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Sanremo,”L’Idea”,
e io…
di Isabella Rossiello

San Remo,
(inteso come santo), non mi vuole bene.
Anche
quest’anno, infatti, tutto cospirava contro di me: un’influenza odiosa, un
inverno fra i più freddi che i nostri nonni ricordino e dulcis in fundo, un
albergo che ad una settimana, mi disdice la camera ed è impossibile trovarne
un’altra…
Con l’accredito in mano e il
telecomando nell’altra, mestamente, mi guardo la prima serata…a casa!
Faccio un altro giro di telefonate
agli alberghi, chiamo un numero che non rispondeva mai e finalmente trovo da
dormire…in un convento.
Sì avete
letto bene, ho trovato da dormire in un convento, sono andata in stazione, ho
comprato il biglietto, e la mattina alle tre ho preso il treno per SANREMO: 55°
FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA.
Tutto
sommato, lassù qualcuno mi ama!
Rieccomi in sala stampa, la famigerata città dove, in fondo, si costruisce o
si demolisce il festival.
Amici e colleghi dell’anno
scorso, un incontro breve ma ravvicinato con il direttore di rete Fabrizio
del Noce cui mostro la foto dell’anno scorso ed è molto contento sia
dell’articolo sia del fatto di essere ricordato a New York, città in cui ha
lavorato come corrispondente RAI.
Il mio primo
giorno ha come “interpreti” una conferenza stampa per il PATTO DI SANREMO
con il Ministro dei beni culturali Giuliano Urbani
(FI), il Ministro per le comunicazioni Maurizio Gasparri
(AN) il Ministro per l’innovazione e tecnologie, Lucio
Stanca (FI). Ci sono anche Caterina Caselli,
ex cantante e ora stimata discografico, il direttore della RAI Flavio
Cattaneo cui velocemente porgo la fatidica domanda: “Direttore,
come mai Rai International ha un segnale così debole? ” Risposta
veloce: ”Ce ne stiamo occupando, ci stiamo lavorando su…” e
via di corsa…
Ma cos’è questo Patto per Sanremo? È un accordo intersettoriale fra chi
produce i contenuti e chi le tecnologie e le reti.
Detto in parole povere, chi produce
“spettacolo” si lamenta di perdere soldi da chi scarica materiale
audio-video da Internet senza pagare diritti d’autore, e non c’è
distinzione fra chi usa il materiale scaricato a fine di lucro o chi lo usa
per uso proprio.
Bene, ma non sarebbe meglio ridurre
i prezzi dei CD/DVD?; e infine, chi scarica comunque paga la
connessione…difficile che qualcuno ti regali qualcosa, o no?!...
Continuiamo con temi più leggeri, il festival è presentato da Paolo
Bonolis, coadiuvato da Antonella Clerici e
Federica Felini, sconosciutissima modella, tanto
bella e tanto discussa per la sua voce da “cartone animato” e
dall’intelligenza non proprio brillantissima.
Due parole le
vorrei spendere a questo proposito, premesso che la Felini è veramente
bellissima, ma fino a qualche giorno fa sconosciuta al pubblico. Mi spiace
dirlo, davvero, ma rafforza l’idea: donna bella uguale donna scema, e poi
molti hanno pensato, essendo molto cattivi, di chi è “l’amichetta”
questa signorina, per diventare dall’oggi al domani un personaggio e aver
cavalcato il palcoscenico dell’ARISTON?
Su questo tema è intervenuta la moglie di Bonolis dicendo di essere stata lei
a sceglierla; dato che Bonolis ama le donne intelligenti, probabilmente era
una concorrente in meno, anche se i due da poco sono genitori e si dicono
molto felici. Mah…!
Altra soluzione a questo “enigma
che tiene l’Italia con il fiato sospeso (scherzo) potrebbe essere, e per me
è la più accreditata: è difficile che Bonolis sbagli “personaggi” per i
suoi show, lui adora le persone involontariamente comiche e per questo i suoi
programmi hanno tanto successo.
Bonolis infatti anche questa volta
ha fatto centro, ha creato un personaggio un bellissimo “cartoon”, come
Jessica Rabbit di un famoso film Disney e che quando parla dice: ZAAOOO
(sarebbe CIAO in felinese!) E per tutto il periodo del festival, e
anche dopo, ci saluta con un zaaooo!
