.::GIUGNO 2006::.

SANREMO, LO SHOW, LE CANZONI?

di Isabella Rossiello

“Desperately seeking Susan” era un vecchio film degli anni ’80 con Madonna e si può parafrasarlo con “DISPERATAMENTE CERCASI LE CANZONI ITALIANE…” A Sanremo succede di tutto, i cachet troppo alti degli ospiti e dei presentatori, ospiti attesi e poi disdetti, giornalisti che abitano in vere e proprie bettole e le pagano come il Grand Hotel, la pubblicità asfissiante che affossa il festival (nonostante si paghi il canone), le polemiche infinite sugli ascolti, i fiori…un manicomio direte voi; poco ci manca.

Andiamo con ordine: la pubblicità nella prima parte del festival, primo break pubblicitario alle 21.45 di circa 30 secondi, costa 190.000 euro contro gli 80.000 euro di un normale show del sabato sera. Per circa 5 minuti la SIPRA agenzia concessionaria RAI, guadagna 800 mila euro a serata. I dati sono lunghi e complessi. Vi dico solo che il guadagno totale della settimana festivaliera supera 14/20 milioni di euro senza le sponsorizzazioni e le telepromozioni, ma la RAI si rifiuta di rendere pubblici i compensi degli artisti o comunque qualsiasi cifra, appellandosi alla privacy e queste cifre sono speculazioni di giornali e riviste.(But…money makes the world around…cantava Liza Minnelli nel mitico film Cabaret!).

Gli ospiti: il direttore artistico Giancarlo Mazzi, manager discografico, autore di programmi, capo della promozione del gruppo CGD Warner, anima della Nazionale Cantanti, amico e consigliere di A. Celentano, una vera potenza in fatto di contatti, gestisce gli ospiti ma non è certo colpa sua se gli invitati non ci vengono, anzi in una breve mia intervista mi ha detto che la cosa che odia di più è proprio la fatidica telefonata, i no incassati, il nervosismo a pranzo colazione e cena.

In sala stampa ha spiegato che, soprattutto per le star americane, i nostri soldi sono “tips”, una mancia insomma, perché magari in quei mesi gli arriva il copione della vita o un invito in uno show più prestigioso e non possono ovviamente dire di “No”. Lo Showbiz ha le sue regole.

Gli hotel: fatiscenti nel periodo festivaliero lievitano in modo incredibile; es. una stanzetta, con un bagno striminzito e di solito pulito ma bruttissimo, costa circa 45/50 euro in bassa stagione, schizza a 120/150 euro il giorno.

I fiori: ogni anno le polemiche si rinnovano. Quest’anno i fiori erano virtuali, ossia bellissime foto sul digiwall, lo schermo gigante, del bravissimo fotografo italiano Fabrizio Ferri. Cinque foto di cinque fiori (cachet 20.000 euro)! Alcuni fiori erano in sala e altri vicino all’orchestra sul palco, qualche bouquet dato alle ospiti e basta; ma volete mettere la bellezza di un fiore reale? Il suo profumo, i suoi colori… mah, roba da matti.

Gli ascolti: ogni anno per curiosità la prima serata se la guardano un po’ tutti, poi inevitabilmente la noia, la pubblicità ogni due canzoni, lo spettacolo mediocre, le canzoni tutte uguali, costringono i poveri telespettatori a cambiare canale e mai come quest’anno c’è stata una vera e propria emorragia di audience. “Il Messaggero” quotidiano di Roma titola: “LA NOIA È IL VERO OSPITE”.

Fabrizio Del Noce, direttore di rete, si fa in quattro, risponde alle domande dei giornalisti, rilascia interviste, posa volentieri per questa o quella foto, e in faccia gli si legge la stanchezza e un velo di tristezza: no quest’anno le cose non vanno affatto bene e forse, si vocifera, sarà il suo ultimo Festival. Nemmeno le splendide modelle, vestite ogni sera da stilisti italiani di fama mondiale, risollevano il morale del Festival.

Vediamolo insieme, allora, questo scellerato festival. L’ha presentato l’attore showman Giorgio Panariello (cachet 1 milione di euro) coadiuvato dalla bella Ilary Blasi (500.000 euro)e dalla altrettanto bella, ironica e mattacchiona Victoria Cabello (400.000 euro), sconosciuta al grande pubblico perché ha lavorato per un seguitissimo programma di culto di Italia1 su Mediaset: “Le Iene”.

Panariello, umanamente ineccepibile, simpatico, disponibile, corretto, non è un comico per cui impazzisco, ma alcuni suoi monologhi sono davvero esilaranti. Peccato che da anni abbia un autore (a Sanremo erano ben nove gli autori), Carlo Pistarino attore negli anni ‘80 di filmetti un po’ scollacciati, che fa comicità da “bar sport”. Nulla contro tutti i bar sport d’Italia ma l’umorismo è tutto un'altra storia. La vera comicità fa ridere, non sorridere, e le battute di Panariello non facevano nemmeno quello. Erano scontate, vecchie, anche al limite del volgare. La prima serata è stata una catastrofe, Panariello si è scusato, ha affermato che avrebbe fatto meglio…che approssimazione triste… In un’altra conferenza stampa ha addirittura svelato che in realtà il festival si fa nell’ultima settimana prima dell’inizio! Non meravigliatevi, siamo in Italia.

