.::GIUGNO 2004::.

2004? Ecco la novità: a

SANREMO

QUEST’ANNO C’ERAVAMO ANCHE NOI!

di Isabella Rossiello

Ovviamente non è la sola, a Sanremo ci sono arrivata grazie alla mia testardaggine tutta meridionale, con un accredito che non arrivava, gli hotel strapieni e la neve che cadeva copiosa… Questa è una fiaba e come tutte le fiabe ha un lieto fine. Il giorno dopo d’essere arrivata in albergo, e dopo un meritato riposo, sono nella fossa dei leoni: la sala stampa, anzi la “cittadella” dell’informazione; oltre 1100 accreditati, 17 testate straniere e 24 loro inviati. È qui che si esalta o si affossa il Festival... Addetti stampa, fotografi, giornalisti, una marea eterogenea che sbuffa, relaziona, litiga e naturalmente scrive, telefona, si consulta con compagni di lavoro e direttori. I colleghi dei quotidiani sono i più stressati, loro devono scrivere il pezzo in tempo reale. “L’IDEA”, invece, è un trimestrale e allora io decido di assorbire, più che le sterili notizie, le velenose polemiche e gli inutili insulti, le sensazioni e gli umori che questo festival mi dà e spero di riuscire, cari lettori, a trasmetterveli così vividi come li ho vissuti. Alle ore 12.30 c’è la conferenza stampa dell’organizzazione: un vero scontro tra titani, tra gladiatori... i giornalisti (alcuni) attaccano, i dirigenti, i presentatori, gli organizzatori, gli autori, la regia, tutti, si difendono o attaccano a loro volta. Sinceramente, spesso tutto questo mi è sembrato molto “piccino”, privo di gusto e molto, molto provinciale…

Pare che il Festival non sia tale se non si consuma la tragedia delle polemiche ad ogni costo, che non solo lo precedono, ma lo seguono e poi, lo finiscono. Notate cari lettori, come nella “storia del Festival” non ci sia un solo anno dove le polemiche e gli scandali non prendono il ruolo che dovrebbe essere delle canzoni: ossia quello predominante. Si comincia a parlare di Sanremo molto tempo prima: si annunciano ospiti, magagne, si fa il tiro al bersaglio sul presentatore, si scovano scheletri nell’armadio. Quest’anno il gioco al massacro è toccato a Tony Renis. Molti giornali hanno rivelato particolari imbarazzanti sulle amicizie di Renis con boss italoamericani; ad esempio, in un articolo, Nando Dalla Chiesa, figlio del Generale Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia, parla di Renis e di suoi presunti contatti con Joe Adonis, al quale si sarebbe rivolto per avere una parte accanto a Marlon Brando nel film Il Padrino, diretto dal regista italoamericano Francis Ford Coppola.

Uno più uno fa due; se Adonis poteva interferire nel lavoro di Coppola, anche il regista aveva amicizie “equivoche”, non solo Renis, e allora?! Dovremmo osteggiare tutti gli italoamericani, perché tanto sono tutti amici degli amici, o no? Non è certo questa la sede per indagini e approfondimenti. Dalla Chiesa ha avuto una tragedia che non ti lascia più per tutta la vita e il suo odio nei confronti della mafia è più che comprensibile, anzi condivisibile, un dovere morale di noi tutti. Mi chiedo, però, perché queste cose non sono venute fuori prima?! Si parla del 1971, perché queste cose vengono fuori adesso?! A mio modesto parere uno è mafioso sempre, non solo in tempo di Festival. (…o forse mi ero distratta e mi sono persa qualcosa?!). Un altro appunto fatto al Signor Elio Cesari, in arte Tony Renis, è stato il fatto d’essere grande amico oltre che di Joe Adonis, anche di John Gambino, della famiglia Spatola e del Presidente del Consiglio Berlusconi. Si è parlato di un Festival troppo politicizzato. “Porta a Porta” con Bruno Vespa, che sostituiva il ”Dopofestival”, non è stato molto gradito, la presenza di politici ancor meno, ma siamo in odore di elezioni importanti, e la macchina della politica affila le armi.

