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L’Universo,
mai
così vicino come nel 2009
di
Tiziano T. Dossena

"La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente
ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può
intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i
caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i
caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i
quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è
un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. " (Galileo
Galilei, Il Saggiatore, Cap. VI)
Il
2009 è stato dichiarato Anno internazionale dell’Astronomia. Ben 135
nazioni stanno collaborando a questo progetto, producendo un
impareggiabile evento globale che porterà " l’Universo un po’ più
vicino a noi". Per
l’Italia, il coordinamento dell’Anno internazionale dell’Astronomia
è affidato all’INAF, che raccoglie sul sito www.astronomy2009.it
le numerose iniziative in programma.
Tommaso
Maccacaro, presidente dell'INAF dichiara
che nel prossimo futuro, l'Astronomia ci serberà «Sicuramente
molte sorprese, così come ha sempre fatto. Una su tutte sarebbe
dirompente: la prima immagine d’un pianeta simile alla Terra, situato
nella cosiddetta fascia abitabile della sua stella, che mostri quelle
caratteristiche che pensiamo siano adatte allo sviluppo della vita.
Questo, in attesa di scoprire nella nostra Galassia, o in altre lontane,
“prove” dell'esistenza, anche passata, di forme di vita intelligente.
Una scoperta del genere, come le osservazioni di Galileo di 400 anni fa,
avrebbe un profondo impatto scientifico e culturale e ci porterebbe a
riconsiderare, ancora una volta, il ruolo dell’Uomo nell’Universo».
Che
cos’è l’anno dell’Astronomia
Il
2009 è stato proclamato dall'ONU Anno Internazionale dell'Astronomia,
IYA2009.
Il
cammino della proposta era iniziato nel 2003 a Sidney, al Convegno della
Unione Astronomica Internazionale, IAU. UNESCO aveva poi nel 2005 accolto
la proposta e, dopo averla fatta sua, la passava per l' approvazione
finale di ONU, avvenuta nel dicembre 2007. UNESCO curerà ora il
coordinamento internazionale di IYA2009, affiancato dall'Unione
Astronomica Internazionale, IAU.
L'Anno Internazionale dell'Astronomia rappresenta un'ottima opportunità
per dare visibilità e ritorno di immagine all'Italia, che ha svolto un
ruolo determinante in tutte le sedi internazionali e che è inoltre, la
patria di Galileo Galilei che nel 1609, giusto 400 anni fa, a Padova alzò
per la prima volta al cielo il suo cannocchiale.
Per l'Italia il referente, a livello globale, per il coordinamento delle
iniziative di IYA2009 è INAF, incaricato formalmente ad "agire
per conto del Ministero dell'Università e Ricerca in questo specifico
ambito, continuando a rappresentare l'Italia presso la comunità
astrofisica internazionale e svolgendo un ruolo di coordinamento nei
confronti di quella nazionale".
IYA2009, a cui partecipano più di 130 Paesi, riveste grande importanza
sul piano culturale e si pone, con i progetti di eventi e manifestazioni
per il pubblico, degli obiettivi "alti" che toccano, tra gli
altri, temi come il ruolo della scienza e il suo contributo alla società
e alla cultura, la crescita dei Paesi in via di sviluppo, l'avvicinamento
dei giovani all'Astronomia, ed alla scienza in generale, la riscoperta del
cielo come eredità universale dell'uomo, lo sviluppo sostenibile.
Attraverso l'osservazione del cielo, si invitano i cittadini di tutto il
mondo, e soprattutto i giovani, a riscoprire il proprio posto
nell'Universo, il senso profondo dello stupore e della scoperta, le
ricadute e l'importanza della scienza sulla vita quotidiana e sugli
equilibri globali della società.
È
interessante notare che ancor oggi Galileo rimanga il punto di riferimento
fondamentale quando si parli di astronomia.
Questo è dovuto a molte ragioni. Galileo, difatti, uomo ingegnoso
e intuitivo, non solo perfezionò il telescopio, che gli permise di fare
numerose osservazioni astronomiche (scoprendo tra l'altro quattro dei
satelliti di Giove), convincendolo della correttezza della teoria
eliocentrica copernicana, ma introdusse anche il Metodo Scientifico (detto
spesso metodo galileiano) ed è considerato il padre della scienza
moderna. Questo basterebbe già per renderlo celebre, ma egli fu molto di
più. Esaminiamo un attimo brevemente gli eventi della sua vita.
