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.::DICEMBRE 2005::. |
PERCHE'
GLI ITALIANI ALL'ESTERO
POTREBBERO NON VOTARE NEL 2006 di Silvana Mangione
Nel
momento in cui L’IDEA va alle stampe, la Camera dei deputati ha
approvato a botte di maggioranza una riforma della legge elettorale
italiana, che probabilmente passerà anche al Senato soltanto con il voto
della maggioranza. La coalizione di governo, che scese in campo nel 1993
affermando di volersi opporre alle prevaricazioni della
“partitocrazia”, ora cancella con un blitz non soltanto la volontà di
adottare il maggioritario, che gli italiani dichiararono votando in un
referendum, ma anche l’ultima nostra possibilità di esercitare –
attraverso l’espressione di una o più preferenze – una sia pur minima
selezione delle persone da eleggere a rappresentarci. L’elettore non ha
più voce in capitolo: può soltanto sperare che il suo partito di
riferimento metta in lista persone valide oppure che i rappresentanti che
vorrebbe votare siano stati candidati dalla coalizione nella quale si
riconosce. Il
politologo tedesco Robert Michels ammonisce che i dirigenti di partito
tendono a perpetuare se stessi e vi è un gruppo di persone specializzate
che tende a farsi conferire permanentemente il mandato di rappresentanza.
Lo sappiamo: chi governa vuole continuare a farlo. Il politologo italiano
Giorgio Galli aggiunge: “chi governa, sapendo che può continuare a
farlo senza essere sostituito, non si cura molto del rispetto delle regole
della correttezza”. E può perfino (questo lo dico io) cambiare le
regole del gioco, se lo ritiene utile o necessario per mantenere il
potere. Per gli
italiani all’estero questa storia assume ben altri connotati e porta
molte complicazioni. La riforma costituzionale, completata nel 2000 da un
Parlamento di cifra contraria all’attuale, prevede che gli italiani
all’estero votino per corrispondenza per eleggere in tutto il mondo sei
senatori e dodici deputati, residenti all’estero. L’attuale Parlamento
completò il quadro legislativo approvando, il 27 dicembre 2001, la legge
ordinaria n. 459, che fissa le «Norme per l’esercizio del diritto di
voto dei cittadini italiani residenti all’estero». Le
questioni che pongo sono le seguenti: che cosa succede ora, visto che
alcuni dettami della nostra legge elettorale (la 459/2001) sono in palese
contraddizione con la nuova elegge elettorale italiana? Vediamo insieme
quali sono i conflitti più evidenti. La 459/
prevede meccanismi per la presentazione di liste indipendenti dai partiti.
Bastano da cinquecento a mille firme per presentare una lista in una delle
quattro ripartizioni della circoscrizione estero: Europa; America
meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e
Antartide. Ma la nuova legge elettorale prevede soglie di sbarramento,
vale a dire percentuali al di sotto delle quali un partito non può
ottenere seggi in Parlamento. Le percentuali sono il 4% per partiti non
coalizzati in uno schieramento politico e il 2% per i partiti coalizzati.
Le liste civiche degli italiani all’estero non potranno in nessun modo
superare le soglie di sbarramento, se vengono calcolate sul totale dei
votanti in Italia. Anche se si facesse riferimento soltanto ai votanti
all’estero, le liste civiche sarebbero comunque il prodotto di realtà
nazionali o tutt’al più continentali, non certo dell’intera
circoscrizione estero. Seconda domanda: e se qualcuno in una di queste
liste non coalizzate raccogliesse un numero di voti sufficienti ad
eleggerlo? Sarebbe eletto o no? E se non fosse eletto dove andrebbero a
finire questi voti? Abbiamo
ascoltato per anni le affermazioni di un famoso uomo politico che
dichiarava di opporsi alla “partiticizzazione” dei candidati esteri e
ipotizzava una lista unica, compilata dalle associazioni nazionali
dell’emigrazione, i cui eletti avrebbero costituito un gruppo
parlamentare autonomo degli italiani all’estero. Che significato hanno
più queste posizioni? Ancora:
ai sensi della 459/2001 l’elettore italiano all’estero può esprimere
un certo numero di preferenze. Ma la nuova legge elettorale italiana vieta
di esprimere preferenze. E allora? Si sorvola sulla discrepanza normativa?
E le schede che contengono preferenze sono valide o invalide? L’Italia
all’estero vota in un modo e l’Italia in Italia in un altro? Con la
nuova legge elettorale il capolista di una lista che ha superato la soglia
di sbarramento è automaticamente eletto. Ma se all’estero si mantiene
il meccanismo delle preferenze,
un capolista all’estero potrebbe non essere eletto perché un altro
candidato nella stessa lista ha ricevuto più preferenze. In questo caso,
che fa il capolista bocciato dagli elettori? Ricorre al TAR per far
dichiarare illegittimi i voti di preferenza del suo antagonista? Chi è
l’eletto in questo caso? E
l’intera consultazione, in tutto il mondo, è ancora valida o no? Non ho mai nascosto di temere che agli italiani all’estero non sarà consentito eleggere i propri rappresentanti nel 2006. Questa nuova legge elettorale potrebbe proprio diventare l’ultimo chiodo nel coperchio della bara dell’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero. Spero davvero di sbagliarmi.
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