.::GIUGNO 2007::.

San Nicola

Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente

(II parte della Mostra)

Le sacre Icone del Monte Sinai

di Patrizia Di Franco

Per la prima volta esposte in Europa, otto preziose icone provenienti dal Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai, hanno arricchito e completato l’iter della Mostra “San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente”, al Castello Svevo di Bari. Un evento nell’evento, giacché i capolavori del Sinai, databili tra il VII e il XIV secolo, costituiscono le più antiche raffigurazioni pittoriche del santo di Myra (attuale Demre) e il loro stato di conservazione esprime carattere d’eccezionalità e straordinarietà. Alla conferenza stampa di presentazione figuravano, tra le autorità presenti: il Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola; S.E.R. Damianòs, igumeno di Santa Caterina e arcivescovo del Sinai, di Faran e Raithou, accompagnato da una delegazione della sacra Comunità dei monaci sinaiti; e una Commissione di rappresentanza del Ministero egiziano della Cultura, del Consiglio supremo delle antichità dell’Egitto e dell’Università del Cairo. Il Presidente Nichi Vendola, visibilmente emozionato e fiero, ha sottolineato il successo crescente, di pubblico e di critica, della Mostra di San Nicola, esprimendo parole di ringraziamento nei confronti dell’arcivescovo del Sinai Damianòs e di Michele Bacci, dell’Università di Siena, curatore dell’evento espositivo, e definendo la Puglia “una regione che non dimentica il passato e le tradizioni e al contempo reinventa il futuro”. Damianòs ha manifestato tutta la sua gioia nel trovarsi nuovamente a Bari (è la sua quarta visita). San Nicola è venerato tanto in Occidente quanto in Oriente: dopo Santa Caterina, San Nicola è la figura sacra più apprezzata e amata, insieme a San Giorgio, per ammissione dello stesso igumeno sinaita. Suggestivo è stato il rito della benedizione delle icone effettuato in prima persona dal celebrante Damianòs, con l’ausilio di acqua benedetta, basilico (dal greco “basilicòn” che significa regale) e incenso, recitando preghiere e cantando salmi nella lingua madre. In un’atmosfera intrisa di pathos, sacralità, arte, abbiamo ammirato le magnifiche icone, fulcro della mostra. Oggetti rari di pregevole fattura, apprezzabili anche per la vivacità cromatica e per la resa formale che risente della tradizione pittorica di matrice tardoromana. Nel Castello Svevo è stato riprodotto un microclima simile a quello del Monastero del Sinai. Il Sacro Monastero di Santa Caterina è situato su una valle del monte Sinai, a 1800 metri d’altitudine. I valori dell’umidità relativa (U.R. %) caratterizzanti il clima di questo luogo di culto, sono molto bassi (alla stessa stregua dei valori di Temperatura) sia d’inverno sia d’estate, ma mai instabili, con una media annuale che si attesta intorno al 30%. Il progetto per l’esposizione delle Sacre Icone è stato approntato con perizia certosina e avvalendosi di un imballaggio ad hoc: il monitoraggio del microclima all’interno delle casse, la creazione di speciali vetrine climatizzate. Precisamente, sono state ideate e installate doppie vetrine: nella prima la climatizzazione è stata realizzata meccanicamente con un deumidificatore impostato a un valore di U.R. al 30% e all’interno di essa è stata posta una seconda vetrina, per ciascuna singola icona, climatizzata passivamente con gel di silice condizionato preventivamente nei valori di umidità e temperatura predeterminati. Attraverso dei Data Logger, in un intervallo di 10 minuti, viene costantemente monitorato il microclima all’interno di ogni vetrina. Tale doppio metodo di condizionamento e monitoraggio continuo è stato applicato per la prima volta in Italia ed è l’unica modalità che consenta, al di fuori del Monastero del Sinai, il perfetto stato di conservazione delle preziosissime opere. Tanti tecnici e minuziosi accorgimenti e la riproduzione di condizioni ambientali e climatiche ideali hanno consentito dapprima il trasporto e in seguito la collocazione, all’interno del bellissimo Castello Svevo di Bari, dei Sacri Cimeli del Monastero di Santa Caterina (la più piccola diocesi e il più antico monastero cristiano tuttora attivo, i cui monaci ospitano da sempre sia viandanti e pellegrini musulmani sia cristiani e per tale ragione è stato protetto dall’islamizzazione della nazione).