Galileo
nacque il 15 febbraio 1564 a Pisa, primogenito dei sette figli di
Vincenzio Galilei e di Giulia Ammannati.
Il padre iscrisse il figlio all'Università di Pisa con
l'intenzione di fargli studiare medicina, ma Galileo dimostrò ben presto
un forte interesse alla matematica. Nel corso dei suoi studi a tale
università, Galileo fece la sua prima scoperta, l'isocronismo delle
oscillazioni del pendolo. Dopo quattro anni, il giovane abbandonò Pisa e
ritornò a Firenze, dove si dedicò alla sua amata scienza, ed in
particolare alla meccanica e all'idraulica, inventando uno congegno per la
"determinazione idrostatica del peso specifico dei corpi".
Nel
1589 ottenne un contratto triennale come insegnante di matematica
all'Università di Pisa. Fu proprio in questo triennio che egli si
convinse che le teorie aristoteliche sul movimento erano incorrette e
cominciò ad elaborare i suoi studi in merito.
Dopo
la morte del padre, nel 1591, Galileo assunse la responsabilità del
mantenimento della famiglia, onere che si rese particolarmente gravoso al
momento di fornire la dote per
le sorelle. Per adempiere a tale impegno, Galileo si coprì di debiti.
Grazie all'intervento dell'influente amico Guidobaldo Del Monte, nel 1592
Galileo ottiene dalla Repubblica di Venezia un ben remunerato contratto
quadriennale per l'a cattedra di matematica all'Università di Padova,
dove egli passerà, come da lui definiti, "li diciotto anni migliori
di tutta la mia vita".
A
Padova Galileo ebbe la possibilità di incontrare e stringere rapporti
d'amicizia con personalità la cui educazione aveva radici culturali molto
diverse dalle sue. Questo stimolò oltremodo la sua curiosità e gli
permise di aprire ancor più la propria mente alle idee innovative che
egli già concepiva. È proprio in una lettera del 1604 al frate Paolo
Sarpi, teologo appassionato di astronomia e matematica, che Galileo formulò
per la prima volta la legge sulla caduta dei corpi.
Nello
Studio di Padova, Galileo equipaggiò un piccolo laboratorio nel quale
poteva sperimentare le sue teorie e fabbricare nuovi strumenti che lo
aiutarono a fare quadrare il bilancio famigliare. Uno dei suoi primi
marchingegni fu una macchina per portare l'acqua a livelli superiori, per
il quale ottenne un brevetto ventennale. Altro strumento che lo rese
famoso ai suoi contemporanei fu la costruzione di un cannocchiale,
che egli presentò come propria invenzione al governo veneziano,
che gli raddoppiò lo stipendio. In realtà, il primo cannocchiale fu
costruito da artigiani olandesi alcuni anni prima, ma egli lo perfezionò,
rendendolo utile alle osservazioni astronomiche. A Padova, quindi,
incominciò le sue esplorazioni notturne che gli permisero di studiare i
monti lunari e la composizione della Via Lattea e di identificare quattro
dei satelliti di Giove. Con
l'aiuto dei mastri vetrai veneziani, Galileo confezionò cannocchiali e
lenti sempre più accurati, esportandoli in tutta Europa. Anche
l'astronomo Keplero utilizzò un suo cannocchiale, riconoscendo inoltre la
veridicità delle asserzioni galileiane al proposito dei satelliti di
Giove.
Nel
1610, a Galileo fu offerta la cattedra di "Matematico primario dello
Studio di Pisa e Filosofo del Ser.mo Gran Duca senz'obbligo di leggere e
di risiedere né nello Studio né nella città di Pisa, et con lo
stipendio di mille scudi l'anno, moneta fiorentina". Stabilitosi,
quindi, a Firenze, Galileo continuò i suoi studi, stipulando che i corpi
stanno a galla o affondano nell'acqua a causa del loro peso specifico e
non della loro forma, contendendo la teoria aristotelica al proposito. Nel
1611, Galileo asserì che l'esistenza delle fasi di Venere e di Mercurio
da lui osservate provavano che il sole era al centro del nostro sistema e
non la terra, come si era creduto in passato.
Da quel momento, lo scienziato Pisano tentò in vari modi di
convincere l'autorità religiosa e gli altri scienziati dell'attendibilità
della teoria copernicana, montando polemiche sempre più complesse e
discutibili, proponendo altresì di reinterpretare alcuni passi biblici.
