.::MARZO 2008::.

U’ CUMBAREGG

di Marino Marangelli

Passato il periodo delle feste, che  ha assorbito quasi un mese, si ritorna ai ritmi normali e la mia mente vaga indietro nel tempo per trovare un argomento che fa al caso dei nostri lettori più anziani, che nelle serate trascorse con i propri figli e nipoti, ricorderanno i tempi andati che, anche se pregni di povertà, mettevano in luce le amicizie e gli affetti, che nessuno ricorda più perché si sono persi, alla luce di quelli che sono i sentimenti attuali, nel periodo del consumismo e la corsa all’interesse. Sediamoci, come allora, tutti intorno al braciere per riscaldarci e richiamiamo alla memoria quest’usanza. Attualmente si chiamano testimoni gli amici a cui chiediamo di accompagnarci all’altare quando ci sposiamo, tutto qui! Fino agli anni ‘70 e ‘80, queste non erano persone semplici o conoscenti occasionali ma persone che conoscevi intimamente, alle quali domandavamo l’onore di essere accompagnati nel corso della nostra vita. La storia incomincia dal momento in cui venivi portato dai tuoi genitori e dalla levatrice  (chi non ricorda Caterina a Vammr) alla fonte battesimale e venivi battezzato. Ebbene, quella persona che appoggiava la mano sulla tua testa di neonato, nei tuoi confronti assumeva la responsabilità di accompagnarti per tutta la vita e farti da genitore (di riserva)   Vi erano diverse forme di comparegg: si incominciava dal battesimo, poi la persona che si interessava di tagliarti le unghie per la prima volta, che le conservava in un sacchettino, era chiamata  a cummr di lunghie”. Negli anni che seguivano, al momento della cresima, molto spesso era un'altra persona di famiglia o amica a diventare il tuo padrino. Ricordo una usanza degli anni ‘50, ed era “u cumbaregg du passapas”, lo ricordate? A quei tempi si facevano dei pellegrinaggi a Monte S.Angelo, a Rutigliano e a Noicattaro, dove una comitiva di amici si recava a piedi alle chiese del posto, ed in presenza del prete che li benediva, mettendo sulla fronte un nastro bianco, si nominava la persona “u cumbr du passapas” e si ritornava in paese con questo nastro sulla fronte. Non sorridete al pensiero della scena a cui si assisteva, ma posso assicurarvi che la cosa veniva presa sul serio e queste persone diventavano di famiglia a tutti gli effetti, sempre attenti a dare consigli, a trovarvi lavoro e qualche volta a rimproverarci per qualche marachella, perché loro ci tenevano che il loro figlioccio fosse una persona a modo. Mentre scrivo mi torna in mente una persona che ha avuto un ruolo determinante nella mia vita e nella professione. Ricordo, con commozione Nazzareno Sgobba e sua moglie, persone uniche che furono i miei compari di cresima e anello e che hanno battezzato i miei figli. In loro, la mia famiglia trovò affetto, stima, comprensione e conforto, sempre presenti nei momenti più importanti. Non so attualmente se questi sentimenti albergano nell’animo degli adolescenti di oggi. La vita è talmente cambiata e una persona anziana non riesce più a rendersene conto… Chiudo l’argomento con un ultimo pensiero: penso che un consiglio per i più giovani  possa essere utile, cercate fra i vostri amici qualcuno che possa comprendervi e che possa indirizzarvi sulla strada maestra della vita che, a causa della droga e del piacere smodato,  non ha avvenire.

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