?Se oltre a Venezia, adesso figurano anche Torino(con il seguitissimo Festival del corto, con l’imperdibile, assolutamente da visitare, Museo del Cinema)e Roma, non è meglio per la cultura italiana?Per tutti noi?Fruitori, giornalisti, visitatori, turisti, esteti assetati di  cultura, arte, cinema, musica, fotografia, poesia. Mala tempora currunt come diceva anche in tono scherzoso, realistico ma gaudente, Trilussa, e quindi ben vengano iniziative di questo genere, che anzi si moltiplichino a dismisura! Lo stato di salute di una nazione si evince anche dai teatri, dagli auditorium, dalle mostre, insomma dalla cultura e dalla storia che vi si respirano, e non l’ho detto io anche se lo condivido pienamente!Lasciamo quindi le polemiche che sanno di stantio e non portano da nessuna parte(meglio essere propositivi!)e”tuffiamoci”nella cronaca di quei giorni che ha registrato purtroppo anche accadimenti luttuosi. In concomitanza all’inaugurazione del Festival infatti c’è stata sofferenza e commozione in ricordo alla scomparsa, quasi in sincrono con l’inizio della manifestazione capitolina, di Gillo Pontecorvo, “pioniere della colonia cinematografica”che comprendeva Alessandro Blasetti, Pietro Germi, Vittorio De Sica. Gilberto, detto Gillo, pisano, fu regista del bellissimo film”La battaglia di Algeri”, un regalo d’amore al popolo algerino e vessillo della libertà, e, tra gli altri film, di ”Kapò”. Ex partigiano e giovane dirigente politico di sinistra, anche attore, ed ex direttore della Mostra del Cinema di Venezia. Il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, l’ex ministro della cultura francese Jack Lang, il Presidente del Festival di Cannes, Gilles Jacob, il presidente della Biennale di Venezia, Davide Croff, il sindaco di Roma Walter Veltroni, ministri, politici di sinistra e non solo, cineasti, registi, attori, numerosi amici, lo hanno ricordato con elogi, complimenti, emozionanti frasi di affetto e stima, ed Ennio Morricone gli ha dedicato il suo splendido concerto, svoltosi sabato 14, in cui il maestro ha diretto l’Acccademia di Santa Cecilia.

Il primo giorno, venerdì 13, c’è stata la manifestazione di protesta del movimento”Lotta per la casa”davanti al bookshop dell’Auditorium. Sugli striscioni slogan del tipo:”Casa subito”, “Vergogna!”in merito”all’ingente investimento di risorse per il Festival”. Momenti di tensione, qualche”tafferuglio”, la carica della polizia. Il blocco all’ingresso della rassegna è stato tolto soltanto dopo la promessa del sindaco Veltroni di incontrare quanto prima i manifestanti. L’emergenza abitativa è uno dei problemi annosi e più gravi della capitale, assieme alla prostituzione(clienti e prostitute dal primo mattino affollano il grande raccordo anulare, e le strade non solo periferiche ed extraurbane, specialmente la Salaria né è oltremisura zeppa dall’alba a notte fonda, senza sosta). Eh sì, perché Roma è anche questo:la difficile realtà delle borgate;gli accampamenti rom che talvolta vanno a fuoco e”ci scappa”il morto;i moltissimi senzatetto;i bambini di strada costretti a chiedere l’elemosina, a rubare o a prostituirsi per il mercato sempre crescente della pedopornografia e pedofilia;prostituzione e traffici illeciti à gogo, a profusione;evasione fiscale spesso effettuata da immobiliaristi e padroni di casa senza scrupoli, sono loro i nuovi”usurai”che si fanno pagare esorbitanti affitti per una camera squallida e microscopica , in genere in nero, senza registrazione di contratto;affitti alle stelle per le abitazioni e mutui proibitivi;extracomunitari ma anche tanti italiani e romani oltre la soglia di povertà, senzatetto, costretti a vivere all’addiaccio e accuditi solo dai nuovi”eroi”metropolitani, gli encomiabili volontari di organizzazioni Onlus, come “Terre di Mezzo”di cui responsabile e coordinatrice è Tania Rossi, “City Angels”di Mario Furlan, e da altre associazioni laiche o religiose, non a scopo di lucro. Non a caso abbiamo rimarcato che la casa è forse il problema numero uno di Roma;e inoltre:troppo traffico e congestionato;troppo smog e inquinamento acustico oltre che atmosferico. Roma, sebbene sia una delle città più belle del mondo, adorabile, cosmopolìta, affascinante e carismatica,  non è l’ ”Eldorado” come molti dicono e pubblicizzano, e vorrebbero far credere agli sprovveduti o a chi non la conosce bene. Infine, un altro evento tragico di quei giorni è stata la morte di una ragazza, Alessandra Lisi, una ricercatrice universitaria, rimasta uccisa tra le lamiere del convoglio a seguito dello scontro tra due metro, il 17 ottobre. Il treno Rcp 311, quella drammatica mattina, è piombato sulle vetture ferme nella stazione, della Metropolitana(linea A), di piazza Vittorio, causando il decesso della giovane donna e ben 236 feriti. All’inizio si era anche pensato a un attentato di matrice terroristica, per poi lasciar posto alla pista e alle perizie riconducibili all’errore umano(e non si può neppure puntare il dito contro i macchinisti che fanno turni di 6 ore giornaliere, 50 ore di straordinario, talvolta doppi turni, e lavorano in condizioni non ottimali, scarsità di ossigeno in galleria, spesso perfino il sistema della sala di controllo va in tilt, i dirigenti devono chiedere via radio-telefono la posizione dei macchinisti che svolgono un lavoro stressante e di responsabilità, faticoso e a rischio, per soli 1400 euro al mese…). Roma in lutto, addolorata, ma anche meravigliosa nella sua umanità, generosità e solidarietà, il cuore di Roma pulsava più forte che mai. I soccorsi ufficiali sono stati tempestivi, solleciti:infermieri, forze dell’Ordine, tutti zelanti, umani, solidali come i singoli cittadini, romani e non, magnanimi e calorosi, che prestavano soccorso. E la civiltà, lo stato di salute, di una città, oltre che dalla cultura lo si vede anche da questo, dalla solidarietà, dalla lotta all’indifferenza, dall’altruismo, dall’umanità, dal dolore che unisce e genera sostegno, dal mutuo soccorso, dalla voglia di far del bene. Solidarietà e partecipazione emotiva anche dal Festival, soppressi molti  red carpet, eventi mondani, niente musica per un giorno, e Corrado Guzzanti autore, regista, e protagonista del suo divertente, mordace, ”Fascisti su Marte”, con sensibilità e  compartecipazione, in segno di rispetto e per manifestare il proprio cordoglio, ha fatto posticipare la proiezione del suo film e quindi il suo incontro con i giornalisti(previsti proprio il 17 ottobre, giorno della sciagura), al sabato successivo, nella serata conclusiva del Festival.

DISAGI  E PROBLEMI ORGANIZZATIVI.

Sì sa, occorre essere clementi quando si tratta di ogni prima volta…Però non è corretto chiudere tutti e due gli occhi su intoppi, disagi, inerenti la macchina organizzativa che non ha funzionato in maniera impeccabile. Non ci riferiamo solo ai commenti degli addetti ai lavori, ma anche del pubblico, si sono lamentati perfino i componenti della giuria popolare, presieduta dal regista Ettore Scola(“Dramma della gelosia”,”C’eravamo tanto amati”,”Brutti sporchi e cattivi”,”La famiglia”, “Che ora è?”, sono solo alcuni dei titoli dei suoi film di successo)che dovevano, come ci ha detto Giovanna, una dei giurati, simpatica ragazza che lavora in una videoteca, fare la fila per ritirare i biglietti per assistere alle proiezioni delle pellicole che loro stessi dovevano valutare e poi votare. Noi giornalisti poi spesso ci siamo guardati e ci siamo chiesti all’unisono, tutti insieme mentre facevamo la coda dal primo mattino:”Ma a che serve il badge se per molti appuntamenti dobbiamo venire qui ogni giorno, prestissimo, fare la fila estenuante, arrivare all’agognata biglietteria per accreditati tra l’altro, e sentirci magari pure rispondere che c’è il tutto esaurito e quell’appuntamento non potremo seguirlo e non potremo svolgere il nostro lavoro?”.  Nei primi due giorni c’è stato il caos assoluto…Perfino gli addetti, gentilissimi peraltro, dell’Info point, non erano in grado di fornirci informazioni e spesso ne sapevamo più noi di loro…. Abbiamo visto e saputo che, per ignoranza e disinformazione loro, molti uomini sia tra gli addetti all’accesso nelle sale(coloro che controllano e staccano i biglietti)che della security hanno messo i bastoni tra le ruote ai giornalisti, talvolta hanno fatto entrare persone senza controllare i biglietti(e qualche furbetto è entrato con biglietti relativi a un altro evento minore)oppure hanno osteggiato, fatto”ostruzionismo”, gli stessi operatori dell’Info point ci hanno detto a riguardo:”Alcuni di loro hanno bloccato e diverse volte, molti giornalisti che invece di diritto avevano libero accesso ai press meeting per mezzo del bagde e per cui non occorreva quindi avere alcun biglietto”.

Ci siamo persi Nicole Kidman che presentava”Fur”di Steven Shainberg, sulla controversa figura della fotografa Diane Arbus, per una variazione, ex abrupto, di programma, un cambio dell’ultimo momento, la presenza della diafana attrice era prevista per il tardo pomeriggio e invece l’incontro con la stampa è stato fatto anticipare, non si sa perché, alla mattina, quindi , insomma, alal fine, chi c’era c’era…

Spesso veniva registrato il”tutto esaurito”e poi le sale erano semideserte, come nel caso della conferenza stampa con Monica Bellucci, protagonista di”Io e Napoleone”di Paolo Virzì. Del cast del film fa parte anche l’assente, illustre, ma giustificatissimo, Daniel Auteuil(per un lutto gravissimo, per la perdita della madre era rimasto a Parigi).