Dopo
la denuncia da parte di molti frati domenicani della temerarietà di
Galileo, il Sant'Uffizio decise di esaminare il suo trattato Lettere
sulle macchie solari. Galileo, temendo di essere condannato in
absentia, si presentò a Roma per difendere i propri scritti.
Il risultato fu che a Galileo fu ordinato di abbandonare la teoria
copernicana e di non difenderla o insegnarla.

Nel
1618 apparvero nel cielo tre comete, portando eccitazione nell'ambiente
legato all'astronomia. La presenza di questi corpi celesti fu usata da
alcuni studiosi legati alla Chiesa per provare la teoria geocentrica,
fatto che irritò oltre modo Galileo e lo spinse, incautamente, a
riprovare un approccio di convincimento nei riguardi della Chiesa in
relazione alle teorie copernicane. Il
nuovo papa, Urbano VIII, era stato amico di Galileo negli anni precedenti
alla sua elezione, quindi Galileo sentì
la necessità di contattarlo e di ottenere la sua approvazione. Quando
questi dichiarò che, a proposito della teoria copernicana,
la Chiesa non "l'aveva dannata né era per dannarla per
eretica, ma solo per temeraria", Galileo si convinse che era venuto
il momento di replicare alla Disputatio
anticopernicana di Francesco Ingolli. Nella sua Lettera,
Galileo enuncerà per la prima volta quello che sarà denominato il principio
della relatività galileiana.
È di questo periodo inoltre la creazione del Dialogo, un trattato mirato a difendere in modo astuto la teoria
copernicana. L'opera riscosse molti lodi, ma ben presto si diffusero voci
sulla possibilità della proibizione del libro, cosa che avvenne ben
presto ad opera dell'inquisitore di Firenze. Le copie già vendute furono
rintracciate e sequestrate. Che Galileo avesse ottenuto l'Imprimatur del
Santo uffizio in precedenza non parve possedere alcuna importanza. Lo
scienziato fu convocato nel 1633 dall'Inquisizione romana. Il processo
iniziò il 12 aprile e solo il 10 maggio fu concesso a Galileo, che
peraltro era in cattiva salute ed aveva espresso completa sottomissione
alla volontà della Santa Inquisizione,
di lasciare il palazzo dell'Inquisizione e di tornare
all'ambasciata fiorentina che lo ospitava.
Il giorno 22 giugno l'infame sentenza: Galileo è
"veementemente sospetto d'eresia" e quindi condannato al
"carcere formale ed arbitrio nostro". Oltre a ciò, a Galileo fu
imposta l'abiura, cioè la ritrattazione delle sue teorie e dei suoi
scritti ed il suo Dialogo fu
ufficialmente proibito.
Il
carcere, per buona sorte, fu mutato in confino all'interno della villa di
un ambasciatore, poi in quella
di un arcivescovo, per finire in quella di campagna che Galileo possedeva
ad Arcetri. È proprio in questo periodo di sofferenza fisica e
psicologica, peculiarmente, che Galileo produce la sua migliore opera,
Discorsi e
dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze.
In questa magnifica dissertazione, Galileo parla del vuoto, della statica
e della dinamica, del moto uniforme e della leva.
Galileo
Galilei morì l'otto gennaio 1642 nella sua villa di Arcetri e fu tumulato
nella basilica di Santa Croce a Firenze, accanto a Machiavelli e
Michelangelo. Solo nel 1734 il Santo Uffizio accordò la costruzione di un
mausoleo in suo onore e nel 1822 autorizzò l'insegnamento del sistema
eliocentrico. Nel 1968, papa Paolo VI intraprese la revisione del processo
a Galilei.
Una
vita, quindi, passata a provare l'attendibilità del suo sistema
scientifico e della teoria eliocentrica, ma anche a combattere la oscurantismo
ecclesiastico contemporaneo che riuscì, alla fine a tarpargli le ali.
Ciononostante, Galileo produsse ininterrottamente nuove teorie, alcune
errate ma sempre appassionanti, fantasiosi congegni ed un approccio
scientifico ineccepibile che rimane ancor valido nell'epoca attuale
Più
di tutto, però, è fondamentale il suo contributo allo studio
dell'astronomia e celebrare l'anno dell'Astronomia vuol dire,
indiscutibilmente, anche e soprattutto celebrare Galileo Galilei.
IDEA
SETTEMBRE 2009

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