.::GIUGNO 2005::.

Sanremo,”L’Idea, e io…

di Isabella Rossiello

San Remo, (inteso come santo), non mi vuole bene.

Anche quest’anno, infatti, tutto cospirava contro di me: un’influenza odiosa, un inverno fra i più freddi che i nostri nonni ricordino e dulcis in fundo, un albergo che ad una settimana, mi disdice la camera ed è impossibile trovarne un’altra… Con l’accredito in mano e il telecomando nell’altra, mestamente, mi guardo la prima serata…a casa! Faccio un altro giro di telefonate agli alberghi, chiamo un numero che non rispondeva mai e finalmente trovo da dormire…in un convento.

Sì avete letto bene, ho trovato da dormire in un convento, sono andata in stazione, ho comprato il biglietto, e la mattina alle tre ho preso il treno per SANREMO: 55° FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA.

Tutto sommato, lassù qualcuno mi ama!

Rieccomi in sala stampa, la famigerata città dove, in fondo, si costruisce o si demolisce il festival. Amici e colleghi dell’anno scorso, un incontro breve ma ravvicinato con il direttore di rete Fabrizio del Noce cui mostro la foto dell’anno scorso ed è molto contento sia dell’articolo sia del fatto di essere ricordato a New York, città in cui ha lavorato come corrispondente RAI.

Il mio primo giorno ha come “interpreti” una conferenza stampa per il PATTO DI SANREMO con il Ministro dei beni culturali Giuliano Urbani (FI), il Ministro per le comunicazioni Maurizio Gasparri (AN) il Ministro per l’innovazione e tecnologie, Lucio Stanca (FI). Ci sono anche Caterina Caselli, ex cantante e ora stimata discografico, il direttore della RAI Flavio Cattaneo cui velocemente porgo la fatidica domanda: “Direttore, come mai Rai International ha un segnale così debole? ” Risposta veloce: ”Ce ne stiamo occupando, ci stiamo lavorando su…” e via di corsa…

Ma cos’è questo Patto per Sanremo? È un accordo intersettoriale fra chi produce i contenuti e chi le tecnologie e le reti. Detto in parole povere, chi produce “spettacolo” si lamenta di perdere soldi da chi scarica materiale audio-video da Internet senza pagare diritti d’autore, e non c’è distinzione fra chi usa il materiale scaricato a fine di lucro o chi lo usa per uso proprio. Bene, ma non sarebbe meglio ridurre i prezzi dei CD/DVD?; e infine, chi scarica comunque paga la connessione…difficile che qualcuno ti regali qualcosa, o no?!...

Continuiamo con temi più leggeri, il festival è presentato da Paolo Bonolis, coadiuvato da Antonella Clerici e Federica Felini, sconosciutissima modella, tanto bella e tanto discussa per la sua voce da “cartone animato” e dall’intelligenza non proprio brillantissima.

Due parole le vorrei spendere a questo proposito, premesso che la Felini è veramente bellissima, ma fino a qualche giorno fa sconosciuta al pubblico. Mi spiace dirlo, davvero, ma rafforza l’idea: donna bella uguale donna scema, e poi molti hanno pensato, essendo molto cattivi, di chi è “l’amichetta” questa signorina, per diventare dall’oggi al domani un personaggio e aver cavalcato il palcoscenico dell’ARISTON?

Su questo tema è intervenuta la moglie di Bonolis dicendo di essere stata lei a sceglierla; dato che Bonolis ama le donne intelligenti, probabilmente era una concorrente in meno, anche se i due da poco sono genitori e si dicono molto felici. Mah…! Altra soluzione a questo “enigma che tiene l’Italia con il fiato sospeso (scherzo) potrebbe essere, e per me è la più accreditata: è difficile che Bonolis sbagli “personaggi” per i suoi show, lui adora le persone involontariamente comiche e per questo i suoi programmi hanno tanto successo. Bonolis infatti anche questa volta ha fatto centro, ha creato un personaggio un bellissimo “cartoon”, come Jessica Rabbit di un famoso film Disney e che quando parla dice: ZAAOOO (sarebbe CIAO in felinese!) E per tutto il periodo del festival, e anche dopo, ci saluta con un zaaooo!

