.::MARZO 2007::.

NICCOLÒ VAN WESTERHOUT

PARTE QUARTA

DONA FLOR

di Leonardo Campanile

Siamo così giunti all’opera che Niccolò musicò per la sua città, Mola Di Bari. Il librettista Arturo Colautti prese l’impegno di scrivere i versi e, a dir poco, trasferì sulla carta una storia fantastica. L’opera ha una durata media, circa 42 minuti, se poi ci si aggiunge il preludio si raggiunge circa 47 minuti. Niccolò compose la musica in breve tempo, adattandosi alla magistrale manifattura dei versi. Ci riuscì in pieno e la prima del capolavoro fu data, come da accordi con il sindaco Vito De Stasi, al teatro di Mola già intitolato al maestro. Dopo la rappresentazione, un grandioso e imponente corteo si staccò dal teatro e per le vie della cittadina molese inneggiando al maestro Niccolo` van Westerhout e al sindaco Vito De Stasi, grazie al quale questo era stato possibile. L’opera si svolge con un’unica scena e solo tre interpreti. Doña Flor, nobildonna spagnola ha seguito suo marito, Don Filippo Olivarez, a Venezia dopo che costui fu nominato ambasciatore del regno di Spagna presso il senato Veneto. Doña Flor s’innamora di un giovane veneziano, Alvise Malipiero. Il marito scopre l’inganno e nel rivelarlo alla moglie, che all’inizio nega, le confida anche che il suo amante non ama lei, ma un’altra bella ed affascinante donna veneziana. A prova di questo c’è un medaglione che l’uomo porta sempre con se al collo e che raffigura la donna. La sera, quando l’amante, salendo da una scala fatta di corda, si presenta all’appuntamento con Doña Flor, questa si accorge del medaglione e quando l’amante ridiscende la scala, lo fa scivolare nel mare veneziano. A quel punto il marito, che nel frattempo era nascosto, con una risata sarcastica confida a Doña Flor che, in effetti, il medaglione rappresentava la figura della Madonna e non di una donna veneziana. Doña Flor, rendendosi conto che aveva ammazzato un innocente, grida tutto il suo dolore, imprecando verso il marito e chiamandolo assassino. Si conclude così l’opera, che a quei tempi lontani suscitò grande entusiasmo, tanto che la casa editrice Ricordi la comprò. L’opera fu data al Piccinni di Bari e al San Carlo di Napoli. La morte improvvisa di Niccolò, avvenuta due anni dopo, fece tornare tutte le sue opere e musiche nel dormitorio. Nel 1925 si mise in scena Colomba, un’altra opera di Niccolò, grazie agli sforzi fatti dal fratello Vincenzo e da alcuni amici. Dopo un silenzio assoluto fino al 1956, la Doña Flor fu eseguita nella Piazza XX Settembre a Mola di Bari. Nel 2002 l’opera fu messa in scena dal gruppo musicale Agimus di Mola. Mio intento è quello di riportare quest’opera alla ribalta newyorchese. Credo ciecamente nella fattibilità di questo progetto, anche perchè desidero che tutti possano apprezzare questa musica sublime e dare, finalmente, onore e credito al nostro compositore. L’impresa non è delle più semplici: dovremmo interessare l’ambiente musicale di New York, con la speranza che accettino la scommessa, e poter contare di una disponibilità economica non indifferente.

 

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