.::SETTEMBRE 2008::.

FRANK SINATRA

LA VOCE

A DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA

di Tiziano T. Dossena

Il nome di Frank Sinatra è indelebilmente inciso nella storia della canzone e del cinema, ma ancor più nella memoria della generazione che crebbe negli anni quaranta e cinquanta. Gli Stati Uniti d'America gli hanno recentemente dedicato un francobollo e nell'arco dei sessanta anni d'attività ricevette una miriade d’onorificenze, premi e riconoscimenti. Ciononostante, esiste sempre una zona d'ombra riguardo la sua immagine pubblica che permette a molti di minimizzare i suoi successi e possibilmente screditare la sua incredibile statura sia come personaggio chiave dell'evoluzione del movimento per l'eguaglianza dei diritti civili nella società americana sia come divo incontrastato ed ammirevole. I suoi riconosciuti legami con la malavita americana sono sempre stati difatti il punto più controverso della sua vita ed hanno permesso speculazioni sulla sua validità artistica che forse egli non meritava. Altro punto sfavorevole fu la sua animosità dimostrata verso la stampa, e non solo, nell'arco della sua lunga e brillante carriera. Chi era veramente Frank Sinatra? Come molto spesso avviene nelle persone la cui vita è prevalentemente esposta al pubblico, esistono due versioni dell'individuo, una pubblica ed una privata. Interessante notare che la sua immagine pubblica, in netto contrasto con la maggioranza dei suoi contemporanei, aveva molto spesso connotazioni più negative di quella privata, proprio a causa di questi famigerati legami con la Mafia. Frank era in realtà un uomo generoso ma passionale: il suo notorio furore e la tendenza alle vendette personali non sono certo un mito. Magnanimo con gli amici e cinico con gli avversari, Sinatra era certamente un uomo da non inimicarsi, però fu anche uno dei più generosi uomini di spettacolo, donando ufficialmente più di un miliardo di dollari con i suoi numerosi concerti a scopo di beneficenza. La sua generosità, però, non si limitava ai concerti o alle costruzioni di padiglioni d'ospedale. Il suo segretario dichiarò che Frank sfogliava sistematicamente i quotidiani nuovayorchesi in cerca di persone che fossero in una situazione drammatica ed alle quali un aiuto finanziario sarebbe stato più che opportuno. Quando trovava la persona che secondo lui fosse adeguata al caso, egli chiedeva al segretario d'inviare anonimamente un assegno di $5.000 o $10.000 . Era come un gioco, un'attività filantropica e anonima che gli dava gran soddisfazione. Godeva nel poter aiutare qualcuno ed era, secondo lui, un privilegio impagabile. Come disse Richard Burton durante la cerimonia di uno dei molti riconoscimenti offerti a Sinatra, “Oltre a me, non c'è nessuno che conosce l'estensione della sua generosità. Egli (Sinatra) ha scelto di essere il solo, anonimo guardiano di questa conoscenza...” Poi, rivolgendosi a Sinatra, Burton esclamò: “Il signor Anonimo hai scelto di essere, e signor Anonimo sarai chiamato”. La figlia Tina, a sua volta, dichiarò che “Frank Sinatra era un uomo di sogni, passioni, forza, fedeltà e gentilezza. Il suo altruismo, amore e generosità erano le sole costanti in un mondo in perpetuo mutamento. La mia famiglia ed i suoi amici hanno riattivato la Frank Sinatra Foundation, per continuare nel ventunesimo secolo i progetti e le visioni di Frank Sinatra nel campo dell'educazione, della medicina, delle arti e dei bisogni individuali”. Amato quindi dalla sua famiglia e dagli amici ma temuto dai paparazzi, Frank Sinatra cercò agli inizi della sua carriera di assumere l'immagine del duro, del cinico che proveniva da un ambiente duro e disfunzionale. Cercò poi, con poco successo, di mutare quest’erronea immagine per tutto il resto della sua vita. Nato nella cittadina di Hoboken, nello stato del New Jersey, il 12 dicembre 1915, Francis Albert Sinatra a dire il vero visse la sua giovinezza in un ambiente saturo di criminalità, dato che il periodo del proibizionismo aveva creato tutti i presupposti sociali ed economici per un crescita logaritmica della malavita. A dispetto dell'alto tasso di criminalità legato alla sua cittadina ed i non proprio innocenti rapporti dei genitori con gli spacciatori di liquore illegale, Sinatra crebbe effettivamente in una famiglia della classe media americana ed ebbe privilegi economici e sociali che ben pochi della sua generazione potevano vantare. La madre, Natalina Garaventa, chiamata Dolly dagli amici, era dura ma generosa. Dedicandosi ad attività politiche locali, e non avendo molto tempo a disposizione per le proprie mansioni di genitrice, lo viziò tremendamente, procurandogli regolarmente abiti da damerino ed addirittura un'automobile personale alla tenera età di quindici anni. Dalla madre, Frank ereditò un comportamento ossessivo che rasentava la fobia: i cassetti dovevano essere sempre chiusi ermeticamente, i bicchieri allineati, le banconote che usava dovevano essere fresche di stampa. Oltre a questo, però, la madre gli passò quella perseveranza e professionalità che gli permisero di rimanere sempre sull'onda per tutta la sua carriera.