Chapeau alla bellezza e alle procaci forme dell’attrice umbra(da quando è diventata mamma è anche più radiosa), però la corona di alloro e la presenza nell’Olimpo cinematografico delle personalità di spicco, è appannaggio, di diritto e per meritocrazia, dei veri talenti, di mostri sacri  quali attori, registi, produttori che hanno segnato la storia del grande schermo. La Bellucci sicuramente è una delle donne italiane più belle e forse anche nel mondo(anche se ciò perde valore, passa in secondo piano, quando ostenta, a detta di molti con alterigia e superbia, il suo essere:bramata icona della mediterraneità, sex symbol, diva internazionale anche se ormai”francese”di adozione), ma nonostante abbia vinto un Globe, abbia lavorato con attori del calibro di Gene Hackman, Vincent Cassel(suo marito), dagli addetti ai lavori, cineasti, giornalisti, ma anche da parte della gente e dei suoi stessi  ammiratori non è considerata una vera attrice, ma una ex modella, fortunatissima, bellissima, prestata al cinema, tant’è che non figura neppure nei prestigiosi dizionari di Cinema con la C maiuscola. Di certo non lusinghieri i commenti registrati, ascoltati, da parte non solo dei giornalisti ma anche del pubblico, e non erano solo donne come qualcuno, malizioso, potrebbe far osservare, anzi molti uomini hanno pronunciato frasi del tipo:”Ma quanto se la tira!”, “Mica è Bette Davis”, “E’ così snob e altezzosa da risultare antipatica”, e, in romanesco: “A ridatece Anna Magnani”, oppure:”Vogliamo Sofia(Sophia Loren)“, tutto ciò perché  probabilmente in rappresentanza del cinema italiano, quasi tutti, a furor di popolo, avrebbero gradito un altro simbolo, un’altra attrice. Altre pecche ed errori:mezz’ora di ritardo, il primo giorno della Festa del Cinema, per la proiezione del film di Eugenio Cappuccio, “Uno su due”. Motivo del fastidioso ritardo:la carenza di posti disponibili per la stampa, posti occupati dal pubblico che è stato fatto alzare. Giornalisti e pubblico hanno lo stesso diritto al posto a sedere, i primi perché non giocano bensì lavorano(soprattutto quelli seri!Non soffriamo di corporativismo), i secondi come spettatori paganti. Benché piacevole come professione e non massacrante, alienante, come il minatore o l’operaio sfruttato e sottopagato alla catena di montaggio, il nostro è pur  sempre un lavoro, e d’intelletto quindi richiede concentrazione, notevole impegno mentale(talvolta pure fisico, quando si corre da una parte all’altra, o si è chiamati per seguire:un convegno dall’altra parte della città o fuori sede, o Festival con molteplici appuntamenti  quotidiani). Entrambi meritano rispetto e considerazione, entrambi devono essere messi nelle condizioni ideali per lavorare o godersi lo spettacolo. Per fortuna dopo il trambusto iniziale le acque si son calmate, la macchina organizzativa ha preso a girare a pieno ritmo, gli addetti all’ufficio informazioni erano sempre più preparati, informati, garbati, disponibili, dicasi lo stesso per gli agenti della sicurezza, per le maschere, per tutti gli altri operatori. Unica nota stonata, l’ufficio oggetti smarriti. Una collega è stata scippata il primo giorno, durante il red carpet di Sean Connery, ovviamente nessuno le ha riportato il portafoglio, e anche silenzio assoluto dall’ufficio oggetti smarriti. Idem per un ragazzo, gentilissimo, Achille, che lavorava all’ Info point, lui aveva perso i suoi occhiali da sole, e ci ha detto che si è sentito rispondere da un’addetta all’Ufficio informazioni:”Non sappiamo che dirti, spera di  ritrovarli, anche se è non credo succederà”.

Altri colleghi e anche persone del pubblico hanno perso oggetti e si sono lamentati della negligenza  e della noncuranza degli addetti all’ufficio smarriti:”Si vede lontano un miglio che non hanno voglia di lavorare questi”ci ha detto un simpatico, arzillo, signore romano.

Robert De Niro non abbiamo potuto intervistarlo né partecipare alla sua conferenza stampa, e ciò che è accaduto è purtroppo successo anche ad altri colleghi, come a Loretta Eller, una  valente giornalista, esperta di arte e cinema. C’eravamo svegliati all’alba di venerdì per arrivare presto in Auditorium, la biglietteria apriva alle ore nove, un’ora prima eravamo già lì. Gli operatori della biglietteria dicono che c’è ancora disponibilità di biglietti, peccato che commettono un gravissimo errore:l’emissione del biglietto e per”American Vertigo”(della casa di produzione cinematografica di  Robert De Niro, la”Tribeca”), la proiezione di un film. Chiediamo conferma, se quello è il biglietto giusto, ci pare strano infatti…Non c’è scritto nulla sopra riguardo(oltre ai nostri riferimenti, i biglietti sono tutti nominativi ed è giusto che sia così, e al titolo del film). A nostro avviso si tratta di un errore madornale e chiediamo per l’ennesima volta se il biglietto è valido, se è proprio quello giusto  e ci assicurano,, nuovamente, che è così.

E quella mattina i biglietti sbagliati e”spacciati” per quelli  dell’incontro con De Niro vengono dati a molti altri colleghi. Non siamo convinti, e non perché diffidenti a oltranza o sospettosi a priori, e vogliamo vederci chiaro. Ci rechiamo all’Info point, chiediamo delucidazioni, ci dicono infatti che hanno commesso un errore quelli della biglietteria, e che però non ci sono problemi perché ci assicurano che per l’incontro con De Niro, noi della stampa  possiamo entrare per mezzo del badge, il pass che dovrebbe poter dire”Apriti sesamo”e voilà la porta si spalanca.

Ottimismo, speranze, a parte, questa vicenda non ci piace e sentiamo odore di complicazioni…

Infatti anche quando ci lamentiamo, ma sempre con educazione, civiltà e signorilità, con  “chi di dovere”, ci vien detto e in maniera sgarbata, fredda, scortese, che con il biglietto che abbiamo non potremo entrare e assistere all’incontro con De Niro, e che gli incontri con De Niro non sono due come ci avevano detto, uno alle h.17.00 con la stampa, l’altro alle h.18.00 con il pubblico, ma uno soltanto per stampa e pubblico insieme. Molti giornalisti , italiani e stranieri, vengono allontanati dall’ingresso della sala, molti spintonati verso i cordoni che fungono da transenne.

Alcuni simpatici addetti  sia agli ingressi che alla sorveglianza, ci dicono:”Entrate, vedrete che vi fanno entrare, non preoccupatevi, vedrete che andrà tutto bene. Voi non c’entrate, lo sbaglio lo hanno commesso loro e loro devono rimediare. Il biglietto voi l’avete, loro hanno sbagliato”, ed è quanto sosteniamo anche noi assieme agli altri colleghi. Siamo più basiti, delusi, che arrabbiati(siamo così stanchi, è stato un tour  de force, che abbiamo poche energie e non vogliamo certo sprecarle per arrabbiarci, e poi  non siamo persone da piazzate, scenate, chiassate e polemiche urlate, siamo persone civili ed educate). Sorridiamo per “il conforto e la solidarietà”a noi manifestati da parte degli addetti gentili e simpatici, ma ci restano solo le loro parole carine, giacché alla fine non entreremo…

Sdrammatizziamo, ma alla fine una coordinatrice dell’ufficio stampa prima ci rimprovera(“Ma come?Vi danno il biglietto con su scritto”American Vertigo”e voi lo accettate?Dovevate rifiutarlo”), invece di assumersi le proprie responsabilità, e ammettere che lo sbaglio è stato causato dagli addetti alla biglietteria che ci hanno arrecato un danno, e  poi  invece di farci le scuse, e di trovare la soluzione a un problema creatoci da loro, come se ci facesse un favore, come gentile”concessione”, ci dice:”Vedremo di farvi entrare solo se ci sarà ancora disponibilità di posti”, a quel punto, da signora la sottoscritta e la collega, da gentlemen gli altri colleghi, ce ne siamo andati. Non abbiamo bisogno di favori, concessioni, o, peggio”elemosine”, facciamo e abbiamo fatto il nostro lavoro con serietà, dedizione, impegno, alzandoci ogni giorno prestissimo per essere in Auditorium prima che aprissero le biglietterie, e ciò per tutta la durata del Festival. Non vogliamo favoritismi, non volevamo essere privilegiati ma neppure ostacolati nel nostro lavoro ed è invece ciò che è accaduto il primo e l’ultimo giorno. E soprattutto il rispetto della persona e del lavoro svolto, deve essere reciprocamente riconosciuto, e rispettato per l’appunto. Inoltre, è vero che il pubblico ha pagato(ma anche i nostri direttori hanno pagato l’accredito per noi giornalisti selezionati e accreditati)e il pubblico ha fatto sì che il Festival avesse successo, ma chi ha scritto, filmato, “pubblicizzato”, recensito, speso miliardi di parole, sul Festival, se non noi giornalisti?E per fortuna il sindaco di Roma, Veltroni, e non solo perché  è  scrittore, ex direttore, giornalista anche lui, si è reso, con sportività e massima apertura, disponibile a ricevere le critiche costruttive per far meglio la prossima edizione, si è scusato per i disagi e i problemi che abbiamo subìto e ci ha ringraziato sentitamente per il lavoro svolto, per la nostra quotidiana partecipazione e per  aver a lungo parlato del Festival!

Per fortuna e per scelta, “non serbiamo rancore”e non abbiamo sparato a zero sul Festival come hanno fatto tanti, per  molto meno e per piccoli intoppi, o come chi ha disertato la Festa, oppure ha seguito poco o nulla, quando si è trovato davanti ai primi ostacoli e problemi di natura organizzativa. Noi non demordiamo e non facciamo di tutta l’erba un fascio e soprattutto cerchiamo di essere sinceri e obiettivi come speriamo di aver fatto finora.

Ma, ritornando a De Niro, possiamo dire almeno di averlo visto, tra la delusione però dei fans e la rabbia dei fotografi.

Infatti De Niro, appena varcato l’ingresso, non ha guardato in faccia nessuno, non ha salutato nessuno, i fotografi non avevano neppure avuto prima il tempo di immortalare la passerella, altro che scatti fotografici, bensì scatti d’ira…

Molti hanno detto anche che Robert De Niro è stato frettoloso, sbrigativo, algido, con i fans e ha ignorato i fotografi, che la conferenza non è stata entusiasmante, e che lui si è rivelato antipatico, scostante, e non antidivo come vuol mostrare in genere, noi non avendo assistito all’incontro non possiamo esprimerci a riguardo e neppure ci va, per onestà intellettuale e serietà, di unirci al coro o lanciare critiche perché noi eravamo”stati esclusi”o sulla base di semplici sensazioni e impressioni personali(del resto per tutti c’è un’immagine pubblica e una privata, talvolta coincidono, a volte divergono). Dobbiamo riportare i fatti, la verità, la cronaca.

Quanto riportato è oggettivamente negativo, speriamo che per la prossima edizione tutto fili liscio come l’olio e che i disagi, i problemi, siano di gran lunga minori, non quotidiani, bensì  veniali, “accettabili”.