In sala stampa qualcuno ha chiesto come mai ogni anno c’è questo mistero doloroso degli ospiti stranieri che non si sa mai se vengono o no. Panariello ha risposto che quest’anno puntava sulle sorprese; il festival era suo e aveva voglia di sorprendere il pubblico.

In parte il suo concetto di sorpresa era vero. Ad esempio, nessun fotografo prima della prima era riuscito a vedere la scenografia di Ferretti. La verità però è anche un’amara verità: le star di Hollywood che hanno cachet stratosferici vengono solo se devono promuovere un film o sono libere da altri impegni.

Un altro tema che ha tenuto banco è stata la scenografia, curata da un premio oscar come Dante Ferretti, che ha deluso tutti, ma proprio tutti, e le battute e le cattiverie si sono sprecate. In effetti, era abbastanza “cimiteriale” con tutto quel nero, forse troppo concettuale e sofisticato. Il primo impatto scenico è stato imponente, io ero in teatro la prima serata, poi, però è risultato pesante e visivamente, decisamente noioso.

Naturalmente non è stato tutto negativo. Ci sono stati momenti allegri, ma ahimé solo sprazzi di luce in un cielo lugubre, e si possono riassumere in poche righe: la “bischerata” termine prettamente toscano, del regista-attore Leonardo Pieraccioni (storico amico di Giorgio Panariello), che ha cominciato a sparare a zero sul festival, sulle sue magagne, sulla scenografia (“Ferretti, che ti fanno fumare in America?”), sulla discutibilissima mise di Anna Oxa (cantante barese di origini albanesi), più vicina ad un personaggio del film dell’horror, e della sua canzone, anch’essa molto introspettiva, difficile, greve.

Altra scena carina ma non certo da entrare nella storia della tv è Pieraccioni che fa entrare “Cateno” (Giorgio Panariello), suo fratello nella finzione, timido e balbuziente, segretamente innamorato di Ilary Blasi, a cui desidera ardentemente dare un bacio…più banale di così?

Grande ed esilarante interpretazione invece, di Assunta De Senis alias Carlo Verdone, attore e regista anche lui amico venuto in soccorso del bravo Panariello, nei panni di un’attempata cantante mancata tutta leopardata e con boa di struzzo al collo come le dive degli anni “40/50”, soppiantata, raccontava lei, da una “ragazzetta”, una certa Nilla Pizzi, chiamata a sostituirla da Nunzio Filogamo…irresistibile.

Altri ospiti illustri sono stati John Travolta, che in sala stampa è stato simpaticissimo con la gag del grande divo che snobba il conduttore sconosciuto, ma che aveva tempi così stretti che le domande erano concesse solo ai colleghi dei quotidiani. Proprio a lui avrei voluto chiedere delle cose sulle sue origini italoamericane e sui suoi personaggi indimenticabili come Tony Manero.

A teatro invece non segue Panariello, nella sua performance canora. Massaggia per mezz’ora i piedi della Cabello, ma pensa solo al suo jet privato pilotato personalmente, con cui è arrivato da Los Angeles, e al fatto che l’aeroporto di Montecarlo ad una certa ora chiuda…altri soldi andati in fumo( cachet 300.000/400.000 mila euro). Chissà se il carburante se l’è pagato da solo?

Orlando Bloom, bel ragazzo della porta accanto visto da vicino, star super pagata e bravissimo attore americano, fa una gag con Victoria Cabello, che lo bacia sulla bocca in diretta e a sorpresa…(forse) (costo del bacio tra i 250.000 e i 300.000 euro).

Altri ospiti stranieri sono Shakera, i giovani Jesse McCartney, diciottenne statunitense molto famoso come attore e cantante, e la cantante Ilary Duff, tutti con miriadi di giovanissimi che affollavano le transenne pur di vedere i loro beniamini per un attimo, hanno fatto magari ore di treno o dormito in macchina o nel sacco a pelo: beata gioventù. Strizzare l’occhio ai giovanissimi serve a farne un futuro spettatore sanremese. Ricordatevi: the show must go on.

A proposito di giovani, quest’anno a Sanremo c’erano tanti bambini, accompagnati da mamma e papà. Erano lì per vedere il loro eroe: John Cena, star del wrestling, un grande in tutti i sensi. Ho potuto intervistarlo in sala stampa. Gli dico il mio nome ed il nome della testata che rappresenta gli italoamericani, L’IDEA MAGAZINE e gli chiedo: “Mr. Cena è vero che le sue origini sono italiane?” Gentilmente mi risponde: “Si e ne sono orgoglioso, anche se oramai sono di quarta generazione. I miei avi da parte di padre erano siciliani, da parte di madre piemontesi” (W l’unità d’Italia). Continuo con un’altra domanda pertinente il suo retaggio: "Le risulta che ci siano dei pregiudizi sugli italoamericani? La replica è subitanea: “Non so, ma se qualcuno ci prova gli rovino la giornata.”-grandi risate da parte mia e dei colleghi. Qualche giornalista gli fa notare che il Wrestling non è uno sport adatto ai bambini e lui con molta calma spiega che fa spesso appelli ai suoi piccoli fan, spiegando loro, che non è un gioco ma un duro lavoro, e che devono farlo solo i professionisti, quindi, aggiunge, serve una giusta prevenzione e educazione da parte dei genitori.