In ogni caso, ringrazio il Signor Vespa che si è prestato ad una foto ricordo con il nostro giornale, chiedendomi alcune notizie su “L’IDEA” e salutando cordialmente i nostri lettori. Terzo appunto su Renis: aveva preannunciato un Festival scintillante, molto “glamorous”, con amici suoi americani, attori, cantanti, politici…ebbene, non si è presentato nessuno, tranne un Dustin Hoffman, che ad onor del vero era di passaggio in Europa e che sinceramente è stato deludente, e non certo per colpa sua. Quella degli ospiti stranieri annunciati e poi puntualmente smentiti è stata una pecca di questo festival, che è stato, tutto sommato, piacevole, ma non rivoluzionario nelle scelte artistiche e melodiche. Si è avvertita la netta sensazione che tutto sia stato un po’ raffazzonato. In sei mesi, Renis purtroppo ha collezionato solo dei gran “no”, e in sala stampa si è molto rammaricato, si è scusato, ma ciò non gli ha impedito di ricevere carognate a più non posso. Io non posso giudicare Renis e il suo passato, so solo che in sala stampa ho avuto modo di porgli delle domande, di farmi autografare il giornale e dato che era bravissimo ad imitare alcuni attori famosi di Hollywood gli ho detto di non preoccuparsi, e che avrebbe avuto una seconda chance come imitatore. La mia battuta gli è piaciuta e ha fatto una splendida imitazione di Kirk Douglas, per la quale hanno riso tutti. “Compagni di sventura” di Renis sono stati: Simona Ventura, Gene Gnocchi, Paola Cortellesi, Maurizio Crozza. Il Festival ha ricalcato il loro stile, ironico, graffiante, brillante, ma ripeto, non certo “nuovo”. Sinceramente, però, penso che questa non sia una “colpa” su cui tanti si sono accaniti. Semplicemente la loro formula è stata vincente, ha ricevuto consensi, ottimi ascolti e allora squadra che vince…non si cambia. Una menzione specialissima la merita Maurizio Crozza che è stato di una bravura indicibile nell’imitare, prima Elton John e poi George W. Bush!   Ho chiesto a Simona Ventura come mai Crozza non fosse presente a tutte le serate, e mi è stato risposto che era una “sua scelta”. Non discuto, ma aleggiava nell’aria il sospetto che a Renis (direttore artistico) non fosse piaciuta la parodia di Crozza, che lo imitava vestito da mafioso, facendosi chiamare Tony Minchia. La mia domanda in ogni caso non era assolutamente tendenziosa, io sono semplicemente un’estimatrice di Crozza. Un oscar lo avrei dato a Simona Ventura, il cuore pompante di questa manifestazione. L’ho vista stanchissima, stravolta dagli impegni e dalle critiche, ma nonostante tutto, sempre con un’energia quasi inesauribile, una fede e un coraggio che davvero poche donne e uomini dello spettacolo hanno. Un vero cavallo di razza: battuta pronta, aggressiva quanto basta e allo stesso tempo dolcissima, mi ha promesso di salutare tutto il pubblico degli italiani all’estero e puntualmente l’ha fatto. Gli italoamericani di N.Y. ringraziano... Altra donna che ha “convinto” il pubblico e la stampa con la sua innegabile bravura è stata la splendida Paola Cortellesi, con le sue “gag”, i suoi personaggi sempre molto vicini alla realtà della TV e non solo, e perché no, anche per la sua avvenenza e intelligenza. Vi ho anticipato il flop degli ospiti stranieri, tanto sbandierati quanto invisibili. Ovviamente ci sono state delle presenze molto gradite come: Nathalie Cole, gli Aventura, gruppo Newyorchese che ha accettato con “Mucho Amor” di autografare il nostro giornale, e un favoloso Cirque du Soleil, con una spettacolare esibizione di saltimbanchi, musica e colori. Un simpatico signore inglese accompagnava il gruppo dei DB Boulevard: Bill Wyman dei Rolling Stones, educato e molto discreto, nonostante sia un mostro sacro e un pilastro della musica moderna. C’erano ancora, la cantante rumena Haiducii, i “Black Eyed Peas” un gruppo che tutti indicano come –la faccia pulita del Rap-, Dustin Hoffman, l’attore inglese Rupert Everett, Dolores O’Riordan e un Lionel Richie che non ha fatto altro che tessere le lodi di Renis; se Renis aveva bisogno in quei momenti di un appoggio morale, Lionel gliene ha dato a volontà. Naturalmente gli ospiti italiani non sono mancati: Raul Bova, Christian De Sica, il ballerino classico Roberto Bolle e Silvio Muccino, giovane autore ed attore, promessa di belle speranze del cinema italiano. Una nomination a parte la merita Adriano Celentano, che con le sue critiche sui collegamenti con i nostri soldati inviati sui vari fronti di guerra, ha contribuito non poco ad esacerbare gli animi già roventi. Ha difeso Renis a spada tratta, affermando che tutti abbiamo amici “criminali” e che molti italoamericani…hanno rapporti con la “Famiglia”, e questo sinceramente non mi è piaciuto. I ”vecchi leoni” delle passate edizioni non hanno disatteso l’entusiasmo dei loro fan: Al Bano, Toto Cotugno, Marcella Bella, Mino Reitano, Bobby Solo e uno strepitoso Gino Paoli in ottima forma che ha ricevuto il premio alla carriera. Desidero dire grazie a chi ha dedicato un attimo del proprio tempo per farsi fotografare mentre autografava “L’IDEA” e grazie anche ai fotografi professionisti cui rubavo qualche centimetro di spazio per darvi, cari lettori, qualche ricordo di questa manifestazione così importante e così troppo spesso vilipesa. Non sono riuscita a pizzicare proprio tutti perché Sanremo è rutilante tourbillon di rubriche della Rai, come la Vita in Diretta, e di altre reti private e straniere, per non parlare dei TG, che ovviamente informavano il pubblico a casa. In Italia, per una settimana tutto ruota intorno a Sanremo, i palinsesti si adeguano anche se gli ascolti ogni anno vacillano sempre di più e la concorrenza è meno “reverente” nei confronti del Festival e sfoggia il “meglio” della propria programmazione. Sostengo che le critiche devono esserci, anch’io mi sono permessa di dire la mia, è giusto e sacrosanto che ci siano opinioni diverse. Quello che mi piace meno è inveire, scrivere per essere caustici a tutti i costi, perché essere perfidi oggi fa chic! Il Festival, nel tempo, è diventato importante non solo per la musica, ma per il giro di danaro e gli interessi economici e d’immagine che sviluppa. Fra Reti private e Rai, c’è da anni una sotterranea e più o meno velata guerra per avere diritti e royalties di questa kermesse. Mi viene un sospetto: demolirlo (moralmente) per comprarlo poi a due lire, pardon, a due euro?!  Potrebbe essere, questa in fondo è una vecchia legge di mercato! E’ stata una settimana elettrizzante, anche se faticosa, perché si andava a letto non prima delle due del mattino e il giorno dopo via, in sala stampa (il nostro bivacco e il nostro punto di incontro-scontro), per la prima conferenza stampa.

