U’
CUMBAREGG
di
Marino Marangelli
Passato il periodo delle feste, che
ha assorbito quasi un mese, si ritorna ai ritmi normali e la mia
mente vaga indietro nel tempo per trovare un argomento che fa al caso
dei nostri lettori più anziani, che nelle serate trascorse con i propri
figli e nipoti, ricorderanno i tempi andati che, anche se pregni di
povertà, mettevano in luce le amicizie
e gli affetti, che nessuno ricorda più perché si sono persi, alla luce
di quelli che sono i sentimenti attuali, nel periodo del consumismo e la
corsa all’interesse. Sediamoci, come allora, tutti intorno al braciere
per riscaldarci e richiamiamo alla memoria quest’usanza.
Attualmente si chiamano testimoni gli amici a cui chiediamo di
accompagnarci all’altare quando ci sposiamo, tutto qui! Fino agli anni
‘70 e ‘80, queste non erano persone semplici o conoscenti
occasionali ma persone che conoscevi intimamente, alle quali domandavamo
l’onore di essere accompagnati nel corso della nostra vita.
La
storia incomincia dal momento in cui venivi portato dai tuoi genitori e
dalla levatrice
(chi non ricorda Caterina a Vammr) alla fonte battesimale e
venivi battezzato. Ebbene, quella persona che appoggiava la mano sulla
tua testa di neonato, nei tuoi confronti assumeva la responsabilità di
accompagnarti per tutta la vita e farti da genitore (di riserva)
Vi erano diverse forme di comparegg:
si incominciava dal battesimo, poi la persona che si interessava di
tagliarti le unghie per la prima volta, che le conservava in un
sacchettino, era chiamata
“a cummr di lunghie”.
Negli anni che seguivano, al momento della cresima, molto spesso era
un'altra persona di famiglia o amica a diventare il tuo padrino.
Ricordo una usanza degli anni ‘50, ed era
“u cumbaregg du passapas”,
lo ricordate? A quei tempi si facevano dei pellegrinaggi a Monte
S.Angelo, a Rutigliano e a Noicattaro, dove una comitiva di amici si
recava a piedi alle chiese del posto, ed in presenza del prete che li
benediva, mettendo sulla fronte un nastro bianco, si nominava la persona
“u cumbr du passapas” e si ritornava in paese con questo nastro
sulla fronte.
Non
sorridete al pensiero della scena a cui si assisteva, ma posso
assicurarvi che la cosa veniva presa sul serio e queste persone
diventavano di famiglia a tutti gli effetti, sempre attenti a dare
consigli, a trovarvi lavoro e qualche volta a rimproverarci per qualche
marachella, perché loro ci tenevano che il loro figlioccio fosse una
persona a modo.
Mentre scrivo mi torna in mente una persona che ha avuto un ruolo
determinante nella mia vita e nella professione. Ricordo, con commozione
Nazzareno Sgobba e sua moglie, persone uniche che furono i miei compari
di cresima e anello e che hanno battezzato i miei figli. In loro, la mia
famiglia trovò affetto, stima, comprensione e conforto, sempre presenti
nei momenti più importanti.
Non so attualmente se questi sentimenti
albergano nell’animo degli adolescenti di oggi. La vita è talmente
cambiata e una persona anziana non riesce più a rendersene conto…
Chiudo l’argomento con un ultimo pensiero:
penso che un consiglio per i più giovani
possa essere utile, cercate fra i vostri amici qualcuno che possa
comprendervi e che possa indirizzarvi sulla strada maestra della vita
che, a causa della droga e del piacere smodato,
non ha avvenire.
IDEA
MARZO 2008

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