I dipinti su tavola, in onore di San Nicola, spaziano dall’opera realizzata in Egitto tra VII e VIII secolo con la tecnica dell’encausto, ovvero con i colori fusi nella cera, fino alle pregevoli rappresentazioni dei valenti autori di Costantinopoli, la capitale dell’Impero bizantino, splendidi lavori ricchi di colori intensi e sfondi rifulgenti d’oro. Interessante è constatare attraverso le opere del Sinai, le varie evoluzioni rappresentative di San Nicola. L’icona del VII- VIII secolo, ad opera di un anonimo artista di origine copta o siro-palestinese, costituita dalle ante laterali di un trittico la cui componente centrale con tutta probabilità è stata smarrita, mostra il Santo patrono di Bari in vesti e caratteristiche fisionomiche ai nostri occhi irriconoscibili: barba appuntita, folta, molto lunga, bianca. Tutto ciò non è corrispondente e fedele ai canoni iconografici delle immagini successive nel corso dei secoli. Palese è la miscellanea di astrattismo ed ellenismo. Le figure dei santi Pietro e Paolo, Nicola e Giovanni Crisostomo, colpiscono per alcuni particolari resi con efficace naturalismo, come, nella fattispecie, le loro mani abili e forti nello stringere un rotulo o i libri massicci. Invece “San Nicola con santi sui margini”, della fine del X secolo, rappresenta la più antica immagine a mezzo busto del santo di Myra che si conosca, e che ebbe ampia diffusione sia nell’arte bizantina che in quella russa: San Nicola, dai capelli scuri, viso rotondo, barba corta e tonda, viene dipinto con i paramenti vescovili al completo; la dalmatica diagonale, la marrone casula sacerdotale, il felònion (il pallio arcivescovile), sintetizzano ed esprimono i tre gradi di dignità sacerdotale. Il vescovo con il pallio simboleggia Cristo “buon pastore” che offre la sua stessa vita a difesa del suo gregge. Al centro del margine superiore appare Cristo Pantocratore, benedicente, vertice nella gerarchia di santità, della Chiesa ideale. L’aureola dorata roteante di San Nicola fa ipotizzare che l’icona sia stata realizzata proprio nel Monastero del Sinai. Bellissimo esempio d’icona agiografica, invece, è quella a cura di un artista bizantino del tardo XII secolo: l’immagine centrale del santo è contornata da molteplici episodi della sua esistenza, scene che enfatizzano il suo ruolo vescovile, la sua identità e la fonte divina della sua autorità giacché Cristo e la Madonna gli consegnano il Vangelo e l’omofòrion con le croci.

Sguardo austero invece, occhi a mandorla, barba corta e capelli grigi, naso molto lungo e affilato, zigomi marcati, espressione ascetica degli occhi, caratterizzano l’“Icona con San Nicola a mezza figura” (fine del XIII secolo, tempera e foglia d’oro su legno). Questa tavola con bordo a rilievo, è custodita nel Tesoro delle icone del Monte Sinai. Facente parte delle cosiddette icone “crociate” è il dipinto su tavola di San Nicola a mezza figura (ambito sinaita o crociato, fine del XIII secolo, tempera e foglia d’oro su legno), che ritrae il santo protettore di Bari, con dolci e raffinati lineamenti, barba folta e corta, canizie e calvizie pronunciata a sottolineare la veneranda età del santo. In età avanzata, profonde rughe, capelli radi, è dipinto pure in tal modo ma in una posa di grande tensione emotiva, nell’Icona (ambìto sinaita o crociato) della fine del XIII secolo. Molto particolari e originali l’icona con Diesis e santi, e l’altarolo a sportelli. L’icona, oggetto composito di devozione per il santo, punto di congiunzione tra Oriente e Occidente, raffigura San Nicola su una lastra di steatite, una varietà di pietra saponaria di colore verde chiaro, dalla superficie levigata, utilizzata di frequente a Bisanzio per le icone di formato piccolo e di grande valore. La steatite dipinta a tempera e oro, inserita all’interno di una cornice (del XIV sec.) di legno rivestita di gesso, risale al secolo XI, la pittura sulla steatite invece è del XVIII secolo. San Nicola qui è raffigurato tra i pilastri della Chiesa, tra san Pietro e San Paolo, i quali nell’arte del XIV secolo erano il simbolo della relazione tra la Chiesa latina e quella greca. San Nicola è affettuosamente abbracciato da entrambi e ciò mostra il forte rapporto tra il patrono di Bari e la Chiesa ortodossa. L’altarolo, per devozione privata, portatile, chiudibile, a opera di pittori franchi di Terrasanta (seconda metà del XIII secolo), mostra sugli sportelli interni un microciclo mariologico vicino all’immagine centrale della “Madonna in trono col figlio, affiancata da due arcangeli”, sulla sinistra l’“Incoronazione della Vergine” sovrapposta alla “Dormizione”, sulla destra “Cristo tra i dottori” a sovrastare il “Compianto sul Cristo morto”; per la presenza della mitria, l’immagine di San Nicola chiaramente appare desunta dai modelli occidentali

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