.::DICEMBRE 2008::.

Venezia…un buco nell’acqua!

di Isabella Rossiello

C’è stato un gran strombazzare del cinema italiano redivivo, presente a Venezia con ben quattro film che erano come al solito tristi, fatti con pochi mezzi e recitati in modo approssimativo, con qualche eccezione. Se l’Italia e l’Europa in genere soffrono la crisi del cinema, anche in America, fra scioperi e finanze malmesse, il cinema accusa i colpi di una recessione grave e le major sono meno spendaccione. Ho intervistato Gian Luigi Rondi, uno dei più longevi critici italiani; a lui ho chiesto il perché il cinema italiano non decolla, e lui con molta veemenza lo ha difeso a spada tratta, citando il grande successo di “Gomorra” di Roberto Saviano a Cannes e la presenza appunto a Venezia di tanti film italiani. Ripensandoci però mi chiedo perché sia la “Piovra”, fiction italiana venduta in tutto il mondo con grande successo, e “Gomorra”, altro grande successo, parlano di Mafia; per carità,in Italia la mafia è una cruda realtà, ma è possibile che ormai esportiamo solo il peggio di questa bella terra? Quello che mi fa rabbia è che se intervisto i registi di qualsiasi paese, tutti, e ripeto tutti, citano Antonioni, Fellini, De Sica,Visconti, Rossellini,Dino Risi, Monicelli,e potrei continuare… in poche parole, dunque,abbiamo insegnato tanto al cinema mondiale: ora, forse, con umiltà è tempo di imparare. Oggi i nostri film sono intimisti, raccontano piccole storie di una piccola Italia. Peccato! Abbiamo tonnellate di storia a cui attingere, personaggi celeberrimi in tutto il mondo…fare un film sulla vita di Caravaggio, ad esempio, sarebbe grandioso come la sua vita e le sue opere. Il cinema americano schiaccia tutti, ha un’industria che sforna talenti, e non parlo solo di grandi registi e attori ma anche di soggettisti che si sforzano di darci sempre idee nuove per un cinema d’evasione a volte davvero interessante. Il cinema americano spazia dal catastrofico all’horror, dallo storico ai drammi quotidiani. Noi parliamo sempre delle stesse cose. Ho chiesto a Giorgio Gori, giornalista e imprenditore, come mai compriamo tante serie televisive americane di grande successo come “Supernaturals”, “Heroes”, “Charmed”, “Buffy”, “Lost”, ”Smalville”. Ho citato alcune delle tantissime, e non a caso ho evitato le serie di polizia come “Cold Case” o “CSI” perché queste ultime siamo capaci di scopiazzarle e adattarle alla nostra realtà. Quelle “strane”, dove si parla di cose innaturali, pura evasione dalla realtà, e a volte c’è n’è proprio bisogno, quelle non siamo capaci di produrle perché, mi diceva Gori, per gli effetti speciali ci vogliono troppi soldi, e soprattutto nuove norme sui finanziamenti pubblici, e le problematiche nell’esportare i nostri film sono tante, problematiche che dovrebbero risolvere i nostri politici, ma questa è un’altra favola… Soldi e finanziamenti è anche la stessa litania di cui si lamenta un’educatissima produttrice italiana, Ida Di Benedetto. Il suo è un vero dispiacere perché dice: “Il cinema italiano merita e i nostri attori hanno bisogno di uno sbocco all’estero”. La soluzione, invece, al problema del cinema italiano,ce l’ha il grandissimo Giancarlo Giannini, che salutando gli italo-americani e abbracciandomi simpaticamente, mi dice: “Il problema è che non chiamano più me a fare la commedia all’italiana!” Il film d’apertura è dei fratelli Coen,con Brad Pitt e George Clooney, che ormai a Venezia,sembrano essere a loro agio e a casa propria, e che sono sempre gentili e disponibilissimi. La mostra in ogni caso è abbastanza disertata dai grandi. C’è crisi, si sente, si vede, è fatica per molti giornalisti scrivere i pezzi, ma ci s’ingegna. Arriva lo stilista Valentino, presente con un docu-film sulla sua vita dal titolo “The last Emperor”, titolo un po’ ironico si affretta a spiegare. In sala stampa ci sono molte domande per lui; io sono tra questi, mi presento e chiedo: “ Valentino, qual è la sua donna icona?” Dopo avermi squadrata in una frazione di secondo da capo a piedi, gli piace il mio stile, mi fa un sorrisone dolcissimo e comincia a parlare delle donne “Cigno”, donne come Marella Agnelli, Jacqueline Kennedy-Onassis, Maria Callas e tante altre fortunate, dalla classe innata, dai lunghi colli che indossavano le sue opere di alta sartorialità, uniche a volte, parla di una vita dedicata al suo lavoro, è appassionato, ironico, sorride ai bei ricordi e avrebbe parlato ancora se non gli ricordassero che ci sono altre domande. Mi è simpatico, firma l’Idea Magazine, e mi accorgo che è …umano, disponibile,curioso, e molto lontano da come ce lo immaginiamo. Il suo film non resterà forse negli annali del cinema, ma omaggia un grande italiano nel mondo: un’iniezione di autostima fa sempre bene. Lo stesso giorno c’è anche un altro film, “PA.RA.DA.”, di tutt’altro tema e stile. È la vera e incredibile storia del clown franco-algerino Miloud Oukili, che nella Romania post socialista ha aiutato migliaia di bambini abbandonati, drogati, che vivevano nelle fogne di Bucarest. Il cinema è anche questo, evasione e denuncia, amori e odi, grandi e piccole storie. Eventi collaterali ce ne sono tantissimi, ma io sono da sola e non posso essere onnipresente; in ogni caso la retrospettiva di “vecchi capolavori” come “Lo sceicco bianco”, indimenticabile opera di Fellini con un Alberto Sordi mitico, è un vero successo, così come la mostra fotografica dedicata ad Anna Magnani. Per non parlare delle feste tutte le sere, alcune blindatissime e solo per invito, ma ad un paio esclusive sono riuscita ad entrare e ve lo racconterò fra un po’. Charlize Theron quest’anno è stata forse la più glamour delle attrici, bella e sveglia, risposta pronta e simpatia da regalare. Molte domande, e tra le altre un giornalista spagnolo che dichiara di volerla sposare. Fermo rifiuto e tante risate: anche questo è Venezia. Chiedo al regista tedesco Petzold come mai il cinema europeo è così flebile, e lui mi risponde quello che so già: l’America è leader nel mondo nel cinema perché la sua è una e vera e propria industria dei sogni. Rassegniamoci! Pupi Avati è un regista interessante. Il suo film “il Papà di Giovanna” è un film tristissimo con l’attore Silvio Orlando, che io giudico uno dei migliori nel panorama italiano, e a sorpresa una rivelazione: Ezio Greggio, da anni supereroe di “Striscia la notizia”, ventennale “contro telegiornale” di canale 5, in questo film ha uno spazio in cui esprime tutta la sua verve drammatica.

