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2004?
Ecco la novità: a
SANREMO
QUEST’ANNO
C’ERAVAMO ANCHE NOI!
di
Isabella Rossiello
Ovviamente
non è la sola, a Sanremo ci sono arrivata grazie alla mia testardaggine
tutta meridionale, con un accredito che non arrivava, gli hotel
strapieni e la neve che cadeva copiosa…
Questa è una fiaba e come tutte le
fiabe ha un lieto fine. Il giorno dopo d’essere arrivata in albergo, e
dopo un meritato riposo, sono nella fossa dei leoni: la sala stampa,
anzi la “cittadella” dell’informazione; oltre 1100 accreditati, 17
testate straniere e 24 loro inviati. È qui che si esalta o si
affossa il Festival...
Addetti stampa, fotografi, giornalisti,
una marea eterogenea che sbuffa, relaziona, litiga e naturalmente
scrive, telefona, si consulta con compagni di lavoro e direttori. I
colleghi dei quotidiani sono i più stressati, loro devono scrivere il
pezzo in tempo reale. “L’IDEA”, invece, è un trimestrale e
allora io decido di assorbire, più che le sterili notizie, le velenose
polemiche e gli inutili insulti, le sensazioni e gli umori
che questo festival mi dà e spero di riuscire, cari lettori, a
trasmetterveli così vividi come li ho vissuti.
Alle ore 12.30 c’è la conferenza
stampa dell’organizzazione: un vero scontro tra titani, tra
gladiatori... i giornalisti (alcuni) attaccano, i dirigenti, i
presentatori, gli organizzatori, gli autori, la regia, tutti, si
difendono o attaccano a loro volta.
Sinceramente, spesso tutto questo mi
è sembrato molto “piccino”, privo di gusto e molto, molto
provinciale…
Pare che il
Festival non sia tale se non si consuma la
tragedia delle polemiche ad ogni costo, che non solo lo
precedono, ma lo seguono e poi, lo finiscono.
Notate cari lettori, come nella “storia
del Festival” non ci sia un solo anno dove le polemiche e gli
scandali non prendono il ruolo che dovrebbe essere delle canzoni: ossia
quello predominante.
Si comincia a parlare di Sanremo molto
tempo prima: si annunciano ospiti, magagne, si fa il tiro al bersaglio
sul presentatore, si scovano scheletri nell’armadio.
Quest’anno il gioco al massacro è
toccato a Tony Renis.
Molti giornali hanno rivelato
particolari imbarazzanti sulle amicizie di Renis con boss italoamericani;
ad esempio, in un articolo, Nando Dalla Chiesa,
figlio del Generale Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia, parla di Renis e
di suoi presunti contatti con Joe Adonis,
al quale si sarebbe rivolto per avere una parte accanto a Marlon Brando
nel film Il Padrino, diretto dal regista italoamericano Francis
Ford Coppola.
Uno più
uno fa due; se Adonis poteva interferire nel lavoro di Coppola, anche il
regista aveva amicizie “equivoche”, non solo Renis, e allora?!
Dovremmo osteggiare tutti gli italoamericani, perché tanto sono
tutti amici degli amici, o no?
Non è certo questa la sede per
indagini e approfondimenti. Dalla Chiesa ha avuto una tragedia che non
ti lascia più per tutta la vita e il suo odio nei confronti della mafia
è più che comprensibile, anzi condivisibile, un dovere
morale di noi tutti.
Mi chiedo, però, perché queste cose
non sono venute fuori prima?! Si parla del 1971, perché queste cose
vengono fuori adesso?! A mio modesto parere uno è mafioso sempre, non
solo in tempo di Festival. (…o forse mi ero distratta e mi sono persa
qualcosa?!).
Un altro appunto fatto al Signor Elio
Cesari, in arte Tony Renis, è stato il fatto d’essere grande amico
oltre che di Joe Adonis, anche di John Gambino, della famiglia Spatola e
del Presidente del Consiglio Berlusconi.
Si è parlato di un Festival troppo
politicizzato. “Porta a Porta” con
Bruno Vespa, che sostituiva il ”Dopofestival”,
non è stato molto gradito, la presenza di politici ancor meno, ma siamo
in odore di elezioni importanti, e la macchina della politica affila le
armi.

In ogni
caso, ringrazio il Signor Vespa che si è
prestato ad una foto ricordo con il nostro giornale, chiedendomi alcune
notizie su “L’IDEA” e salutando
cordialmente i nostri lettori.