I NUMERI, LE MOSTRE, I TRIBUTI, GLI EVENTI MUSICALI  DEL FESTIVAL

169 film presentati, di cui 52 dagli Usa, 48 dall’Italia, 28 dalla Francia, 17 dal Regno Unito, 10 dalla Germania, 7 dalla Spagna, per un totale di 32 paesi di tutto il globo terrestre. 102mila i biglietti emessi. 480mila i visitatori del Festival, mostre su Bertolucci, Visconti, Rossellini, incluse. 150mila gli spettatori presenti alle  varie  proiezioni, 16mila bambini (divertenti e copiose le scolaresche presenti ai matinée), 53mila pasti serviti nei punti ristoro e +8% la percentuale di prenotazioni negli alberghi, 967 gli ospiti internazionali. Alberghi, ristoranti e cinema stracolmi.

1700 i giornalisti accreditati e 200 i fotografi. 10mila i gadgets  ufficiali(non”taroccati”, non pirateria)venduti.

“Una città colta è più ricca e vive meglio. Importante la ricaduta d’immagine sulla città, quella culturale ed economica. Il bello piace e fa bene al cuore”, ha commentato il sindaco Veltroni, entusiasta e appagato lui, in quanto sindaco ma anche ideatore della manifestazione, assieme al suo entourage e al direttore generale della festa Giorgio Gosetti che ha sottolineato:”La nostra è una formula diversa rispetto la Biennale di Venezia che comunque ci ha garantito la scena internazionale:sul mercato sono stati proiettati 130 film italiani e”La Sconosciuta”di Tornatore è stato già venduto in 7 nazioni”. Goffredo Bettini, presidente della Festa, ha chiosato:”Sono stati colti i tre obiettivi principali:il coinvolgimento della città, la qualità dei film, grazie a un buon mix tra cinema popolare e cinema d’autore, e l’avere portato ricchezza e sviluppo alla città, con alberghi e ristoranti strapieni. Forti di questa esperienza non ripeteremo alcuni errori ma cercheremo di migliorare sempre, agevolare il lavoro dei giornalisti che Veltroni e io ringraziamo sentitamente, e di rendere più agevole l’afflusso del pubblico e far gradire ancor di più la Festa agli spettatori e ai cittadini”. La Festa del Cinema oltre all’Auditorium, ha coinvolto anche la”Casa delle Letterature”, la”Casa del  Jazz”, la”Casa della Memoria e della storia”, “Casa Tor Bella Monaca”, con film e incontri con attori.

Il direttore del Teatro Tor Bella Monaca(periferia sud est), l’attore Michele Placido, ha presentato Leonardo Di  Caprio(guest star al Festival  per”The departed”di Martin Scorsese) che ha commentato due cortometraggi che testimoniano il suo impegno in difesa dell’ambiente. E ancora:Via Veneto, approntata per :videoproiezioni,; set di Fellini e Leone; “Business Street”; “Dress and Dreams”;l’associazione Via Veneto ha”vestito”la Via della Dolce Vita, con i costumi di famosi film, firmati dalla Maison Gattinoni, e dall’Accademia  Del Costume della Moda.

E ancora:”Casina di Raffaello”, laboratori  di animazione con la plastina;“Cinema Antares”, “Cinema Broadway”, “Cinema Galaxy”, “Cinema Tristar Multiplex”, “Cinema Metropolitan”, “Cinema Dei Piccoli”, “Cinema dei Sanniti”, “Cinema Warner Moderno”, “PalaRomaUno”, tutta la città coinvolta dal centro, al nord, alle periferie.

Tante mostre, le più  significative:”L’ultimo Imperatore”:attraverso i costumi che hanno dato vita ai personaggi del capolavoro da Oscar di Bernardo Bertolucci, si narra la trama;”Nel nome del Padre, della Figlia e degli Spiriti Santi”, un omaggio a Roberto Rossellini, per il centenario della nascita, da parte della figlia Isabella Rossellini(figlia di Ingrid Bergman e Rossellini), un cortometraggio, una mostra, foto di scena, testi, fotografie private. Poi:”Locandine e foto di Alberto Sordi”, scattate dal suo grande amico e fotografo personale Enrico Appetito;”Marcello Mastroianni, l’eccezionalità di essere normali”alla Casa del Cinema, una retrospettiva  dedicata all’affascinante attore, a dieci anni dalla sua scomparsa, ingresso gratuito per visionare ben 48 film e poi ascoltare le testimonianze di attori, registi, che hanno lavorato con lui. “Luchino Visconti e il suo tempo”, un omaggio al”Conte rosso”, al  regista aristocratico e comunista, autore di capolavori come”Ossessione”, “Bellissima”, “Senso”, “Le notti bianche”, “Rocco e i suoi fratelli”, “Boccaccio”, “Il  Gattopardo”, “Morte a Venezia”, “L’Innocente”, e di cui ricorre quest’anno, il centenario della nascita(2 novembre 1906). Davvero ineccepibile, interessante, accattivante, la mostra, forse la più bella del Festival, con centinaia di sceneggiature, appunti autografi, copioni di scena, scalette, bozzetti di scena, splendidi figurini per costumi, molti dei quali di Piero Tosi, oltre mille lettere, fotografie di scena, di set cinematografici(“Ossessione”, “Bellissima”, per esempio)ma anche personali, locandine, borderò di spettacoli, libri paga(ci siamo divertiti a leggere i compensi di attori come per esempio Mastroianni), rassegne stampa, e la ricca biblioteca del regista. Tra i  stupefacenti costumi viscontiani  spiccava quello vermiglio firmato da Salvador  Dalì per”Rosalinda”. Tutti gli abiti sono stati valorizzati dall’illuminazione grazie ai fasci di fibre ottiche, per esaltarne i colori e la bellezza, nell’allestimento dei progettisti della”Fidanzia Sistemi”di Bari, e Visconti era legato a questa bella città, anche perché nel capoluogo barese poteva contare sull’apporto di Ugo Santalucia, temerario e audace produttore, che si  indebitò pur di riuscire a portare a termine”Ludwig”di Visconti. Anche Torino, la mia città natia, gli ha dedicato(fino al 3 dicembre)una mostra, con un’esposizione fotografica”L’estetica dello sguardo. L’arte di Luchino Visconti”, nel Museo nazionale del Cinema.

Da ricordare anche l’incontro con Luc Besson, il regista di”Subway”, “Nikita”, “Leon”e i tributi:a Roberto Rossellini, con la prestigiosa presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano;e a Mario Soldati regista di “perle”cinematografiche  quali”Piccolo mondo antico”, “Malombra”, “E’ l’amor che mi rovina”e di lui chi poteva tracciare un ritratto fedele se non Giovanni Soldati e l’affascinante, sensuale, signora Stefania Sandrelli?

Attrice in pellicole quali:”Divorzio all’italiana”, “La bella di Lodi”, “Sedotta e abbandonata”, “C’eravamo tanto amati”, “Novecento”, “Una donna allo specchio”, “Mamma Ebe”, “Speriamo che sia femmina”, “Il piccolo diavolo”, “L’ultimo bacio”, una evergreen, solare, attraente e brava che ha saputo fare le scelte giuste al momento giusto, sfruttando oltre alla sua bravura anche la sua prorompente e connaturata carica erotica, amata dal pubblico perché antidiva e sempre sorridente ma anche per merito di recenti fiction di qualità, in primis et ante omnia:”Il maresciallo Rocca “, al fianco dello straordinario protagonista Gigi Proietti.

I concerti di Ennio Morricone e di Antonio Pappano(a chiusura della Festa)sono stati gli eventi musicali di gran richiamo. Morricone ha diretto l’Orchestra  Nazionale di Santa Cecilia di Roma, in un compendio musicale, antologico, una summa di tutti i suoi maggiori successi, creando quell’atmosfera suggestiva che faceva rivivere le colonne sonore di capolavori come”C’era una volta in America”di Sergio Leone. Più unico che raro il sodalizio del Maestro con il mitico regista. Morricone è infatti indimenticabile autore musicale della  trilogia di Clint Eastwood, diretta sempre dal regista Sergio Leone(scomparso nel 1989):”Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più”,  “Il buono, il brutto, il cattivo”. Pier Paolo Pasolini, Gillo Pontecorvo, Giuliano Montaldo, Giuseppe Tornatore, sono gli altri registi famosi con cui ha lavorato, per non parlare, a livello internazionale, di Roman Polanski(“Frantic”), Brian De Palma(“Vittime di guerra”), Franco Zeffirelli(“Amleto”), Pedro Almodòvar(“Atame”, ossia”Legami”), Roland Joffe(“La città della gioia”). Proficue e fortunate anche le collaborazioni con Joffe e con Tornatore. Il riconoscimento americano per Morricone gli è giunto grazie alla colonna sonora per il movie di Roland Joffe, “Mission”(1986)che gli è valsa una delle quattro candidature all’Oscar  durante il suo cursus honorum. Un’altra delle sue colonne predilette dal pubblico di tutto il mondo che lo stima e lo ama, è la partitura scritta da Morricone per il film”Nuovo Cinema Paradiso”(1988), Oscar miglior film straniero, di Giuseppe Tornatore. E con il regista siciliano, Morricone raddoppia, infatti nel corso del suo concerto dedicato all’amico Gillo Pontecorvo(Morricone ha eseguito, per l’occasione, musiche del film”La battaglia di Algeri”), ha presentato, in prima esecuzione pubblica assoluta, alcune pagine del suo ultimo lavoro a commento della recente, splendida, fatica di Giuseppe Tornatore, “La sconosciuta”, presentata in anteprima al Festival internazionale del Cinema di Roma. A conclusione della Festa, è toccato ad Antonio Pappano, Direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, coinvolgere il pubblico in uno strepitoso concerto per chiudere in bellezza la Festa del Cinema.  A sorpresa, Pappano, nel concerto della mattina del 21 ottobre, ultimo giorno del Festival, ha lasciato da parte Berlioz e ha dato il via all’intrigante tema musicale di John Williams,entusiasmando il pubblico con il theme della saga di fantascienza ”Guerre stellari”. E poi omaggi musicali di Pappano a: Stanley Kubrick e al suo celeberrimo”Arancia meccanica”,  con l’allegro della Sinfonia del”Guglielmo Tell”;a Martin Scorsese e Robert De Niro, per ”Toro scatenato”in cui Bob interpreta magistralmente il pugile Jack La Motta, con l’intermezzo della”Cavalleria Rusticana”di Mascagni e, dulcis in fundo, una delle sinfonie più emozionanti:”La Forza del destino”di Giuseppe Verdi, per ”E la nave va”di Fellini. Musica e cinema:connubio perfetto!