Mi prenoto per una domanda: “Signor Greggio, come molti attori comici, vedi Totò o Chaplin, anche lei ha voluto fare un film drammatico, perché?” Greggio Risponde: “Con tutto il rispetto per chi ha citato, io ho scelto questo ruolo solo perché mi è piaciuto subito”. A Venezia c’è il cinema etiope, cinese, brasiliano, tedesco, insomma c’è il mondo, ma mai come quest’anno è stato un festival poco seguito. Forse l’effetto “Roma Cinema”si fa sentire… molti alberghi lamentavano le diminuite presenze di giornalisti e operatori del settore,12% in meno di pubblico,la crisi c’è, è sotto gli occhi di noi tutti. Però, cari direttori, scegliete film più belli e gli spettatori ritorneranno. La guerra in Iraq continua e i relativi film pure, ma questa volta è la regista Kathryn Bigelow a raccontarci le cattiverie gratuite di questa insania degli uomini. Chiedo alla signora Bigelow: “Se ci fossero più donne al potere, ci sarebbero meno guerre? È compiaciuta dalla domanda, ma sorride amaramente e risponde: “Io me lo augurerei di tutto cuore, ma temo che non sarà possibile, spesso le guerre sono in mano ai diplomatici e scoppiano perché ci si parla troppo poco, o per questioni economiche.” Altro film che parla di un’altra “guerra” più intima tra le mura di casa, in famiglia, fra cose non dette e incomprensioni terribili, “Rachel get Married”ci propone una Anne Hathaway, che dopo essere stata la coprotagonista del film “Il diavolo veste Prada” mostra le sue doti di attrice matura in un ruolo nervoso e complicato. Dolce, esile, bella, è una star, è Natalie Portman. Da bambina è stata la sfortunatissima interprete in un film culto e molto duro come “Leon”. Si presenta per la prima volta come regista di un cortometraggio cortissimo dal nome “Eve”, in cui dirige due ottantenni: la grande Lauren Bacall e un altrettanto superbo e bravissimo Ben Gazzara. A lei rivolgo la mia domanda: “Signora Portman, le piacerebbe recitare in Italia e con registi e attori italiani? Gli occhi le brillano di gioia e non offre una risposta diplomatica: “Oh si tantissimo,sono già in trattative, ma non posso dire di più”. Benvenuta Natalie, l’Italia ti accoglie a braccia aperte. Il festival prosegue a stento; a ravvivarlo dopo due giorni in cui succede poco e nulla è Adriano Celentano, presente a Venezia con il film ristrutturato “Yuppi du”, da lui diretto e interpretato. La sua conferenza stampa è affollatissima. Gli chiedo: “Signor Celentano, nella sua carriera lei non ha fatto “musicarelli” (film musicali fatti con le varie canzoni dei cantanti in auge negli anni ’60, genere ormai decaduto n.d.r.) È stata una scelta o un caso? Celentano risponde sorridendo: “No, no, è stato un caso. Ero sempre occupato in tv, al cinema, con altri progetti…” Le feste a Venezia sono molto belle, in antichi palazzi nobiliari o location da sogno, entrarci è tabù per noi normali, anzi come si dice N.I.P. contrario di V.I.P., eppure riesco a trovare gli inviti per due feste molto esclusive. Una è quella che premia il cinema italiano, autori, registi, attori che nell’anno hanno presentato film più o meno di successo. Per un caso fortuito, il sociologo Alberoni, che avevo intervistato qualche tempo fa, mi ha ceduto il suo posto, e così mi sono trovata allo stesso tavolo di Natalie Portman, accanto al tavolo dove erano seduti il bellissimo Alessandro Gassman,Vittoria Puccini,Violante Placido e tanti altri bellissimi e bellissime Made in Italy, e mi sono goduta la premiazione in prima fila. Altra festa “IN” è la festa di chiusura di “Ciak”, quotidiano preziosissimo della mostra, quasi una guida a quello che succede al Festival. Ero seduta vicina a Mickey Rourke, ridotto molto male e non capisco come un uomo così sfatto sia considerato un sex symbol. Abbiamo delle bellezze maschili e femminili da “urlo” qui in Italia, eppure resteranno chiusi nelle nostre tristi fiction… ah Italia, esporti tanta bellezza nella moda, e il cinema? Dopo la Loren, la Lollobrigida, la Magnani…oggi ci sono brevi apparizioni, fugacissime, e poi il nulla.

