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FRANK
SINATRA
LA
VOCE
A
DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA
di
Tiziano T. Dossena
Il
nome di Frank Sinatra è indelebilmente inciso nella storia della canzone
e del cinema, ma ancor più nella memoria della generazione che crebbe
negli anni quaranta e cinquanta. Gli Stati Uniti d'America gli hanno
recentemente dedicato un francobollo e nell'arco dei sessanta anni
d'attività ricevette una miriade d’onorificenze, premi e
riconoscimenti.
Ciononostante, esiste sempre
una zona d'ombra riguardo la sua immagine pubblica che permette a molti di
minimizzare i suoi successi e possibilmente screditare la sua incredibile
statura sia come personaggio chiave dell'evoluzione del movimento per
l'eguaglianza dei diritti civili nella società americana sia come divo
incontrastato ed ammirevole.
I suoi riconosciuti legami con
la malavita americana sono sempre stati difatti il punto più controverso
della sua vita ed hanno permesso speculazioni sulla sua validità
artistica che forse egli non meritava. Altro punto sfavorevole fu la sua
animosità dimostrata verso la stampa, e non solo, nell'arco della sua
lunga e brillante carriera.
Chi era veramente Frank Sinatra?
Come molto spesso avviene nelle persone la cui vita è prevalentemente
esposta al pubblico, esistono due versioni dell'individuo, una pubblica ed
una privata. Interessante notare che la sua immagine pubblica, in netto
contrasto con la maggioranza dei suoi contemporanei, aveva molto spesso
connotazioni più negative di quella privata, proprio a causa di questi
famigerati legami con la Mafia.
Frank era in realtà un uomo generoso ma passionale: il suo notorio furore
e la tendenza alle vendette personali non sono certo un mito. Magnanimo
con gli amici e cinico con gli avversari, Sinatra era certamente un uomo
da non inimicarsi, però fu anche uno dei più generosi uomini di
spettacolo, donando ufficialmente più di un miliardo di dollari con i
suoi numerosi concerti a scopo di beneficenza. La sua generosità, però,
non si limitava ai concerti o alle costruzioni di padiglioni d'ospedale.
Il suo segretario dichiarò che Frank sfogliava sistematicamente i
quotidiani nuovayorchesi in cerca di persone che fossero in una situazione
drammatica ed alle quali un aiuto finanziario sarebbe stato più che
opportuno. Quando trovava la persona che secondo lui fosse adeguata al
caso, egli chiedeva al segretario d'inviare anonimamente un assegno di $5.000
o $10.000 . Era come un gioco, un'attività filantropica e anonima che gli
dava gran soddisfazione. Godeva nel poter aiutare qualcuno ed era, secondo
lui, un privilegio impagabile. Come disse Richard Burton durante la
cerimonia di uno dei molti riconoscimenti offerti a Sinatra, “Oltre a
me, non c'è nessuno che conosce l'estensione della sua generosità. Egli
(Sinatra) ha scelto di essere il solo, anonimo guardiano di questa
conoscenza...” Poi, rivolgendosi a Sinatra, Burton esclamò: “Il
signor Anonimo hai scelto di essere, e signor Anonimo sarai chiamato”.
La figlia Tina, a sua volta,
dichiarò che “Frank Sinatra era un uomo di sogni, passioni, forza,
fedeltà e gentilezza. Il suo altruismo, amore e generosità erano le sole
costanti in un mondo in perpetuo mutamento. La mia famiglia ed i suoi
amici hanno riattivato la Frank Sinatra Foundation, per continuare nel
ventunesimo secolo i progetti e le visioni di Frank Sinatra nel campo
dell'educazione, della medicina, delle arti e dei bisogni individuali”.
Amato quindi dalla sua famiglia
e dagli amici ma temuto dai paparazzi, Frank Sinatra cercò agli inizi
della sua carriera di assumere l'immagine del duro, del cinico che
proveniva da un ambiente duro e disfunzionale. Cercò poi, con poco
successo, di mutare quest’erronea immagine per tutto il resto della sua
vita.
Nato nella cittadina di Hoboken, nello stato del New Jersey, il 12
dicembre 1915, Francis Albert Sinatra a dire il vero visse la sua
giovinezza in un ambiente saturo di criminalità, dato che il periodo del
proibizionismo aveva creato tutti i presupposti sociali ed economici per
un crescita logaritmica della malavita. A dispetto dell'alto tasso di
criminalità legato alla sua cittadina ed i non proprio innocenti rapporti
dei genitori con gli spacciatori di liquore illegale, Sinatra crebbe
effettivamente in una famiglia della classe media americana ed ebbe
privilegi economici e sociali che ben pochi della sua generazione potevano
vantare.
La madre, Natalina Garaventa, chiamata Dolly dagli amici, era dura ma
generosa. Dedicandosi ad attività politiche locali, e non avendo molto
tempo a disposizione per le proprie mansioni di genitrice, lo viziò
tremendamente, procurandogli regolarmente abiti da damerino ed addirittura
un'automobile personale alla tenera età di quindici anni.
Dalla madre, Frank ereditò un comportamento ossessivo che rasentava la
fobia: i cassetti dovevano essere sempre chiusi ermeticamente, i bicchieri
allineati, le banconote che usava dovevano essere fresche di stampa. Oltre
a questo, però, la madre gli passò quella perseveranza e professionalità
che gli permisero di rimanere sempre sull'onda per tutta la sua carriera.