Terzo appunto su Renis: aveva
preannunciato un Festival scintillante, molto “glamorous”,
con amici suoi americani, attori, cantanti, politici…ebbene, non si è
presentato nessuno, tranne un Dustin Hoffman,
che ad onor del vero era di passaggio in Europa e che sinceramente è
stato deludente, e non certo per colpa sua. Quella degli ospiti
stranieri annunciati e poi puntualmente smentiti è stata una pecca di
questo festival, che è stato, tutto sommato, piacevole, ma non rivoluzionario
nelle scelte artistiche e melodiche.
Si è avvertita la netta sensazione
che tutto sia stato un po’ raffazzonato. In sei mesi, Renis purtroppo
ha collezionato solo dei gran “no”, e in sala stampa si è molto
rammaricato, si è scusato, ma ciò non gli ha impedito di ricevere
carognate a più non posso.
Io non posso giudicare Renis e il suo
passato, so solo che in sala stampa ho avuto modo di porgli delle
domande, di farmi autografare il giornale e dato che era bravissimo ad
imitare alcuni attori famosi di Hollywood gli ho detto di non
preoccuparsi, e che avrebbe avuto una seconda chance come imitatore.
La mia battuta gli è piaciuta e ha
fatto una splendida imitazione di Kirk Douglas, per la quale hanno riso
tutti.
“Compagni di sventura” di Renis
sono stati: Simona Ventura, Gene Gnocchi, Paola
Cortellesi, Maurizio Crozza. Il Festival ha ricalcato il loro
stile, ironico, graffiante, brillante, ma ripeto, non certo
“nuovo”. Sinceramente, però, penso che questa non sia una
“colpa” su cui tanti si sono accaniti.
Semplicemente la loro formula è stata
vincente, ha ricevuto consensi, ottimi ascolti e allora squadra che
vince…non si cambia. Una menzione specialissima la merita Maurizio
Crozza che è stato di una bravura indicibile nell’imitare, prima
Elton John e poi George W. Bush!
Ho chiesto a Simona Ventura come mai Crozza non fosse presente a
tutte le serate, e mi è stato risposto che era una “sua scelta”.
Non discuto, ma aleggiava nell’aria il sospetto che a Renis (direttore
artistico) non fosse piaciuta la parodia di Crozza, che lo imitava
vestito da mafioso, facendosi chiamare Tony Minchia. La mia domanda in
ogni caso non era assolutamente tendenziosa, io sono semplicemente
un’estimatrice di Crozza.
Un oscar lo avrei dato a Simona
Ventura, il cuore pompante di questa
manifestazione. L’ho vista stanchissima, stravolta dagli impegni e
dalle critiche, ma nonostante tutto, sempre con un’energia quasi
inesauribile, una fede e un coraggio che davvero poche donne e uomini
dello spettacolo hanno. Un vero cavallo di razza: battuta pronta,
aggressiva quanto basta e allo stesso tempo dolcissima, mi ha promesso
di salutare tutto il pubblico degli italiani all’estero e puntualmente
l’ha fatto.
Gli italoamericani di N.Y.
ringraziano...
Altra donna che ha “convinto”
il pubblico e la stampa con la sua innegabile bravura è stata la
splendida Paola Cortellesi, con le sue “gag”, i suoi personaggi
sempre molto vicini alla realtà della TV e non solo, e perché no,
anche per la sua avvenenza e intelligenza.
Vi ho anticipato il flop degli
ospiti stranieri, tanto sbandierati quanto invisibili. Ovviamente ci
sono state delle presenze molto gradite come:
Nathalie Cole,
gli Aventura, gruppo
Newyorchese che ha accettato con “Mucho Amor” di autografare il
nostro giornale, e un favoloso Cirque du Soleil,
con una spettacolare esibizione di saltimbanchi, musica e colori.
Un simpatico signore inglese
accompagnava il gruppo dei DB Boulevard: Bill
Wyman dei Rolling Stones, educato e molto discreto, nonostante
sia un mostro sacro e un pilastro della musica moderna.
C’erano ancora, la cantante rumena Haiducii,
i “Black Eyed Peas” un gruppo che tutti
indicano come –la faccia pulita del Rap-, Dustin
Hoffman, l’attore inglese Rupert Everett,
Dolores O’Riordan e un Lionel
Richie che non ha fatto altro che tessere le lodi di Renis; se
Renis aveva bisogno in quei momenti di un appoggio morale, Lionel gliene
ha dato a volontà.