Seconda donna del festival, non certo per importanza, è stata Antonella
Clerici, devo dire una rivelazione. È stata autoironica, gentile e gradevole
con tutti; avevo molti dubbi su di lei, o forse non la conoscevo abbastanza,
nonostante conduca un programma di cucina che ha molta fortuna in Italia,
“La prova del cuoco”.
Probabilmente
ero assuefatta ormai all’idea di vedere sul palco sempre due bellone, la
classica mora e la bionda, invece quella “volpe” di Bonolis ti mette
insieme due “personaggi strani”. Le hanno chiamate l’articolo “Il”,
visto l’altezza e la magrezza della Felini e la statura non eccelsa e la
linea rotondetta della Clerici, e da altri sono state soprannominate
“Stanlio e Ollio” al femminile.
E bravo Bonolis, artefice assoluto di questo festival, con il suo fare che va
a ruota libera tra Sordi e Totò, amatissimi dagli italiani, quindi arriva
nelle case degli Italiani come un vecchio amico, un parente un po’ strambo,
buffo ma fidato.
Bravo Bonolis che ha fatto i
maggiori ascolti dopo Fazio, con i suoi ospiti stranieri che si sono prestati
a spiritose gag e hanno regalato al pubblico a casa e in sala, momenti di
gioia e che non si sono limitati ad apparire, fare qualcosina e basta (con
quello che li pagano!!!). Bonolis è stato un trascinatore, un mediatore,
anche in sala stampa ha sempre stemperato i toni, chiesto scusa se lo
accusavano di qualcosa, prometteva che avrebbe provveduto, rivisto, corretto,
e l’ha fatto puntualmente.
Bonolis è un romano, e come tutti i romani è ironico, rilassato, scherza e
minimizza tutto, ma ha lavorato tantissimo durante questo festival, cercando
sempre e comunque di accomodare i contrasti, riuscendovi alla grande anche in
sala stampa, dove alla fine, tutti i giornalisti si sono “arresi” e le
polemiche e le frecce avvelenate si sono spuntate su questo “ragazzone”
sempre alla mano.
La prima puntata, come già detto, l’ho vista da casa ed è cominciata con
una sorpresa: il chitarrista Paolo Carta ha
suonato l’inno d’Italia come Jimi Hendrix suonava l’inno americano: un
inno rock devo dire piacevolissimo e pare che questa versione stia scalando le
classifiche più delle canzoni del festival, Mameli ne sarebbe contento.
Un’altra
novità quest’anno, anche questa d’origine americana, è stato il
“question time”, ogni giorno in diretta TV i giornalisti ponevano domande
ai protagonisti, il tutto moderato da un simpatico e sempre sorridente Puccio
Corona, giornalista del Tg1.
Più dolente invece il tasto CANZONI, quasi tutte noiose, simili, non
orecchiabili, non canticchiabili, insomma brutte, brutte, brutte, mielose e
“SANREMESI”, scritte per il Festival, per vincere, rimanere negli
annali... che tristezza.
Dove sei,
Festival della Canzone Italiana? Quella esportabile, che si canta negli States
e/o in Giappone con la stessa passione.
A sorpresa vince il premio della critica il pezzo che a me personalmente è
piaciuto di più, uno swing senza tempo eseguito magistralmente da Nicola
Arigliano. A 81 anni “suonati”, è il caso di dirlo, Arigliano è
stato bravissimo e in sala stampa il più applaudito. Il Festival lo ha invece
vinto un “giovane”, Francesco Renga, con un pezzo un po’ triste e senza
lode dal titolo: Angelo.
Possibile, mi
chiedo, che questo grande show che in teoria dovrebbe essere il “tempio
della canzone Italiana” sia diventato come un normale show del sabato sera?
…le canzoni, infatti, sono pura “tappezzeria”. Se non ci fossero, forse
nessuno se ne accorgerebbe. Forse sono un po’ dura, ma qualcuno mi canticchi
qualche canzone degli anni scorsi…sono rarissime le canzoni di Sanremo che
uno ricorda.
Come si fa a non accorgersi che il melodico va bene, ma la musica italiana è
giustamente “contaminata” da altre sonorità che vanno dall’Hip Hop
americano, all’etnico Africano ecc.