I  FILM    PREMIATI

Miglior film:”Playing the victim”(Russia)di Kirill Serebrennikov. Una rivisitazione dell’Amleto in chiave di commedia”nera”. Serebrennikov è anche un apprezzato regista teatrale in Russia. ”La felicità è Roma. Sono grato alla Festa, perché io sono cresciuto con i film dei maestri italiani. Avevo visto Roma grazie a loro, ma è ancora più bella e ne sono innamorato”, ha dichiarato, entusiasta e felice, il regista vincitore.

Miglior attore:Giorgio Colangeli(Italia)per”L’aria salata”, applauditissimo, record d’incassi, del regista Alessandro Angelini. Colangeli è un valente attore teatrale ed è uno degli attori prediletti di Ettore  Scola, che lo ha diretto in alcuni suoi film, tra cui”La cena”, “Gente di Roma”.

Migliore attrice:Ariane Ascaride(Francia)per”Le Voyage en Armenie”di Robert Guediguian.

Premio Speciale: ”This England”(Inghilterra)del regista  Shane Meadows, con la toccante interpretazione del tredicenne Thomas Turgoose, cresciuto in un centro specializzato e con un’infanzia difficile alle spalle.

Premio alla memoria a Gillo Pontecorvo(Italia).

Premio LARA a Ninetto Davoli(Italia)per”Uno su due”di Eugenio Cappuccio. Davoli  ha dedicato il premio al regista PierPaolo Pasolini, con cui ha lavorato:”Aspettavo questo premio da 42 anni, dal”Vangelo secondo Matteo. Lo dedico a Pier Paolo Pasolini perché lavorare con lui è stato il vero, unico, premio della mia vita”.

Premio Cult: “Deep Water”documentario(Inghilterra).

Premio Blockbuster: “La sconosciuta”(Italia)del regista premio Oscar(“Nuovo Cinema Paradiso”nel 1989), Giuseppe Tornatore, il film più bello del Festival, sia per i giornalisti che per il pubblico. Dopo la prima, quando ancora scorrevano i titoli di coda sulla pellicola, sono esplosi applausi scroscianti, fragorosi, a riprova del fatto che la storia, le interpretazioni degli Attori, la sapiente regia di Tornatore, avevano fatto centro ma soprattutto breccia nei cuori, molta commozione, pathos, empatia, qualche lacrima, tanti unanimi consensi.

LA  SOLIDARIETA’

Se oltre ad essere attraente, affascinante, intelligente, un uomo è anche buono, magnanimo e altruista è l’uomo ideale…

Se vi dico, e mi rivolgo adesso soprattutto alle lettrici, tre nomi “a caso”:Richard  Gere, Harrison Ford, George Clooney, che vi viene in mente?A parte certi pensieri…e a parte che sono riconosciuti(anche dagli uomini, da quelli non invidiosi né insicuri…)sex symbol, sono belle persone impegnate nel sociale, in battaglie civili, spesso fanno beneficenza, sono antidivi, simpatici, semplici, almeno a vedere da come si comportano. Clooney(45enne ancora in forma ed eletto uomo ideale perfino dai maschietti in base a un recente sondaggio…) era atteso al Festival, ma la sua partecipazione è stata smentita all’ultimo, però, seppure lontano, l’attore e regista ha fatto sentire la sua presenza:ha accettato la proposta del Comune di Roma e della Comunità di Sant’Egidio, di ricoprire il ruolo di ambasciatore dei diritti umani dei prigionieri e ha inviato una sua nota scritta:”Tutti noi nella comunità internazionale, dobbiamo assumere i difficili compiti necessari per mantenere intatti certi diritti. Mi schiero con il sindaco Veltroni, la comunità di Sant’Egidio e i cittadini di Roma e di tutto il mondo nel dare voce a questa battaglia. E’ un onore farlo”. Richard Gere, il mio preferito, affascinante, semplice, brillante, attraente, intelligente e colto, tuttora dotato di notevole sex appeal nonostante sia quasi sessantenne(57 anni), artefice e fondatore della casa del Tibet a New York, e della Fondazione Gere, buddista,  amico di sua santità il Dalai Lama, da anni impegnato nella causa tibetana, è presidente della campagna internazionale per il Tibet, ha sovvenzionato la pubblicazione di importanti libri buddisti(tra cui anche libri del Dalai Lama), sta curando la pubblicazione(e la finanzia)del libro sulla storia di Ani-La, la monaca guerriera del Tibet, ha aiutato e continua a farlo i bambini orfani e malati di Aids. Dulcis in fundo, Harrison Ford, e anche da  chi gerontofila non è,  va obiettivamente ammesso che è un uomo dall’indubbio fascino e carisma, oltre ad essere sexy nonostante abbia superato da un pezzo gli anta, 64 anni ben portati, con classe, glamour, simpatia e notevole carica erotica, è anche lui impegnato in battaglie e campagne sociali e ambientaliste. Harrison Ford era presente al Festival  per consegnare il primo PMQ  Award, omaggio al lavoro fondamentale di agenti e manager, a Jim Berkus, co-fondatore e presidente della Uta(United  Talent Agency), il premio è nato come riconoscimento all’apporto fornito da una grande manager, ed è nato proprio come tributo alla sua memoria, parliamo di Patricia McQueeny(da qui il nome PMQ Award), per 30 anni manager di Harrison Ford. Ma l’ex “Indiana Jones” era a Roma anche per un impegno importante: per il PMQ Award Charity Dinner, a Villa Giulia, a favore e in supporto all’ippoterapia, una fund raising dinner, in collaborazione con il RomeFilmFest, per raccogliere fondi grazie alla presenza di  Harrison Ford come testimonial e guest star, da destinare a due associazioni, “Ride on”fondata per l’appunto da Patricia McQueeny,  con base negli USA, e”LAuriga”associazione italiana,entrambe notevolmente impegnate nel campo dell’ippoterapia.

I  PROTAGONISTI  DEL  FESTIVAL

Non per piaggeria, ma con gran sincerità, il protagonista assoluto del Festival, è stato il pubblico che ha decretato il successo della manifestazione cinematografica. E se tutto è andato bene, lo si deve anche a tutti coloro che mai vengono menzionati:tecnici, operatori, macchinisti, ma anche operai e tecnici specializzati che hanno allestito e approntato palchi, sale, fino a comprendere il team efficiente dell’ufficio accrediti, dell’Info point, gli agenti della Security, gli addetti  all’ingresso, le maschere, gli operatori agli sportelli e alla biglietteria, le guardarobiere, lo staff dell’infermeria, i cuochi e i camerieri dei punti ristoro e del ristorante del famoso chef  Colonna, gli operatori ecologici, insomma nessuno escluso, così non dimentichiamo, involontariamente, alcun  valido contributo. E poi, finalmente, protagonista in pole position è stato il Cinema italiano!La produzione nazionale, che si è ben difesa nonostante i tagli ingiusti e drastici dei finanziamenti pubblici operati dal governo Berlusconi(lui era per le tre I, impresa, inglese, internet, ma non per la cultura…per  il cinema, per la musica, per la qualità della vita, per  il benessere in toto degli italiani), ha avuto la sua rivincita, la sua riscossa, e la sua piena, meritata, affermazione, grazie al grande schermo e a bei film e registi quali Giuseppe Tornatore(“La sconosciuta”), Mario Monicelli(“Le rose del deserto”), Roberto Andò(“Viaggio segreto”), Francesca Comencini(“A casa nostra”), Paolo Virzì(“Io e Napoleone”), Marco Bellocchio(“Sorelle”), e cortometraggi  d’autore come”Histoire d’eaux”di Bernardo Bertolucci, o documentari come”Il mondo addosso”di Costanza Quatriglio.

“La strada di Levi”di Davide Ferrario, ispirato e dedicato a  Primo Levi, scrittore di”Se questo è un uomo”, ricostruisce il viaggio e l’avventura di Levi con il fine di mostrare la condizione dell’Europa moderna, i resti dell’Impero sovietico, Chernobyl, i raduni neo-nazisti, i villaggi dei migranti, la miseria, la sofferenza. Un road movie, senza attori, ma  nato da un’esigenza di ricerca e approfondimento. Ferrario oltre ad essere sceneggiatore, scrittore, documentarista, regista, produttore, saggista, ex critico cinematografico, cineasta indipendente, è agente italiano di  alcuni filmakers americani indipendenti quali John Sayles e Jim Jarmush.

A dare inizio e lustro alla prima edizione della Festa internazionale del Cinema di Roma, è stato l’ex  “James Bond”, ma soprattutto premio Oscar per il miglior attore non protagonista(1987)ne”Gli Intoccabili”di Brian De palma(con Kevin Costner e Robert De Niro), sir Sean Connery.  Il red carpet è un tripudio di folla, l’attore scozzese, in blazer scuro, vistosa camicia a righe rosse, blu, celesti e che non nasconde la pancia, non si lamenta della sua calvizie(che lo perseguita fin dai tempi dell’agente 007 più famoso del grande schermo), né del trascorrere degli anni, anzi ci scherza su:”Forse la serie di Indiana Jones è stata interrotta perché Harrison è troppo vecchio per fare mio figlio”, battuta alla quale, con il sorriso sulle labbra, ma mettendo i puntini sulle i, Harrison Ford, replicherà, nel penultimo pomeriggio del Festival:”Forse è Sean a essere troppo vecchio per essere mio padre”, tra il divertimento e l’ilarità di giornalisti e fotografi accreditati. Standing ovation per Sean Connery, ironico e scherzoso, come quando smentisce un progetto su  Maria  Stuarda regina di Scozia e sorridendo afferma:”Anche se dopo aver interpretato tanti re, potrebbe essere l’occasione per fare una regina”.  Connery ha fatto incetta di premi, aveva ricevuto la sera precedente all’inaugurazione del Festival, l’”Actor’s Award”,al teatro dell’Opera, nel contesto di una serata di gala introdotta dal concerto del Maestro Riccardo Muti. Poi aveva presentato il suo  primo e unico lavoro di regia”The bowler and the bunnet”, documentario del 1967, sulla crisi dei cantieri navali di Clyde, in Scozia, crisi ben gestita e superata poi per mezzo di una sperimentale”cogestione” tra padroni e operai(“bowler”è la bombetta dei ricchi e dei padroni, “bunnet”, il cappellino dei proletari inglesi, simile a quello di Andy Capp, mitico personaggio dell’omonimo fumetto, scansafatiche, ammogliato, con una  paziente ma spesso querula consorte, pantofolaio e annoiato, che passa i suoi giorni al bar). E ancora gli altri riconoscimenti:importanti il premio”Marc’Aurelio”d’oro(firmato Bulgari)e il “Premio Città di Roma” conferitogli in Campidoglio dal sindaco Veltroni. Tanti premi gli saranno di conforto, ausilio, e sprone quando si rimetterà al lavoro stavolta nelle vesti di scrittore, sì, perché per il prossimo anno, in occasione del 300esimo anniversario della stipula del Trattato di Unione tra Scozia e Inghilterra(1707)dovrebbe uscire il libro che Connery sta scrivendo, una sorta di autobiografia, sulla sua carriera, la sua vita, con molte note di storia, geopolitica, e tanto amore, per la sua amata Scozia, lui che è da sempre militante, attivista per l’indipendenza della sua terra natale. Ciliegina sulla torta, la rassegna cinematografica a lui dedicata, da, e in seno, al Festival del Cinema di Roma, dalle avventure di James Bond, a “The Untouchables”,  da”Robin and Marian” a”Marnie”del geniale Alfred Hitchcock, solo per citarne alcuni.

