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UNA
CONFERENZA CHE DEVE ESSERE CONVOCATA SUBITO
di
Silvana Mangione

La legge che
istituisce il CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
–il massimo organismo di rappresentanza dei nostri connazionali sparsi
in tutto il mondo, crea anche un altro ente importantissimo. Si tratta
della Conferenza Permanente Stato – Regioni – Province Autonome –
CGIE. Ma come, direte voi, una conferenza è un incontro in cui si parla,
come fa ad essere anche un ente? Lo è perché la legge indica
tassativamente chi ne fa parte: oltre alle Regioni, alle PA e al CGIE,
c’è un preciso elenco di Ministri del Governo italiano. La Conferenza
è presieduta e convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. La
Conferenza è “permanente”, vale a dire che continua a lavorare fra
una riunione plenaria e l’altra, ha la sua segreteria presso il CGIE, ha
come obiettivo quello di «indicare le linee programmatiche per la
realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni
per le comunità italiane all’estero». Traducendo dal gergo politico
dei legislatori, questo significa che la Conferenza permanente dovrebbe
dire a Governo e Regioni che cosa devono fare per noi che risediamo
all’estero. Bellissimo!
Direte voi. Sì, se funzionasse. Mi spiego. La prima assemblea plenaria
della Conferenza si è tenuta tre anni fa, nel marzo del 2002, quindi –
ai sensi di legge – la seconda plenaria doveva tenersi entro il marzo
del 2005, vero? Non è successo. Il CGIE ha sollecitato più volte al
Presidente del Consiglio la convocazione della seconda riunione plenaria,
ha lavorato per preparare i temi da discutere, spera che la si possa fare
entro la fine di quest’anno. Siamo infatti convinti che – se la
riforma costituzionale promossa dalla Lega Nord sarà realizzata fino in
fondo, decentrando massicciamente poteri e doveri – gli interlocutori
fondamentali per gli Italiani all’estero saranno sempre più i
Governatori regionali. Questo perché i progetti di promozione e di
scambio, i programmi per i giovani, le assistenze a chi rientra in Italia
e a agli anziani meno abbienti verranno sempre più dalle Regioni e sempre
meno dal Governo, che diventerebbe simile ad un Governo federale. Ecco
perché il CGIE vuole, in nome e per conto degli italiani all’estero,
sedersi al tavolo delle trattative, dopo aver ascoltato i suggerimenti
delle comunità. Ecco perché io, che faccio parte non soltanto del
Comitato di Presidenza, ma anche della Commissione che si occupa della
Conferenza Permanente, chiedo il vostro aiuto, l’aiuto delle
associazioni regionali, che davvero sono a contatto con i loro conterranei
e possono indicarmi, meglio di chiunque altro, quali sono le vere esigenze
degli italiani in USA che dobbiamo presentare alle Regioni e al Governo
affinché intervengano secondo i nostri suggerimenti.
IDEA
SETTEMBRE 2005

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