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Sindaci a confronto: l’alba delle nuove idee passa sul tavolo del dibattito

Programmi di governo degli aspiranti sindaci alla poltrona di primo cittadino nel Comune di Mola

di Anna Ingravallo

Il ciclo della legislatura comunale del vertice Berlen giunge al tramonto di mandato e il rimpasto della giunta inizia con l’appuntamento più significativo di questa campagna elettorale 2010: il confronto pubblico tra i candidati sindaci, aspiranti alla poltrona di primo cittadino, sabato 27 febbraio, nella sala conferenze dell’Hotel “Gabbiano” di Mola. Un dibattito “ad elle”, di oltre due ore, dove in linea retta si son schierati i sei concorrenti alla carica e in linea perpendicolare quattro giornalisti accreditati, per l’interazione sui punti focali delle linee d’intervento attivo di politica di gestione del paese. Tra i giornalisti, la nostra corrispondente de “L’idea” Patrizia Di Franco, posta accanto ai colleghi Antonio Galizia, Gaetano Lastilla e Pino Ruggiero (rispettivamente de “La Gazzetta del Mezzogiorno, di “ Città Nostra”, de “Lo Spiraglio”). Ben sei invece gli speranzosi generali di questa nuova tornata elettorale: il sindaco uscente Nico Berlen (Centro-Sinistra), Gianni Alberotanza (Centro del Buon Governo), Stefano Di Perna (Centro-Destra), Giangrazio Di Rutigliano (Moderati per Mola), Stefano Gaudiuso (Sinistra Unita) e Vincenzo Nardulli (Mola Tricolore). Un record di proposte se si pensa alla più limitata disponibilità quantitativa per la candidatura al governo dei precedenti anni. Questo, il quadro d’inizio di una serata che ha incontrato l’adesione fervente di tutti i concittadini, seduti nell’area vasta della sala e pullulanti la superficie perimetrale in ogni dove e in ogni angolo. A tagliare il nastro dell’evento, il nostro Italy Executive director Marino Marangelli, che di fronte l’attenzione della platea e dei politici, ha dato lettura del discorso del nostro direttore Nardo Campanile, assente per ragioni ch’egli stesso esplica nella mail inoltrata, chiosando “…i miei impegni a New York per realizzare ed organizzare la première americana dell’opera “Doña Flor” del nostro concittadino Niccolò Van Westerhout il prossimo aprile, non mi permette di essere con voi”. Un saluto che ha ricordato a tutta la cittadinanza quanto, oltre la presenza fisica dei molesi presenti, v’è un’altra parte, oltreoceano, che con un binocolo lontano scorge le dinamiche della propria Amministrazione, non ne rimane impassibile ma, anzi, ne favorisce un apporto culturale notevole. Un rilancio emotivo poi preso a braccetto dai vari candidati, ognuno intento a render note le priorità che il proprio prospetto politico comporta in questo tour de force di rincorsa al trono dell’ Amministrazione. Ma quali son state le linee di demarcazione tra una proposta e l’altra? Come si son presentati al pubblico i nostri cari sei potenziali sindaci? Alberotanza, primo relatore, ha puntato l’accento sulla gestione ordinaria del paese, redarguendo la giunta in scadenza di non aver adeguatamente messo a punto priorità sulla qualità della vita, la tutela ambientale e la sicurezza. Tra le proposte più originali del suo programma, un punto extranormativo: l’aver pensato a cosiddette “Deleghe accessorie per le piccole cose” che dovrebbero consistere nell’istituzione di un numero verde e in una squadra di pronto intervento per questioni relative al decoro e alla vivibilità cittadina. Dopo di lui, riallaccia il discorso Berlen che s’è difeso, adducendo come il suo operato sia stato mirato più su operazioni che avessero una “unicità di occasione” (come il PIRP) che non a problemi che avrebbero potuto benissimo subire un’attenzione più ritardata. Insomma, dice: meglio una politica che dà frutto a lungo termine e che approfitta dei grandi slanci europei, che non una politica che non avanza in scelte imprenditoriali sul territorio. Per questo, dice, in base ad un’esperienza accumulata per anni, promette di rimettere in gioco ogni intervento trascurato sia in ambito di edilizia sociale che nei piani più generali di esigenze del paese. Stefano Di Perna non concorda: evidenzia come Berlen sia stato un politico che per quanto abbia lavorato, l’ha fatto nel chiuso della sua solitudine, non permettendo alcuna partecipazione collettiva alla gestione del paese e facendo risultare il suo operato insufficiente, incapace di raggiungere gli obiettivi entro termini ragionevoli o di gestire razionalmente le risorse economiche disponibili (perché ha attuato interventi di recupero dell’ex municipio e non ha messo a punto i disagi delle scuole che sono in stato ormai, di degrado?). Sui piani integrati per il recupero delle periferie poi, accampa il suo proposito di continuare e sollevare ogni tipo d’intervento. Giangrazio Di Rutigliano, in qualità d’imprenditore invece, sottolinea l’importanza, nel suo programma, di una riqualificazione della zona industriale e della maggiore qualificazione delle forze dell’ordine (con un’idea che cade anche alle “pattuglie miste”). Il quinto relatore invece è Gaudiuso, avvocato in pensione. Da sinistrorso di rifondazione ma cattolico negli intenti, rilancia soprattutto l’edilizia sociale per far sì che coloro che non possono comprar casa, possano essere favoriti in locazioni a costi accessibili; a seguire, rimarca la necessità dell’istituzione del Registro delle Unioni Civili. Ultimo candidato, Nardulli, prende la parola. Sorprende un po’ tutti perché esordisce affermando di voler proporre un’azione a costo “0” per il Comune: intende, dice, ogni prima domenica del mese, donare il suo intero stipendio alle famiglie più bisognose, trasformandolo in generi di prima necessità. Sull’azione politica poi, va oltre e sottolinea la priorità ch’egli intende dedicare agli interventi urgenti di risanamento. Un clima però di presentazione che non pare equilibrato se non superficialmente: tutti i candidati esprimono una serenità piena nei loro interventi: meno Berlen, forse preso in contrattacco politico e meno Nardulli, permaloso nelle risposte, scomposto in molti momenti della discussione, poco incline ad un sereno confronto dialettico. Questa è stata Mola all’esordio di una campagna elettorale già pronta, il cui fischio d’inizio lascia liberi tutti di scegliere chi meglio creda possa essere meritevole di coprire una carica istituzionale così determinante per il bene del paese.

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