.::SETTEMBRE 2005::.

UNA CONFERENZA CHE DEVE ESSERE CONVOCATA SUBITO

di Silvana Mangione

 

La legge che istituisce il CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero –il massimo organismo di rappresentanza dei nostri connazionali sparsi in tutto il mondo, crea anche un altro ente importantissimo. Si tratta della Conferenza Permanente Stato – Regioni – Province Autonome – CGIE. Ma come, direte voi, una conferenza è un incontro in cui si parla, come fa ad essere anche un ente? Lo è perché la legge indica tassativamente chi ne fa parte: oltre alle Regioni, alle PA e al CGIE, c’è un preciso elenco di Ministri del Governo italiano. La Conferenza è presieduta e convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. La Conferenza è “permanente”, vale a dire che continua a lavorare fra una riunione plenaria e l’altra, ha la sua segreteria presso il CGIE, ha come obiettivo quello di «indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero». Traducendo dal gergo politico dei legislatori, questo significa che la Conferenza permanente dovrebbe dire a Governo e Regioni che cosa devono fare per noi che risediamo all’estero. Bellissimo! Direte voi. Sì, se funzionasse. Mi spiego. La prima assemblea plenaria della Conferenza si è tenuta tre anni fa, nel marzo del 2002, quindi – ai sensi di legge – la seconda plenaria doveva tenersi entro il marzo del 2005, vero? Non è successo. Il CGIE ha sollecitato più volte al Presidente del Consiglio la convocazione della seconda riunione plenaria, ha lavorato per preparare i temi da discutere, spera che la si possa fare entro la fine di quest’anno. Siamo infatti convinti che – se la riforma costituzionale promossa dalla Lega Nord sarà realizzata fino in fondo, decentrando massicciamente poteri e doveri – gli interlocutori fondamentali per gli Italiani all’estero saranno sempre più i Governatori regionali. Questo perché i progetti di promozione e di scambio, i programmi per i giovani, le assistenze a chi rientra in Italia e a agli anziani meno abbienti verranno sempre più dalle Regioni e sempre meno dal Governo, che diventerebbe simile ad un Governo federale. Ecco perché il CGIE vuole, in nome e per conto degli italiani all’estero, sedersi al tavolo delle trattative, dopo aver ascoltato i suggerimenti delle comunità. Ecco perché io, che faccio parte non soltanto del Comitato di Presidenza, ma anche della Commissione che si occupa della Conferenza Permanente, chiedo il vostro aiuto, l’aiuto delle associazioni regionali, che davvero sono a contatto con i loro conterranei e possono indicarmi, meglio di chiunque altro, quali sono le vere esigenze degli italiani in USA che dobbiamo presentare alle Regioni e al Governo affinché intervengano secondo i nostri suggerimenti.

 

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