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.::GIUGNO 2007::. |
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SAN REMO? NO, SAN BAUDO! di Isabella Rossiello
Alcuni di voi, cari lettori, ricorderanno la piccola preghiera in fondo al mio articolo su Sanremo 2006: “Caro San Remo, fa che l’anno prossimo ci sia un bel festival”. Ebbene, sono stata esaudita! Quest’anno in Italia c’è stata veramente una manifestazione canora. Certo, migliorarla è sempre possibile, ma sicuramente siamo sulla “retta via”. Il Festival della Canzone Italiana ha finalmente le sue canzoni e sono pure belle! Pippo Baudo non è mai stato il mio idolo e gliel’ho anche detto, davanti a tutti, in una sala stampa rinnovata e decisamente molto più chic con i giornalisti iscritti a parlare, gli organizzatori del festival, Del Noce, direttore di rete, il sindaco di Sanremo, Baudo, Michelle Hunziker, il coordinatore dell’ ufficio stampa Manzi. Si parla al solito dei compensi degli artisti, della RAI reticente a fornirli, di Baudo che come prima serata di ascolti è andato peggio di Panariello, orrore… Del Noce si affretta a dire in modo “avventato” che l’anno prossimo sarà Bonolis a presentare Sanremo, frase che pagherà molto cara e che avvelenerà un festival davvero bello, premiato dagli ascolti e finalmente in rimonta nei giorni a venire. Tocca a me a porre la domanda: “Signor Baudo, ultimamente lei è indicato come un’icona del centro-sinistra: ha bacchettato il Papa, (“ il dovere della chiesa è di essere vicini ai problemi sociali” ), si dichiara un fan di Veltroni(sindaco di centro sinistra di Roma), si è battuto per un aumento degli stipendi degli orchestrali…Come si sente nelle vesti di novello “Che Guevara”? e tra l’altro scandisco con voce chiara e squillante,”Signor Baudo io non l’ho mai amata, la sto rivalutando.” Sorrisi compiaciuti dei presenti e dello stesso Baudo. Pippo Baudo risponde: “Mah…non si tratta di essere di destra o di sinistra io rispondo solo alla mia coscienza... e comunque in questo momento, sono single…” Sorrisi in sala stampa e tra l’organizzazione, l’aria pesante d’inizio conferenza finalmente lascia spazio a domande più leggere e soprattutto, per “volere” di Pippo, le domande vertono sul festival e sulle canzoni.
Ho il biglietto per vedermi il festival in prima serata, nel salone delle feste dell’Ariston. L’impatto con la scenografia è imponente, direi Baudesca, lo scenografo però è Castelli, non mi piace molto, la trovo “antica”, mi pare di veder scendere da un momento all’altro Tony Manero, l’indimenticabile eroe italo-americano del film Saturday Night Fever. Ci sono i fiori freschi, tanti, meno male, e tanti colori in confronto all’anno scorso, con la scenografia molto concettuale ma tutto sommato un po’ lugubre con tutto quel nero. Sono preparata a subirmi le solite canzoni, anzi “lagne” sanremesi, invece, se non proprio tutte, sarebbe chiedere troppo, le canzoni finalmente si differenziano, un ritmo rap segue un melodico, una banda allegra segue un brano struggente…non oso credere ai miei occhi e alle mie orecchie, il festival mi sta piacendo eccome, e ci sono “standing ovation” applausi a scena aperta, un successo! Il secondo giorno i toni sono distesi, gli ascolti sono saliti, tutti gongolano. Ad avvelenare il clima sono le domande un po’ cattive sui rapporti fra Baudo e del Noce. I due più volte esprimono stima e simpatia l’un l’altro, ma non ci crede nessuno. Piero Chiambretti ha il compito di condurre il dopofestival, anch’esso ripristinato dopo l’oblio degli anni passati, odia essere “definito”, quindi no “a Pierino la peste” e ad altri nomignoli che nel corso degli anni gli sono stati affibbiati, Chiambretti è sempre “ in progress”.