Pausa per il pranzo, seconda conferenza stampa, una visita alle prove (dopo estenuanti attese), qualche foto fuori per strada, e di nuovo in sala stampa per vedere il festival dal megaschermo, dove c’era un’atmosfera molto goliardica: si rideva alle battute, s’inveiva alla gag poco riuscita o al cantante poco amato, si fischiava, si applaudiva ci si addormentava per la noia o la stanchezza, si scriveva il “pezzo”, si mangiucchiava qualcosa, si beveva, si flirtava con molta discrezione! Questa la giornata tipo. A volte si andava a qualche festa con sfilata di moda incorporata, dove ci s’incontra veramente di tutto, il Vip un po’ in disuso, piccole star crescenti, belle e meno belle, vestite e meno vestite, fotografi in cerca di prede per uno scoop. Tutto un po’ “casereccio”, ma in fondo divertente. Tra gli altri, ecco due miss a confronto: Miss Italia 2003, che ha posato volentieri con in mano la nostra rivista. Intorno alla kermesse, lo ripeto, gira un mondo di starlet e di personaggi strani, come i cloni, imitatori di personaggi famosi che arricchiscono questa specie di “circo mediatico”. Sanremo è anche questo. Qualcuno malignamente asserisce che è solo questo. Arriva gente da tutta Italia e resta ore ed ore in fila, pressata dalle transenne, per vedere i propri beniamini e far sentire loro il proprio affetto. Fare la cronaca puntigliosa di una manifestazione, a quasi due mesi di distanza, sarebbe inutile e sinceramente anche un po’ noioso. Mi sono proposta di scrivere un pezzo dove conti di più l’atmosfera che in questi giorni si respira in Italia, e soprattutto in questo piccolo paesino, incorniciato da montagne e mare con un clima meravigliosamente mite, fiori e palme in quantità.

