.::MARZO 2007::.

SAN NICOLA

Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente

di Patrizia Di Franco

 

L’ultima città pugliese a cadere sotto il dominio normanno fu Bari, che Roberto il Guiscardo espugnò il 15 aprile 1071. D’allora ebbe inizio un periodo dovizioso di grandi eventi: il 9 maggio 1087 vennero fatte pervenire nel capoluogo pugliese, trafugate da marinai baresi, le ossa di San Nicola vescovo di Myra in Asia Minore, tra il III e il IV secolo, all’epoca dell’imperatore Costantino; nel 1089 Papa Urbano II visitò Bari e consacrò la chiesa inferiore (cripta) di San Nicola e vi depose le sacre spoglie; nel 1098 la città, per designazione del Pontefice Urbano II, ospitava il Concilio Ecumenico convocato per ripristinare l’unità del mondo cristiano destabilizzata e infranta dallo scisma d’Oriente; e nel 1131 Ruggero II fece cominciare i lavori per l’erezione del Castello Svevo, di cui il primo nucleo fu fondato dai Bizantini e successivamente ampliato dai Normanni. Il geniale Federico II volle far innalzare un sontuoso castello che si allineasse con i manieri che costellavano Vieste, Monte Sant’Angelo, lungo l’Adriatico, intervallandosi l’un dall’altro (Barletta, Trani, Bisceglie, Brindisi, Otranto). Isabella D’Aragona ne fece un palazzo principesco, degno della sua Corte Ducale. Nel 1831 il Castello Svevo da fortezza fu declassato a carcere giudiziario, per circa un secolo; fortunatamente è il caso di dire “riconquistò la libertà”, fu restituito alla cultura e da allora ha ospitato significativi eventi, balletti, esposizioni d’arte, vernissage. “San Nicola” Splendori d’arte d’Oriente e Occidente, è la straordinaria e significativa mostra, organizzata e prodotta da Arthemisia di Milano, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il contributo di Fondazione Antonveneta, promossa dal Comune di Bari, dalla Provincia e dalla Regione Puglia, dalla Curia Arcivescovile barese, dalla Basilica Pontificia di San Nicola e dall’Università degli Studi di Bari, e allestita nella suggestiva cornice del Castello Svevo, dal 7 Dicembre 2006 al 6 maggio 2007. I visitatori possono godere, per il piacere dei propri occhi, di due spettacoli in uno: la mostra e il Castello di pianta trapezoidale, con il meraviglioso atrio dell’ingresso che sfoggia volte a crociera, capitelli stupendamente decorati e una mensola murale ad otto teste; cattura lo sguardo anche la rinascimentale ampiezza e raffinatezza della scala a due rampe. In questo scenario fiabesco è ospitata l’interessante esposizione d’arte che ha per protagonista assoluto San Nicola, il patrono di Bari, il protettore dei fanciulli e dei naviganti, venerato dai cristiani ortodossi e rinomato in tutto il mondo. La mostra è stata inaugurata alla presenza di prestigiose cariche istituzionali (e poi è stata visionata da personaggi famosi e membri del Governo quali il Presidente del Senato, Marini), autorità politiche ed ecclesiastiche, il 7 dicembre 2006, data successiva alla festività barese per antonomasia, ovvero il 6 dicembre, ricorrenza festiva in cui è celebrato San Nicola e gli viene reso omaggio con rituali sacri e pagani, processione, messe e preghiere sin dal primo albeggiare. Alle quattro del mattino si apre la giornata con il “lancio delle diane”, piccole “bombe” pirotecniche, al fine di destare dal sonno e dal torpore gli abitanti di Bari, per accogliere il gran giorno di festa. Alle cinque del mattino hanno luogo le sante messe con l’apertura della Basilica di San Nicola (nella cripta si custodisce la tomba con le ossa del Santo), la prima messa è dedicata alle ragazze senza marito di cui San Nicola è protettore, le donne devote per veder esaudito il loro desiderio di trovar marito, compiono un tradizionale “girotondo” intorno ad una colonna “miracolosa” della cripta. I suggestivi vicoli dell’incantevole borgo antico di Bari sono illuminati sia dalla fioca luce dell’alba che dalle torce accese durante la maratona che si conclude nella Basilica, e dopo le preghiere, si degustano savoiardi, biscotti fatti in casa, cioccolata calda e ottimo cioccolato in gran quantità. Nelle caratteristiche casette del centro storico, le famiglie approntano altarini di San Nicola, in particolare nella casa di Via Palazzo di Città che custodisce una preziosa statua di San Nicola dell’Ottocento, ai passanti e ai pellegrini viene offerto, in segno d’ospitalità barese e per festeggiare il Santo Patrono, “il complimento”, ossia panini imbottiti, variamente farciti, e pastarelle di benvenuto, in onore del Santo. Quest’anno è stata ripresa un’usanza sospesa dal dopoguerra in poi: il sindaco di Bari, Michele Emiliano, durante la Santa Messa, ha consegnato simbolicamente a San Nicola le chiavi della città di Bari (il sindaco le riprenderà l’8 maggio, giorno in genere della processione della Statua di San Nicola a mare). Dicembre è anche il mese delle festività natalizie e quindi per tutta la durata delle vacanze riecheggia il nome del bonario Santa Claus, e il culto del Santo più amato dai bambini (ma anche da tanti adulti rimasti per fortuna bambini dentro) coinvolge e investe tutti, anche i laici e gli agnostici, durante il Natale. “San Nicola, Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente” è uno degli eventi espositivi più importanti della Puglia, un dettagliato e affascinante iter iconografico e storiografico del Santo Patrono di Bari: una figura emblematica e carismatica che nel corso dei secoli ha lasciato indelebili tracce della sua presenza e “rimembranze” dall’Asia Minore a Costantinopoli, dall’Impero bizantino alla Russia ortodossa (tuttora frequenti i pellegrinaggi, e gremiti i luoghi di culto come la Basilica di San Nicola a Bari, da parte di devoti, provenienti da tutto il mondo, soprattutto dalla Russia), dal mondo cattolico all’universo musulmano, dall’Olanda protestante all’isola di Manhattan, con l’espansione e la fama di San Nicola in America con epilogo simbolico nell’elevazione del santo a patrono di Manhattan e a”mito universale”. 