Seconda donna del festival, non certo per importanza, è stata Antonella Clerici, devo dire una rivelazione. È stata autoironica, gentile e gradevole con tutti; avevo molti dubbi su di lei, o forse non la conoscevo abbastanza, nonostante conduca un programma di cucina che ha molta fortuna in Italia, “La prova del cuoco”.

Probabilmente ero assuefatta ormai all’idea di vedere sul palco sempre due bellone, la classica mora e la bionda, invece quella “volpe” di Bonolis ti mette insieme due “personaggi strani”. Le hanno chiamate l’articolo “Il”, visto l’altezza e la magrezza della Felini e la statura non eccelsa e la linea rotondetta della Clerici, e da altri sono state soprannominate “Stanlio e Ollio” al femminile.

E bravo Bonolis, artefice assoluto di questo festival, con il suo fare che va a ruota libera tra Sordi e Totò, amatissimi dagli italiani, quindi arriva nelle case degli Italiani come un vecchio amico, un parente un po’ strambo, buffo ma fidato. Bravo Bonolis che ha fatto i maggiori ascolti dopo Fazio, con i suoi ospiti stranieri che si sono prestati a spiritose gag e hanno regalato al pubblico a casa e in sala, momenti di gioia e che non si sono limitati ad apparire, fare qualcosina e basta (con quello che li pagano!!!). Bonolis è stato un trascinatore, un mediatore, anche in sala stampa ha sempre stemperato i toni, chiesto scusa se lo accusavano di qualcosa, prometteva che avrebbe provveduto, rivisto, corretto, e l’ha fatto puntualmente.

Bonolis è un romano, e come tutti i romani è ironico, rilassato, scherza e minimizza tutto, ma ha lavorato tantissimo durante questo festival, cercando sempre e comunque di accomodare i contrasti, riuscendovi alla grande anche in sala stampa, dove alla fine, tutti i giornalisti si sono “arresi” e le polemiche e le frecce avvelenate si sono spuntate su questo “ragazzone” sempre alla mano.

La prima puntata, come già detto, l’ho vista da casa ed è cominciata con una sorpresa: il chitarrista Paolo Carta ha suonato l’inno d’Italia come Jimi Hendrix suonava l’inno americano: un inno rock devo dire piacevolissimo e pare che questa versione stia scalando le classifiche più delle canzoni del festival, Mameli ne sarebbe contento.

Un’altra novità quest’anno, anche questa d’origine americana, è stato il “question time”, ogni giorno in diretta TV i giornalisti ponevano domande ai protagonisti, il tutto moderato da un simpatico e sempre sorridente Puccio Corona, giornalista del Tg1. Più dolente invece il tasto CANZONI, quasi tutte noiose, simili, non orecchiabili, non canticchiabili, insomma brutte, brutte, brutte, mielose e “SANREMESI”, scritte per il Festival, per vincere, rimanere negli annali... che tristezza.

Dove sei, Festival della Canzone Italiana? Quella esportabile, che si canta negli States e/o in Giappone con la stessa passione.

A sorpresa vince il premio della critica il pezzo che a me personalmente è piaciuto di più, uno swing senza tempo eseguito magistralmente da Nicola Arigliano. A 81 anni “suonati”, è il caso di dirlo, Arigliano è stato bravissimo e in sala stampa il più applaudito. Il Festival lo ha invece vinto un “giovane”, Francesco Renga, con un pezzo un po’ triste e senza lode dal titolo: Angelo.

Possibile, mi chiedo, che questo grande show che in teoria dovrebbe essere il “tempio della canzone Italiana” sia diventato come un normale show del sabato sera? …le canzoni, infatti, sono pura “tappezzeria”. Se non ci fossero, forse nessuno se ne accorgerebbe. Forse sono un po’ dura, ma qualcuno mi canticchi qualche canzone degli anni scorsi…sono rarissime le canzoni di Sanremo che uno ricorda.

Come si fa a non accorgersi che il melodico va bene, ma la musica italiana è giustamente “contaminata” da altre sonorità che vanno dall’Hip Hop americano, all’etnico Africano ecc. Chiudiamo allora, per quest’anno, la parentesi “canzoni” e continuiamo il giro nella nostra avventura sanremese, un Sanremo a dire il vero che qualcun altro avrebbe faticato a gestire, pieno di colpi di scena tristi e belli, ma non il duttilissimo Paolo, che con disinvoltura passa da un percorso minato ad un prato verde e soffice.