Grande accoglienza riservata anche a Martin Scorsese, e ottimo successo di critica e di pubblico per  il suo”The departed”(in Italia è già record d’incassi), con attori del calibro di Jack Nicholson(pur essendo amici da trenta anni, è la prima volta che Scorsese e Nicholson lavorano insieme)nei panni del diabolico e cattivissimo boss  Frank Costello, e Leonardo Di  Caprio(acclamato a gran voce dalle ragazzine  che strillavano  e lanciavano gridolini, urla da concerto rock, osannandolo, chiamandolo a squarciagola quando lui faceva la passerella)nel ruolo di un agente della polizia infiltrato nel cartello mafioso. I critici USA hanno definito il film del regista italo-americano un capolavoro e sentono profumo di Oscar(mai ricevuto). Di Caprio, dopo Robert De Niro, è il suo nuovo attore”feticcio”, il suo”pupillo”, Scorsese lo ha scelto ancora una volta, dopo”Gangs of New York”e”The aviator”:”Io e Leo abbiamo iniziato un percorso professionale che per ora ha dato origine a tre film. Il nostro è un rapporto di immensa stima, affinità intellettuale ed emotiva”. Sul “mefistofelico”e crudele, nella trama, Nicholson, dice:”Avevo deciso di puntare sul connubio sesso e violenza, renderlo a tinte forti, e Jack  ha reso benissimo questo lavoro. Però poi ho tagliato alcune scene, a volte è meglio intuire che mostrare in maniera troppo esplicita e dura. Jack è un attore dotato di magnetismo e grande esperienza, ha costruito e interpretato il suo personaggio nel migliore dei modi”. Eccezionale il cast d’attori: oltre a Nicholson e Di Caprio, figurano anche Matt Damon, Martin Sheen, Alec Baldwin affascinante più che mai sebbene anche lui sia più che maturo, anagraficamente parlando.

E che dire di Richard Gere?Cercherò di essere il più obiettiva possibile…

Il press meeting di Gere ha preceduto l’incontro con Scorsese. Brillante, disponibile, Gere, ha parlato quasi esclusivamente del suo recente personaggio, in”The Hoax”(“L’imbroglio”)di Lasse Hallstrom(regista anche de”Le regole della casa del sidro” e dell’intenso”Chocolat”con  l’affascinante Juliette Binoche e Johnny Depp), e del personaggio ispiratore del film, ossia dell’eccentrico e”schizoide”miliardario Howard Hughes, e del tema dell’inganno. Il film, che  negli USA dovrebbe uscire nelle sale addirittura ad aprile 2007, giacché Gere era impegnato nelle riprese in ben due set cinematografici, racconta di un personaggio, Hughes, che piace molto agli autori cinematografici e suscita interesse e curiosità. La riprova:sono tanti i libri, le biografie, scritti su Hughes, e c’è il film di Scorsese, ”The aviator”. “E’ un creatura mitica, Howard Hughes, forse anche perché non si faceva mai vedere né sentire, è una personalità ammantata di mistero”ha detto Richard Gere, sul conto dello stravagante miliardario. Invece quando si espresso sul tema delle menzogne e dell’inganno, fil rouge e  leitmotiv  del film, non ha potuto fare a meno di far emergere la sua natura spiritualista e buddista:”Prego ogni giorno affinché io riesca a vedere liberamente e obiettivamente, con serenità, dentro di me, ma non è facile, noi esseri umani siamo talmente complessi e imperscrutabili, è dura fare introspezione, autoanalisi, autocritica, e a volte non è bello ciò che scopriamo, abbiamo tanta robaccia dentro di noi e disfarsene non è semplice”. Richard  Gere è da sempre sensibile alle tematiche che riguardano i diritti umani e la dignità, la libertà degli esseri viventi, a parte “The Hoax”infatti l’altro film che ha girato di recente è una storia sui crimini di guerra in Bosnia, è un  ritratto spietato e realistico degli assassini che nell’ex Jugoslavia sono rimasti impuniti, a tale riguardo Gere si esprime con toni aspri e addolorati:”Mladic è colpevole del massacro di Srebrenica e dei bombardamenti di Sarajevo, ma nessuno lo arresta. Karadzic compone versi, fa il poeta, numerose sono le sue apparizioni pubbliche, si vocifera che sia al sicuro, in un monastero in Montenegro sotto la protezione di preti serbi”.

“Il suo guru è sua santità il Dalai Lama, a suo avviso la persona più genuinamente priva di ego che esista. Richen Darlo sostiene che Richard Gere è un grande studioso buddista. Ma come si riesce a perdonare, a praticare il Dharma, a pregare con assiduità, a compiere azioni virtuose, come sollecita un precetto buddista, e come si fa a essere buddista,  compassionevole e senziente, nella nostra società occidentale?”, alla nostra domanda, sorride e risponde:”Non lo so. Anzi lo so, ma è complicato, articolato e lungo, più che da spiegare da attuare. L’importante però e provarci, con sincerità, onestà, impegno, come in tutte le altre cose della vita, conta applicarsi, occorre molta buona volontà e tenere a bada il proprio trabordante ego, però donarsi agli altri e non essere egoisti ed egocentrici è una delle cose più difficili da fare e una delle virtù più rare”. E’ sereno, solare, spirituale, il sorriso di Rihard Gere, e lui è apparso così semplice, disponibile, con tutti anche con i numerosi fans. Durante il red carpet per esempio, più di una volta si è fermato a firmare autografi, a farsi scattare fotografie, a parlare con i suoi ammiratori. Più di una volta ha stretto in un abbraccio chi cercava anche solo per un istante di avere un contatto con lui. E, quando finalmente, dopo ore di attesa, ha fatto il suo ingresso nell’androne dell’Auditorium, per la Premiere di”The Hoax”nella Sala  S. Cecilia(la più bella dell’Auditorium), ha stretto numerose mani dei suoi ammiratori, a dire il vero più fanciulle, tra cui la sottoscritta, che maschietti, e alcune ragazze e signore lo aspettavano nei pressi della sala fin dal primo pomeriggio(la sottoscritta è stata, in piedi, all’ingresso della sala, dalle h. 21.00 alle 23.30). Un Gere sempre sorridente e disponibile, mai supponente o “star hollywoodiana”, vicino, anche fisicamente, ai suoi aficionados. Ad un certo punto per esempio, io gli ero così vicina che non solo ho notato le”fossette”quando sorrideva(il suo modo di sorridere è uno dei suoi caratteri distintivi, come il taglio degli occhi “orientale”e la loro espressività)oltre che il suo modo garbato e gentile di porsi  nei riguardi di tutti, ma perfino la ricrescita della barba, ormai, bianca(son pur sempre 57 primavere anche se resta uno dei sex symbol per antonomasia), lui era così, semplice, barba leggermente incolta, occhiali da vista, insomma se avesse potuto scegliere è probabile che avrebbe, informale e casual, indossato un cappellino da baseball e la tuta, come fa spesso quando gira per New York, insomma da antidivo e persona semplicissima.

Uno dei giorni più ricchi e appaganti del Festival, per la sottoscritta e per il pubblico a dir poco entusiasta, è stato quello della proiezione del film”La sconosciuta”di Giuseppe Tornatore e, a seguire, nel tardo pomeriggio, l’incontro con tre storiche icone dell’Actors Studio:Martin Landeau, Lee Grant, Ellen Burstyn, a questo incontro, seguitissimo dal pubblico che affollava la sala del teatro Studio, avrebbe dovuto partecipare anche Eli Wallach,  incisivo attore ne”Gli spostati”di John Huston(con Marilyn Monroe, Montgomery Clift, Thelma Ritter), “Il buono, il brutto e il cattivo”del suddetto Sergio Leone, “Pazza”di Martin Ritt(con una toccante Barbra Streisand e Richard Dreyfuss). Peccato che Wallach fosse indisposto, per  seri motivi di salute ha dovuto dare forfait.

Bellissimo, struggente, realistico, icastico(come certi capolavori di Almodòvar), “noir”psicologico, il film”La sconosciuta”di Giuseppe Tornatore(certe scene erano un vero e proprio pugno alo stomaco, specialmente alle nove di mattina e stomaco vuoto…). Gli attori impareggiabili, dotati di qualità artistiche non comuni:

Ksenia Rappoport(Irena), Michele Placido(Muffa), Claudia Gerini(Valeria, consorte di Donato Adacher), Piera Degli Esposti(Gina), Alessandro Haber(il portiere), Pierfrancesco  Favino(Donato Adacher), con la partecipazione di Margherita Buy(l’avvocato di Irena) e di Angela Molina(Lucrezia), e, per la prima volta sullo schermo Clara Dossena(la stupenda bimba, la piccola Tea). Magnifiche, intense, le musiche, composte, orchestrate, dirette, da Ennio Morricone. Vi regalo un sunto della sinossi, perché ne vale la pena, per farvi partecipi ancor di più, e perché la storia, e le dichiarazioni post proiezione, vi coinvolgeranno maggiormente.

 LA TRAMA

Trieste, mai algida e accennata con perizia e sobrietà, ai giorni nostri.

