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NICCOLÒ
VAN WESTERHOUT
PARTE
QUARTA
DONA
FLOR
di
Leonardo Campanile

Siamo
così giunti all’opera che Niccolò musicò per la sua città, Mola Di
Bari. Il librettista Arturo Colautti prese l’impegno di scrivere i versi
e, a dir poco, trasferì sulla carta una storia fantastica. L’opera ha
una durata media, circa 42 minuti, se poi ci si aggiunge il preludio si
raggiunge circa 47 minuti.
Niccolò compose la musica in
breve tempo, adattandosi alla magistrale manifattura dei versi. Ci riuscì
in pieno e la prima del capolavoro fu data, come da accordi con il sindaco
Vito De Stasi, al teatro di Mola già intitolato al maestro. Dopo la
rappresentazione, un grandioso e imponente corteo si staccò dal teatro e
per le vie della cittadina molese inneggiando al maestro Niccolo` van
Westerhout e al sindaco Vito De Stasi, grazie al quale questo era stato
possibile.
L’opera si svolge con
un’unica scena e solo tre interpreti. Doña Flor, nobildonna spagnola ha
seguito suo marito, Don Filippo Olivarez, a Venezia dopo che costui fu
nominato ambasciatore del regno di Spagna presso il senato Veneto. Doña
Flor s’innamora di un giovane veneziano, Alvise Malipiero. Il marito
scopre l’inganno e nel rivelarlo alla moglie, che all’inizio nega, le
confida anche che il suo amante non ama lei, ma un’altra bella ed
affascinante donna veneziana. A prova di questo c’è un medaglione che
l’uomo porta sempre con se al collo e che raffigura la donna. La sera,
quando l’amante, salendo da una scala fatta di corda, si presenta
all’appuntamento con Doña Flor, questa si accorge del medaglione e
quando l’amante ridiscende la scala, lo fa scivolare nel mare veneziano.
A quel punto il marito, che nel frattempo era nascosto, con una risata
sarcastica confida a Doña Flor che, in effetti, il medaglione
rappresentava la figura della Madonna e non di una donna veneziana.
Doña Flor, rendendosi conto
che aveva ammazzato un innocente, grida tutto il suo dolore, imprecando
verso il marito e chiamandolo assassino.
Si conclude così l’opera,
che a quei tempi lontani suscitò grande entusiasmo, tanto che la casa
editrice Ricordi la comprò. L’opera fu data al Piccinni di Bari e al
San Carlo di Napoli. La morte improvvisa di Niccolò, avvenuta due anni
dopo, fece tornare tutte le sue opere e musiche nel dormitorio.
Nel 1925 si mise in scena
Colomba, un’altra opera di Niccolò, grazie agli sforzi fatti dal
fratello Vincenzo e da alcuni amici. Dopo un silenzio assoluto fino al
1956, la Doña Flor fu eseguita nella Piazza XX Settembre a Mola di Bari.
Nel 2002 l’opera fu messa in
scena dal gruppo musicale Agimus di Mola.
Mio intento è quello di
riportare quest’opera alla ribalta newyorchese. Credo ciecamente nella
fattibilità di questo progetto, anche perchè desidero che tutti possano
apprezzare questa musica sublime e dare, finalmente, onore e credito al
nostro compositore.
L’impresa
non è delle più semplici: dovremmo interessare l’ambiente musicale di
New York, con la speranza che accettino la scommessa, e poter contare di
una disponibilità economica non indifferente.
IDEA
MARZO 2007

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