.::GIUGNO 2006::.

CENTO ANNI FA

UN TERREMOTO DISTRUGGE

SAN FRANCISCO

 

Redazione

 

Alle 5:18 di mattina del 18 aprile del 1906, cento anni fa, un devastante terremoto distrugge la città di San Francisco in California. La terra trema sotto i piedi degli abitanti, molti di loro colti in pieno sonno, che si precipitano nelle strade, terrorizzati ed increduli di quest’apocalisse inaspettata. La magnitudine del terremoto è talmente forte che persino gli strumenti elettronici sistemati nella lontana Australia ne registrano le vibrazioni. La città è nel caos totale: palazzi che cadono al suolo come burattini di cartapesta, autostrade che si spaccano in due, binari di ferrovia che si contorcono come fragili fuscelli. In situazioni così drammatiche gli incendi prendono in poche ore il sopravvento e diventano incontrollabili, considerando l’impossibilità dei vigili del fuoco di muoversi con le loro autobotti carichi d’acqua. Da un comunicato della città si apprende che ben oltre 28,000 palazzi sono crollati e quelli che sono rimasti in piedi, magari solo per metà, il fuoco non li ha risparmiati. Oltre 250,000 persone sono i senza tetto ed i morti si contano ad oltre un migliaio.

L’Idea Magazine, con questo breve articolo, vuole ricordare queste vittime innocenti e la stessa città di San Francisco, residenza di tanti italiani.

Oggi la città e tutt’altra cosa, così com’è giusto che sia. Le nuove costruzioni sono state erette con criteri più moderni e soprattutto con sistemi antisismici che non garantiscono certamente l’invulnerabilità ai terremoti, ma n’attutiscono le conseguenze.

San Francisco è comunque sempre sotto controllo con sistemi modernissimi. I computer registrano ogni minimo movimento della crosta terrestre, ma solo per avvertire in tempo la popolazione di evacuare le zone a rischio. In quanto alle costruzioni, molte di loro resisteranno, magari accusando piccoli danni, ma altre potrebbero cadere. Quello che i sistemi di controllo non potranno prevedere è la potenza delle scosse sismiche e purtroppo nessun essere umano o computer può evitare queste catastrofi naturali.

Questo centennale è un anniversario tragico, un episodio angoscioso che noi italoamericani abbiamo l’obbligo di ricordare. I nostri emigrati hanno partecipato attivamente alla ricostruzione della città e delle zone limitrofe, e tantissimi ci vivono.

Nella speranza che simili tragiche situazioni non si avverino più, rivolgiamo un invito all’immensa popolazione statunitense, senza distinzione di razze, affinché possa vivere questa avventura terrena in pace.

 

 

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