Mi prenoto per la domanda: “Signor Chiambretti, lei è famoso anche per la scelta dei suoi personaggi assolutamente “Felliniani” fuori dal comune, unici. Risposta: “Non lo so, forse vorrei essere Fellini…non c’è una risposta, in ogni caso lei, cara signora, stasera sarà dei nostri al dopofestival” Cari lettori, vi rendete conto? Io che vi rappresento, spero degnamente, invitata in diretta personalmente da Chiambretti ad una trasmissione di Rai Uno? Per carità poche manciate di secondi, qualche inquadratura, che appartiene allo show, ma in bella vista il mio nome e la testata che raffiguro: L’IDEA MAGAZINE N.Y. Sono soddisfazioni. Il dopofestival ha vita propria, Chiambretti è bravo, anzi, bravissimo, cerca le provocazioni. In fondo il festival vive anche di questo. Una scrittrice al mio fianco polemizza con Al Bano, in diretta da casa le “casalinghe disperate” Rita Rusic, ex moglie del produttore Cecchi Gori, la scrittrice Barbara Alberti, Edwige Fenech attrice e ora produttrice. Un po’ tutti attaccano, in maniera secondo me molto gratuita, il duo padre e figlio Facchinetti, esponente storico dei Pooh, gruppo ancora in auge in Italia, qualche stonatura dovuta all’emozione, la “colpa” d’essere padre e figlio…e di volersi bene!!! Qualcuno ironizza e parla di “festival famigliare”(ma in senso- sigh- spregiativo), ci sono Marcella Bella e suo fratello, Tosca canta con il suo compagno, Al Bano canta una canzone scritta da suo figlio Yari, Papà Facchinetti duetta con suo figlio Francesco…
A questo proposito, mi permetto di fare un’osservazione, in tutto il globo c’è una tendenza: più si è “cattivi” e più contratti si fanno, (vedi Kate Moss la modella cocainomane), più si parla male di tutto e di tutti e più si fa notizia, sapete anche voi che i telegiornali o certi discutibili programmi fanno più ascolti se si litiga o si parla di efferatezze che mai vorremmo sentire e se sei buono automaticamente sei “buonista” e molti storcono il naso. Cantate con papà o mamma, con fratello o sorella, con un cugino di terzo grado e sappiate, vi subisseranno di critiche velenose. Il festival senza cattiverie in ogni caso è una rosa senza spine. Il dopofestival è seguitissimo, e per alcuni addirittura meglio del festival, ma sono due cose diverse anche se complementari. Ogni sera ospiti diversi in video, da Arbore a Boncompagni. Io ne sono ancora protagonista, Chiambretti mi presenta come stampa estera, nello specifico americana, si rivolge a me in inglese, scherza, io sto al gioco, rispondo come se fossi “born in the U.S.A.”, ma i tempi della tv sono stretti, rivolgo la mia domanda serissima ad un protagonista di Sanremo, Simone Cristicchi.
Domanda: “ Signor Cristicchi, la sua canzone è soave, il tema durissimo, (si parla dei manicomi e della lettera di un “matto” ) come ha fatto a convincere la sua casa discografica a produrre una canzone così e proporla a Sanremo poi…” Il giornalista Zaccagnini, decano di tutti i giornalisti di Sanremo, al mio fianco mi gratifica con un “good question, good question”. Cristicchi pure mi sorride e mi ringrazia della domanda, Risposta: “E’ stata dura, ma io ci credevo talmente tanto e tutto poi nasce da una storia vera, abbiamo fatto un documentario (allegato al cd e che si chiama -Dall’altra parte del cancello-) girato in vari manicomi e mi si è avvicinato un uomo, mi ha dato una lettera, da lì la canzone…” Le canzoni si, quest’anno mi hanno emozionata, mi hanno dato i brividi, ovvio non solo a me, è stato un festival appassionante, dove finalmente le canzoni avevano il proprio spazio, la propria locazione, erano quasi tutte belle, cantabili, finalmente e soprattutto diversificate, a Baudo bisogna davvero riconoscere che sa cos’è la musica e anche lo show. Molte canzoni avevano un taglio teatrale, come quella interpretata da Milva, “The show must go on”, scritta da Faletti (multi talentuoso attore, scrittore comico, cantante, autore) (Ah il genio italico!!!) ed il brano di Cristicchi “Ti regalerò una rosa”, con il cantante che alla fine del brano sale su una sedia e …vola, metafora incredibile della morte. Che pelle d’oca ascoltare e vedere quasi un pezzo teatrale e soprattutto pensare! Meravigliosa la ballata di Tosca, ispirata alle ormai desuete “bande di paese”, “Il terzo fuochista”. Un’altra canzone inedita di Rino Gaetano, amatissimo cantautore degli anni ’70, prematuramente scomparso, è espressa con ironia, impegno e un po’ di sfottò che non guasta, dall’attore e autore prestato alla canzone, Paolo Rossi, vestito da garibaldino, “In Italia si sta bene, in Italia si sta male”(come dargli torto e pensare che è stata scritta 25 anni fa!). Johnny Dorelli con la sua voce vellutata e inalterata nel tempo fa il suo figurone con il suo brano melodico e un po’ triste. Baudo ha dato molto spazio ai giovani, non relegandoli in tarda serata ma dandogli il giusto spazio. Infatti, tra i giovani c’erano parecchie proposte interessanti, e il vincitore Fabrizio Moro ne è un esempio. Ah, lungimirante Pippo! Gli ospiti d’onore quest’anno sono stati pochi e non stratosferici come negli