Chiudiamo allora, per quest’anno, la parentesi “canzoni” e continuiamo
il giro nella nostra avventura sanremese, un Sanremo a dire il vero che
qualcun altro avrebbe faticato a gestire, pieno di colpi di scena tristi e
belli, ma non il duttilissimo Paolo, che con disinvoltura passa da un percorso
minato ad un prato verde e soffice.
Succede di
tutto: muore Alberto Castagna, giornalista e conduttore TV, viene liberata
Giuliana Sgrena, la giornalista del “Manifesto” rapita, ma arriva anche la
notizia che durante la liberazione, è morto un ufficiale del Sismi: Nicola
Calidari; si parla anche della tragedia del Darfur, terra e guerra dimenticata
nel Sudan (Africa).
Per non farci mancare nulla, la
città di Sanremo è in assetto di guerra per alcuni attentati in altre città
italiane, ci sono problemi di agibilità del TEATRO ARISTON per atleti
disabili che raccolgono fondi per l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova,
insieme ad Antonio Rossi, Yuri Chechi, Igor Cassina, Alessandra Sensini,
Francesca Porcellato ed altri, c’è lo sciopero dei dipendenti Rai e il
boicottaggio di Mediaset.
Le reti private di Mediaset decidono con tanto di circolare a tutte le
trasmissioni, di dare poco spazio al Festival, una mossa davvero
controproducente, troppo smaccatamente priva di gusto e di savoir faire
tra aziende concorrenti, e viene punita dagli spettatori, che invece premiano
il festival con ascolti altissimi.
Certo, merito anche dello show che
è davvero superbo, condotto come ho già detto con verve da Bonolis, e dai
suoi ospiti, da Michael Boublè, l’italo- canadese che anche se rifà il
verso a Sinatra è indiscutibilmente bravo e il suo “tu vuò fà
l’americano”, dell’indimenticabile Carosone, è stata grandiosa.
Gli
italo-canadesi quest’anno si sono organizzati e sono venuti in massa a
Sanremo. In sala erano davvero tanti, con bandiere ecc., salutati in diretta
da Bonolis coordinati da un giornalista loro portavoce, con cui avevo
fraternizzato anche l’anno scorso, sig. Cioppi, giornalista del periodico”
Il Cittadino Canadese “.
Sarebbe davvero bello se l’anno
prossimo i lettori de “L’IDEA” facessero altrettanto, una mini vacanza a
Sanremo per dire:”hey Paisà, ci siamo anche noi…”
Che bello
sarebbe…organizziamoci per l’anno prossimo vero, Direttore Campanile e
Signora?!
Bene, passiamo ai momenti clou, visto che le canzoni sono per lo più
soporifere, passiamo in rassegna gli ospiti: Mike Tyson
è stato certamente il più discusso in assoluto: perché l’hanno
invitato?, che c’entra con il festival?, è uno stupratore…queste le
maggiori accuse rivolte all’organizzazione e a Bonolis che però riescono a
rispondere pari pari alle incriminazioni. Probabilmente quest’anno gli
autori hanno deciso di fare il pieno di ascolti e hanno puntato alto,
riuscendo nell’impresa. Queste le risposte date:
”Abbiamo
invitato Tyson perché è un personaggio, uno sportivo tra i più grandi nel
bene e nel male.
Se
dovessimo invitare solo chi “c’entra” con il Festival non avremmo mai
dovuto invitare Gorbaciov, e poi Tyson ha pagato per il suo crimine”.
Ma a sorpresa
è proprio Tyson a rilanciare, parla (male) del sistema giudiziario americano,
di quello che vuol dire essere un
nero del Bronx, di essere litigioso, e di odiare di dover perdere, di essere
però maturato, di essere un padre tenero, uno zio affettuoso.
Suda Tyson, suda tantissimo, chiede
cortesemente un asciugamano come se fosse su un ring, si passa le mani sulla
faccia come un bambino cresciuto e fa tentennare la testa, davanti a questo
cordiale presentatore italiano che lo incalza con domande senza peli sulla
lingua, molto dirette e senza giri di parole.
Finalmente,
dopo forse un tempo infinito, l’intervista sfuma in un invito a cantare
“Volare” di Domenico Modugno e Iron Mike si lascia andare e in un
comprensibile divertente accento italoamericano. Canta un liberatorio:
“volareeee ohhh ohhh, cantare…oh oh oh…nel blu dipinto di blu…felice
di…”
Bonolis non
molla, e dopo l’applauso sincero del pubblico, lo invita a cantare un rap e
il pugile più feroce del mondo, balla e canta come un normale rapper nero,
dall’anima non proprio candida, ma forse dal cuore e dalla testa che hanno
preso troppi colpi dalla vita e dagli avversari.