Naturalmente gli ospiti italiani non
sono mancati: Raul Bova, Christian
De Sica, il ballerino classico Roberto
Bolle e Silvio Muccino, giovane
autore ed attore, promessa di belle speranze del cinema italiano. Una nomination
a parte la merita Adriano Celentano, che
con le sue critiche sui collegamenti con i nostri soldati inviati sui
vari fronti di guerra, ha contribuito non poco ad esacerbare gli animi
già roventi. Ha difeso Renis a spada tratta, affermando che tutti
abbiamo amici “criminali” e che molti italoamericani…hanno
rapporti con la “Famiglia”, e questo sinceramente non mi è
piaciuto.
I ”vecchi leoni” delle passate edizioni non hanno disatteso
l’entusiasmo dei loro fan: Al Bano, Toto Cotugno,
Marcella Bella, Mino Reitano, Bobby Solo e uno strepitoso Gino
Paoli in ottima forma che ha ricevuto il premio alla carriera.
Desidero dire grazie a chi ha dedicato un attimo del proprio tempo per
farsi fotografare mentre autografava “L’IDEA” e grazie
anche ai fotografi professionisti cui rubavo qualche centimetro di
spazio per darvi, cari lettori, qualche ricordo di questa manifestazione
così importante e così troppo spesso vilipesa.
Non sono riuscita a pizzicare proprio
tutti perché Sanremo è rutilante tourbillon di rubriche della Rai,
come la Vita in Diretta, e di altre reti private e straniere, per
non parlare dei TG,
che ovviamente informavano il pubblico a casa.
In Italia, per una settimana
tutto ruota intorno a Sanremo, i palinsesti si adeguano anche se gli ascolti
ogni anno vacillano sempre di più e la concorrenza è meno “reverente”
nei confronti del Festival e sfoggia il “meglio” della propria
programmazione.
Sostengo che le critiche devono
esserci, anch’io mi sono permessa di dire la mia, è giusto e
sacrosanto che ci siano opinioni diverse. Quello che mi piace meno è
inveire, scrivere per essere caustici a tutti i costi, perché essere
perfidi oggi fa chic!
Il Festival, nel tempo, è diventato
importante non solo per la musica, ma per il giro di danaro e gli
interessi economici e d’immagine che sviluppa. Fra Reti private e Rai,
c’è da anni una sotterranea e più o meno velata guerra per avere
diritti e royalties di questa kermesse.
Mi viene un sospetto: demolirlo
(moralmente) per comprarlo poi a due lire, pardon, a due euro?!
Potrebbe essere, questa in fondo è una vecchia legge di mercato!
E’ stata una settimana elettrizzante,
anche se faticosa, perché si andava a letto non prima delle due del
mattino e il giorno dopo via, in sala stampa (il nostro bivacco e
il nostro punto di incontro-scontro), per la prima conferenza stampa.
Pausa per
il pranzo, seconda conferenza stampa, una visita alle prove
(dopo estenuanti attese), qualche foto fuori per strada, e di
nuovo in sala stampa per vedere il festival dal megaschermo,
dove c’era un’atmosfera molto goliardica: si rideva alle
battute, s’inveiva alla gag poco riuscita o al cantante poco amato, si
fischiava, si applaudiva ci si addormentava per la noia o la stanchezza,
si scriveva il “pezzo”, si mangiucchiava qualcosa, si beveva, si
flirtava con molta discrezione!
Questa la giornata tipo. A volte si
andava a qualche festa con sfilata di moda incorporata, dove ci
s’incontra veramente di tutto, il Vip un po’ in disuso, piccole star
crescenti, belle e meno belle, vestite e meno vestite, fotografi in
cerca di prede per uno scoop. Tutto un po’ “casereccio”, ma in
fondo divertente. Tra gli altri, ecco due miss a confronto: Miss
Italia 2003, che ha posato volentieri con in mano la nostra
rivista.
Intorno alla kermesse, lo ripeto, gira
un mondo di starlet e di personaggi strani, come i cloni,
imitatori di personaggi famosi che arricchiscono questa specie di “circo
mediatico”. Sanremo è anche questo. Qualcuno malignamente
asserisce che è solo questo. Arriva gente da tutta Italia e
resta ore ed ore in fila, pressata dalle transenne, per vedere i propri
beniamini e far sentire loro il proprio affetto.
Fare la cronaca puntigliosa di una
manifestazione, a quasi due mesi di distanza, sarebbe inutile e
sinceramente anche un po’ noioso. Mi sono proposta di scrivere un
pezzo dove conti di più l’atmosfera che in questi giorni si
respira in Italia, e soprattutto in questo piccolo paesino, incorniciato
da montagne e mare con un clima meravigliosamente mite, fiori e palme in
quantità.