 Mi ha molto colpito la gentilezza d’animo e la cortesia dei Sanremesi, nonostante l’invasione pacifica di migliaia di persone, i disagi come ad esempio il traffico in tilt, le code agli autobus, e il frastuono di chi maleducato lo è, magari, solo fuori casa sua. Molti si chiedono se il Festival è ancora un veicolo valido per la canzone italiana, mai come quest’anno snobbata dai grandi interpreti e però ben rappresentata da nuovi cantanti, sicuramente sconosciuti al grande pubblico come DJ Francesco, acclamatissimo dai giovanissimi, da un pugliese DOC come Mario Rosini (è nato a Gioia del Colle, come il suo collega Danny Losito), la cantante Linda, Neffa, Pacifico, Bungaro (anche lui pugliese, di Brindisi ed Adriano Pappalardo di Copertino, vicino Lecce), Piotta, che mi piace molto, e tanti altri nomi che sicuramente, cari lettori, magari ora non vi diranno nulla, ma che fra qualche anno... chissà?! C’è stato però un momento in cui tutti sono stati d’accordo, amanti e detrattori di questo festival: il momento del “revival”, dove tutti hanno cantato (in sala stampa era un delirio, quasi un attimo liberatorio dallo stress) vecchi successi di Sanremo, titoli indimenticabili come “Nel Blu dipinto di blu”, “Papaveri e papere”, “24 mila baci”, “Vacanze Romane”, “E se domani”, “Una lacrima sul viso”, e tanti altri validissimi brani di cui è ricca la musica italiana. Già, la musica italiana e il suo maggior rappresentante: il FESTIVAL DI SANREMO! Dovrebbe essere un momento di relax fra una strage e l’altra, un invito per un attimo a dimenticare i dolori del vivere quotidiano. Tra le altre virtù, il Festival, con le sue proposte, dovrebbe essere un’offensiva alla maggioranza di titoli stranieri suonati nelle nostre radio. Senza per questo, nulla togliere alla bella musica straniera che, anzi, è benvenuta se ci dà canzoni come “Imagine” di John Lennon, o artisti di fama internazionale come i Beatles, Madonna e tanti altri. Molti pezzi, invece, sono frutto solo di un’attenta strategia di marketing, insomma diventano dei “tormentoni” suonati e strasuonati dalle radio fino alla nausea. Lanciare o rilanciare la canzone italiana nel mondo…questa è la “mission” del Festival. I litigi, secondo me, servono solo a coprire il “nulla” di un’organizzazione inesistente, di un modo di fare tutto italiano in cui siamo artisti, certo, nell’arte di arrangiarsi. Ma che noia, se poi quest’arte è fatta da personaggini raccomandati o semplicemente inetti. Ho chiesto a Fabrizio del Noce, direttore di Rai 1, se la rete pubblica ha in mente di fare di più per gli Italiani all’estero. Ha risposto che di questo se ne occupa Rai International... Un grazie in ogni caso per aver posato volentieri per il nostro giornale... Sono stata accreditata per vedere la 1a Serata al Salone delle Feste Ariston, mi sono messa l’abito da sera et voilà…il mio primo Festival con l’inseparabile “L’IDEA” fra le mani... Mi sono quasi sentita ambasciatrice di tutti voi, testimone di un evento mediatico fra i più discussi in Italia, ma pur sempre il più importante. In autobus, in taxi, a teatro ho chiesto alla gente comune cosa pensasse del Festival, e devo dire che il pubblico che segue questa manifestazione è veramente “trasversale”; c’è di tutto, giovani e meno giovani, di conseguenza è inevitabile contentare qualcuno e scontentarne altri. Le risposte sono state varie: c’è chi lo voleva più “sontuoso”, chi meno stile “Las Vegas”, per altri il Festival è morto (amen), c’è chi rivuole Baudo, chi rimpiange la semplicità e l’eleganza dell’edizione di Fazio. Ce n’è per tutti i gusti, e noi spettatori abbiamo un’arma molto potente, il telecomando. Usiamolo, magari a volte per spegnere la TV e leggere un buon libro, stare con gli amici o visitare un museo.

La mia avventura sanremese finisce qui, cari lettori e chiudo con lo slogan di quest’edizione: SANREMO CANTA, L’ITALIA PURE! (… e speriamo che il mondo intero canti, possibilmente in pace!)

 

IDEA GIUGNO 2004

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