Venezia chiude i battenti, i leoni d’oro su sfondo bianco, un tempo possenti spariscono evanescenti fino all’anno prossimo. Ancora una volta la scenografia è stata curata da un altro grande italiano premio Oscar, Dante Ferretti. Per quest’anno la Biennale Cinema,  65° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica  ha prodotto i seguenti Premi ufficiali: La Giuria Venezia 65, presieduta da Wim Wenders e composta da Juriy Arabov, Valeria Golino, Douglas Gordon, Lucrecia Martel, John Landis, Johnnie To, dopo aver visionato tutti i ventuno film in concorso, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

LEONE D’ORO per il miglior film a:

“The Wrestler” di Darren ARONOFSKY (Usa)

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a:

Aleksey German Jr. per “Bumažnyj Soldat” (Paper Soldier) (Russia)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:

“Teza” di Haile Gerima (Etiopia, Germania, Francia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a:

Silvio Orlando per “Il papà di Giovanna”, di Pupi AVATI (Italia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a:

Dominique Blanc per “L’autre”, di Patrick Mario Bernard, Pierre Trividic (Francia)

La Giuria ha deciso di assegnare un Leone Speciale a Werner Schroeter per il complesso dei suoi innovativi lavori portati avanti con tenacia e senza compromessi da 40 anni. Un Festival sottotono con una fuga delle major americane, dove ad alzare il livello in sala stampa sono, con tutto il rispetto, Valentino e Celentano: dove vai, Venezia? Si dice sia un momento di transizione. E se fosse un buco nell’acqua all’italiana?

 

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