ultimi anni, il giusto “contorno” a delle belle serate di (finalmente) musica italiana. Ne cito alcuni, i Take That, Norah Jones, Penelope Cruz, Miguel Angel Muñoz; tra gli “ospiti italiani”, Renato Zero, Flavio Insinna, Battiato, Gianna Nannini. Critiche feroci si sono attirati i “giurati di qualità” che a dire il vero molte qualità non le avevano per giudicare le canzoni, tranne il fatto di essere V.I.P., tra loro Alba Parietti, Giancarlo Magalli, Lunetta Savino. I duetti sono stati un’altra piacevole serata di musica italiana, peccato che le case discografiche non si mettano d’accordo e non producano questi bellissimi e a volte indimenticabili canti a due voci. Gianni e Marcella Bella hanno duettato con le mitiche Supremes “Forever”, Antonella Ruggero”Canzone fra le guerre”, si circonda di un severo coro di alpini per dire no alla guerra. Daniele Silvestri, con il suo pezzo “La Paranza” è in coppia, si fa per dire, con il gruppo Capone e Bungtbangt, che fa musica con oggetti riciclati. Al Bano sceglie un gruppo Lettone, “Cosmos” per il suo pezzo “Nel perdono” Un incontro ravvicinato fra me e Al Bano è avvenuto in due momenti diversi, una in sala dopo le prove della sua canzone, gli ho chiesto di posare per la rivista e gli ho detto che avevo sinceramente apprezzato il suo intervento al dopofestival. Al Bano si lamentava dello Stato italiano che del “Sud” si ricorda solo quando uno fa i soldi…sinceramente non mi sento di dargli torto, gli dico che sono nativa di Bitonto e cominciamo a parlare in dialetto. È di buon umore Al Bano, anche lui non è fra i miei miti, ma è alla mano, niente arie, ruspante come appare, così è. Un secondo incontro invece è in sala stampa subito dopo la proclamazione dei vincitori. Domanda: “Hanno detto che questo è un Sanremo al “Viagra” vista l’età dei concorrenti, ma ha vinto un giovane, Al Bano che è giovane dentro, terzo finalista un altro giovane…”non ho fatto in tempo a finire la domanda che Al Bano, che come ho detto è “ruspante”, allegramente mi redarguisce: “io il Viagra non lo prendo, lo volete capire si o no, non lo prendo…” In sala nonostante la stanchezza si ride, non è importante la risposta, il buon umore è già un responso esaustivo. Nota dolente per i comici, un incredibile,di solito bravissimo, Max Tortora che imita il cantante Califano, noto soprattutto per essere un impenitente dongiovanni, imitazione volgarissima, che ha disturbato anche lo stesso Baudo. Un altrettanto bravo Cornacchine (non è un nome d’arte, è proprio il suo) che fa il difensore di Berlusconi ad oltranza, coadiuvato da un altrettanto bravo comico, nei panni di Prodi. Battute un po’ scontate, una cattiveria su Silvio, una su Prodi per non offendere nessuno, tutto sommato però, abbastanza gradevole. Una bellissima e inaspettata comicità, invece, quella del duo siciliano Ficarra e Picone, che hanno fatto la loro fortuna imitando e irridendo due sfaticatissimi meridionali, con tutto il repertorio dei luoghi comuni sulla gente del sud. I due comici però a Sanremo, hanno spiazzato tutti, cominciando un “leggero” e divertente duetto su un tale che non si faceva mai i fatti suoi, che usciva la sera e andava a trovare le “donnine allegre”, che era stato più volte “avvisato” di lasciar perdere le droghe…e che infine muore ammazzato come un delinquente: era il drammatico tributo a Padre Puglisi, ucciso dalla mafia. Credo di non aver mai apprezzato così tanto un pezzo comico che alla fine appare in tutta la sua tragedia. Deludente il mitico, per me, Neri Marcorè, e non aggiungo altro per non infierire. Michelle Hunziker non è stata la “valletta” di Baudo, la bella statuina, la bella di turno e basta, è stata una “Protagonista” brava, simpatica allegra, forse un po’ troppo maschiaccia e monella nonostante gli sfarzosi abiti prestati dagli stilisti italiani più rappresentativi: Alberta Ferretti,Valentino, Armani, Versace, Gucci, ma le perdoniamo volentieri questo piccolo “difetto”. L’Hunziker ha un pubblico forse anche più vasto di Pippo Baudo perché piace ai bambini, alle mamme, alle donne, oltre che ai maschietti.
I vincitori del Festival di Sanremo 2007 sono al primo posto: Simone Cristicchi con il brano “Ti regalerò una rosa”, secondo Al Bano con “Nel perdono”, terzo Piero Mazzocchetti con “ Schiavo d’amore”l per il settore giovani Fabrizio Moro con “Pensa” Cari lettori, io vi racconto il “mio festival”, se ometto dei nomi è per motivo di spazio e per fare in modo che non diventi il triste registro del maestro dove ognuno dice: presente. Per rispetto a chi mi legge, non faccio un arido elenco di chi c’era e non c’era, sarebbe malinconico e noioso, una vera lagna, quindi ascoltate le canzoni e attraverso il mio pezzo, immaginate ciò che in TV non vedrete mai. Non so se le canzoni venderanno tanto quanto i discografici si aspettano, ma quest’anno a Sanremo si è cantato sul serio, al pezzo”impegnato” faceva da contraltare un ritmo cubano, un rap soft, lo show c’era e la noia è andata a farsi un giro. Speriamo non torni l’anno prossimo.
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