Mi
ha molto colpito la gentilezza d’animo e la cortesia dei Sanremesi,
nonostante l’invasione pacifica di migliaia di persone, i disagi come
ad esempio il traffico in tilt, le code agli autobus, e il frastuono di
chi maleducato lo è, magari, solo fuori casa sua.
Molti si chiedono se il Festival è
ancora un veicolo valido per la canzone italiana, mai come quest’anno
snobbata dai grandi interpreti e però ben rappresentata da nuovi
cantanti, sicuramente sconosciuti al grande pubblico come DJ
Francesco, acclamatissimo dai
giovanissimi, da un pugliese DOC come Mario Rosini
(è nato a Gioia del Colle, come il suo collega Danny
Losito), la cantante Linda, Neffa,
Pacifico, Bungaro (anche lui pugliese, di Brindisi ed Adriano
Pappalardo di Copertino, vicino Lecce), Piotta,
che mi piace molto, e tanti altri nomi che sicuramente, cari lettori,
magari ora non vi diranno nulla, ma che fra qualche anno... chissà?!
C’è stato però un momento in cui
tutti sono stati d’accordo, amanti e detrattori di questo festival: il
momento del “revival”, dove tutti hanno cantato (in sala
stampa era un delirio, quasi un attimo liberatorio dallo stress) vecchi
successi di Sanremo, titoli indimenticabili come “Nel Blu dipinto di
blu”, “Papaveri e papere”, “24 mila baci”, “Vacanze
Romane”, “E se domani”, “Una lacrima sul viso”, e tanti altri
validissimi brani di cui è ricca la musica italiana.
Già, la musica italiana e il suo
maggior rappresentante: il FESTIVAL DI SANREMO!
Dovrebbe essere un momento di
relax fra una strage e l’altra, un invito per un attimo a dimenticare
i dolori del vivere quotidiano.
Tra le altre virtù, il Festival, con
le sue proposte, dovrebbe essere un’offensiva alla maggioranza di
titoli stranieri suonati nelle nostre radio. Senza per questo, nulla
togliere alla bella musica straniera che, anzi, è benvenuta se ci dà
canzoni come “Imagine” di John Lennon, o artisti di fama
internazionale come i Beatles, Madonna e tanti altri.
Molti pezzi, invece, sono frutto solo
di un’attenta strategia di marketing, insomma diventano dei
“tormentoni” suonati e strasuonati dalle radio fino alla nausea.
Lanciare
o rilanciare la canzone italiana nel mondo…questa è la
“mission” del Festival.
I litigi, secondo me, servono solo a
coprire il “nulla” di un’organizzazione inesistente, di un modo di
fare tutto italiano in cui siamo artisti, certo, nell’arte di
arrangiarsi. Ma che noia, se poi quest’arte è fatta da
personaggini raccomandati o semplicemente inetti.
Ho chiesto a Fabrizio del Noce,
direttore di Rai 1, se la rete pubblica ha in mente di fare di più per
gli Italiani all’estero. Ha risposto che di questo se ne occupa Rai
International... Un grazie in ogni caso per aver posato
volentieri per il nostro giornale...
Sono stata accreditata per vedere la 1a
Serata al Salone delle Feste Ariston, mi sono messa l’abito da
sera et voilà…il mio primo Festival con
l’inseparabile “L’IDEA” fra le mani...
Mi sono quasi sentita ambasciatrice di
tutti voi, testimone di un evento mediatico fra i più discussi in
Italia, ma pur sempre il più importante.
In autobus, in taxi, a teatro ho
chiesto alla gente comune cosa pensasse del Festival, e devo dire che il
pubblico che segue questa manifestazione è veramente “trasversale”;
c’è di tutto, giovani e meno giovani, di conseguenza è inevitabile
contentare qualcuno e scontentarne altri.
Le risposte sono state varie: c’è
chi lo voleva più “sontuoso”, chi meno stile “Las Vegas”,
per altri il Festival è morto (amen), c’è chi rivuole Baudo,
chi rimpiange la semplicità e l’eleganza
dell’edizione di Fazio.
Ce n’è per tutti i gusti, e noi
spettatori abbiamo un’arma molto potente, il telecomando.
Usiamolo, magari a volte per spegnere la TV e leggere un buon libro,
stare con gli amici o visitare un museo.
La
mia avventura sanremese finisce qui, cari lettori e chiudo con lo slogan
di quest’edizione:
SANREMO CANTA, L’ITALIA PURE! (… e speriamo
che il mondo intero canti, possibilmente in pace!)
IDEA
GIUGNO 2004

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