Un altro momento glamour del festival è stata la presenza di un altro nero di
New York, Will Smith, in Italia per promuovere il
suo ultimo film, incentrato sulla seduzione, e che ha regalato in sala stampa,
ma anche al pubblico a casa, una vera
ondata di simpatia.
È il turno
della mia domanda, mi presento: Isabella Rossiello, L’idea Magazine, New
York, gli occhi gli brillano, si sente a casa anche se lui è di Philadelphia,
il mio cuore va a mille, ma in inglese gli chiedo “Mr. Smith, you know,
once Madonna said “Italians do it better” did you learn something from the
Italians?”
Alcuni
colleghi ridacchiano, e Will Smith risponde che: “certamente, impara,
dagli italiani; lui va a scuola da Robert De Niro!!!”
Sollecitato
da un altro giornalista, che gli chiede di altri guai giudiziari di altri due
neri Michael Jackson e Tyson, lui non commenta, si limita a dire che nessun
sistema è perfetto e che si commettono errori dovunque e si dice orgoglioso
di essere americano.
Nello show serale Will Smith non
delude, e dà lezione di seduzione a Bonolis, cantando,
ballando e scherzando su tutto, come due vecchi amici.
Arriviamo al terzo grande ospite. l’attore inglese Hugh
Grant. Con l’attore inglese si scherza sui luoghi comuni degli
inglesi, la cerimonia del tè e altro luogo altrettanto comune del “dono”
degli italiani, negati per imparare altre lingue.
L’attore si presta volentieri
alla gag, ma rimane abbastanza freddino, non si sbilancia più di tanto;
Bonolis gli chiede se è vero che ha paura delle donne e lui candidamente
risponde che è vero.
Non è
proprio a suo agio, Mr. Grant. La Clerici gli dedica una canzone e lui
annuisce, ma da buon inglese non fa una piega.
Tutti gli danno addosso, “è
antipatico” è la cosa più carina che
riescono a scrivere i giornalisti; io invece lo difendo: cosa si aspettavano?
Grant è così da sempre, non si è
montato la testa, ora che è un divo mondiale è un tipico esempio di
stereotipo inglese, come Bonolis lo è dell’italiano medio: espansivo,
caciarone (come dicono a Roma) ossia uno che fa casino, allegro e spensierato.
Altri ospiti sono stati Gwen Stefani, idolo pop dei giovani, e Vasco Rossi.
Due note
prima di chiudere: un ringraziamento alla regione Calabria che per tutte le
serate ha preparato magnifici buffet con ogni ben di Dio per noi giornalisti,
e un ringraziamento ai nostri “angeli custodi”, quei tanti che lavorano
per noi giornalisti, attenti ad ogni nostra richiesta, silenziosi dietro le
quinte e coordinati in modo eccellente dal Signor Manzi.
Come ho già detto, tutte le polemiche sono state in qualche
modo smorzate, stemperate, e allora ci ha pensato il Sindaco di
Sanremo, lamentandosi che quest’anno di fiori nella città dei fiori ce
n’erano ben pochi e i più belli erano virtuali, infatti quest’anno non
c’era una vera e propria scenografia, ma una video installazione che
accompagnava le canzoni in gara.
Una serata tutta italiana e molto divertente c è stata quando i cantanti in
gara sono stati “aiutati” da balletti, notevole quello che ha accompagnato
Peppino di Capri, presenze di attori, Alessandro
Preziosi, Edoardo Costa, il modello Sergio
Muniz ecc., che in qualche
modo hanno accontentato gli sguardi femminili e vivacizzato le performance
canore, come una Rita Pavone che ha accompagnato Lisa
Minetti e Toto Cutugno.
Insomma
spettacolo si, ma quando ci sarà un altro Domenico Modugno a spezzare la
noia, a far saltare dalle sedie gli spettatori e a sventolare nel mondo,
ancora una volta, una canzone che ormai è quasi un inno?
Chissà,
intanto, speriamo di esserci anche l’anno prossimo, magari con i lettori de
“L’Idea Magazine”, San Remo (il santo) permettendo.
IDEA
GIUGNO 2005

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