La”sconosciuta”, dal nome Irena, è giunta anni prima dall’Ucraina e vive nella città, tra i fantasmi del suo passato e la ricerca del presente:su due piani temporali che si intrecciano e si sovrappongono componendo un puzzle intrigante e pieno di costanti tensioni narrative. Si dipana la matassa gradualmente, Irena è una delle moltissime ragazze dei Paesi dell’Est venute in Italia con la speranza di una vita migliore e tanti sogni nell’anima, è invece ben presto preda di uomini senza scrupoli, tra violenze psicologiche, sessuali, fisiche, morali, ed umiliazioni di ogni tipo, che la memoria o l’inconscio spesso le riportano a galla. Il suo carnefice, il suo persecutore, violento, senza scrupoli e senza cuore, è Muffa interpretato da un eccellente Placido, fisicamente quasi irriconoscibile, calvo, completamente glabro, pingue, nauseabondo, insomma molto sgradevole(fisicamente e soprattutto caratterialmente), il suo”padrone”, il suo negriere, il suo pappone sfruttatore. L’unico, straziante ma confortante ricordo, per Irena, è quello del suo primo e unico amore, barbaramente ucciso(gettato in una discarica e sepolto sotto rifiuti di ogni genere)proprio da Muffa. Misteriosa, affascinante, incomprensibile talvolta, Irena ha conservato la sua dignità, la sua voglia di affrancarsi e di ribellione, nonostante la parvenza domata e dimessa e i comportamenti passivi da debole. Non batte più i marciapiedi  Irena adesso, ma lustra le scale di un palazzo signorile e da qui inizia tutta la storia, a partire dalla scena cruenta in cui  Irena per prendere il posto di Gina(Piera Degli Esposti), la domestica dei coniugi Adacher, la fa ruzzolare dalle scale. Gina si rivedrà solo successivamente, nelle scene seguenti, quando si capirà che non è deceduta, poiché  risvegliatasi dal coma, è ricoverata presso una casa di cura(la cui retta la paga la stessa Irena che spesso si reca da Gina a farle visita, a ripeterle scusa e perdono,  e a confessarle i suoi segreti)in condizioni  di disabilità come se fosse piombata in uno stato vegetativo. Lo scopo di Irena era quello di prendere il posto di Gina, diventare la nuova collaboratrice domestica dei coniugi Adacher, una famiglia di orafi, composta da Valeria e Donato che hanno adottato Tea, una bimba che Irena crede sia sua figlia. Ma il piano di Irena fallisce inesorabilmente quando si riaffacciano  nel quotidiano il suo passato di violenze e il suo aguzzino Muffa. Alla fine, in seguito all’assassinio di Valeria fatto eseguire da Muffa che ne è il mandante, e dopo l’omicidio”liberatorio”di Muffa da parte di una Irena stanca di subire e non reagire mai, si scopriranno tutte le tragiche verità. Irena non solo veniva indotta a prostituirsi, a far sesso con clienti pervertiti, deviati e violenti, ma veniva pure costretta, come altre sue sfortunate connazionali, a farsi mettere incinta, portare avanti le gravidanze. Alla fine della gestazione, dopo il parto(in condizioni igieniche inimmaginabili…), la”sua ostetrica”, al servizio di Muffa, la cinica e crudele Lucrezia, affidava il neonato a Muffa che strappandolo dalle braccia della madre, Irena, provvedeva a venderlo a coppie sterili o  impossibilitate ad aver figli, come i coniugi Adacher.

Tea non è purtroppo figlia di Irena, Muffa le aveva fatto credere ciò per farla intrufolare in casa Adacher e per una squallida storia di documenti e soldi su cui voleva mettere le mani usando strumenti  psicologici  e modalità ricattatorie e a scopo di estorsione. Irena ha amato Tea come se fosse sua figlia, una dei suoi tanti figli partoriti e mai più visti, creature sottrattole da Muffa appena nate, e Tea non ha dimenticato né l’amore né gli insegnamenti di Irena, in primis:nella vita con le persone cattive e che vogliono sottomettere, far del male, annientare, bisogna farsi valere e occorre sapersi difendere, dire no, dire basta, reagire, non subire, farsi rispettare, non farsi mai calpestare, umiliare, insultare,  né picchiare, né violentare a livello psicologico, verbale, fisico, sessuale, morale(tutte le forme della violenza). E Tea la lezione l’ha imparata bene…Se ne ha la conferma nella commovente scena finale del film, quando Tea va a trovare Irena che è uscita dopo tanti anni, dal carcere, le due donne si  cercano con lo sguardo. Irena comprende subito che la ragazza al suo cospetto e che le sorride è l’ex bambina indifesa e insicura Tea. Con l’orgoglio e la fierezza di una madre, di una persona che ama, con lo sguardo Irene parla a Tea, e pare dirle:”Complimenti per ciò che sei diventata, “figlia mia”, sono fiera di te”. Naturale, spontanea, forte, emozionante e quindi magistrale, l’interpretazione della protagonista(Irena)da parte di Ksenia Rappoport. Sarà una coincidenza che tutti gli attori del film, validissimi  e virtuosi, provengono dal teatro?Anche  Ksenia  Rappoport ha un curriculum di tutto rispetto e una lunga gavetta, ha recitato in opere teatrali e classici come:”Edipo Re”, “Antigone”, “Zio Vanja”, “Madame Bovary”.

Attore di razza e d’esperienza è Michele Placido, il quale ha lavorato, in teatro con Patroni Griffi, Giorgio Strehler, Marco Belloccio, e ha curato la regia per lo spettacolo”Il caffè nella stazione”, è direttore del Teatro Tor Bella Monaca che per il RomeFilmFest, come ricordato in precedenza, ha ospitato Leonardo Di Caprio.  Per la televisione poi Placido ha girato la serie della”Piovra”, “Padre Pio”, “Il grande Torino”, “Karol 2”. L’elenco dei film girati sarebbe troppo lungo, ne citiamo soltanto alcuni:”Romanzo popolare”(di Mario Monicelli), “L’Agnese va a morire”(di Giuliano Montaldo), “Fontamara”(di Carlo Lizzani), “Pizza connection”(di Damiano Damiani), “Mery per sempre”(di Marco Risi), “Giovanni falcone”(di Giuseppe Ferrara), “Lamerica”(di Gianni Amelio), “Arrivederci amore ciao”(di Michele Soavi), “Il caimano”(di Nanni Moretti). Il suo”Muffa”è cattivo, disgustoso, si fa detestare e disprezzare, un’ottima prova di attore, anche perché si sa è più impegnativo far ridere che far piangere, fare il cattivo che il buono,  suscitare emozioni e coinvolgere, toccare le corde giuste che far finta poesia e scivolare nel retorico e demagogico. Clauda Gerini è notevolmente cresciuta professionalmente, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando era la stellina di Gianni Boncompagni, il suo pigmaglione, adesso la Gerini cammina con le sue gambe, non è più la”Lolita”televisiva, o ”la spalla”talvolta seduttiva talvolta marcatamente”coatta e borgatara”di Carlo verdone. Un buon successo teatrale l’ha ottenuto con”Monologhi della vagina”. Dopo varie commedie è passata al cinema impegnato e d’autore. Mel Gibson l’ha voluta in”The Passion”. Sergio Castellitto le ha affidato un bel ruolo nello splendido”Non ti muovere”. Gli ultimi due anni sono stati davvero fruttuosi e positivi per lei, con”La Terra”di Sergio Rubini(2005), e, nel 2006 :“Viaggio segreto”di Roberto Andò e, per l’appunto, “La sconosciuta”di Giuseppe Tornatore. Valeria è una donna sola, diffidente, ostile, che difende con le unghie e con i denti ciò che ha conquistato:la famiglia, la figlia adottiva Tea, la sua professione, la posizione sociale, il benessere economico, dapprima”studia”Irena, poi la guarda con ostilità, è algida e dura con lei, a volte invece pare che vorrebbe lasciarsi andare, instaurare un rapporto di amicizia, confidenza, intimità, solidarietà, mutuo sostegno, con Irena, ma poi l’allontana da sé, la ripudia, la vede come una minaccia, come un pericolo per se stessa e per la sua famiglia, un personaggio controverso, difficile, composto da mille sfaccettature, ben interpretato. Ben delineati, interessanti, il rapporto tra le due donne e le loro dinamiche psicologiche e comportamentali. E che dire di Piera Degli Esposti?Un’attrice che riesce a recitare soltanto con lo sguardo è una vera attrice. Ma d’altra parte, un’artista che ha una fulgida carriera, una lunghissima attività teatrale, che ha lavorato  nel cinema con Luigi Zampa, con i fratelli  Taviani,  con Lina Wertmuller, con Marco Bellocchio, e che ha scritto con Dacia Maraini, “Storia di Piera”(da cui il film omonimo di Marco Ferreri)e”Piera e gli assassini”, non può che dar tanto al cinema. Per quasi tutto il film non proferisce verbo, è paralizzata, non può muoversi né parlare, vive da paraplegica, ma i suoi occhi sono eloquenti, comunica con il solo sguardo, davvero straordinaria ed emozionante. Valenti anche Margherita Buy nella sua fugace apparizione, e Alessandro Haber(nei panni di un portiere”faccendiere, traffichino”, utilitarista, ambiguo, materialista)e Pierfrancesco Favino(nel ruolo di Donato Adacher, marito di Valeria)sempre più conosciuto e apprezzato dalla critica e dal pubblico dopo “Le chiavi di casa”di Gianni Amelio e soprattutto dopo la fiction televisiva”Gino Bartali-L’intramontabile”di Negrin. Il film di Tornatore è di forte impatto, talvolta crea malessere, disagio, suscita rabbia, soprattutto nelle scene di violenza su Irena, sulle donne. Ci si indigna, si stringono i pugni, non si trattengono le lacrime, non è un film denuncia sulle nuove schiave, sulla tratta delle donne-oggetto, non è un reportage sulla prostituzione, ma fotografa in maniera lucida, dura, realistica, la quotidianità, e se già ci addolorava e ci faceva arrabbiare, indignare, prima, il vedere tante povere ragazze, battere i marciapiedi di Roma(ricordate le scene descritte sulla Salaria?), ancor più dopo la visione del film…tali sentimenti si sono amplificati. Non sono personalmente per   il ripristino e la riapertura delle”case chiuse”, né per i quartieri ghetto a luci rosse come ad Amsterdam, per i “peep show”, per le case del sesso, e sul banco degli imputati non metterei le prostitute ma, piuttosto, i “ protettori”, gli sfruttatori, e i clienti(“c’è tanta offerta perché c’è tanta domanda”)!Una soluzione va trovata, e non ci si può esclusivamente affidare a”Pangea”, “Aidos”, “Telefono rosa”, associazioni di volontariato, a rari preti  umani e in prima linea, impegnati nel sociale come tutti coloro che hanno cercato di sottrarre le donne alla violenza dei loro carnefici, alla prostituzione, al traffico delle schiave del Terzo Millennio. Il problema va affrontato alla base, deve cambiare la cultura maschile, va insegnato che la donna non è un oggetto di piacere, un arnese”usa e getta”, né una bella bambolina da guardare sui calendari, in televisione, ma una persona, con pari diritti e dignità, e dovrebbe avere pari opportunità!Ma in un mondo violento, materialista, maschilista e gerontocratico come questo, dove gli uomini hanno innalzato a dei, il denaro(e potere) e il sesso, è difficile un’inversione di tendenza, e la strada da percorrere è ancora lunga. I soprusi, la sopraffazione, la violenza sulle donne, questo film , li traccia in maniera spietata e con estrema veridicità.