Si tocca il problema doping e la tragica morte del wrestler Eddie Guerriero- “E’ una trappola, non cadeteci”- ammonisce il saggio Cena. Chi si aspettava un bonzo tutto muscoli e niente cervello si è dovuto ricredere: un cervello c’è, nel fisico scultoreo (108 Kg) del gigante buono.

Altri ospiti italiani sono la sempre bellissima Virna Lisi ed uno strepitoso e bravissimo Giancarlo Giannini, che ha riproposto un vecchio brano di D. Modugno “L’uomo in frac”. Posso assicurarvi che a ripensarci mi vengono i brividi. Altrettanto bravo uno splendido novantenne: Arnoldo Foà.

Totti, infortunato, ha fatto una sorpresa a sua moglie Ilary Blasi e giura che il suo cachet lo devolverà in beneficenza. Presente anche Raul Bova, bello e bravo e che pian pianino sta ritagliandosi il suo spazio a Hollywood. Anche gli sportivi olimpionici sono arrivati a Sanremo con una precisa richiesta: meno calcio malato di scandali e più spazio per i cosiddetti “sport minori”

La serata a mio parere più interessante è stata quella dei duetti, alcuni belli, anzi bellissimi: Ramazzotti-Anastacia, Bocelli-C.Aguilera, Loredana Bertè-Ron per citarne alcuni.

Sanremo è una cosa seria in Italia, e quest’anno il Ministro Gianni Letta, in una sala stampa gremita all’infinito, ha premiato tre grandi della canzone italiana con l’onorificenza di Grand’Ufficiale per meriti artistici e per aver contribuito alla diffusione della musica italiana nel mondo: Laura Pausini, Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti, che poi hanno cantato in teatro. A questo proposito voglio dire una cosa che non apprezzo circa gli ospiti d’onore musicali italiani: senza nulla togliere ai suddetti, trovo molto mortificante che alcuni cantanti si mettano in gara e perdano o vincano e altri per cui, pur di averli a Sanremo, si è inventata la “formula dell’ospite”. Non so se è colpa dei cantanti o delle case discografiche, fatto sta che sembra ci siano cantanti di serie A e di serie B. Lo trovo umanamente disdicevole.

Ho aperto quest’articolo parlando delle canzoni soporifere (sono tre anni che lo ripeto) eppure quest’anno qualcosina si è mosso, sono riapparsi dalle nebbie dell’oblio “I Nomadi”, un gruppo molto noto negli anni ’60, che ha entusiasmato critici, pubblico e sala stampa.

Un altro da tenere sott’occhio è Simone Cristicchi, con (finalmente) una canzone ritmata e ironica, e da segnalare Gigi Finizio, un cantante napoletano ormai in disuso che si è presentato con tanti ragazzini, i famosi “Scugnizzi” di Scampia, quartiere degradato di Napoli. A loro ho chiesto se il loro canto fosse un “urlo” un “NO” alla camorra, e se ci fosse un collegamento con i ragazzi della Locride in Calabria dove, dopo l’ennesimo delitto della N’Drangheta, tantissimi studenti sono scesi in piazza con uno striscione agghiacciante: “…E ora ammazzateci tutti”.

La risposta è stata positiva: stanno nascendo tantissimi coordinamenti spontanei contro le tante forme di mafia in Italia. Se si possono salvare tante vite dalla strada con la musica, saremo tutti più “canterini”

Un ringraziamento voglio farlo personalmente a Tullio De Piscopo che in sala prove ha salutato tutti gli italoamericani e ha dimostrato un’incredibile vitalità e simpatia e a Massimo Giletti che volentieri ha posato per il nostro giornale, e anzi si è dimostrato molto interessato a questo piccolo miracolo che esiste da 30 anni.

Un grazie inoltre ad Alex Britti, a cui ho chiesto come mai, visto il successo della Pausini negli States, non si propone ad un pubblico più vasto-”ho paura dell’aereo”-ha risposto. Si è lasciato fotografare e saluta tutti voi, cari lettori. Un altro giovane, Niccolò Fabi, merita un successo che sta inseguendo, ma senza forzature. Sono nomi che forse non vi diranno nulla, ma vi assicuro che l’Italia canta, con tanti problemi, ma canta e non stona.

A vincere è anche un giovane, con un brano carino e un po’ strano: Povia.

Qualcuno urla in sala stampa:-“non toglieteci la pubblicità…è meglio del festival”-cari lettori, io c’ero e posso assicurarvi che a volte anch’io avrei urlato: “help…voglio cambiare canale!!!”

Allora, un’ultimissima postilla:-“ ti prego, San Remo, facci ritrovare le belle canzoni italiane, soprattutto al tuo Festival, amen”.

 

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