La mostra terminerà a maggio, in concomitanza con il maggio nicolaiano. Le più fortunate e seguitissime iniziative culturali, economiche e di gran richiamo turistico, a Bari, si concentrano nei mesi di maggio e settembre (il mese della Fiera del Levante). Maggio è il tributo al patrono della città, il mese della tradizionale sagra di San Nicola e, dal 1951, da il suo nome al”Maggio di Bari”, una rassegna ricca di manifestazioni artistiche, culturali, di celebrazioni religiose: il Corteo storico e rievocativo, in costume medievale, dell’arrivo delle ossa di San Nicola o Corteo della Caravella; la processione della statua di San Nicola a mare; spettacoli pirotecnici sul mare; e tante altre iniziative di notevole spessore e richiamo. La mostra in corso è un variegato, mai tedioso, viaggio attraverso quindici secoli di storia, dall’Asia minore al Levante multireligioso e multietnico, dall’Italia cattolica all’Albania e alla Turchia musulmane. È una coinvolgente esplorazione, un excursus cronologico (si parte idealmente dal III secolo per approdare agli albori del XXI secolo) e artistico (si contemplano capolavori di Beato Angelico, Paolo Veneziano, Andrea di Cione detto l’Orcagna, Bartolomeo Vivarini, Jan Steen, fino alla Pop Art del geniale artista di Pittsburgh, Andy Warhol). Lo scopo primario dell’esposizione è quello di mostrare e descrivere, anche grazie all’audioguida ma soprattutto al bellissimo catalogo, opera di Michele Bacci (dell’Università di Siena) che ha curato la mostra in collaborazione con Fabio Marcelli (dell’Università di Perugia), le fasi della storia e della vita di San Nicola che é assurto a ruolo di santo universale e transconfessionale, uno dei  rarissimi santi in grado di generare la devozione e l’affezione di migliaia di fedeli e pellegrini di nazioni, continenti, tradizioni, religioni, anche molto differenti tra loro. Un santo, apprezzato per la sua magnanimità, per essere il protettore di quelli definiti più deboli: bambini, donne, giovani, amato per la sua saggezza e generosità, per la bontà e per il suo forte senso di giustizia. Uno spirito di protezione capace di intervenire prontamente in soccorso e ausilio di persone in difficoltà, “un padre” a difesa dei suoi “figli”, un’icona rimasta inalterata nei secoli alla stessa stregua del suo culto, sviluppatosi intorno al suo sepolcro da cui fuoriusciva un liquido portentoso, il santo e celeberrimo “myron”. Nella mostra si possono ammirare icone, avori, sculture e statue in legno ed in pietra, monete, sigilli, incisioni, casule e stoffe ricamate, maschere e libri illustrati per bambini, lampada votiva e argentieri, porte regali, tempere, capitelli, busti, trittici, polittici, scene agiografiche, insegne di pellegrinaggi, provenienti da moltissimi paesi (la mostra è anche sotto il loro patrocinio), tra cui:Austria, Cipro, Egitto, Federazione russa, Francia, Italia (Bari, Roma, Napoli, Firenze, Venezia, Milano…), Olanda, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Spagna. Tutto ciò a testimonianza del culto di San Nicola fortemente radicato tanto in Oriente quanto in Occidente, e dell’universalità religiosa, iconografica, “mitica”, del Santo, talmente venerato e stimato da Oriente (soprattutto in Georgia, Turchia, Bulgaria, Serbia, Romania)ad Occidente, negli Usa e in Europa (Italia, Norvegia, Olanda, Germania, Islanda). Per il Santo di Myra, un motto, coniato ad personam, recita addirittura: “Se anche muore Dio, ci rimane pur sempre San Nicola”. Ben delineate le sette sezioni della mostra, dalle origini della figura di San Nicola in Asia Minore (IV-IX) a San Nicola nell’immaginario popolare europeo tra il XVII e il XX secolo. Stupendi molti dipinti e icone, accattivante il Cammeo d’agata con cornice d’oro, di forma ellittica, della prima metà del XIII secolo, che raffigura San Nicola neonato che rifiuta il latte della madre, la quale amorevolmente gli porge il seno. La devozione del Santo era così grande fin dalla nascita che San Nicola osservava il digiuno del mercoledì e del venerdì, rifiutando per l’appunto la poppata materna. Il Cammeo di manifattura pugliese (Bottega dell’Italia meridionale) proviene dal Metropolitan Museum of Art Rogers Fund di New York, così come sempre dalla Big Apple arrivano: il Breviario di Egmond, pergamena del 1435 (New York, The Pierpont Morgan Library) e l’incisione su polvere di diamante “Santa Claus” (del 1981) di Andy Warhol (EP 1/5 Leonox Museum Board, cm 96, 52x96,52 New York, Ronald Feldman Fine Arts). Icona della nuova cultura di massa (come la xilografia”Merry Old Santa Claus”di un secolo prima, 1881, di Thomas Nast, che racchiude in sé l’ottimismo, la ricchezza, la produttività, l’abbondanza del popolo USA, ma anche il rovescio negativo della medaglia, ossia il consumismo americano e la frenesia, il dio denaro, lo stress, l’ossessione del tempo), il Santa Claus di Andy Warhol è incluso in”Myths”, un portfolio di multipli (Mickey Mouse, Superman, Dracula, Uncle Sam, Mammy, The Star, e altri ancora), realizzato da Warhol per la celebre, suddetta galleria e casa editrice di New York. Santa Claus fu impersonato, si dice, da John Viaggiano, italo-americano, meridionale, pare lucano, con costumi e trucco del pugliese Jack Coltello. La foto fu tradotta da Warhol in disegno, poi ingrandito in proiezione e ricreato in colori serigrafici. L’esemplare esposto al Castello Svevo di Bari, è una tela, accattivante, in acrilico e smalto serigrafato con polvere di diamante. Di recente un facoltoso e tuttora sconosciuto acquirente ha comprato dalla Andy Warhol Foundation, il disegno originario in bianco e nero. Una mostra effettivamente molto interessante, ben strutturata, curata con garbo, sobrietà, raffinatezza e accuratezza, che vale davvero la pena di visitare, un appuntamento importante e prestigioso da non perdere. Una mostra su una figura di culto che unisce Oriente e Occidente e di questi tempi ce n’è bisogno…Un esempio d’amore per il prossimo e di vero ecumenismo, un modello d’apertura, il simbolo d’unione anziché divisione, intolleranza, xenofobia, odio. Tanti politici e integralisti clericali ed ecclesiastici cercano di fomentare diffidenza, rancori, razzismi, ostilità, dipingono le differenze non come ricchezza bensì come diversità da allontanare e annientare. Loro vogliono soltanto dividere e far trionfare il male, San Nicola invece è riuscito ad avvicinare e unire Oriente e Occidente. Nel prossimo articolo, approfondiremo la figura e la storia di San Nicola e vi descriveremo le icone del Sinai, fulcro della mostra come anche del catalogo di Bacci. Si tratta di otto antichi dipinti su tavola, provenienti dal Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai: le più antiche icone conosciute, in onore di San Nicola, nonché le sue più antiche rappresentazioni pittoriche. Capolavori preziosi e rarissimi, icone di raffinata arte bizantina, di qualitativa resa formale, dai colori vivaci e brillanti, mai esposte prima in Europa e conservatesi in ottimo stato soltanto grazie all’ubicazione remota e alle condizioni climatiche estreme, quindi favorevoli, del Monastero del Sinai.

 

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