Musicalmente,
Frank Sinatra introdusse e perfezionò gli album “concetto”, nei quali
tutte le canzoni registrate suggerivano una tematica emotiva, che era
ulteriormente rafforzata dalla sequenza di presentazione e dai testi.
Ai tempi questa concezione di album era una novità e fu proprio
lui a farla diventare una scelta di successo.
Oltre a ciò, Sinatra fu il primo ad essere idolatrato dai teenager, in
un'epoca in cui i dischi e la musica in generale erano diretti al pubblico
dei maggiorenni. Nacque con lui la Sinatramania, con ammiratrici
organizzate ed agguerrite, chiamate “bobby soxers”
a causa delle calzette di cotone che usavano arrotolare alle
caviglie. Questa esplosione di tifoseria, di ammirazione, di passione da
parte dei giovani per un cantante fu solo superata dai fan dei Beatles e
di Elvis Presley. Dobbiamo però considerare che Sinatra fu amato
contemporaneamente sia dai giovani sia dalle altre generazioni, mentre i
“Fab Four” ed Elvis “The Pelvis” avevano all'apice della loro
carriera un pubblico quasi esclusivamente giovanile.
Interprete di più di cinquanta film, vincitore di tre Oscar, tre Golden
Globe, dieci Grammy, un Emmy, un Peabody ed un Kennedy Center Honors Award,
Frank Sinatra fu anche insignito della Medaglia Presidenziale d'Onore,
della Medaglia d'Oro del Congresso Americano e dell’Horsholt
Humanitarian Award. Un cantante ed attore d’enorme successo,
indubbiamente, con duemiladuecento incisioni, vendite di dischi che
superano i seicento milioni ed una voce che è, ancor oggi, riconosciuta
ed amata in tutto il mondo.
Il nome Sinatra permise, nonostante i suoi riconosciuti o presupposti
legami con la Mafia, a molti italiani d'identificarsi con un loro
conterraneo che aveva scalato tutti i livelli della scala sociale
americana e lo aveva fatto usando la propria voce, quella voce d'oro che
l’amico Pavarotti gli invidiava tanto.
Il noto cantante italoamericano
non si era nascosto dietro a nomi d'arte che suonavano anglofoni, come
tanti suoi contemporanei provenienti da minoranze etniche. Aveva usato il
proprio cognome e italianità come una bandiera, sventolandoli
orgogliosamente per tutta la sua vita.
Sinatra, stranamente, l'italiano
lo parlava proprio maluccio, avendo imparato di più la lingua Yiddish
nella sua gioventù, grazie ad una vicina di casa d’origine ebraica che
si curava di lui, quando la nonna non era disponibile. Questa è una delle
tante singolarità che caratterizzano l’immagine privata di Sinatra,
poco conosciuta, anzi quasi sconosciuta dalla massa. Nonostante tutti i
film interpretati e le centinaia di concerti, difatti, quasi nessuno sa
che avesse una lunga cicatrice sulla guancia sinistra che continuava in
parte del collo e dell’orecchio, ricordo doloroso dell’uso del forcipe
all’atto della sua nascita, oppure che avesse un timpano perforato.
Altro fatto interessante fu
che, nel cercare di minimizzare i suoi rapporti con la Mafia, il cantante
arrivò al punto di mentire sull’origine del padre, asserendo che fosse
nato a Catania. Lercara Freddi, la cittadina siciliana d’origine del
babbo, era difatti un nucleo da cui provenivano molti noti mafiosi, tra i
quali Salvatore Lucanio, conosciuto come Lucky Luciano. Pare anzi che il
noto criminale fosse vissuto nella stessa via della famiglia Sinatra.
Ammettere questa forse non troppo casuale coincidenza sarebbe stato come
accettare pubblicamente quei legami da lui sempre negati.
Pochi sanno, oltre a tutto, che
nel 1963, il figlio Frank Jr., al presente famoso direttore d’orchestra,
fu rapito e dopo un pagamento di 240.000 dollari fu rilasciato; oppure che
la famiglia Garaventa era originaria della provincia di Genova e Sinatra
per questa ragione divenne tifoso della squadra di calcio del Genoa ed
amante del pesto alla genovese.
Esiste però una caratteristica
di questo cantante/attore/filantropo che lo distingue ancor più dagli
altri divi americani: la sua aperta guerra alla discriminazione razziale
negli USA. Oltre ad una serie di concerti per aiutare la causa di Martin
Luther King Jr., alla cui amicizia Frank teneva molto, Sinatra forzò
infatti l’integrazione negli alberghi americani, fino ad allora
segregati, ricattandoli apertamente: o aprivano le loro porte alle
minoranze o lui ed il resto del famoso Rat Pack non avrebbero cantato nei
loro night club. Un sistema che riflette la sua personalità diretta e non
aperta al compromesso.
Frank
Sinatra era un uomo che non nascondeva certo i suoi difetti, ma che celava
accuratamente i suoi pregi. A dieci anni dalla morte lo ricordiamo con
immensa nostalgia come uno dei capisaldi dello spettacolo hollywoodiano,
della canzone swing, blues e romantica americana, ma soprattutto come un
italoamericano che ha influito fortemente sull’integrazione razziale
negli Stati Uniti.
IDEA
SETTEMBRE 2008

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