Succede di tutto: muore Alberto Castagna, giornalista e conduttore TV, viene liberata Giuliana Sgrena, la giornalista del “Manifesto” rapita, ma arriva anche la notizia che durante la liberazione, è morto un ufficiale del Sismi: Nicola Calidari; si parla anche della tragedia del Darfur, terra e guerra dimenticata nel Sudan (Africa). Per non farci mancare nulla, la città di Sanremo è in assetto di guerra per alcuni attentati in altre città italiane, ci sono problemi di agibilità del TEATRO ARISTON per atleti disabili che raccolgono fondi per l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, insieme ad Antonio Rossi, Yuri Chechi, Igor Cassina, Alessandra Sensini, Francesca Porcellato ed altri, c’è lo sciopero dei dipendenti Rai e il boicottaggio di Mediaset.

Le reti private di Mediaset decidono con tanto di circolare a tutte le trasmissioni, di dare poco spazio al Festival, una mossa davvero controproducente, troppo smaccatamente priva di gusto e di savoir faire tra aziende concorrenti, e viene punita dagli spettatori, che invece premiano il festival con ascolti altissimi. Certo, merito anche dello show che è davvero superbo, condotto come ho già detto con verve da Bonolis, e dai suoi ospiti, da Michael Boublè, l’italo- canadese che anche se rifà il verso a Sinatra è indiscutibilmente bravo e il suo “tu vuò fà l’americano”, dell’indimenticabile Carosone, è stata grandiosa.

Gli italo-canadesi quest’anno si sono organizzati e sono venuti in massa a Sanremo. In sala erano davvero tanti, con bandiere ecc., salutati in diretta da Bonolis coordinati da un giornalista loro portavoce, con cui avevo fraternizzato anche l’anno scorso, sig. Cioppi, giornalista del periodico” Il Cittadino Canadese “. Sarebbe davvero bello se l’anno prossimo i lettori de “L’IDEA” facessero altrettanto, una mini vacanza a Sanremo per dire:”hey Paisà, ci siamo anche noi…”

Che bello sarebbe…organizziamoci per l’anno prossimo vero, Direttore Campanile e Signora?! Bene, passiamo ai momenti clou, visto che le canzoni sono per lo più soporifere, passiamo in rassegna gli ospiti: Mike Tyson è stato certamente il più discusso in assoluto: perché l’hanno invitato?, che c’entra con il festival?, è uno stupratore…queste le maggiori accuse rivolte all’organizzazione e a Bonolis che però riescono a rispondere pari pari alle incriminazioni. Probabilmente quest’anno gli autori hanno deciso di fare il pieno di ascolti e hanno puntato alto, riuscendo nell’impresa. Queste le risposte date:

Abbiamo invitato Tyson perché è un personaggio, uno sportivo tra i più grandi nel bene e nel male.

Se dovessimo invitare solo chi “c’entra” con il Festival non avremmo mai dovuto invitare Gorbaciov, e poi Tyson ha pagato per il suo crimine”.

Ma a sorpresa è proprio Tyson a rilanciare, parla (male) del sistema giudiziario americano, di quello che vuol dire  essere un nero del Bronx, di essere litigioso, e di odiare di dover perdere, di essere però maturato, di essere un padre tenero, uno zio affettuoso. Suda Tyson, suda tantissimo, chiede cortesemente un asciugamano come se fosse su un ring, si passa le mani sulla faccia come un bambino cresciuto e fa tentennare la testa, davanti a questo cordiale presentatore italiano che lo incalza con domande senza peli sulla lingua, molto dirette e senza giri di parole.