“Il Dna della storia è una suggestione ma nasce da una storia vera, un fatto di cronaca a cui mi sono ispirato. Non è un film di denuncia, tale genere non ha senso, né motivo di esistere, a tale scopo esistono i mass media, i giornalisti, non i registi”, ha sottolineato Giuseppe Tornatore. E ancora:”La storia è dura, forte, bella ma terribile e non semplice da raccontare, avevo paura di deludere. Dopo”Il camorrista”non mi ero più occupato di”violenza” e temi a tinte forti.

Inoltre mi tremavano i polsi quando ero alle prese con la bambina, con Clara. Sono stato fortunato perché i genitori della bambina sono stati molto intelligenti, collaborativi e di notevole supporto per me. Devo ringraziare anche gli attori che si sono prestati a interpretare personaggi spesso”scomodi”, è stata un’esperienza molto costruttiva”.

A proposito di  ruoli difficili, Piera Degli Esposti ha”rincarato la dose”:”Le attrici devono fare prove di talento. Invece tutte ricorrono alla chirurgia estetica per diventare belle o per fermare il tempo, eliminare le rughe, hanno paura di confrontarsi con la bruttezza, con il dolore, con la tragedia. Anna Magnani era tutt’altro che bella, per molti perfino brutta, ma era la numero uno, e non aveva paura delle sue occhiaie, delle borse, dei chili in più, dei capelli scompigliati. Le attrici dovrebbero sul set imbruttirsi per confrontarsi con i ruoli più impegnativi e meno glamour, oppure come nel mio caso con la malattia, l’handicap. Ad un certo punto nel film, io smetto di parlare, mi ritrovo su una sedia a rotelle e posso, devo, esprimermi soltanto con gli occhi, con lo sguardo, neppure con la mimica facciale ma solo con gli occhi, difficile ma stimolante per me”.

I ruoli più complessi sono senza dubbio quelli di Ksenia Rappoport e di Michele Placido. Ksenia afferma “Questa è una storia dura, terribile. Molte delle comparse erano ucraine e io ho sentito storie non dissimili da quella portata sul grande schermo da me, questo è ciò che più mi ha colpito, vedere con i loro occhi una realtà drammatica. La mia paura più grande invece era quella di deludere Giuseppe, di deludere le sue aspettative”.

Michele Placido, scherza dapprima e dice:”Il film ha rinverdito e rinsaldato il rapporto con mia moglie, giacché quando lei mi hai visto, imbruttito, pelato, tutto depilato, mi ha detto che ero orrendo , e che quindi ero migliore nella vita reale e mi apprezza per quello che sono”, poi confessa:”Muffa è un concentrato di crudeltà, è un esempio di bestialità nell’uomo, il personaggio che ho interpretato è sadico, disumano, perfido, crudele, violento, se la prende con le donne esercitando la violenza, verbale, psicologica, fisica, anche quella sessuale come mezzo per trarre profitto, Muffa tocca il fondo dell’aberrazione, anzi lo travalica, è un essere abietto, crudele, un personaggio”brutto”ma coinvolgente al tempo stesso, una sfida per me che spero umilmente di aver vinto”.

Da grandi interpreti a figure di spicco del mitico”Actors Studio”, a cominciare dalla Presidente Ellen  Burstyn  che ha in poche , precise, parole, delineato il profilo e le caratteristiche della scuola:”Non  è un club  elitario. Non si pagano tasse, è un’organizzazione autosufficiente dal punto di vista economico, con strutture messe a disposizione degli artisti per consentire loro di sviluppare le capacità personali, il loro talento. Ci si incontra periodicamente, il martedì e il venerdì, dalle h. 11.00 alle ore 13.00, due scene come prova recitativa, un moderatore, e poi i commenti finali dei presenti e del moderatore ed eventuali consigli. Una bella iniziativa è stato il master, il corso universitario per coinvolgere gli studenti, a New York. Poi abbiamo trasmesso le lezioni in televisione e questo documentario ora fa il giro del mondo”.

Vedere e ascoltare Martin Landeau è stato come fare un viaggio a ritroso nel tempo, un tuffo nell’infanzia, quando il passato era già, televisivamente, futuro..e si chiamava”Spazio 1999”, Landeau interpretava John Koenig,  il comandante della navicella spaziale di quella affascinante serie tv di successo. E i suoi esordi non sono stati da meno:”Intrigo internazionale”di Alfred Hitchcock ha segnato il suo vero e proprio debutto cinematografico, ma è stato anche protagonista di”Crimini e misfatti”di Woody Allen, e ha impersonato sullo schermo Bela Lugosi (l’attore ungherese noto per aver interpretato il più famoso Dracula della storia del cinema), nel film”Ed Wood”di Tim Burton. Docente all’Actors studio ha avuto tra i suoi allievi Jack Nicholson che ha studiato con lui per tre anni,  Warren Oates, perfino il regista Oliver Stone, Angelica Houston. Chi meglio di lui poteva dire qualcosa sulla celeberrima e agognata scuola di recitazione americana?

“E’ preponderante e fondamentale il vissuto interiore. Solo gli attori mediocri si sforzano di piangere, quelli bravi cercano di trattenere le lacrime. Solo gli attori mediocri si sforzano di ridere, quelli bravi cercano di trattenere le lacrime dal ridere. La gente cerca di nascondere i propri sentimenti, gli attori bravi li esternano e senza alcuna difficoltà. Normalmente io lavoro con una notevole libertà,  e cerco di istillare questo anche negli attori e di far capire loro quali sono le pulsioni, i desideri, le sofferenze, i bisogni, i sentimenti, del loro personaggio e quindi di far poi fluire all’esterno tutto ciò. Se c’è qualcosa da cambiare e si deve intervenire allora lo si fa, ma generalmente ciò non accade. Prendiamo per esempio il caso del regista Tim Burton, era evidente che non era possibile affrontare la sua pellicola con un’interpretazione realistica, era necessario, nonostante fosse importante garantire una certa credibilità nel comportamento, affrontare questo film con un certo stile elevando la recitazione e io a tale proposito mi ricordo benissimo che Tim diceva qualcosa del tipo:”Sai cosa intendo?” ed io:”Certo”e lui di rimando:”Ah, bene, esattamente quello che volevo”, e la gente intorno si guardava allibita, non capendo assolutamente cosa avesse significato questo nostro scambio”.

A Lee Grant, di cui ricordiamo l’eccezionale interpretazione ne”La calda notte dell’ispettore Tibbs”con il meraviglioso(come attore e come uomo)Sidney Poitier,  alla domanda”Se il metodo dell’Actors Studio può alla fine condizionare la vita degli attori ?”ha risposto:”Domanda bella ma impegnativa questa. E’ indubbio che il metodo possa influenzare la vita che una persona conduce, perché comporta un lavoro nel profondo di se stessi per cercare di capire fino in fondo quello che il tuo personaggio significa, cosa fa, cosa desidera,  e ciò inevitabilmente porta a dei cambiamenti nel proprio modo di essere, si tratta di un viaggio molto affascinante nel nostro mondo interiore. Tra l’altro stavo prima guardando alcune scene proiettate sullo schermo, de”La calda notte dell’ispettore Tibbs”e devo dire che il regista, Norman Jewison,  ha sempre mostrato di apprezzare davvero e fino in fondo quello che l’attore può portare al film ed è questo un terreno fertile che permette agli attori di crescere e di poter dare ciò che si attende da loro, e  devo dire che quando si lavora con registi di questo valore e calibro, si vuole continuare questo viaggio, tale esplorazione, per raggiungere dei livelli di lavoro particolarmente interessanti”.

E, poco dopo, un bellissimo complimento raccontato e condiviso da Martin Landeau:”Lee Strasberg aveva un’ottima opinione nei confronti degli attori italiani, parlava costantemente e con una grande ammirazione e devozione di quella che secondo lui era la più grande attrice del cinema, la sua preferita, Eleonora Duse. La comparava a Sarah Bernard e sottolineava la differenza con la Bernard, la quale secondo lui era molto superficiale, finta, esteriore, nelle sue interpretazioni, la Duse invece era veramente organica e un po’ come”la Madre Terra”, vitale. Aggiungo che noi dobbiamo moltissimo ai film italiani  e agli attori, del Dopoguerra, a partire da pellicole come”Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, a bravissime attrici come Anna Magnani. Ci hanno insegnato cosa significhi essere veri, sensibili, profondi, essere originali, essere se stessi, la Magnani  è una lezione vivente per tutti noi”.

Ah, per chi fosse interessato, e volesse partecipare agli esami di ammissione dell’Actors Studio, sappiate che non si sborsa un dollaro, la scuola è gratuita, non ci sono limiti di età, basta prendere appuntamento, fissare una data per l’incontro, preparare una scena in inglese con un partner, “tutto qui”come ha detto la stessa Burstyn. Quindi:”Suerte! Buona fortuna”. Accolta invece tra mugugni e critiche, l’ultima opera cinematografica di Francesca Comencini, “A casa nostra”, con Valeria Golino, Luca Zingaretti, Giuseppe Battiston, Luca Argentero, Laura Chiatti, regia, soggetto e sceneggiatura della Comencini, un film sulla Milano dei traffici illeciti, del dio denaro, del flusso di denaro sporco. Ugo(Luca Zingaretti, noto ai più per aver interpretato le tante serie tv de “Il commissario Montalbano”creatura dello scrittore Camilleri)è un banchiere affermato, ricco ma insoddisfatto e infelice, che non ha l’unica cosa che vorrebbe dalla vita ossia  l’amore, la serenità, e la cui moglie non ha l’unica cosa che la renderebbe appagata:un figlio.

Luca, malinconico, “orso”, introverso, cinico, opera in maniera illecita. Rita(Valeria Golino), capitano della Guardia di Finanza, è una donna ligia al dovere, “giustiziera” e forse”giustizialista nel profondo”, che indaga su di lui e non vede l’ora di poterlo incastrare e farlo arrestare. Attorno a loro, faccendieri, scagnozzi, ragazzi schiavi del denaro facile(Luca Argentero), modelle cocainomani e anoressiche, amanti sfruttate e usate, e poi abbandonate a se stesse e lasciate sul lastrico(Laura Chiatti, che nel film interpreta la giovane amante di Ugo).