Musicalmente, Frank Sinatra introdusse e perfezionò gli album “concetto”, nei quali tutte le canzoni registrate suggerivano una tematica emotiva, che era ulteriormente rafforzata dalla sequenza di presentazione e dai testi.  Ai tempi questa concezione di album era una novità e fu proprio lui a farla diventare una scelta di successo. Oltre a ciò, Sinatra fu il primo ad essere idolatrato dai teenager, in un'epoca in cui i dischi e la musica in generale erano diretti al pubblico dei maggiorenni. Nacque con lui la Sinatramania, con ammiratrici organizzate ed agguerrite, chiamate “bobby soxers”  a causa delle calzette di cotone che usavano arrotolare alle caviglie. Questa esplosione di tifoseria, di ammirazione, di passione da parte dei giovani per un cantante fu solo superata dai fan dei Beatles e di Elvis Presley. Dobbiamo però considerare che Sinatra fu amato contemporaneamente sia dai giovani sia dalle altre generazioni, mentre i “Fab Four” ed Elvis “The Pelvis” avevano all'apice della loro carriera un pubblico quasi esclusivamente giovanile. Interprete di più di cinquanta film, vincitore di tre Oscar, tre Golden Globe, dieci Grammy, un Emmy, un Peabody ed un Kennedy Center Honors Award, Frank Sinatra fu anche insignito della Medaglia Presidenziale d'Onore, della Medaglia d'Oro del Congresso Americano e dell’Horsholt Humanitarian Award. Un cantante ed attore d’enorme successo, indubbiamente, con duemiladuecento incisioni, vendite di dischi che superano i seicento milioni ed una voce che è, ancor oggi, riconosciuta ed amata in tutto il mondo. Il nome Sinatra permise, nonostante i suoi riconosciuti o presupposti legami con la Mafia, a molti italiani d'identificarsi con un loro conterraneo che aveva scalato tutti i livelli della scala sociale americana e lo aveva fatto usando la propria voce, quella voce d'oro che l’amico Pavarotti gli invidiava tanto. Il noto cantante italoamericano non si era nascosto dietro a nomi d'arte che suonavano anglofoni, come tanti suoi contemporanei provenienti da minoranze etniche. Aveva usato il proprio cognome e italianità come una bandiera, sventolandoli orgogliosamente per tutta la sua vita. Sinatra, stranamente, l'italiano lo parlava proprio maluccio, avendo imparato di più la lingua Yiddish nella sua gioventù, grazie ad una vicina di casa d’origine ebraica che si curava di lui, quando la nonna non era disponibile. Questa è una delle tante singolarità che caratterizzano l’immagine privata di Sinatra, poco conosciuta, anzi quasi sconosciuta dalla massa. Nonostante tutti i film interpretati e le centinaia di concerti, difatti, quasi nessuno sa che avesse una lunga cicatrice sulla guancia sinistra che continuava in parte del collo e dell’orecchio, ricordo doloroso dell’uso del forcipe all’atto della sua nascita, oppure che avesse un timpano perforato. Altro fatto interessante fu che, nel cercare di minimizzare i suoi rapporti con la Mafia, il cantante arrivò al punto di mentire sull’origine del padre, asserendo che fosse nato a Catania. Lercara Freddi, la cittadina siciliana d’origine del babbo, era difatti un nucleo da cui provenivano molti noti mafiosi, tra i quali Salvatore Lucanio, conosciuto come Lucky Luciano. Pare anzi che il noto criminale fosse vissuto nella stessa via della famiglia Sinatra. Ammettere questa forse non troppo casuale coincidenza sarebbe stato come accettare pubblicamente quei legami da lui sempre negati. Pochi sanno, oltre a tutto, che nel 1963, il figlio Frank Jr., al presente famoso direttore d’orchestra, fu rapito e dopo un pagamento di 240.000 dollari fu rilasciato; oppure che la famiglia Garaventa era originaria della provincia di Genova e Sinatra per questa ragione divenne tifoso della squadra di calcio del Genoa ed amante del pesto alla genovese. Esiste però una caratteristica di questo cantante/attore/filantropo che lo distingue ancor più dagli altri divi americani: la sua aperta guerra alla discriminazione razziale negli USA. Oltre ad una serie di concerti per aiutare la causa di Martin Luther King Jr., alla cui amicizia Frank teneva molto, Sinatra forzò infatti l’integrazione negli alberghi americani, fino ad allora segregati, ricattandoli apertamente: o aprivano le loro porte alle minoranze o lui ed il resto del famoso Rat Pack non avrebbero cantato nei loro night club. Un sistema che riflette la sua personalità diretta e non aperta al compromesso. Frank Sinatra era un uomo che non nascondeva certo i suoi difetti, ma che celava accuratamente i suoi pregi. A dieci anni dalla morte lo ricordiamo con immensa nostalgia come uno dei capisaldi dello spettacolo hollywoodiano, della canzone swing, blues e romantica americana, ma soprattutto come un italoamericano che ha influito fortemente sull’integrazione razziale negli Stati Uniti.

IDEA SETTEMBRE 2008

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