Finalmente, dopo forse un tempo infinito, l’intervista sfuma in un invito a cantare “Volare” di Domenico Modugno e Iron Mike si lascia andare e in un comprensibile divertente accento italoamericano. Canta un liberatorio: “volareeee ohhh ohhh, cantare…oh oh oh…nel blu dipinto di blu…felice di…”

Bonolis non molla, e dopo l’applauso sincero del pubblico, lo invita a cantare un rap e il pugile più feroce del mondo, balla e canta come un normale rapper nero, dall’anima non proprio candida, ma forse dal cuore e dalla testa che hanno preso troppi colpi dalla vita e dagli avversari. Un altro momento glamour del festival è stata la presenza di un altro nero di New York, Will Smith, in Italia per promuovere il suo ultimo film, incentrato sulla seduzione, e che ha regalato in sala stampa, ma anche al pubblico a casa, una vera ondata di simpatia.

È il turno della mia domanda, mi presento: Isabella Rossiello, L’idea Magazine, New York, gli occhi gli brillano, si sente a casa anche se lui è di Philadelphia, il mio cuore va a mille, ma in inglese gli chiedo “Mr. Smith, you know, once Madonna said “Italians do it better” did you learn something from the Italians?”

Alcuni colleghi ridacchiano, e Will Smith risponde che: “certamente, impara, dagli italiani; lui va a scuola da Robert De Niro!!!”

Sollecitato da un altro giornalista, che gli chiede di altri guai giudiziari di altri due neri Michael Jackson e Tyson, lui non commenta, si limita a dire che nessun sistema è perfetto e che si commettono errori dovunque e si dice orgoglioso di essere americano. Nello show serale Will Smith non delude, e dà lezione di seduzione a Bonolis, cantando,  ballando e scherzando su tutto, come due vecchi amici.

Arriviamo al terzo grande ospite. l’attore inglese Hugh Grant. Con l’attore inglese si scherza sui luoghi comuni degli inglesi, la cerimonia del tè e altro luogo altrettanto comune del “dono” degli italiani, negati per imparare altre lingue. L’attore si presta volentieri alla gag, ma rimane abbastanza freddino, non si sbilancia più di tanto; Bonolis gli chiede se è vero che ha paura delle donne e lui candidamente risponde che è vero.

Non è proprio a suo agio, Mr. Grant. La Clerici gli dedica una canzone e lui annuisce, ma da buon inglese non fa una piega. Tutti gli danno addosso, “è antipatico” è la cosa più carina  che riescono a scrivere i giornalisti; io invece lo difendo: cosa si aspettavano? Grant è così da sempre, non si è montato la testa, ora che è un divo mondiale è un tipico esempio di stereotipo inglese, come Bonolis lo è dell’italiano medio: espansivo, caciarone (come dicono a Roma) ossia uno che fa casino, allegro e spensierato.

Altri ospiti sono stati Gwen Stefani, idolo pop dei giovani, e Vasco Rossi.

Due note prima di chiudere: un ringraziamento alla regione Calabria che per tutte le serate ha preparato magnifici buffet con ogni ben di Dio per noi giornalisti, e un ringraziamento ai nostri “angeli custodi”, quei tanti che lavorano per noi giornalisti, attenti ad ogni nostra richiesta, silenziosi dietro le quinte e coordinati in modo eccellente dal Signor Manzi.

Come ho già detto, tutte le polemiche sono state in qualche  modo smorzate, stemperate, e allora ci ha pensato il Sindaco di Sanremo, lamentandosi che quest’anno di fiori nella città dei fiori ce n’erano ben pochi e i più belli erano virtuali, infatti quest’anno non c’era una vera e propria scenografia, ma una video installazione che accompagnava le canzoni in gara.

Una serata tutta italiana e molto divertente c è stata quando i cantanti in gara sono stati “aiutati” da balletti, notevole quello che ha accompagnato Peppino di Capri, presenze di attori, Alessandro Preziosi, Edoardo Costa, il modello Sergio Muniz ecc.,  che in qualche modo hanno accontentato gli sguardi femminili e vivacizzato le performance canore, come una Rita Pavone che ha accompagnato Lisa Minetti e Toto Cutugno.

Insomma spettacolo si, ma quando ci sarà un altro Domenico Modugno a spezzare la noia, a far saltare dalle sedie gli spettatori e a sventolare nel mondo, ancora una volta, una canzone che ormai è quasi un inno? Chissà, intanto, speriamo di esserci anche l’anno prossimo, magari con i lettori de “L’Idea Magazine”, San Remo (il santo) permettendo.

IDEA GIUGNO 2005

© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.