“La storia è circolare, frammentaria. Il tema attorno a cui gira tutto è il denaro. Il denaro circola, unisce, divide. Il film”Crash”di Paul Haggis mi piacque molto, l’amai e lo amo tanto, è uscito quando la mia sceneggiatura era già stata scritta. Ho scelto Milano per girare questo film perché in Italia questa è la città in cui si trovano le grandi banche, i la Borsa, e poi Milano è misteriosa, invisibile, fredda ma affascinante. Mi piace molto e sono attratta dalle sue atmosfere particolari”, spiega la Comencini. E aggiunge:”Tutti i personaggi di questo film inseguono qualcosa, rincorrono qualcosa, forse nessuno di loro ha la vita che vorrebbe avere. I personaggi non riescono a riempire la loro vita. Hanno fame d’amore ma non riescono né a darlo né a ottenerlo. Quindi vivono altre vite, non le loro, non quelle che vorrebbero. Alla fine poi sono tutti contro tutti, anche le donne tra di loro, fanno tutti parti di un sistema insano. Tutti sono prigionieri del denaro”. In conferenza stampa invece, amareggiata più che stizzita, la Comencini ha detto:”Mi piacerebbe che quelli o qualcuno di coloro che hanno fischiato, facesse una domanda ed esprimesse e motivasse il suo dissenso”. “Invito”presto raccolto e a cui la regista ha replicato:”Mi sono state mosse tante critiche ora, il film può piacere o non può piacere, ma non posso fare certo un’autocritica pubblica, no?E poi noi tutti siamo molto fieri di aver fatto questo film e a noi è piaciuto. Nel nostro paese tutto gira intorno ai  soldi, ogni giorno c’è uno scandalo, questo film cerca di parlare di questo e non credo che si possa tacere su questo gravissimo problema”.

Se il film piacerà il responso lo si saprà presto, ai posteri l’ardua sentenza, o, per meglio dire, agli spettatori.

Però su una cosa concordiamo con la regista, il film può piacere o meno, ed è giusto pure che ci siano legittime critiche e ciascuno democraticamente e liberamente possa esprimere la sua opinione, non è giusto né civile invece fischiare, fare versacci, mugugni, ma più che le buone maniere proprio il rispetto pare essere diventato, come l’intelligenza, un optional, e la classe non è di tutti…

Divertente, brillante, l’incontro con il  91enne regista Mario Monicelli, preceduto dalla proiezione di un gradevole omaggio(un corto)di Giovanni Veronesi, “Muiono soltanto gli stronzi”(ci dissociamo hehehe… ma riportiamo fedelmente la frase di Monicelli da cui il titolo del  lavoro di Veronesi):un ritratto cinematografico del regista toscano di”Totò cerca casa”, “Totò e le donne”, “L’Armata Brancaleone”, “Amici miei”, “Il marchese del Grillo”, “Parenti serpenti”. Interessante e mai noioso sia il filmato realizzato da Veronesi, con sopralluoghi sul set de”Le rose del  deserto”, e con interviste, a Monicelli, che l’incontro ricco di battute, gags spontanee, atmosfere”goliardiche”, commenti caustici impregnati della verve e dello spirito da”toscanaccio”(come il grande Roberto Benigni), vitale e graffiante di Monicelli. Colpiscono la grinta e l’allegria di Monicelli, lo spirito gaudente:”Io non rimpiango mai nulla. Io sto benissimo adesso. C’è un piacere, un divertimento, una bellezza, una soddisfazione, a trent’anni ma anche a ottanta. Ah, mi son tolto gli anni. A 91 anni è bello sentirsi così, magari tra una ventina d’anni rimpiangerò questo bel pomeriggio, divertente, con tanta gente simpatica, che è venuta apposta per me, pubblico, giornalisti, amici”. Esilarante il duetto tra Monicelli e Alessandro Haber, uno degli attori  del  cast de”Le rose del  deserto”il quale ha ammesso che Monicelli “maltratta”gli attori e lui stesso sovente è stato bistrattato, e Monicelli gli ha risposto:”Haber spesso si fa rimproverare, poi è molto ansioso, mi fa una testa tanta, parla parla, straparla, fa proposte che non vanno mai bene però”, risate, fragorose, generali, e Haber:”Io ti propongo varie soluzioni, poi tu puoi scegliere, scegli la migliore”e Monicelli:”La soluzione tua, eh?”, altre risate in sala.

Come dicono a Roma, “gagliardo”Monicelli, a 91 anni ha dato vita a un film in costume spettacolare, ambientato in Tunisia, periodo Seconda guerra mondiale, liberamente tratto  dal romanzo di Mario Tobino, “Il deserto della Libia”.

Interpreti:Alessandro Haber(il comandante Stefano Strucci che passa il tempo a scrivere a sua moglie), Giorgio Pasotti(il medico Marcello Salvi che invece fantastica sul mistero delle donne arabe), Michele Placido(frà Simone, un misterioso e strano frate). La guerra a un certo punto esplode e irrompe in tutta la sua tragicità, in tutto il suo orrore.

Monicelli ha dichiarato:”Il registro, il tono, ricorderà quello de”La grande guerra”:c’è la tragedia ma non mancano ovviamente ironia e sarcasmo”.

Di classe, affascinante, sexy, già detto, Harrison Ford, con una voce calda, bellissima(nel doppiaggio ci perde!

la sua voce è veramente gradevole…). Ford ha parlato a lungo di Patricia McQueeny e speso splendide parole per lei che  fu la sua agente(lo è stata per 30 anni). Ma ha anche parlato in generale del ruolo di un agente.

“E’ fondamentale, necessario, un agente, per la carriera di un attore e in genere nelle relazioni con altre persone” .

Riguardo invece il potere del cinema, Ford sostiene che:”Emozioni, suggestioni, linguaggio delle emozioni, sentimenti:il cinema ha un grande potere, regala  emozioni indimenticabili. Il cinema è un linguaggio universale”.

Di fare il regista non ne vuole proprio sapere, almeno per ora:”Per carità, no, è troppo duro e faticoso”afferma sorridendo. “Non c’è un personaggio particolare che vorrei interpretare, quanto piuttosto una storia coinvolgente, interessante che mi colpisca e mi affascini”. Scherza, quando viene tirato in ballo il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, e dice:”Non farò mai politica. E comunque io sono e resterò per sempre democratico, libero e democratico a vita”.

L’ultimo giorno è stato dedicato alle premiazioni e poi, nel pomeriggio è stato il trionfo di Robert  De Niro.

De Niro è stato accolto al  Quirinale  dal Presidente della  Repubblica, Napolitano, e ha ricevuto dal sindaco Veltroni il passaporto italiano:”Se esistesse, daremmo a De Niro anche il passaporto romano”. Bob al festival ha presentato in anteprima mondiale, otto minuti del suo nuovo film da regista-attore, “The Good Shepherd”, e poi ha ricevuto, in Piazza di Spagna, attorniato dal pubblico in delirio, il premio”Steps and Stars”in qualità di fondatore del Tribeca Film Festival(ed è anche artefice della  casa di produzione Tribeca).

Vogliamo chiudere con un’encomiabile iniziativa e con una nota che non risulterà, a nostro avviso, pleonastica o tautologica. Cominciamo da quest’ultima:spesso ho utilizzato il pluralis maiestatis, non perché io sia un personaggio istituzionale, il presidente della nazione o una personalità autorevole e di potere, bensì perché faccio ricorso a una delle regole auree e basilari del buon giornalismo:non si scrive e non ci si esprime in prima persona singolare se non in casi rari e motivati, o poche volte ma sempre con moderazione e umiltà , bensì si usa generalmente la prima persona plurale(giacché chi scrive si esprime implicitamente a nome del giornale, o cita espressamente il nome della testata, nella fattispecie il nostro magazine di New York, che si rappresenta), perché è bandito il protagonismo, oltre che l’individualismo, l’esibizionismo, l’autoincensamento, l’atteggiamento autoreferenziale, l’egotismo.

La pregevole iniziativa, infine, è la seguente:ammirevole l’impegno del  regista Gabriele Salvatores(“Marrakech”, “Mediterraneo”premio Oscar nel 1991 per il miglior film straniero, “Puerto Escondido”, “Nirvana”, “Denti”).

Dodici progetti di giovani autori europei alla loro opera prima e dodici progetti asiatici e africani. Parliamo della sezione”New Cinema Network”, ideata per mettere in contatto i giovani cineasti con le case di produzione. Fautore e padrino del progetto è per l’appunto Gabriele Salvatores che ha incontrato i registi per un interscambio e per mettere a loro disposizione la sua esperienza e dar loro utilissimi suggerimenti.

“Ho voglia di fare qualcosa di  fruttuoso. Non ho figli e voglio far crescere e accudire talenti emergenti, dare una mano ai giovani registi. Fare un film per me è come fare un figlio, può essere anche facile, ma il difficile viene dopo…Non costa tanta fatica concepirlo e farlo nascere quanto semmai crescerlo, stragli dietro, seguirlo sempre. Crescere un figlio, rendere un figlio forte, autonomo, farlo sentire amato e mai solo, questo è un compito arduo, spesso fallimentare. E non è solo questione di fortuna…Metto e metterò tutto il mio impegno quindi per sostenere e valorizzare i giovani e i registi sconosciuti ma di talento”.

Il fine dell’iniziativa è dare un supporto efficace e concreto agli autori di un’opera prima affinché ne possano realizzare una seconda, se è difficile fare la prima, la seconda talvolta è impossibile…Gli sponsor assegneranno premi ed elargiranno finanziamenti mirati, la SIAE  per esempio dovrebbe offrire un contributo ai registi selezionati , di 20mila euro per la realizzazione del secondo film . E, in merito alla Festa del Cinema di Roma, Salvatores  ha dichiarato:”Probabilmente ci saranno problemi di rodaggio, difficoltà iniziali, ma ciò che conta è che il Festival ha una grande anima”. E mai tale parere fu così condivisibile e condiviso e forse basta questo per dire che problemi a parte…il Festival è piaciuto, ha riscosso un notevole successo specialmente di pubblico e quindi  la prima edizione della Festa internazionale del Cinema è a buon diritto”promossa”. Quello tra Roma e la sottoscritta è un amore reciproco che dura da anni(e milioni di persone la amano, del resto come si fa a non amare Roma?), ma alla fine ci siamo affezionati anche al suo bel Festival(il 21 ottobre eravamo un po’ tristi per la Festa terminata…)!Speriamo di tornarci il prossimo anno, nel 2007(la monetina l’abbiamo buttata nella Fontana, non si sa mai…).

Il RomeFilmFest è ormai”decollato”e speriamo che svetti sempre più in alto e, da tutti noi, sinceramente e calorosamente:Ad maiora!

Patrizia Di Franco

 

IDEA DICEMBRE 2006

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